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Mangimi e indicazioni nutrizionali: in arrivo le sanzioni

In vigore dal 1° aprile 2017 le sanzioni previste dai decreti legislativi nn. 26 e 27/2017 per violazioni relative all'immissione sul mercato e uso di mangimi nonchè alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari

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Sulla Gazzetta Ufficiale del 17 marzo 2017 sono stati pubblicati il Decreto Legislativo 3 febbraio 2017, n. 26, recante “Disciplina sanzionatoria per le violazioni delle disposizioni di cui al regolamento (Ce) n. 767/2009 del 13 luglio 2009 sull’immissione sul mercato e sull’uso dei mangimi” e il Decreto Legislativo 7 febbraio 2017, n. 27 recante “Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni di cui al regolamento (Ce) n. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari”, entrambi in vigore dal 1 aprile 2017.

 

 

La normativa in materia di indicazioni nutrizionali e sulla salute

In aggiunta a quanto previsto dal Regolamento Ce n. 1169/2011 in materia di etichettatura dei prodotti alimentari, secondo cui il pubblico non deve essere indotto in errore con riguardo alle caratteristiche dell’alimento (natura, composizione, proprietà, etc.), è stato adottato il Regolamento Ce n. 1924/2006 del 20 dicembre 2006 in relazione ai c.d. “claims” nutrizionali e salutistici, ossia indicazioni pubblicitarie relative, ad esempio, a caratteristiche nutrizionali del prodotto e benefici curativi per la salute.

In particolare, l’art. 2 del Regolamento definisce indicazione nutrizionale

“qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda che un alimento abbia particolari proprietà nutrizionali benefiche, dovute:

a) all’energia (valore calorico) che i) apporta, ii) apporta a tasso ridotto o accresciuto, o iii) non apporta, e/o

b) alle sostanze nutritive o di altro tipo che i) contiene, ii) contiene in proporzioni ridotte o accresciute, o iii) non contiene”

e indicazioni sulla salute

“qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda l’esistenza di un rapporto tra un categoria di alimenti, un alimento o uno dei suoi componenti e la salute”.

Il D. Lgs. 27/2017 disciplina le sanzioni conseguenti alla violazione del Regolamento n. 1924/2006, facendo però salve le attribuzioni dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato ai sensi del Decreto legislativo 2 agosto 2007, n. 147 e del c.d. Codice del Consumo (Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206).

L’art. 3, par. 1 del Regolamento n. 1924/2006 stabilisce, tra l’altro, che “l’impiego delle indicazioni nutrizionali e sulla salute non può:

a) essere falso, ambiguo o fuorviante;

b) dare adito a dubbi sulla sicurezza e/o sull’adeguatezza nutrizionale di altri alimenti;

c) incoraggiare o tollerare il consumo eccessivo di un elemento (…)”.

L’art. 3 del D. Lgs. 27/2017 – salvo che il fatto costituisca reato – punisce l’operatore del settore alimentare che, in violazione dell’articolo 3, par. 1 lettere b) e c), del Regolamento,

“impiega nell’etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità degli alimenti indicazioni nutrizionali o sulla salute che danno adito a dubbi sulla sicurezza o sull’adeguatezza nutrizionale di altri alimenti o che incoraggiano o tollerano il consumo eccessivo di un elemento”.

Inoltre, le indicazioni nutrizionali sono consentite solo se elencate nell’allegato al Regolamento n. 1924/2006, tra cui figurano “a basso contenuto calorico”, “senza zucchero”, “leggero/light” (art. 8): salvo che il fatto costituisca reato, l’art. 8 del D. Lgs. 27/2017 punisce l’operatore del settore alimentare che “utilizza in etichetta, nella presentazione e nella pubblicità degli alimenti, indicazioni nutrizionali non incluse nell’allegato del regolamento medesimo, in vigore al momento della compiuta violazione o le impiega senza rispettare le condizioni applicabili che corredano tale elenco”.

Gli articoli 10 e seguenti del Regolamento n. 1924/2006 disciplinano poi le indicazioni sulla salute (in parte elencate nel Regolamento (Ue) n.  432/2012 e ss.mm.ii.), che trovano l’apparato sanzionatorio negli articoli 10 e seguenti del D. Lgs. 27/2017.

Si noti che l’art. 12 del D. Lgs. 27/2017 prevede che, in caso di reiterazione specifica delle violazioni previste  dal D. Lgs. stesso, possa disporsi, in aggiunta alla sanzione amministrativa pecuniaria e tenuto conto della  natura e della gravità dei fatti, la sospensione del provvedimento che consente lo svolgimento dell’attività che ha dato causa all’illecito, per un periodo di giorni lavorativi da un minimo di dieci ad un massimo di venti.

Infine, è fatta salva l’applicazione della Legge 24 novembre 1981, n. 689 (art. 13, c. 3 e art. 15, c. 1).

 

La normativa concernente i mangimi

Nell’ambito della normativa stratificata e complessa in materia di mangimi, il Regolamento Ce n. 767/2009 e ss.mm.ii. disciplina la immissione in commercio degli stessi, di cui il D. Lgs. 26/2017 reca la disciplina sanzionatoria. Il Regolamento n. 767/2009 ha l’obiettivo di “garantire un elevato livello di sicurezza dei mangimi e, in tal modo, un elevato livello di protezione della salute pubblica, nonché di fornire un’informazione adeguata per gli utilizzatori e i consumatori e di rafforzare il buon funzionamento del mercato interno” (art. 1). L’art. 4, par. 1 del Regolamento stabilisce, in via generale, in particolare che “i mangimi possono essere immessi sul mercato ed utilizzati unicamente:

a) se sono sicuri;

b) se non hanno effetti nocivi diretti sull’ambiente o sul benessere degli animali”, e il par. 2 dispone altresì che “gli operatori del settore dei mangimi che immettono sul mercato i loro prodotti garantiscono che i mangimi:

a) siano sani, genuini, di qualità leale, adatti all’impiego previsto e di natura commerciabile;

b) siano etichettati, imballati e presentati conformemente alle disposizioni del presente regolamento e alla legislazione comunitaria in vigore”.

Le sanzioni per la violazione delle predette disposizioni sono dettate all’art. 3, c. 1 e 2 del D. Lgs. 26/2017.

L’art. 5, par. 2 del Regolamento n. 767/2009 (la cui violazione è punita all’art. 4 del D. Lgs. 26/2017)  stabilisce che

“la persona responsabile dell’etichettatura fornisce alle autorità competenti ogni informazione concernente la composizione o le proprietà dichiarate dei mangimi che tale persona immette sul mercato. Ciò consente di verificare l’esattezza delle informazioni fornite con l’etichettatura, comprese le percentuali esatte del peso delle materie prime per mangimi incorporate nei mangimi composti”.

Il regolamento si occupa altresì di disciplinare aspetti specifici quali il tenore di additivi nelle materie prime e nei mangimi complementari (art. 8), le condizioni per commercializzare mangimi destinati a particolari fini nutrizionali (articoli 9 e 10), l’etichettatura e l’imballaggio (articoli 11-23), che trovano l’apparato sanzionatorio negli articoli 6 e seguenti del D. Lgs. 26/2017.

Il D. Lgs. 26/2017 prevede inoltre, all’art. 18, la possibilità di una sospensione dell’attività da tre giorni a tre mesi in caso di reiterate violazioni specificamente indicate (tra cui l’art. 3, c. 1) e, nel caso in cui la violazione sia grave, la revoca della registrazione o del riconoscimento effettuati ai sensi degli articoli 9 e 10 del Regolamento Ce n. 183/2005 in materia di igiene dei mangimi.

Infine, il D. Lgs. 26/2017 fa salva l’applicazione della Legge 689/1981 ai fini dell’accertamento e dell’irrogazione delle sanzioni (art. 2, c. 2).

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