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Novel Foods: nuovi alimenti per le nostre tavole

Alghe, insetti, carne clonata e cibi costruiti in laboratorio: sono "novel food", frutto di nuove tecnologie o di nuove scelte alimentari. Potranno arrivare davvero sulle nostre tavole?

Novel food
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La ricerca e l’innovazione stanno interessando sempre più il comparto alimentare, soprattutto nell’ambito della produzione del cibo dove le nuove sfide imposte dai limiti delle risorse a fronte della velocità della crescita demografica stanno stimolando la ricerca di alternative alimentari sostenibili.

Il ruolo sempre più pressante ed innovativo dell’evoluzione e del progresso scientifico hanno interessato in maniera preponderante il comparto alimentare, soprattutto nell’ambito della produzione del cibo. L’avvento delle tecnologie di ingegneria genetica e delle sue applicazioni nel settore agricolo e in quello alimentare, in particolare, ha permesso lo sviluppo delle biotecnologie agro-alimentari, da intendersi, ai sensi dell’articolo 2 della Convenzione sulla Diversità Biologica di Rio de Janiero del 1992 come: “ogni applicazione tecnologica che si avvale di sistemi biologici, di organismi viventi o di loro derivati, per realizzare o modificare prodotti o procedimenti per un uso specifico”.

Tutto ciò ha condotto, accanto ai prodotti tradizionali, all’introduzione nel mercato alimentare dei Novel Foods, “Nuovi” o in quanto realizzati attraverso nuovi ingredienti o mediante le citate biotecnologie o in quanto mai utilizzati come alimento.

 

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Il Regolamento 258/1997 caposaldo della disciplina comunitaria in tema di manipolazione genetica

Come vedremo più avanti, la disciplina inerente ai nuovi alimenti è oggi contenuta nel Regolamento Ue n. 2283/2015 che abroga e sostituisce il Regolamento 258/1997, caposaldo della disciplina comunitaria sulla materia avendo, per la prima volta, introdotto un procedimento unico e accentrato di controllo e valutazione dei Nuovi Alimenti, definiti come “prodotti e ingredienti alimentari non ancora utilizzati in misura significativa per il consumo umano nella Comunità”.

Il Regolamento (Ce) n. 258 del 27 gennaio 1997 sui nuovi prodotti e i nuovi ingredienti alimentari riguardava, però, non solo i Nuovi Alimenti ma anche gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati (OGM).) e, più in generale, tutti gli alimenti non presenti in natura e frutto di attività di R&D in ambito alimentare.

E’ solo nel 2003, in particolare con i Regolamenti Ce 22 settembre 2003, n. 1829  “relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati” e n. 1830, “concernente la tracciabilità e l’etichettatura di organismi geneticamente modificati e la tracciabilità di alimenti e mangimi ottenuti da organismi geneticamente modificati…”, che si è provveduto a disciplinare in maniera più dettagliata gli OGM lasciando al Regolamento n. 258/1997 l’ambito residuale dei Nuovi Alimenti.

 

I Nuovi Alimenti nel Regolamento Ue 2283/2015

Il nuovo Regolamento Ue n. 2283 del 25 novembre 2015 sui nuovo alimenti, che abroga il regolamento (Ce) n. 258/1997,  individua all’art. 3 due macro categorie:

  • da un lato gli alimenti definiti “nuovi” perché mai utilizzati come alimento prima del 15 maggio 1997,
  • dall’altro gli alimenti tradizionali provenienti da un paese terzo e costituiti, isolati o prodotti da microorganismi, funghi o alghe, da piante o da parti delle stesse nonché alimenti costituiti, isolati od ottenuti a partire da animali o da parti dei medesimi o da colture cellulari o tessuti derivanti da animali, piante, microorganismi, funghi o alghe. Il regolamento, inoltre, specifica che gli alimenti di questa seconda categoria devono derivare dalla produzione primaria.

 

Il controllo sulla conformità

Il controllo sulla conformità del nuovo alimento che si intende immettere sul mercato alle norme del regolamento spetta agli OSA (Operatori Settore Alimentare) i quali, in caso di dubbio, consultano lo stato membro in cui intendono commercializzare il prodotto.

Lo Stato membro, a sua volta, può consultare gli altri Stati membri e la Commissione. A norma degli artt. 6 e 8 la Commissione dovrà istituire (entro il 1° gennaio 2018) e aggiornare un elenco dell’Unione contenente i nuovi alimenti autorizzati ad essere commercializzati nel mercato interno. L’art. 7 prevede, inoltre che tale inserimento debba tener conto non solo dell’assenza di rischi per la salute umana ma anche dell’inidoneità ad indurre in errore i consumatori circa l’uso previsto dell’alimento.

 

L’autorizzazione all’immissione sul mercato di un nuovo alimento

Il fulcro del regolamento, tuttavia, rimane il capo III titolato “procedure di autorizzazione di un nuovo alimento”.
In particolare, possiamo distinguere tra:

  1.  le procedure generalmente valide e
  2. quelle, invece, previste per il caso specifico dell’immissione sul mercato interno di prodotti tradizionali da paesi terzi.

Nel primo caso è la Commissione ad essere al centro dell’intero procedimento: riceve la richiesta di autorizzazione, la mette a disposizione degli Stati membri senza ritardo, pubblica una sintesi delle informazioni contenute nella richiesta e può richiedere un parere all’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) che deve provvedere entro nove mesi dalla data di ricezione della domanda (sempre che l’Autorità non richieda ulteriori informazioni: in tal caso, infatti, il termine può essere esteso).

Trascorsi sette mesi dalla pubblicazione del parere da parte dell’Autorità o, nel caso in cui la Commissione non ne abbia fatto richiesta, dal momento della ricezione della domanda, spetta sempre alla Commissione presentare al comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi (istituito dall’articolo 58, paragrafo 1, del Regolamento n. 178/2002) una proposta di atto di esecuzione che autorizza l’immissione sul mercato del nuovo alimento (art. 12) aggiornando l’elenco.

Nel caso, invece, dell’immissione sul mercato interno degli alimenti tradizionali da paesi terzi, è previsto un procedimento differente: il richiedente può presentare una – più semplice – notifica alla Commissione la quale deve, entro un mese, inoltrare tale notifica agli Stati membri e all’Autorità.

Questi, entro quattro mesi dalla data di notifica, possono presentare obiezioni motivate relative alla sicurezza dell’alimento e, in tal caso, la Commissione non autorizza l’immissione dell’alimento e non aggiorna l’elenco. In assenza di obiezioni entro quattro mesi dalla notifica, invece, la Commissione autorizza l’immissione sul mercato e aggiorna l’elenco.
Nel caso in cui, come visto, la procedura azionata dalla notifica dovesse sortire esito negativo, l’art. 16 prevede che il richiedente possa comunque presentare richiesta di autorizzazione fornendo, ovviamente, tutte le informazioni ulteriormente necessarie.

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