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Basta spreco

Riprovevole il quadro emerso dal dossier sugli sprechi, a cura di Luca Falasconi e Andrea Segrè per Last Minute Market

agroalimentare - 08 novembre 2010

Il dossier è stato realizzato da Last Minute Market, l’organizzazione diretta dal preside della facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, con il patrocinio del Parlamento Europeo e la Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale, in sinergia con Eni e Telecom Italia, ed è stato il frutto di uno screening lungo tutta la catena agroalimentare.

E' emerso che il 3% del prodotto interno lordo, in Italia, finisce nella spazzatura. In agricoltura il valore complessivo dello spreco alimentare annuale ammonta a 3.761.821.536 euro e più del 3,3% della produzione agricola italiana resta in giacenza sul campo. Il valore dello spreco alimentare che deriva dalla produzione industriale ammonta a ben 1.841.827.000 euro. La sola carne sprecata in Italia ogni anno ammonta ad un totale del 9% dello spreco totale (244.252 tonnellate): gestirla come rifiuto vuol dire sprecare circa 105 milioni di metri cubi di acqua, liberare circa 9,5 milione di tonnellate di anidride carbonica e depauperare le risorse di ben 7.920 ettari di terreno.

A novembre 2009 è emerso che ogni italiano butta, ogni anno, 27 chili di cibo ancora buono nel secchio della spazzatura, per un totale di 585 euro di spreco di soldi per ogni famiglia. L'indagine è stata condotta dall'Adoc (Associazione difesa consumatori): secondo lo studio nelle discariche finiscono ogni giorno 4 mila tonnellate di alimenti freschi tra latte, uova, formaggi e yogurt (39%), pane e pasta (15%), carne (18%), frutta e verdura (12%). Dati che riguardano solo gli sprechi cosiddetti "casalinghi" e che non comprendono, quindi, gli avanzi delle mense aziendali, ospedaliere e scolastiche, dei buffet dei grandi alberghi o dei villaggi turistici 'all inclusive'.

Sul piano degli sprechi della distribuzione alimentare, si buttano 928.157.600 euro, una cifra che potrebbe sfamare 636.060 persone e far ricavare 580.402.025 pasti in un anno. In Italia, complessivamente, prima che il cibo arrivi nei nostri piatti, se ne perde una quantità che potrebbe soddisfare i fabbisogni alimentari di circa 44,5 milioni di abitanti, più o meno la popolazione della Spagna.

Tutti i dati sono stati raccolti nel Libro Nero dello spreco alimentare in Italia, un testo che dovrebbe essere letto da tutti: da coloro che riempiono i carrello, consapevoli che la metà degli alimenti scadrà prima che si riesca consumarli, da coloro che non riescono a dosare le quantità di cibo, da chi ha dimenticato il significato di quei vecchi piatti (polpette, frittate, pizze farcite, ratatouille) che le nonne preparavano non per il gusto di creare piatti "pesanti ed elaborati" ma per un senso di risparmio e correttezza che avevano nei confronti del cibo. Senso che si è perso con il passare degli anni e che diventa sempre più difficile tramandare ai piccoli.

Oltre alla volontà e alla consapevolezza di ogni singolo cittadino è necessario un coordinamento generale per la risoluzione del problema, a Bruxelles è stata quindi sottoscritta da parlamentari, accademici e rappresentanti di organizzazioni della società civile, la Dichiarazione congiunta sullo spreco alimentare che si prefigge di arrivare entro il 2025 a una riduzione di almeno il 50 per cento della quantità di cibi gettati a livello globale.

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