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L'imprenditoria agricola nella morsa delle ganasce tributarie

La Cia si rivolge alle banche alle PA: "maggior disponibilita' verso gli agricoltori, per evitare ulteriori danni"

professione - 24 gennaio 2012

La situazione è di enorme difficoltà per le imprese agricole italiane: in un comunicato della Cia, il portavoce, il presidente Giuseppe Politi, descrive la fase attuale come un’emergenza. “Oltre ai costi produttivi e contributivi, che con la manovra del governo Monti e con gli irrefrenabili rincari del gasolio, continuano a crescere in maniera preoccupante e insostenibile, e ai prezzi sui campi non più remunerativi, lo scenario è aggravato dai debiti, dalla contrazione del credito bancario e dalle ‘ganasce tributarie’”. Il rischio è che molti agricoltori finiscano per cedere alla criminalità organizzata o all’usura.

Gli investimenti nel comparto agricolo si assottigliano sempre più, a fronte dell’aumento di debiti e sacrifici: accessi ai finanziamenti bancari sempre più difficili, richieste di rientro dal credito in crescita ed istruttorie severissime. Ne deriva, ovviamente, una limitazione totale di progetti di ristrutturazione, di riconversione e di sviluppo. In una situazione simile, gli imprenditori agricoli si vedono costretti a rivolgersi ad altre fonti finanziarie. “Siamo in presenza di un’assurda vessazione che sta mettendo alle strette tantissime aziende agricole, impossibilitate a operare con la dovuta efficacia imprenditoriale. 


Il rischio è di mettere all’angolo le imprese, sottraendogli la forza competitiva e allontanandole ancora di più dal mercato. E questa è crisi drammatica che prelude anche alla chiusura”, prosegue Politi.

Per tali ragioni, la Cia si rivolge agli istituti di credito, perché abbiano un atteggiamento più disponibile nei confronti degli agricoltori, con richieste precise come impegnarsi nel finanziamento dell’agricoltura, miglioramento delle condizioni sul prestito e più attenzione per le piccole e medie imprese del settore.

C.C.

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