FORMAGGI DOP, IL PERICOLO SUPER-EURO
A cinquant'anni dalla convenzione di Stresa, un convegno fa il punto sulla situazione dei formaggi dop. Quelli italiani vanno a gonfie vele, ma l'euro forte penalizza l'export oltreoceano.
Supereuro e il falso « made in Italy » sono nubi all'orizzonte, ma per il momento l'export dei formaggi italiani di qualità, quelli che si fregiano della dop (denominazione di origine protetta), va a gonfie vele: rispetto a tre anni fa la crescita è stata del 17% e nei primi mesi del 2004 Parmigiano Reggiano e Grana Padano, le « corazzate» del comparto, hanno fatto registrare un soddisfacente »13% sull'anno precedente.
Ma in Usa e Canada il comparto ha perso dal 2001 a oggi una quota del 4%. Ai formaggi dop è stato dedicato ieri un convegno, a Stresa, organizzato da Afidop (associazione formaggi italiani dop) in occasione dei 50 anni dell'entrata in vigore della « Convenzione di Stresa» , il primo passo a tutela delle pregiate produzioni casearie, che fu firmata da sette paesi (Austria, Danimarca, Francia, Italia, Norvegia, Svezia e Svizzera) ed entrò in vigore nel '54.
Il ministro Alemanno, l' ex ministro Paolo De Castro, presidente di «Qualivita» , il presidente di Afidop, Nicola Cesare Baldrighi, hanno esaltato il valore del comparto, che ha un fatturato annuo pari a 4,5 miliardi di euro, utilizza oltre 50 milioni di quintali di latte, oltre il 40% di quello lavorato in Italia, e dà lavoro a 230 mila persone.
I formaggi dop italiani sono 31, contro i 42 della Francia, ma il valore alla produzione è maggiore nel nostro Paese. «Nessuno al mondo - ha sottolineato De Castro - può vantare una realtà così grande, una vera corazzata nel panorama alimentare del nostro Paese».
Fonte: L'Arena di Verona, 12 dicembre 2004