Cancro batterico del kiwi: nuove scoperte sull'origine della malattia | Agrinews.info

Cancro batterico del kiwi: nuove scoperte sull’origine della malattia

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Da dove e come è arrivato il patogeno? Come si è diffuso? Siamo in presenza di una o di differenti popolazioni del batterio Pseudomonas syringae pv. actinidiae (Psa) che causa il cancro batterico? Sono queste le principali domande che gli studiosi si pongono quando si parla della fitopatia che ha ormai assunto i caratteri di una vera e propria pandemia, distruggendo intere coltivazioni di kiwi.

Una nuova ricerca internazionale, coordinata dal Dafne (Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l’Agricoltura, le Foreste, la Natura e l’Energia) dell’università della Tuscia, e sviluppata in collaborazione con ricercatori stranieri, ha voluto affrontare queste problematiche per cercare di dare risposte adeguate a degli interrogativi fondamentali.

Essendo in presenza di una fitopatia con una diffusione oramai intercontinentale, lo studio si è concentrato sul sequenziamento e sull’analisi del genoma di numerosi ceppi di Psa isolati in Cina – il paese di origine del genere Actinidia, dove per primo è stato segnalato il patogeno, Giappone, Corea, Nuova Zelanda, Italia, Francia, Spagna e Portogallo. Ciò ha permesso ai ricercatori di iniziare a ricostruire e indagare i percorsi e le modalità di trasmissione del patogeno a livello internazionale ed intercontinentale.

Dai risultati conseguiti emerge che la popolazione di Psa isolata in Italia nel 1992 è filogeneticamente riconducibile alle popolazioni presenti in Giappone e Corea, ed insieme ad esse costituisce una popolazione ben distinta da quella attuale. Gli isolati di Psa italiani relativi all’attuale epidemia, appartengono ad un unico clone, con ridottissime differenze tra loro e anche gli isolati ottenuti nel resto d’Europa (Francia, Portogallo, Spagna), così come la popolazione virulenta identificata in Nuova Zelanda, appartengono a questo stesso genotipo, con minime differenze tra loro.

Gli isolati cinesi sono molto simili a quest’ultimo gruppo, anche se è possibile distinguerli per alcuni caratteri genomici. Infine, tanto gli isolati di Psa dell’Europa, della Nuova Zelanda (Psa V) che quelli della Cina sembrano derivare da un unico genotipo ancestrale. Sulla base dei risultati conseguiti, nello studio vengono poi ipotizzati i percorsi che il batterio nel tempo può aver intrapreso, come le sue modalità di diffusione.

Il Psa potrebbe essere stato introdotto in Italia mediante materiale infetto proveniente direttamente dalla Cina, o dalla Nuova Zelanda, ma sempre con origini cinesi. L’infezione di Psa sviluppatasi in Europa, sembra prevalentemente associata all’infezione iniziale del 2008 registrata in Italia e quindi, successivamente, mediante materiale infetto, il patogeno ha potuto diffondersi negli altri stati europei.

Il gruppo di ricerca dell’Ateneo viterbese sta ora proseguendo gli studi mediante ulteriori approfondimenti scientifici al fine di fornire nuovi elementi in grado di affrontare e chiarire adeguatamente il problema.

O.O.

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