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In agricoltura la green economy è già una realtà

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Ambiente, qualità e innovazione sono sfide raccolte dall’agricoltura già da diverso tempo, gli agricoltori da millenni hanno svolto un complesso e silenzioso lavoro di pubblico interesse, attraverso il controllo del deflusso delle acque ad evitare l’erosione dei terreni, la prevenzione di dissesti idrogeologici, frane ed inondazioni. Queste le parole del direttore generale della Confagricoltura Vito Bianco al convegno “Green Italy” organizzato da Fare Futuro e Symbola.

L’agricoltura italiana utilizza sempre meno prodotti fitosanitari (calati di oltre il 7% dal 1998 al 2007; gli insetticidi sono diminuiti di quasi il 30% nello stesso periodo) e tendenzialmente anche meno concimi (meno 1,2% nello stesso periodo).

Il settore è caratterizzato anche da ampie aree dedicate alle produzioni biologiche. Un milione di ettari pari a circa il 3% della superficie mondiale destinata al biologico e il 12-13% della Sau biologica dell’Ue, che ne fanno uno dei primissimi produttori mondiali del comparto e il primo in Europa assieme alla Spagna.

Notevoli pure le superfici protette della penisola: circa 6,2 milioni di ettari tra Siti di Interesse Comunitario (Sic) e Zone di Protezione Speciale (Zps), che coprono circa il 20% del territorio nazionale. Altrettanto importante il contributo alla “green economy”, attraverso lo sviluppo delle agroenergie. “In tale contesto – ha detto il direttore generale della Confagricoltura – va tenuto presente che l’agricoltura a livello mondiale è sollecitata da elementi diversi e contrapposti”. Il vertice Fao di Roma ha messo in evidenza quanta strada deve essere ancora percorsa per colmare l’insufficienza di derrate alimentari e soprattutto per favorire lo sviluppo dell’agricoltura nelle aree più povere del pianeta.

Nello stesso tempo gli obiettivi posti dal protocollo di Kyoto e dall’Unione Europea al 2020 impongono alle economie dei paesi sviluppati una riconsiderazione del proprio sviluppo puntando in modo deciso verso la sostenibilità. Obiettivi che saranno rilanciati nel prossimo vertice di Copenaghen. “Anche se le recenti dichiarazioni di Stati Uniti e Cina negative sull’assunzione di impegni a breve di contenere le emissioni ridimensionano la portata dell’evento, l’appuntamento di Copenaghen – ha affermato Bianco – è comunque l’occasione per riportare l’agricoltura al centro delle politiche ambientali come attività produttiva che opera nell’ambiente e per l’ambiente. E per riaffermare che le decisioni che si assumono a livello nazionale ed internazionale devono tenere conto del ruolo e dell’azione positiva dell’attività agricola sull’ecosistema”.

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