La cocciniglia di S. Josè: stretegie di difesa | Agrinews.info

La cocciniglia di S. Josè: stretegie di difesa

wpid-7965_big.jpg
image_pdf

La cocciniglia di S. Josè (Comstockaspis perniciosa) non è l’unica specie, ci sono anche quella grigia (Epidiaspis leperii) e la cocciniglia a virgola (Lepidosaphes ulmi), che in genere non risultano presenti in maniera significativa nelle principali aree di coltivazione del pero.

La Comstockaspis perniciosa è un fitofago molto pericoloso, difficile da sconfiggere. E’ di origine orientale ma è stata introdotta in Italia sul finire del 1800 e rende manifesta la sua presenza con le caratteristiche areole rossastre che compaiono attorno al punto in cui si è fissata la neanide; con più evidenza sui frutti che non sul legno.

I suoi danni non si limitano solo al danneggiamento dei frutti ma si estendono anche al legno della pianta tramite l’attività delle neanidi. I frutti danneggiati dalla presenza del fitofago subiscono un notevole deprezzamento, che può giungere fino all’impossibilità di commercializzazione, mentre le neanidi fissate sul legno sottraggono sostanze nutritive, provocando un progressivo indebolimento dei rami. Durante la stagione vegetativa l’individuazione delle giovani neanidi in movimento è alquanto più complessa mentre più semplice in fase di raccolta o di potatura, comunque troppo tardi ma in tempo per attivare le difese necessario per l’anno successivo.

“Particolare attenzione va perciò posta nella sorveglianza del pereto che deve essere concentrata in alcuni momenti strategici: durante la potatura invernale, alla ricerca di eventuali focolai ad alta densità di presenza, su cui intervenire anche meccanicamente con l’asportazione dei rami e delle branchemolto colpite; durante la migrazione delle prime neanidi dell’anno allo scopo di posizionare efficacemente un trattamento estivo di soccorso, spiega Stefano Bongiovanni del Centro Agricoltura Ambiente, GiorgioNicoli”.

E prosegue: “Indicativamente, per aziende medio-piccole, 100 organi vegetativi ad ettaro possono rappresentare un buon campione, meglio ancora se effettuato nella parte alta delle piante dove più facilmente si annida il fitofago perché difficilmente raggiungibile con i trattamenti. In pereti di grandi dimensioni, dove difficilmente può essere rispettata l’unità di campionamento sopra riportata, è consigliabile evidenziare eventuali focolai rinvenuti durante la potatura e da questi partire per effettuare i rilievi in modo da coprire tutta l’area interessata”.

Insomma un parassita davvero difficile da sconfiggere, con il quali l’unica strategia che davvero funziona è il controllo constante e l’azione immediata alle prime avvisaglie. I metodi? A fine inverno è possibile intervenire con polisolfuro di calcio, con olio minerale o pyriproxyfen (utilizzabile entro la fase di pre-fioritura). In agricoltura biologica, generalmente, i trattamenti vengono effettuati alla ripresa vegetativa (da rottura gemme a mazzetti affioranti), contro le forme svernanti, impiegando polisolfuro di calcio o oliominerale. Per ridurre le infestazioni, si può effettuare un trattamento con olio minerale anche durante la caduta delle foglie.

Per sconfiggere S.Jose quindi: atteggiamento sempre vigile e intervento decisivo a fine inverno.

Copyright © - Riproduzione riservata
La cocciniglia di S. Josè: stretegie di difesa Agrinews.info