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Invasioni biologiche

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Sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) i risultati di uno studio condotto da un gruppo di 16 ricercatori, tra i quali Piero Genovesi dell’ISPRA, secondo i quali si dimostrerebbe che le invasioni di specie alloctone sono più legate alle caratteristiche socio-economiche del passato, che non a quelle di oggi. Il lavoro si è basato su 10 gruppi tassonomici e 28 paesi europei. I ricercatori hanno selezionato tre fattori predittivi delle attività socio-economiche legate alle invasioni – densità della popolazione umana, PIL pro capite, e – come misura dell’intensità degli scambi commerciali e quindi dell’apertura dei diversi sistemi economici – la quota delle esportazioni sul PIL. “Lo studio”, dice Piero Genovesi dell’ISPRA, “indica chiaramente che esiste un fattore di inerzia; le attuali politiche di libero commercio, spesso assolutamente carenti in termini di misure di prevenzione delle nuove introduzioni, causerà impatti solo tra qualche decennio, creando quello che nello studio abbiamo indicato come un “debito di invasione’”. “Questa inerzia”, aggiunge Stefan Dullinger dell’Università di Vienna, “è molto preoccupante, perché porta a ritenere che la costante crescita economica determinerà livelli crescenti di invasioni nel prossimo futuro, anche se si introducessero da subito misure di regolamentazione delle nuove introduzioni”.

Franz Essl, ricercatore dell’Agenzia Austriaca per l’Ambiente e primo autore dello studio conclude che “i semi delle future invasioni sono già stati piantati”. Per capire le reali conseguenze degli attuali livelli socio-economici dovremo però aspettare diversi decenni. La ricerca fa parte del progetto DAISIE («Delivering alien invasive species inventories for Europe«), che è supportato nell’ambito dell’area tematica «Sviluppo sostenibile, cambiamento globale ed ecosistemi» del Sesto programma quadro (6° PQ) dell’UE con 2,4 milioni di euro. Esso ha ricevuto anche un sostegno dal progetto ECOCHANGE («Challenges in assessing and forecasting biodiversity and ecosystem changes in Europe«), che ha ottenuto 7 milioni di euro nell’ambito del 6° PQ.

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