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Export: va forte il Made in Italy nel 2011

Primato di latticini, vino e olio, con richieste in aumento in particolare dai paesi extra-Ue

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Pubblicato sul Canale agroalimentare il 20 marzo 2012

Nonostante l'import/export nazionale abbia registrato nel 2011 una fase di calo (-2,5% per l'export, -0,5% per l'import), il settore agroalimentare si pone come eccezione e bilanciamento in positivo: l'anno scorso, infatti, è stato raggiunto il massimo storico di esportazione (+8%, 30 miliardi di export contro i 25 di autovetture, rimorchi e semirimorchi).

È quanto si evince da un'analisi di Coldiretti sui dati Istat appena rilasciati relativi al volume del commercio nazionale con l'estero nel 2011. L'agroalimentare è sempre stato e continua a essere “una leva competitiva formidabile per trainare il Made in Italy nel mondo”, ha affermato il Presidente Sergio Marini della Coldiretti, sottolineando la necessità di puntare sulle risorse legate all'identità territoriale e al cibo per tornare a crescere.

Sono i settori più tradizionali del Made in Italy a crescere all'estero: vino (+12%), olio d'oliva (+9%), pasta (+8%), prodotti da forno (+7%) e prodotti di salumeria (+7%).

Il comparto record, tuttavia, sono i formaggi e latticini, con una crescita complessiva del 15% che si deve soprattutto a grana e parmigiano (+21%), ma anche a gorgonzola (+13%) e al pecorino, in ripresa con l’8% dopo una difficile crisi.

Resta stabile il comparto ortofrutticolo, per il quale l'aumento delle mele (+22%) ha controbilanciato il forte calo delle esportazioni di frutta estiva e agrumi; molto negativo invece il dato sugli ortaggi (-8%), di cui Coldiretti individua l'ingiusta causa nella psicosi da batterio killer.

Tra i principali Paesi di destinazione dell'agroalimentare italiano si registrano aumenti in valore verso la Germania (+5%), la Francia (+9%) e il Regno Unito (+3%), con un incremento medio nella Unione Europea del 6%. Al di fuori dell'Ue, le richieste crescono velocemente: sul totale dei Paesi extraeuropei (+15%), spicca soprattutto il contributo degli Stati Uniti (+10%), ma va segnalato anche il boom del vino italiano in Cina con una crescita del 65%.

Infine, l'analisi evidenzia alcune curiosità legate in particolare a mercati “inattaccabili”, come il boom nell'export della birra italiana in Gran Bretagna (+19%) e del formaggio in Francia (+20%).

V.R.



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