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Le più antiche pinete di laricio d'Italia

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Sono lì da più di 300 anni, con il loro diametro che supera 140 cm e piu’ di 25 m di altezza. Accanto a questi patriarchi, si trovano gruppi di piante di dimensioni inferiori, soprattutto in termini di diametro, il cui insediamento e’ da ricollegare alla morte o al crollo di singole piante di grandi dimensioni. Sono gli antichi alberi di laricio della Sila, sui ripidi versanti che si affacciano sul Vallone di Cecita, in prossimita’ del Centro Visitatori di Cupone (nel comune di Spezzano della Sila).

Sempre qui, a un’altitudine di circa 1.400 metri, ci sono poi i cosiddetti “Giganti”, 53 eccezionali e maestosi pini larici di 350 e piu’ anni di eta’, e cinque esemplari di acero montano dal diametro del tronco alla base di circa 2 metri, anch’essi di eta’ secolare. Giganti davvero, se si pensa che il pino di maggiori dimensioni ha un diametro di 187 cm ed e’ alto circa 43 metri.

Questo vetusto bosco è stato studiato dall’Unita’ di Ricerca coordinata dal Prof. Francesco Iovino del Dipartimento di Difesa del Suolo dell’Universita’ della Calabria nell’ambito del progetto PRIN – Metodologie innovative per l’identificazione, caratterizzazione e gestione di foreste vetuste in ambiente mediterraneo – coordinato dal Prof. Gherardo Chirici dell’Universita’ del Molise. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista “L’Italia Forestale e Montana”.

“Si tratta, come sottolineano gli autori, di uno degli ultimi esempi di boschi vetusti che questa specie forma sull’altopiano silano, scampati alle grandi utilizzazioni effettuate tra la fine del XIX secolo e i primi anni del secondo dopoguerra distruggendo, in parte, anche un patrimonio di inestimabile valore per la ricchezza di specie vegetali e animali che lo caratterizzavano. Una realta’ che aveva incantato i grandi viaggiatori che avevano percorso la Sila tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 e che, nonostante tutto, aveva resistito anche all’ultimo saccheggio verificatosi durante e negli anni immediatamente seguenti la seconda guerra mondiale”.

Lo studio è particolarmente importante perché, come si spiega in una nota “ha consentito di acquisire ulteriori conoscenze sulle dinamiche strutturali che assicurano la conservazione della pineta di laricio, elemento peculiare del paesaggio forestale della Sila e sulle modalita’ di gestione piu’ opportune per consentire la perpetuazione di questo patrimonio di inestimabile valore.”

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