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In calo la produzione di grano mondiale

Le previsioni hanno causato un aumento dei prezzi, che tuttavia rimangono al di sotto dei costi di produzione

varie - 03 settembre 2010

La produzione cerealicola mondiale nel 2010 secondo le stime della Fao diminuisce a 2.238 milioni di tonnellate, ben 41 milioni di tonnellate in meno rispetto al livello di 2.279 milioni di tonnellate registrato a giugno. Un calo del 5%.

La prima conseguenza sarà un ulteriore rialzo del prezzo del grano. L'Indice dei prezzi alimentari Fao (Ffpi) ha avuto una media di 176 punti in agosto, circa 9 punti in più rispetto a luglio, riporta la Fao nel suo ultimo bollettino sulla situazione della domanda e offerta cerealicola mondiale. L'aumento - pari al 5% - ha portato l'Indice ai livelli più alti registrati da settembre 2008, sebbene ancora inferiori del 38% rispetto al picco registrato a giugno 2008.

L'aumento del Ffpi riflette principalmente l'improvvisa impennata del prezzo internazionale del grano, avutasi a seguito della grave siccità che ha colpito la Federazione Russa e che ha costretto il paese ad imporre restrizioni alle vendite di grano. Ma tra le altre cause vi sono anche l'aumento dei prezzi dello zucchero e dell'olio di semi.

Ciononostante, anche a tale più basso livello, la produzione cerealicola mondiale nel 2010 resterà comunque la terza più alta mai avuta, e sempre sopra la media quinquennale. Tra i cereali principali, la maggior parte del calo è attribuibile al grano, la cui riduzione ha riflettuto principalmente la diminuzione dei raccolti dei maggiori produttori dei paesi della Csi (Comunità degli Stati Indipendenti) causata dalle condizioni climatiche avverse.

Stando alle attuali stime, il consumo complessivo di cereali supererà leggermente la produzione mondiale nel 2010/11. Questo porterà ad una contrazione del 2% delle giacenze finali dal livello iniziale record degli ultimi 8 anni, e ad una leggera diminuzione del rapporto stock/utilizzo. Ad un livello del 23%, comunque, tale rapporto rimarrà in ogni caso ben al di sopra del minimo di 19,5% registrato durante la crisi alimentare del 2007/08.

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