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Il fotovoltaico che aiuta l'agricoltura

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L’idea nasce da un obbligo: quello imposto dalla Regione Lazio di creare una zona di rispetto attorno ai campi solari, composta da vegetazione. Un provvedimento che, nelle intenzioni dell’istituzione, ha lo scopo di mitigare l’impatto paesaggistico dei pannelli fotovoltaici, celandone la presenza agli osservatori.

Partendo da questo presupposto, l’azienda italo-spagnola 9REN ha proposto alla Regione, per il suo impianto di Lanuvio, di utilizzare la “fascia verde” come un terreno da utilizzare per la coltivazione biologica di un frutteto attraverso il metodo naturale ed ecocompatibile della permacoltura. Il progetto RENtree nasce dalla volontà di dimostrare che la convivenza tra impianto fotovoltaico e agricoltura è possibile e che tale scelta comporta una positiva ricaduta sul tessuto ambientale, sociale ed economico locale.

L’impianto di Lanuvio ha una potenza di 6 MWp, occupa una superficie di 14 ettari ed è realizzato su strutture infisse con moduli in policristallino. L’energia pulita prodotta è equivalente al fabbisogno di circa 2.400 famiglie ed evita l’immissione di CO2 all’atmosfera pari a circa 6000 tonnellate all’anno.

Il frutteto biologico dell’estensione di 2 ettari, che contornerà i pannelli fotovoltaici del campo energetico, è variegato e composto da 400 alberi di grandi dimensioni, 800 di medie, 1.600 di piccole, 2.400 cespugli e 100 rampicanti, il tutto per ricreare l’equilibrio naturale che sta alla base di sistemi biologici come quello dei boschi.

La sfida della permacoltura, infatti, è proprio questa: utilizzare un mix di specie vegetali in sintonia con l’ambiente per produrre varietà alimentari senza l’utilizzo di pesticidi e fitofarmaci. “La complessità del frutteto a permacoltura che mischia le varie specie evitando i filari di monocolture è una vera e propria difesa naturale per le piante. – afferma il progettista, l’agronomo Gianluca Ciampi – In questa maniera, inoltre, si incrementa la biodiversità del territorio, offrendo un habitat ideale anche per diverse specie animali selvatiche”.

Inoltre, i due ettari messi a permacoltura produrranno circa 300 quintali di frutta, che saranno distribuiti attraverso i canali di vendita del biologico e del commercio equo e solidale, grazie al lavoro di due cooperative sociali della zona.

di O.O.

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