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Dalle foreste europee un volume d'affari di 300 mld di euro

Le aree boschive, dalla filiera dell'industria del legname alla bioenergia al turismo, danno occupazione a 2 milioni di persone

ambiente - 04 marzo 2010

La Commissione europea ha presentato il "libro verde" che fa il punto della situazione sulle foreste in Europa e le nuove sfide da affrontare. Nell'Ue le foreste e le aree boschive ricoprono il 42% della superficie e il settore dello sfruttamento di questa risorsa dà occupazione in maniera diretta a 350.000 persone. Una cifra che diventa di due milioni considerando tutta la filiera dell'industria del legname, dalla pasta per la carta agli scarti per la produzione di bioenergia, per un giro di affari di 300 miliardi di euro.

Secondo il documento, esiste la possibilità in Europa di sfruttare la risorsa del legname in maniera sostenibile, facendo attenzione alla conservazione di tutti gli altri "servizi" prestati dalla natura. L'obiettivo della produzione del 20% di energia da fonti rinnovabili fissato dall'Ue per il 2020 "potrebbe raddoppiare o triplicare la domanda complessiva di biomassa agricola e forestale, migliorando l'efficacia della produzione e dell'utilizzazione delle biomasse".

Per evitare uno squilibrio tra domanda e offerta e sfruttare la risorsa in maniera sostenibile, secondo il Libro verde bisognerà rispettare alcune condizioni, tra cui quella di sviluppare nuove risorse nell'Ue, fondamentalmente allargando la superficie dedicata alla coltura e alla raccolta del legno, ma anche aumentando il rendimento delle attività di produzione e impiego della risorsa, oltre ad una crescita delle importazioni di legname. In parallelo alla produzione del legno, esistono anche beni e servizi prodotti dalle foreste che a volte generano maggiori profitti.

Si tratta della protezione del patrimonio naturale della biodiversità, delle funzioni "ricreative" che generano turismo, lo stoccaggio del carbonio e il funzionamento dei bacini idrografici. Tutti servizi messi a disposizione dalla natura che però "vengono raramente remunerati, perché considerati come beni pubblici".

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