Bisogna sfatare l’idea che gli spazi verdi in città aiutano a contrastare il global warming. Secondo una nuova ricerca, eseguita dall’University of California e pubblicata su “Geophysical Research Letters”, i processi di irrigazione, i fertilizzanti, la falciatura e la fogliatura emettono più anidride carbonica e altri gas serra di quello che gli stessi spazi verdi assorbono.
Infatti, come sottolinea la dottoressa Claudia Czimczik, una ricercatrice presso l'Università della California e co-autrice dello studio: “i Prati, inizialmente, non avevano lo scopo di immagazzinare i gas a effetto serra ma erano stati pensati per altri scopi, come le attività ricreative. Oggi c'è un dibattito politico aperto sulla loro funzione che deve essere quella di serbatoi di CO2”.
Ma non è così. Il team dell’University of California analizzando l'erba nei quattro parchi della città di Irvine, in California, che comprendono sia prati aperti con tavoli da picnic sia campi sportivi, ha scoperto che l'uso di fertilizzanti, emette protossido di azoto, e il combustibile utilizzato nella falciatura produce quattro volte più anidride carbonica rispetto ai livelli assorbiti dai prati. I campi sportivi fanno anche peggio, poiché richiedono una maggiore manutenzione.
Lo studio di Claudia Czimczik fa riferimento alle caratteristiche tipiche della California del sud, una zona dove l'acqua deve essere trasportata da lontano e i prati devono essere curati per tutto l'anno a causa del clima caldo.
“La California è un'eccezione ma ci permette di comprendere che ci sono molti di fattori positivi che provengono dagli spazi verdi, anche se, forse, non abbiamo bisogno di così tanto verde, o forse non abbiamo bisogno di verde così perfettamente curato” conclude la ricercatrice.