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Il bollettino nero dell'agricoltura

146 vittime da gennaio a settembre 2010

sicurezza - 04 novembre 2010

Morti sul lavoro: in miniera, in fabbrica, nel settore edilizio, in quello siderurgico. Ma anche in quello agricolo. Sono chiamate morti bianche, quasi nessuno ne fosse responsabile, quasi non ci fosse sangue, quasi accadessero per pura sfortuna. Ma sono persone che la sera non tornano a casa dal lavoro e che non potranno mai più tornare. Purtroppo il bilancio di queste vittime nel settore agricolo ammonta a 146, il 35% circa di tutte le morti sul lavoro registrate nel Paese, dal 1° gennaio a settembre 2010. Vega Engeenering, l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Mestre, ha costruito una mappatura dell'emergenza con cause, luoghi e fasce d'età.

La Lombardia è la prima in graduatoria con 20 vittime seguita da Veneto e Trentino Alto Adige (15), Puglia, Abruzzo ed Emilia Romagna (10). Oltre il 52 per cento degli incidenti mortali accade per colpa del trattore (77 le vittime). E spesso non si tratta di giovani, bensì di agricoltori d’esperienza con un’età compresa tra i 60 e i 69 anni (il 28 per cento delle morti bianche nei campi).

Le cause? L'8'% dei mezzi agricoli ha più di dieci anni, secondo una recente indagine del Cnr di Torino; dovrebbero essere indossate delle cinture di sicurezza e i mezzi agricoli dovrebbero essere dotati di un roll-bar che impedisca, in un eventuale ribaltamento, di compiere oltre un quarto di giro.

“Sono morti terribili – commenta ancora il presidente di Vega Engineering, l’ingegnere Mauro Rossato - ma potrebbero essere tutte evitate con una maggiore diffusione della cultura della sicurezza, da parte di tutti i possibili attori, compreso in primis il mondo dell’istruzione”.

E forse è ancora più terribile pensare che questa classifica, già drammatica, non tiene conto dei lavoratori in nero. Che perdono la vita nei campi, con il sudore di un lavoro duro, in terreni ostili. Per caso, o forse no.

di A.U.

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