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Uso smodato di farmaci negli allevamenti: il dossier della Lav

Il rischio è di trasmettere all'uomo batteri resistenti agli antibiotici

zootecnia - 03 marzo 2010

Per ogni kg di carne prodotta negli allevamenti vengono impiegati in media 100mg di antibiotici. Ciò significa che per l'italiano medio e consumatore di circa 87 kg di carne ogni anno ingerire involontariamente quasi 9 grammi di antibiotici, equivalenti alla somministrazione di circa 4 terapie antibiotiche ogni anno.

L'Autorità alimentare europea, EFSA (European Food Security Authority), effettua un monitoraggio costante del fenomeno e ha rilevato come in molti casi i cibi di origine animale trasmettano all'uomo batteri resistenti agli antibiotici. L'ingestione continuata - tramite la carne - di questi medicinali può alla lunga provocare disturbi intestinali cronici e inefficacia di trattamenti antibiotici a scopo terapeutico quando ne sorga la necessità. I batteri, se in costante contatto con gli antibiotici, sviluppano una resistenza a quei determinati antibiotici. Ciò significa non avere la possibilità di guarire dalle patologie trasmesse dai batteri in questione, con esiti potenzialmente anche fatali.

 Sull'argomento la LAV ha redatto il dossier "Rischio sanitario degli allevamenti intensivi. Resistenza agli antibiotici e nuove malattie". Il consumo di carne comporta rischi sanitari di cui si parla ben poco in Italia e di cui raramente i consumatori hanno consapevolezza: dal rischio di assumere antibiotici “a pranzo e a cena”, al rischio di venire a contatto con patogeni - derivanti primariamente dal consumo di carne - che hanno sviluppato resistenze agli antibiotici. Questo è quanto dichiara Roberta Bartocci, biologa, responsabile LAV settore Vegetarismo.

Tra i principali patogeni - derivanti primariamente dal consumo di prodotti animali - che hanno sviluppato resistenze agli antibiotici e rappresentano di conseguenza un pericolo per la salute umana, la Salmonella typhimurium e parathyphimurium, che provoca diarrea, febbre, mal di testa, tosse; il Campylobacter coli e jejuni, batterio che causa gravi dolori addominali, febbre e diarrea; l'Escherichia coli; lo Staphylococcus aureus. La Direttiva 2003/99/CE, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 191/2006, sancisce l'obbligatorietà per gli Stati Membri di attivare un sistema di sorveglianza per l'antibiotico resistenza in agenti patogeni di origine animale e umana. Le condizioni di vita degli animali negli allevamenti industriali sono responsabili del loro debole stato di salute, per ovviare al quale è necessario ricorrere spesso a farmaci, in particolare ad antibiotici.

Senza tali preparati, non sarebbe possibile far funzionare alcun allevamento intensivo. Il primo antibiotico utilizzato nel settore allevamento, negli anni '40, fu la penicillina. Di seguito, si scoprì che la streptomicina, aggiunta alla dieta dei polli, ne accresceva il peso. Con il passare degli anni e il decremento del costo degli antibiotici, il loro utilizzo come farmaci e come integratori per il loro effetto di promotori della crescita è andato aumentando. L'impiego degli antibiotici come promotori della crescita è stato vietato nell'UE in due momenti: nel 1999 e nel 2006.

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