Il comparto della zootecnia da carne è grande in difficoltà a causa della stagnazione dei prezzi che si affianca, nell'ultimo periodo, ad un aumento dei costi di produzione. Il settore ovi-caprino, che è un segmento rilevante per la zootecnia italiana, rischia di chiudere.
Questo è quanto sottolineato da Confagricoltura, in occasione dell’incontro al ministero per le Politiche agricole. Un sistema, quello ovi-caprino, che alleva oltre 9 milioni di capi e produce oltre 7,5 milioni di quintali di latte, e che per molti territori rappresenta l'unica alternativa produttiva; territori spesso difficili che, se venisse meno l'attività allevatoriale, rischierebbero l'abbandono, a cui seguirebbero tutti gli effetti connessi all'assenza dell'uomo.
Remunerazione del latte al di sotto dei costi di produzione, indebitamento crescente, ed un livello di competitività per il prodotto trasformato sempre più difficile condizionano l'economia del settore, ormai allo stremo. Un quadro complessivamente deteriorato che ha bisogno di interventi urgenti, ma anche strutturali, che avviino un percorso di crescita economica. Confagricoltura ricorda che sul comparto pesano anche rapporti di filiera difficili e caratterizzati dall'assenza, tranne qualche area, di un accordo sul prezzo del latte; una carenza che acuisce l'incertezza dei produttori ed alimenta comportamenti irrispettosi del duro lavoro degli allevatori.
Gli allevatori di Confagricoltura si attendono che dal confronto previsto al Mipaaf emergano impegni significativi e realistici su: la costituzione di un tavolo di lavoro finalizzato alla redazione di un piano di rilancio del settore che abbia come obiettivi principali la competitività delle imprese, la semplificazione amministrativa e la capacità di penetrazione sui mercati;una sollecita e generale definizione degli accordi sul prezzo del latte;interventi per alleviare le condizioni di indebitamento e facilitare il ricorso al credito di esercizio.
Inoltre Confagricoltura chiede l'alleggerimento degli stock di pecorino romano, utilizzando anche le risorse previste per l'acquisto dei prodotti da destinare agli indigenti e le agevolazioni previdenziali; ripristino delle previsioni normative per le aree svantaggiate e di montagna, scadute il 31 luglio scorso.