L’altalena dei prezzi rappresenta l’effetto delle speculazioni sulla fame che hanno bruciato nel mondo centinaia di miliardi solo per il grano, le cui quotazioni negli ultimi tre anni sono crollate da 13 dollari per bushel del febbraio 2008 ad appena 5 dollari per bushel del febbraio 2009, a 6 dollari del febbraio 2010 per poi risalire fino agli 7,5 dollari attuali (20 centesimi al chilo) - ha sottolineato la Coldiretti, commentando l’allarme lanciato dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi sugli effetti devastanti di una globalizzazione senza regole.
Un sistema di mercato che ha privato i Paesi più poveri di terre fertili, ha dato vita a una ignobile speculazione sulle materie prime, ha messo a rischio l'allevamento e l'agricoltura.
L’andamento delle quotazioni dei prodotti agricoli infatti è sempre piu’ fortemente condizionato dai movimenti di capitale che si spostano con facilità dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi come l’oro, fino alle materie prime come grano, mais e soia.
Garantire la stabilità dei prezzi in un mercato a domanda rigida come quello alimentare è un obiettivo di interesse pubblico che - continua la Coldiretti - va sostenuto con l’introduzione di interventi di mercato innovativi nell’ambito della riforma di mercato della politica agricola comune. L'emergenza alimentare - sostiene Coldiretti - non si risolve con i prezzi bassi all'origine per i produttori perche' questi non consentono all'agricoltura di sopravvivere e con la chiusura delle imprese destrutturano il sistema che non è piu' in grado di riprendersi anche in condizioni positive.
Occorre investire nell'agricoltura delle diverse realtà del pianeta, dove servono prima di tutto politiche agricole regionali che sappiano potenziare le produzioni locali con la valorizzazione delle identità territoriali per sfuggire all'omologazione che deprime i prezzi e aumenta la dipendenza dall'estero.