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Crisi: serve una politica che sostenga il settore primario

Secondo il presidente di Confagricoltura bisogna ripristinare le risorse a sostegno dei contratti di filiera

professione - 08 gennaio 2010

Il 2009 è stato per gli agricoltori un anno duro: i redditi hanno subito una flessione del 25,3% a causa del crollo dei prezzi delle materie prime e all'aumento dei costi di produzione. “Usciamo da un anno pesante. L'agricoltura nazionale ha dimostrato di essere fortemente dipendente da dinamiche esterne come il flusso delle commodity sui mercati emergenti” riferisce  il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni.

Alla luce di queste considerazioni, l’obiettivo da preporsi è quello di “disegnare una politica agricola nazionale capace di sostenere il ruolo strategico del settore primario all'interno dell'economia nazionale e dell'agenda del Governo”. Fra le priorità il presidente sottolinea quella di ripristinare le risorse a sostegno dei contratti di filiera per aiutare lo spirito di lobby fra imprese agricole e industrie agroalimentari. Non dimentichiamo le proteste degli allevatori sfociate al Nord in blocchi agli stabilimenti. “Dobbiamo imparare a distinguere il momento contrattuale dal momento lobbistico e strategico nel quale le imprese produttrici e trasformiere devono disegnare insieme le strategie dell'agri-business” dice Vecchioni invitando ad “evitare di caricare di troppa tensione il momento contrattuale e a cercare strategie invece di colpevoli”.

“Fare sistema è una necessità non solo sul mercato interno, ma anche nel quadro europeo dove grandi paesi come Francia e Germania stanno dettando il passo della politica agricola comunitaria: le imprese agricole di questi paesi - spiega Vecchioni - spendono meno in termini di oneri fiscali e quindi di costi di produzione col risultato di essere favoriti in competitività”. E in quest'anno di crisi, la differenza, osserva Vecchioni “la fanno sempre di più le politiche agricole nazionali”. Negli ultimi mesi la politica comune è infatti stata caratterizzata dalle politiche agricole di Francia e Germania che hanno investito molto nel settore primario “di fatto lanciando un'azione molto competitiva all'interno dell'Europa stessa”.

Con la Finanziaria a fine anno, l'agricoltura ha visto riconosciuto parte di quello che chiedeva. “Segnali positivi ci sono stati”, riconosce Vecchioni, “ma non possiamo considerare quelle misure come politica agricola nazionale si tratta di scelte economiche e finanziarie” alle quali, secondo il presidente di Confagricoltura bisogna ora aggiungere per affrontare il 2010 “incentivi alla produzione” e la stabilizzazione delle agevolazioni contributive “da estendere alle zone ordinarie delle regioni” finora limitate alle zone montane e svantaggiate”.

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