Agropirateria e frodi alimentari: di cosa parliamo? | Agrinews.info

Agropirateria e frodi alimentari: di cosa parliamo?

Una breve guida alla terminologia e alle categorie di un fenomeno che produce danni economici e rischi per la salute

contraffazione alimentare
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L’importante vetrina internazionale che è stata offerta ai prodotti tipici dell’agroalimentare italiano durante l’Expo 2015 ha riportato all’attenzione del grande pubblico il fenomeno dell’imitazione e della contraffazione illegale, da alcuni battezzato “agropirateria”.

Secondo la denuncia della Coldiretti, “almeno un prodotto su tre del settore agroalimentare importato in Italia” viene “trasformato nel nostro Paese e poi venduto sul nostro mercato interno e all’estero con il marchio Made in Italy”.

Pensiamo alle tonnellate di pomodori importati dall’estero, soprattutto dalla Cina, e destinate ad aziende di trasformazione che lavorano pressoché totalmente nella provincia di Salerno, patria del rinomato pomodoro San Marzano DOP dell’Agro Nocerino Sarnese (in proposito, ha fatto letteralmente il giro del mondo un articolo in cui Nicholas Blechman, illustratore e giornalista del New York Times, parlando a difesa del pomodoro San Marzano e dei consumatori, ha segnalato che negli USA sono diffusissime le confezioni su cui campeggia il nome San Marzano ma che sono relative, in realtà, a pomodori comuni prodotti in America o in altre parti del mondo, e non potrebbe essere diversamente, dato che la produzione di questo pomodoro DOP rimane normalmente al di sotto dei 50mila quintali, cioè al di sotto del 2% del totale del pomodoro coltivato e trasformato in Italia).

Lo stesso accade per la provincia di Cuneo, di grande importanza per la produzione di vini rossi, che importa uve fresche dagli Stati Uniti, così come per le grandi quantità di carne suina provenienti in particolare dal Cile e destinate alla produzione di salumi emiliani (ma anche dalla Francia, Polonia e Danimarca): in questi casi, non si tratta di selezionare all’estero e in Italia le migliori materie prime da lavorare e trasformare in un prodotto – si spera – di qualità (come accade nell’ambito dei grandi produttori italiani di pasta che devono comunque integrare le loro scorte col grano estero per poter soddisfare la grande domanda di prodotto proveniente da tutto il mondo), ma piuttosto di far passare come italiano un prodotto che ha proprio nell’origine, oltre che nella lavorazione, la sua primaria caratteristica.

 

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Anche in quest’ambito, al di là di iniziative “indipendenti” di imprenditori, è stata rilevata un’azione forte da parte delle mafie, le quali riescono a inserirsi nel settore e controllare l’aumento dei prezzi alla produzione e al consumo, con danni non solo alla salute pubblica, ma anche all’economia del vero Made in Italy, che ogni anno perderebbe più di 50 miliardi di euro.
In via generale, tutte queste condotte possono essere fatte ricadere nel concetto di frode, nel cui ambito si usa distinguere tra frodi  commerciali e sanitarie:

  • le frodi commerciali comprendono tutte le azioni fraudolente sugli alimenti o sulle loro confezioni che, pur non determinando un concreto o immediato nocumento per la salute pubblica, favoriscono illeciti profitti a danno del consumatore, ledono i suoi diritti contrattuali e patrimoniali, come ad esempio nel caso, in cui nell’ambito di un’attività commerciale, all’acquirente venga consegnata una cosa per un’altra o diversa da quella dichiarata in origine (frode nell’esercizio del commercio ex art. 515 c.p.; vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine ex art. 516 c.p.), oppure nel caso di una vendita in cui la merce venga pesata senza sottrarre la tara;
  • le frodi sanitarie possono essere commesse da tutti quelli che detengono o immettono in commercio prodotti alimentari, acque, sostanze o cose da altri avvelenate, adulterate, contraffatte, in modo pericoloso per la salute pubblica (adulterazione e contraffazione dei prodotti alimentari ex art. 440 c.p.; commercio di sostanze alimentari contraffatte o adulterate ex art. 442 c.p.; commercio di sostanze alimentari nocive ex art. 444 c.p.). In tali ipotesi il presupposto della frode consiste nella probabilità o certezza di procurare un danno alla salute dei cittadini, di rendere potenzialmente o sicuramente nocive le derrate alimentari.

 

La contraffazione alimentare

Rimanendo, quindi, nell’ambito delle frodi sanitarie/alimentari, la contraffazione alimentare può essere a sua volta suddivisa in due categorie principali:

  1. falsificazione, adulterazione o sofisticazione dell’alimento – consiste nel creare ex novo un alimento componendolo con sostanze diverse per qualità o quantità da quelle che, normalmente, concorrono a formarlo, oppure modificandolo, attraverso la sostituzione, la sottrazione, l’addizione di elementi che normalmente lo compongono. In merito, l’art. 5 della L. 283/1962, norma storica in tema di reati contravvenzionali per la disciplina igienica di alimenti e bevande, vieta di utilizzare nella preparazione o distribuzione per il consumo sostanze alimentari mescolate a sostanze di qualità inferiore o comunque trattate in modo da variarne la loro composizione naturale;
  2. falsificazione del marchio o dell’indicazione di provenienza geografica o della denominazione di origine – consiste nell’apposizione di un dato falso sull’alimento o sulla sua confezione, oppure nella riproduzione abusiva del brevetto.Questo tipo di contraffazione ha portato allo sviluppo del citato fenomeno dell’ “italian sounding” ovvero di quel tipo di contraffazione imitativa, diffusa in particolare all’estero, che si avvale, in particolare, dell’utilizzo di denominazioni, etichette o altri simboli o colori o figure sull’imballaggio che evochino l’italianità (che “suonino” italiani) dei luoghi d’origine della materia prima, della ricetta, del marchio o del processo di trasformazione di prodotti fabbricati in realtà all’estero. L’italian sounding è particolarmente diffuso negli USA, nell’America Latina e in Australia.

Mentre per il primo tipo possono essere promosse azioni legali, per il secondo tipo vi sono maggiori difficoltà dovute al fatto che le denominazioni o, comunque, i marchi utilizzati hanno molto spesso una accezione generica o volutamente ambigua, e ciò rende molto difficoltosa l’azione. Un caso esemplare è quello citato del “Parmesao” il cui nome evoca subito il nostro “parmigiano” mentre, invece, si tratta di un formaggio che seppur possa assomigliargli per forma e sapore, è totalmente differente per origine e lavorazione. Da qualche tempo si usa anche il termine agro-pirateria per fare riferimento a questo tipo di contraffazione dei prodotti alimentari volta a sfruttarne reputazione e notorietà, previa imitazione di nomi, marchi, aspetto e caratteristiche (in Italia, come detto i target principali sono i prodotti a marchio DOC, IGT, DOP, IGP).

Focus sulla contraffazione alimentare: tipologie di frodi sanitarie/alimentari

Alterazioni: modifiche per cattiva conservazione della composizione del prodotto che ne
intaccano le caratteristiche nutrizionali e organolettiche.
Adulterazioni: modifiche alla composizione analitica del prodotto, tramite aggiunta (o anche aumento della quantità proporzionale), sostituzione o sottrazione di alcuni elementi propri dell’alimento al fine di aumentare la resa economica (vendita di latte scremato o parzialmente scremato per latte intero, vino annacquato, olio d’oliva ottenuto in realtà da altri semi come la soia). Le adulterazioni hanno effetti non solo commerciali ma anche igienico-nutrizionali e, in alcuni casi, di grave pericolo per la salute pubblica (cfr. artt. 440, 442 e 444 c.p.).
Sofisticazioni: aggiunta in maniera illecita di sostanze estranee all’alimento per migliorarne l’aspetto o occultarne difetti, alterandone l’essenza, corrompendo o viziando la composizione naturale e simulandone la genuinità con lo scopo di migliorarne l’aspetto o di coprirne difetti (esempi: carni alterate da sostanze che ne ravvivano il colore, coloranti impiegati per far apparire come pasta all’uovo una qualsiasi pasta, mozzarella “sbiancata” con perossido di benzoile).
Falsificazioni: totale sostituzione di un elemento con un altro.

 

La circolazione dei prodotti contraffatti

Da quanto detto, appare chiaro che le frodi agro-alimentari e in particolare, la contraffazione, considerevolmente cresciuta nell’ultimo decennio, rechino non solo danni economici al consumatore, alle imprese, allo Stato, ma anche alla salute pubblica, attesa la mancata osservanza degli standard di sicurezza e qualità, con prodotti dai costi inferiori rispetto all’originale, nei quali possono esserci ingredienti ignoti o addirittura tossici (sono stati scoperti produttori di mozzarelle di bufala che utilizzavano latte in polvere proveniente dalla Bolivia, dal costo di 50 cent/kg, rigenerato e corretto con siero unito al latte casertano).
La distribuzione dei prodotti contraffatti avviene generalmente attraverso due canali alternativi:

  • il circuito commerciale abituale,
  • il circuito clandestino.

Il circuito commerciale è il mercato dei canali di vendita dei prodotti originali, dove spesso i prodotti falsi contraffatti sono posti accanto a quelli genuini (i rischi per i consumatori sono maggiori, proprio perché, trattandosi di canali ufficiali di vendita, il consumatore li ritiene affidabili: è attraverso questo circuito che vengono messi in vendita soprattutto prodotti italian sounding).
Il circuito clandestino è, invece, organizzato al di fuori del mercato regolare (per strada, nei mercati pubblici, su internet): secondo quanto riportato nel III Rapporto Agromafie, tale circuito, soprattutto grazie all’incremento dell’e-commerce, ha avuto un’espansione del 17% in più rispetto all’anno precedente, per un volume economico pari a 13,2 miliardi di euro.

 

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Expo 2015, le soluzioni Cnr contro le frodi alimentari

 

Il Kit anticontraffazione del MiSE per Expo

Parte delle nozioni sopra riportate sono contenute in un apposito ‘kit’ anticontraffazione alimentare approntato, in occasione di Expo 2015, dalla Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione- Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (DGLC-UIBM) del Ministero dello Sviluppo Economico, con l’intento di guidare quotidianamente il consumatore nella scelta di alimenti originali, nel rispetto di quattro requisiti imprescindibili: provenienza-sicurezza-tracciabilità-salute e gusto. Il progetto rientra nella serie di iniziative istituzionali che il dicastero mette in campo nella diffusione della cultura della legalità contro il mercato del falso e, più in particolare, prevedendo:

  • un “Vademecum Alimentare” realizzato in collaborazione le Associazioni dei Consumatori iscritte al CNCU, completo di schede dedicate agli alimenti base della dieta, con dettagli e aggiornamenti su etichette, avvertenze, norme e recapiti utili per evitare acquisti di alimenti contraffatti;
  • un video che illustra, come scegliere gli ingredienti sicuri e originali e come evitare quelli contraffatti;
  • una “Guida sulla contraffazione online”, realizzata in collaborazione con ItaliaOggi-Convey;
  • una “Guida dedicata alla proprietà intellettuale per le Pmi nel settore agroalimentare”, realizzata in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della proprietà intellettuale (OMPI), nell’ambito del protocollo di cooperazione bilaterale tra l’OMPI ed il Governo italiano.

Avv. Brunella Biancaniello, Funzionario Doganale


Articolo tratto da “Agroindustria e ambiente” (allegato ad Ambiente & Sviluppo n. 11-12/2015). L’articolo è scritto a titolo personale e non coinvolge la posizione dell’Amministrazione di appartenenza.

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