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La Pac alla Corte dei conti europea: obiettivo non centrato

Meccanismi troppo complessi, aumento di costi di gestione del 15% e contributi Ue piu' cari a livello burocratico

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Pubblicato sul Canale agroalimentare il 25 aprile 2012

Ormai entrata nel vivo, la discussione sulla nuova Politica agricola comune è giunta all’esame della Corte dei Conti europea, che ha analizzato i quattro progetti di regolamento principali presentati dalla Commissione nell’ottobre 2011.

La Pac pare troppo complicata persino per la Corte dei conti europea, la quale ha dichiarato apertamente che la nuova proposta per ora non sembra avere centrato l’obiettivo dichiarato di una semplificazione delle norme. Anzi, la Corte stima che la riforma potrebbe comportare un aumento globale del 15% dei costi di gestione dei regimi di pagamento diretto che dovranno essere sostenuti dagli Stati membri.

Una notizia particolarmente allarmante che, se confermata, potrebbe comportare oneri rilevanti per i centri di assistenza agricola (Caa), attualmente deputati alla gestione delle procedure per l’ottenimento dei premi comunitari per gli agricoltori attraverso l’interazione con le pubbliche amministrazioni.

In merito si esprime Giambattista Merigo, presidente di Unicaa (Centro di assistenza agricolo nazionale), il quale sottolinea come “per molti aspetti risultino confermate le diffuse perplessità sulla complessità dei meccanismi pensati per la nuova Pac”. Per quanto riguarda le componenti ambientali della nuova politica agricola comunitaria, ovvero condizionalità e “inverdimento”, la Corte ritiene che i meccanismi per ricevere gli aiuti destinati al mondo agricolo saranno difficili da amministrare sia per gli organismi pagatori sia per gli imprenditori che ne dovrebbero usufruire.

Secondo il punto di vista del direttore di Unicaa, Danilo Pirola, “già da tempo sappiamo che la nuova Pac prevederà meno aiuti pubblici alle imprese agricole e una loro maggiore esposizione all’andamento spesso altalenante dei mercati. L’auspicio è che perlomeno i costi burocratici da sostenere per ottenere i contributi UE non aumentino a tal punto da disincentivare gli agricoltori stessi dal richiederli”.

C.C.



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