Censimento agricolo: se lo Stato vendesse i suoi terreni, guadagnerebbe 6 miliardi di euro | Agrinews.info

Censimento agricolo: se lo Stato vendesse i suoi terreni, guadagnerebbe 6 miliardi di euro

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L’XI Forum Internazionale Coldiretti si è da pochi giorni concluso a Cernobbio. Intervenuto il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, ha reso noti i risultati del primo studio sulle proprietà pubbliche dei terreni agricoli realizzato sulla base dei dati del Censimento Istat del 2010, nel primo dossier sullo “Stato Agricoltore”.

Dal censimento è emersa l’esistenza di ben 338.127,51 ettari di superficie agricola utilizzata (Sau) di proprietà pubblica che, sulla base del valore medio della terra calcolato dall’Inea in 18.400 euro per ettaro, significa la disponibilità di un patrimonio di 6,22 miliardi di euro a disposizione dello Stato che non ha alcun interesse a fare l’agricoltore. Si tratta di un calcolo per difetto in quanto esclude i boschi e forme di gestione particolari come le comunanze in cui è più difficile imputare con certezza la proprietà al pubblico.

Se lo stato cedesse questi terreni, non solo renderebbe disponibili risorse per lo sviluppo, ma soprattutto avrebbe il vantaggio di calmierare il prezzo dei terreni, stimolare la crescita, l’occupazione e la redditività delle imprese agricole che rappresentano una leva competitiva determinante per la crescita del Paese. “E’ certo, infatti, che nessuno meglio degli imprenditori agricoli è in grado di valorizzare lavorando la terra e generare nuova occupazione”, ha sottolineato Marini, il quale ha anche evidenziato che il costo della terra è il principale ostacolo all’ingresso dei giovani in agricoltura in Italia. Il valore medio della terra, infatti, ha superato i 18.400 euro per ettaro nel 2010, con una crescita dello 0,8 per cento a prezzi correnti in linea con quella degli ultimi anni.

I risultati del censimento fanno posizionare il Piemonte in testa per disponibilità di terreni agricoli, pari a 56 mila ettari, seguito dal Lazio con 41 mila ettari, Trento e Bolzano con 31 mila e 24 mila ettari, la Basilicata con 24 mila ettari, la Lomabardia con 23 mila, e, infine, Campania con 17 mila e il Veneto con 15 mila ettari.

A livello territoriale, invece, i terreni del Nord mediamente presentano valori medi più che doppi rispetto a quelli del Mezzogiorno e allo stesso modo i terreni di pianura, in media, sono valutati circa tre volte di più di quelli di montagna.

Il costo della terra in Italia è maggiore che in Germania e in Francia, ma minore che in Danimarca e Olanda. Coldiretti sostiene che la difficoltà di accesso al credito continua a rappresentare un freno all’acquisto degli agricoltori professionali, orientati sempre più verso l’affitto dei terreni, considerato più flessibile rispetto all’oneroso indebitamento derivante dall’accensione di un mutuo.

Considerato il processo di sottrazione di terreno agricolo, in atto in Italia, per usi industriali, residenziali, civili o per installazioni fotovoltaiche, secondo il parere della Coldiretti, il nostro Paese ha un drammatico bisogno di terra per uso agricolo: negli ultimi 40 anni si sono persi circa 5 milioni di ettari di superficie coltivata.

C.C.

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