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A MAGGIO E A GIUGNO IN AUMENTO I CONSUMI DI POLLO

A MAGGIO E A GIUGNO
IN AUMENTO I CONSUMI
DI POLLO

Argomenti - 12 luglio 2004

A MAGGIO E A GIUGNO IN AUMENTO I CONSUMI DI POLLO

Rispetto ai primi quattro mesi di quest’anno, aumentano i consumi di pollo, toccando il tetto delle 56.100 tonnellate. E, secondo le prime stime, a giugno si supererà quota 57.000. In rialzo anche il fatturato che a maggio si aggira intorno ai 280 milioni di euro.
Gli effetti dell’influenza aviaria sembrano oramai lontani. I motivi di questa crescita? La ritrovata fiducia nelle carni di casa nostra, la convenienza economica rispetto ad altri alimenti e la campagna del Ministero Politiche Agricole “Il pollo col bollo”. Gli italiani promuovono, quindi, le carni bianche.
Roma, 8 luglio 2004 L’influenza aviaria? Un lontano ricordo. Gli italiani riscoprono la carne di pollo. Tanto è vero che a partire da maggio produzione e consumi volano. Se nei primi quattro mesi del 2004 la situazione era stagnante a causa degli effetti delle notizie provenienti dall’Estremo Oriente, adesso assistiamo ad un notevole incremento delle vendite. Per il comparto del pollame, che l’anno scorso ha registrato un fatturato di oltre tre miliardi e cinquecento milioni, finisce l’incertezza e l’avvenire torna a diventare roseo.
I dati dell’U.N.A (Unione Nazionale dell’Avicoltura) lo sottolineano. Crescono i consumi di carne di pollo. Da gennaio ad aprile hanno registrato una media di 50.700 tonnellate al mese, pari a 33,8 milioni di capi macellati. A maggio le tonnellate consumate salgono a 56.100 (37,4 milioni di polli): un aumento pari all’11%. E il trend continua a crescere. In base alle prime stime, a giugno gli italiani hanno mangiato ben 57.100 tonnellate di pollo. In questo caso l’incremento, rispetto alla media dei primi quattro mesi dell’anno, è stato superiore al 12%.
Di fronte all’aumento dei consumi, anche il fatturato registra un andamento positivo. Se nel primo quadrimestre il volume di affari del comparto pollame si aggirava intorno ai 230 milioni di euro al mese, a maggio siamo saliti a quota 290 milioni. E per giugno si prevede che il settore supererà i 300 milioni di euro.
Non solo. Se consumi e fatturato salgono in maniera rilevante, lo stesso non si può dire per i prezzi. Rispetto ad altri generi alimentari, le carni bianche si dimostrano più convenienti, senza risentire eccessivamente dell’effetto euro, spesso accusato di essere una delle cause del carovita. Secondo le stime U.N.A., se si confrontano i primi cinque mesi del 2004 con quelli del 2001, si registra un incremento del prezzo al dettaglio del pollame pari al 5,5%, inferiore al tassomedio di inflazione e all’aumento registrato nello stesso periodo dalla carne bovina (+9,6%), dai formaggi freschi (+6,8%) e dal pesce (+8,1%).
“Il comparto – commenta Aldo Muraro, il appena eletto Presidente dell’Unione Nazionale dell’Avicoltura – si sta riprendendo, dopo aver attraversato un periodo difficile. L’opinione pubblica il pubblico ha compreso che la situazione italiana è totalmente differente da quella asiatica: grazie al sistema di produzione, siamo autosufficienti, visto che abbiamo un grado di autoapprovigionamento superiore al 106%. Le nostre carni sono sicure e pienamente garantite dal punto di vista igienico-sanitario”.
“E per spiegare la crescita dei consumi – continua Aldo Muraro – bisogna ricordare anche il ruolo giocato dalla campagna del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, Il pollo col bollo che ha contribuito a riavvicinare gli italiani alle carni avicole di casa nostra, puntando sulla valorizzazione delle loro qualità di tipo nutrizionali ed economico. Non va dimenticato, inoltre, che l’arrivo delle giornate calde rappresenta un ulteriore elemento per consumare carni bianche, nutrienti e leggere. E, come dimostra una nostra ricerca, gli italiani promuovono pollo e tacchino”.
Quale è il rapporto degli italiani con le carni bianche? A questo proposito un sondaggio CIRM, commissionato dall’UNA, rivela le opinioni dei nostri connazionali. Il 41% degli intervistati mangia carne bianca almeno due/tre volte a settimana, mentre il 29% si accontenta di una volta sola durante l’arco di sette giorni.
Il taglio preferito? Non mancano le sorprese: il petto di pollo (46%) batte la coscia (24%). E se il 13% “vota” pollo intero, il 5% sceglie la fesa di tacchino. Un discorso meritano anche i preparati a base di carni bianche. Sei italiani su dieci dicono di consumarli, riscuotendo un ampio consenso nelle schiere dei più giovani, che hanno meno tempo a disposizione da dedicare in cucina. Il 71% dei consumatori ha meno di 34 anni. I prodotti più amati? In testa i cordon bleu (30%), che precedono i wurstel (27%) e gli spiedini (24%).
I motivi di tale apprezzamento? Versatilità e gusto sono le ragioni che spingono gli italiani a comprare le carni avicole. Per il 27% degli intervistati il pollo permette, infatti, di variare il menù, dando vita a ricette originali e a pietanze esotiche. Il 23% è spinto all’acquisto dal sapore della carne. E ci sono coloro che sottolineano i benefici nutrizionali di questo alimento, giudicandolo l’ideale per tutte le persone che vogliono stare in forma. Il 13% lo compra perché desidera seguire un’alimentazione corretta, il 9% ritiene che sia importante per mettersi a dieta. Ma anche l’aspetto economico vuole la sua parte. Il 50% del campione non ha dubbi: pollo, tacchino e faraona sono le più convenienti, superando di gran lunga la carne di maiale (15%) e quella bovina (8%).
E a proposito di valori nutrizionali, gli intervistati sanno elencare i principali valori del pollo e tacchino. Il 18% l’alto apporto di proteine nobili, mentre Il 34% indica il basso contenuto di grassi. E proprio la minore quantità di grassi costituisce la più importante qualità delle carni bianche rispetto a quelle rosse: è quanto pensa un italiano su due (46%). Il 32% ritiene che sia invece la digeribilità il plus della carne bianca.

Fonte: Unione Nazionale Avicoltura

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