Quando una coltivazione arriva a una grande diffusione territoriale spesso a tale fenomeno si aggiungono preoccupazioni e probabili pericoli. E' ciò che potrebbe accadere nella bassa bergamasca con le coltivazioni di mais, che quest'anno dovrebbero registrare un incremento del 10 per cento e passare da 23.000 a oltre 25.000 ettari di terreni coltivati.
A preoccupare in questo caso sarebbe la diffusione di una patologia che da tempo sembrava scomparsa: il cosiddetto nanismo del mais, in gergo scientifico MRDV.
Il presidente dei contoterzisti agrari di ABIA, Leonardo Bolis, ha illustrato i sintomi e le cause di una probabile diffusione del nanismo del mais: “Come si evince chiaramente dal suo nome comune – spiega Bolis – si tratta di una patologia che fa sì che le piante di mais rimangano nane e, soprattutto, sterili, con prodotto finale pressoché uguale a zero. Il virus, che attacca le piantine fin dai primi stadi del loro sviluppo, per ora pare avere un’incidenza ancora trascurabile dalle nostre parti: si ipotizza solo qualche caso qua e là. Tuttavia, in alcune aree del vicino Piemonte si stima già un’incidenza tendenziale superiore al 3%”. Fino a qualche anno fa il problema non si poneva in quanto la pratica della concia delle sementi del mais con neonicotinoidi preservava di fatto il cereale da malattie di questo tipo”.
Dunque la sospensione dell'uso dei neonicotinoidi, presa nel 2008 dal Ministero delle politiche agricole e prorogata nel 2010, come misura finalizzata a una presunta tutela della salute delle api, potrebbe avere delle ripercussioni negative per la difesa delle colture.
Per arginare il problema l'ABIA ha dichiarato che la maggior parte dei contoterzisti dell'Associazione ha già montato sulle proprie seminatrici apparati tecnologici di ultima generazione che consentono di abbattere il rischio di dispersione delle molecole di neonicotinoidi.