La patata Amflora, selezionata utilizzando come marcatore un gene che conferisce la resistenza agli antibiotici, secondo l’Adiconsum può causare una resistenza anche nell’uomo, nonostante essa sia destinata al solo consumo animale.
Il gene in questione è l'nptII, che conferisce la resistenza a due antibiotici aminoglicosidici, la kanamicina e la neomicina, attivi contro molti batteri. Il rischio è che questa resistenza, nel caso gli scarti della patata vengano usati come mangime, venga trasferita ai batteri presenti nell’apparato digerente degli animali, e quindi, attraverso la catena alimentare, alla flora batterica dell’intestino umano.
L'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha sminuito il problema dichiarando che “kanamicina e neomicina hanno un uso limitato sia in medicina sia in veterinaria”, e che “la probabilità che il gene nptII si trasferisca dalla pianta ai batteri è molto bassa”.
Tuttavia l’Adiconsum fa osservare che la possibilità del trasferimento, per quanto bassa non può essere esclusa; del resto quello della resistenza agli antibiotici è un fenomeno già serio, e la cautela è d'obbligo anche quando il rischio di propagarla sembra trascurabile.
Del resto anche la direttiva 2001/18/Ce, sull'emissione deliberata nell'ambiente di organismi geneticamente modificati, vieta l'uso negli ogm di geni della resistenza usati come marcatori quando questi potrebbero avere effetti negativi per la salute umana.