Ogni anno in Italia 6 milioni di tonnellate di alimenti finiscono nella spazzatura prima che i cibi giungano sulle tavole degli italiani, ovvero lungo la filiera. Si tratta di uno spreco che potrebbe sfamare il fabbisogno alimentare per un anno di ¾ degli italiani, con un costo di 44 milioni.
Si tratta di tanto cibo tanto quanto quello che ogni anno consuma un paese come la Spagna.Come si può quindi produrre di più, inquinando e consumando meno? “È la domanda del secolo” commenta Andrea Sisti, presidente del Conaf, Consiglio ordine nazionale dottori agronomi e forestali, sottolineando che la risposta “tradurrebbe in fatti concreti la sostenibilità delle nostre scelte”.
E un primo passo da percorrere è sicuramente la gestione del ciclo: “dobbiamo progettare i processi produttivi”. In qualsiasi filiera agroalimentare, spiega Sisti “non possiamo pensare solo alla distribuzione e al primo consumo ma anche a quella parte che riguarda lo scarto”.E non solo. Bisogna affrontare anche un altro grande problema: la concentrazione urbana che “non da' modo ai singoli cittadini di produrre soluzioni individuali al problema del riciclo e bisogna quindi farlo in modo collettivo”. E l'innovazione svolge un ruolo chiave: “è il futuro”. Partendo da questo, il modelle agricolo deve essere riprogettato.
In particolare, per il presidente del Conaf “dobbiamo partite da quanto consumano le città per programmare le attività dei campi per migliorare il processo degli sprechi e soddisfare sempre di più le diverse fasce di popolazione”. Un'attenzione che deve essere un input sia “per la nuova programmazione di politica agricola che avverrà nei prossimi mesi a Bruxelles” sia per la comunicazione che “deve trovare gli strumenti adatti a far capire la stretta dipendenza tra il mondo rurale e quello urbano”.