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La nuova Pac 2014-2020: il si’ del Parlamento europeo

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La riforma della politica agricola comune entra nella fase finale. Mercoledì scorso, a Strasburgo, i  deputati del Parlamento europeo hanno raggiunto la maggioranza necessaria per iniziare i negoziati con il Consiglio e la Commissione al fine di definire la nuova Pac 2014-2020.

“Oggi abbiamo raggiunto un giusto equilibrio tra sicurezza alimentare e miglioramento della protezione ambientale, in modo che la nuova politica agricola dell’Ue sia in grado di fornire ancora più beni pubblici ai cittadini europei. Ma deve anche essere resa meno burocratica e più equa per gli agricoltori, non da ultimo per rafforzarli per far fronte a situazioni di crisi. Questa sarà la nostra posizione al momento di negoziare la sua forma definitiva con gli Stati membri”. È questo il commento del presidente della commissione agricoltura, Paolo De Castro, dopo l’approvazione del mandato negoziale da parte del Parlamento europeo.

In primo luogo, il Parlamento affronta il tema dei finanziamenti per gli agricoltori che devono diventare più equi e trasparenti: le differenze nei livelli di finanziamento per gli agricoltori tra gli Stati membri dovrebbero essere ridotti un po’ più velocemente, secondo il Parlamento, rispetto a quanto proposto dalla Commissione europea. Gli agricoltori di nessun Stato membro dovrebbero ricevere meno del 65% della media Ue.

Il Parlamento ha anche votato a favore della pubblicazione dei beneficiari dei finanziamenti agricoli e ha inserito un elenco di proprietari terrieri, come gli aeroporti e le società sportive, che dovrebbero essere automaticamente esclusi dal finanziamento comunitario a meno che non dimostrino che l’agricoltura contribuisce a una quota sostanziale del loro reddito. Gli Stati membri possono estendere tale lista.

Secondo il mandato negoziale approvato, i giovani agricoltori dovrebbero ottenere un 25% in più sui pagamenti, per un massimo di 100 ettari, e gli Stati membri dovrebbero essere liberi di utilizzare più fondi per sostenere i piccoli agricoltori.

Il Parlamento ha sostenuto la proposta della Commissione di stabilire un tetto massimo per i pagamenti diretti a qualsiasi azienda a 300.000 euro, e di ridurre sostanzialmente i pagamenti per chi riceve più di 150.000 euro. Tuttavia, ciò non si applicherebbe alle cooperative che ridistribuiscono i pagamenti ai propri membri.

Sul fronte delle misure ambientali, i deputati sono d’accordo che il 30% dei bilanci nazionali per i pagamenti diretti dovrebbe essere subordinato al rispetto delle misure di “greening” obbligatorie, ma sottolineano che le misure devono essere rese più flessibili e graduali. Le tre misure principali – diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti e creazione di “aree di interesse ecologico” -, rimarrebbero tali, ma con alcune eccezioni, ad esempio, per prendere in considerazione le dimensioni dell’azienda.

Per aiutare gli agricoltori a far fronte alla volatilità del mercato e a rafforzare la loro posizione contrattuale sui prezzi, le organizzazioni degli agricoltori dovrebbero avere nuovi strumenti a disposizione ed essere autorizzate a negoziare contratti per conto dei loro membri, secondo la posizione del Parlamento. Queste regole “non devono consentire la formazione di cartelli, ma delle organizzazioni di produttori forti dovrebbero aiutare gli agricoltori a liberarsi dalla dipendenza economica e garantire loro un tenore di vita dignitoso – ha dichiarato il relatore per il regolamento sull’organizzazione dei mercati comuni Michel Dantin –“.

Al fine di garantire che la fine delle quote latte non comporti una grave crisi nel settore lattiero-caseario, i deputati suggeriscono di prevedere aiuti per almeno tre mesi per i produttori di latte che hanno volontariamente tagliato la produzione di almeno il 5%. Degli emendamenti che chiedevano una proroga delle quote latte, oltre la data di scadenza del 2015, sono state respinte.

D’altro canto, il Parlamento ha posto il veto a proposte finalizzate a permettere la fine delle quote per lo zucchero, in scadenza nel 2015, per consentire ai produttori di barbabietole di prepararsi meglio per la liberalizzazione del settore prevista nel 2020. Il diritto d’impianto della vite dovrebbe anche essere prorogato fino ad almeno il 2030, sostiene il Parlamento.

I deputati sottolineano la necessità di ridurre la burocrazia e garantire che le sanzioni contro la violazione delle regole europee siano proporzionate. “Abbiamo bisogno di ridurre il tempo speso dagli agricoltori sulle scartoffie. Gli Stati membri dovrebbero poter creare una richiesta di aiuti che resta valida per diversi anni, in modo che gli agricoltori non debbano registrare la loro richiesta di ogni anno, ma solo quando ci sono cambiamenti – ha detto Giovanni La Via, relatore per il regolamento relativo a finanziamento, gestione e monitoraggio della Pac”.

 

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