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Lo stato della suinicoltura italiana

Il punto fatto durante l'assemblea dei soci ANAS

zootecnia - 16 giugno 2011

La sofferenza del settore primario sta determinando una significativa contrazione del numero di allevamenti e del patrimonio costituito dalle scrofe allevate. Ma, da quanto è emerso dall'assemblea dei soci ANAS, Associazione nazionale allevatori, valorizzando le peculiarità “italiane”  si potrebbe rilanciare un settore, quello suinicolo, che ha generato, a prezzi franco allevamento, una produzione di 2.459 milioni di euro, pari al 16,5% dell’intera zootecnia.

Durante l'assemblea, tenutasi a Bologna il 10 giugno, il presidente Cristini ha ricordato che la sfavorevole congiuntura, dovuta soprattutto all’impennata delle materie prime per mangimi a partire dalla metà del 2010, ha fatto da detonatore ad una situazione critica già da alcuni anni.

Il bilancio degli scambi con l’estero, nonostante le buone prestazioni delle esportazioni di carni lavorate, è peggiorato ed ha ridotto ulteriormente la quota di autoapprovvigionamento. Per quanto riguarda le cosce, destinate ai prosciutti crudi e cotti, l’autoapprovvigionamento ha raggiunto nel 2010 appena il 32%.

Per l'intero settore è necessario un rilancio delle produzioni di qualità e la diversificazione produttiva del così detto “suino intermedio” per offrire nuovi sbocchi di mercato ad una parte degli allevamenti che intendono operare al di fuori dei tradizionali circuiti DOP.

In questa direzione si muove anche l’attività di miglioramento genetico delle razze suine e l’impegno di ANAS per rafforzare la diffusione dei risultati, attraverso la distribuzione agli allevamenti italiani dei riproduttori “selezionati a marchio GEN.I” necessari per migliorare l’efficienza in allevamento e la qualità del prodotto.

Un settore in definitiva che, se pur in crisi, serba potenzialità e capacità di ripresa.

A.U.

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