Ispra, le emissioni di CO2 dell'agricoltura in calo | Agrinews.info

Ispra, le emissioni di CO2 dell’agricoltura in calo

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Le emissioni di gas serra prodotte dal settore dell’agricoltura diminuiscono del 16% tra il 1990 e il 2012. La riduzione principale si è ottenuta nelle emissioni dovute alla fermentazione enterica (-13,1%) e alle deiezioni animali (-26,4%) poiché sono diminuiti i capi allevati, in particolare bovini e vacche da latte, e, grazie a un minor uso di fertilizzanti azotati, anche alle emissioni dai suoli agricoli (-15,0%). Negli ultimi anni si è registrato un incremento della produzione e raccolta di biogas dalle deiezioni animali a fini energetici, evitando emissioni di metano dallo stoccaggio delle stesse.

Il dato è contenuto nell’inventario nazionale delle emissioni in atmosfera dei gas serra, rilasciato ogni anno dall’Ispra. Il rapporto fotografa i risultati raggiunti dall’Italia, a prescindere dai vari settori produttivi, nella riduzione di gas climalteranti, rispetto agli obiettivi stabiliti con il Protocollo di Kyoto. A livello complessivo, nel 2012 le emissioni totali, espresse in CO2 equivalente, sono diminuite del 5,4% rispetto al 2011, e dell’11,4% rispetto all’anno base (il 1990). Bisogna però considerare, in questo caso, la media delle emissioni del periodo 2008-2012, termine di confronto previsto dal protocollo: qui la riduzione rispetto all’anno base è del 4,6%, contro l’impegno nazionale di riduzione previsto che era del 6,5%, ovvero quanto stabilito nell’ambito della Convenzione quadro sui Cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Unfccc) e del protocollo di Kyoto.

La riduzione delle emissioni, che prosegue in particolare dal 2008, è il prodotto sia della riduzione dei consumi energetici e delle produzioni industriali a causa della crisi economica e della delocalizzazione di alcuni settori produttivi, sia della crescita della produzione di energia da fonti rinnovabili, come idroelettrico ed eolico, e di un incremento dell’efficienza energetica. Complessivamente tra il 1990 e il 2012 le emissioni di tutti i gas serra considerati dal Protocollo di Kyoto sono passate da 519 a 460 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, variazione ottenuta principalmente grazie alla riduzione delle emissioni di CO2, che contribuiscono per l’84% del totale.

Le emissioni di metano (CH4) e di protossido di azoto (N2O) sono rispettivamente pari a circa il 7,6% e 6,0% del totale e sono in calo sia per il metano (-20,6%) che per il protossido di azoto (-25,9%). Gli altri gas serra come i gas fluorurati quali idrofluorocarburi (HFC), perfluorocarburi (PFC) e esafluoruro di zolfo (SF6), hanno un peso complessivo sul totale delle emissioni che varia tra lo 0,1% e il 2%. In particolare le emissioni degli HFC sono in forte crescita, mentre diminuiscono le emissioni di PFC e, in maniera più contenuta, quelle di SF6.

La produzione di energia e i trasporti sono i settori che contribuiscono maggiormente alle emissioni nazionali di gas climalteranti, circa la metà del dato complessivo. Rispetto al 1990, le emissioni prodotte dai trasporti sono aumentate del 2.9%, a causa dell’incremento della mobilità di merci e passeggeri. Per il trasporto su strada, ad esempio, le percorrenze complessive (veicoli x km) per le merci sono aumentate del 37%, e per il trasporto passeggeri del 18%. Per il secondo anno consecutivo, però, si riscontra una riduzione delle percorrenze di merci ed anche i consumi energetici del settore, dopo aver raggiunto un picco nel 2007, sono in riduzione.

Diminuiscono, sempre rispetto al 1990, le emissioni delle industrie energetiche, pari al -8%, a fronte di un aumento della produzione di energia termoelettrica da 178.6 Terawattora (TWh) a 217.6 TWh, e dei consumi di energia elettrica da 218.7 TWh a 307.2 TWh. Le cause sono dovute principalmente alla sostituzione di combustibili a più alto contenuto di carbonio con il gas naturale nella produzione di energia elettrica e nell’industria e ad un incremento dell’utilizzo di fonti rinnovabili.

Aumentano, sempre nel periodo considerato, le emissioni energetiche dal settore residenziale e servizi, +8.2%. Secondo l’Ispra la crescita delle emissioni, in termini strutturali, è correlata all’aumento del numero delle abitazioni e dei relativi impianti di riscaldamento oltre che, in termini congiunturali, ai fattori climatici annuali.

Forte la diminuzione delle emissioni del settore dell’industria manifatturiera: rispetto al 1990 si parla di un 36,8% in meno, dovuta principalmente all’incremento nell’utilizzo del gas naturale in sostituzione dell’olio combustibile per produrre energia e calore e, ovviamente, al calo della produzione industriale degli ultimi anni. Anche il settore dei processi industriali registra, nel 2012, una diminuzione delle emissioni forte, pari al -26,5% rispetto al 1990. L’andamento delle emissioni è determinato prevalentemente dalla forte riduzione delle emissioni di N2O (-96.5%) nel settore chimico, grazie all’adozione di tecnologie di abbattimento delle emissioni nella produzione dell’acido nitrico e acido adipico. D’altro lato le emissioni dei gas fluorurati, in particolare di quelli utilizzati per la refrigerazione e per l’aria condizionata, sono aumentate del 244.3% dal 1990.

Per quanto riguarda la gestione e trattamento dei rifiuti, infine, le emissioni sono diminuite del 17,5%, e sono destinate a ridursi nei prossimi anni, per la riduzione delle emissioni dallo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in discarica, avvenuta attraverso il miglioramento dell’efficienza di captazione del biogas e la riduzione di materia organica biodegradabile in discarica grazie alla raccolta differenziata.

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