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Miele ogm? L'Europa dice no

La sentenza della Corte di Giustizia: vietata la vendita di miele contaminato da ogm

agroalimentare - 13 settembre 2011

La sentenza delle Corte di Giustizia è giunta a una conclusione in merito a una controversia sorta tra un apicoltore amatoriale tedesco e il proprietario di alcuni terreni in cui era stato coltivato il mais del Monsanto MON 810, quindi geneticamente modificato.

Il proprietario dei terreni aveva ottenuto l’autorizzazione nel 1998, ma l’apicoltore, Herr Bablok, (gli alveari si trovano a 500 metri dai terreni) nel 2005 ha riscontrato la presenza del DNA del MON 810 e proteine transgeniche nel polline prodotto nei suoi alveari. A questo punto l’apicoltore si è rivolto al giudice, ritenendo che il miele contaminato non fosse più un prodotto “integro” da destinare al consumo.

Chiara la posizione dell'autorità europea: miele e polline contenenti tracce di Organismi gm non possono essere commercializzati senza autorizzazione.

Il massimo organo giudiziario europeo ha confermato che il polline proveniente da organismi Ogm, avendo perso ogni capacità riproduttiva, non può essere considerato un Ogm, ma che inequivocabilmente deve essere considerato "ingrediente prodotto a partire da Ogm” e i prodotti alimentari, come il miele appunto, che contengono “ingredienti prodotti a partire da Ogm”, sono soggetti ad autorizzazione ai sensi dell'articolo 3, paragrafo 1, lettera c) del regolamento 1829/2003 relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati.

La sentenza conferma la posizione estremamente cauta dell'Europa in materia di sicurezza alimentare, da sempre in eterno conflitto con il pragmatismo americano, pur supportato da numerose valutazioni dell'Efsa a conferma della sicurezza degli Ogm, che sicuramente avrebbe visto di buon occhio la fissazione di una soglia al di sotto della quale qualunque alimento contaminato da Ogm o da “ingredienti prodotti da Ogm” sarebbe stato esentato dall'autorizzazione e dai controlli, diventando di fatto “invisibile”.

E a proposito dell'accaduto interviene anche Greenpeace: "La decisione della Corte di giustizia europea conferma che l'agricoltura ogm non può coesistere con quella convenzionale e biologica. Quando un ogm viene coltivato, la contaminazione è inevitabile", sottolinea l'associazione che chiede risarcimenti agli apicoltori ricordando: "Si tratta dello stesso mais transgenico piantato illegalmente in Friuli e recentemente messo sotto sequestro dal corpo forestale dello Stato". "E' scandaloso che non esista un regime di responsabilità per proteggere apicoltori e agricoltori colpiti dalle coltivazioni transgeniche", sostiene Federica Ferrario, responsabile campagna ogm di Greenpeace, avvertendo: "La Monsanto deve essere ritenuta responsabile di questo inquinamento genetico e risarcire gli apicoltori colpiti".

Soddisfazione per la sentenza è stata espressa dalla Coldiretti, concorde con la Corte del Lussemburgo nell’affermare che, in presenza di materiale geneticamente modificato, l’autorizzazione debba essere richiesta “indipendentemente dal fatto che tale materiale sia stato incluso intenzionalmente o meno”.

A.U.

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