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Il futuro della pastorizia e' nei giovani

Secondo la Coldiretti in tremila si sono messi alla guida di un gregge: un atto di responsabilita' per una professione che rischia di scomparire

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Pubblicato sul Canale professione il 03 maggio 2012

Il settore della pastorizia sta vivendo un momento di rinnovato interesse da parte dei giovani. Non si tratta, come potrebbe apparire prevedibile, esclusivamente di chi intende proseguire l'attività dei genitori, ma anche di nuove generazioni che si approcciano ai greggi in seguito a scelte di vita alternative legate al contatto con gli animali e con la natura.

A rivelarlo è la Coldiretti, commentando i recenti dati Istat sull'occupazione. Secondo la Confederazione infatti sarebbero 3.000 i giovani che hanno scelto di mettersi alla guida di un gregge. Un segnale positivo per il futuro in un Paese dove si producono oltre 60 milioni di chili di formaggi pecorini, dei quali oltre la metà a denominazione di origine (Dop). All’esportazione va oltre il 25 per cento della produzione.

Nella produzione Made in Italy a denominazione di origine a fare la parte del leone - continua la Coldiretti - è il Pecorino Romano Dop che copre l’80 per cento, ma hanno ottenuto la protezione comunitaria come denominazioni di origine anche il pecorino Sardo, il Siciliano e il Toscano e quello di Filiano oltre al Fiore Sardo ed al Canestrato Pugliese. Il pecorino è uno dei formaggi italiani più antichi: veniva prodotto già nella Roma imperiale e faceva parte delle derrate dei legionari, ma è probabile che le sue origini siano ancora più lontane, vista la diffusione delle pecore sul nostro territorio. In questo senso le nuove generazioni stiano dimostrando una nuova sensibilità, anche per l'elevato valore ambientale del mestiere: dalla sopravvivenza della pastorizia, infatti, dipende la salvaguardia di razze in via di estinzione a vantaggio della biodiversità del territorio, come ad esempio la rustica pecora sarda o la pecora sopravissana dall'ottima lana, la pecora comisana con la caratteristica testa rossa e quella massese dall'insolito manto nero; un patrimonio di biodiversità il cui futuro è minacciato da un concreto rischio di estinzione.

Secondo la Coldiretti una delle cause della crisi della pastorizia è il mancato obbligo a indicare l'origine in etichetta della carne di agnello, previsto dalla legge nazionale sostenuta dalla Coldiretti ed approvata all’unanimità dal Parlamento; l'effetto è che più della metà della carne in vendita è importata, soprattutto dai paesi dell'est, all'insaputa dei consumatori, e rimessa in commercio come Made in Italy. Il discorso riguarda anche il latte, appesantito dalla concorrenza sui mercati internazionali dei pecorini low cost prodotti soprattutto nell'est Europa, più economici rispetto ai costi di mungitura italiani (da una pecora ogni giorno si ottiene in media solo un litro di latte che viene pagato attorno ai 70 centesimi al litro).

V.R.



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