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Le prospettive finanziarie dell'Ue e la Pac oltre il 2013

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Si è svolto il seminario “Le prospettive finanziarie dell’Ue e le implicazioni per l’agricoltura italiana della Pac oltre il 2013”, organizzato dall’Inea presso il Parlamento europeo, una tappa fondamentale verso la formulazione di una proposta di riforma della Pac, che dovrebbe essere diffusa a luglio del 2011. Protagonisti del seminario: il presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro, l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, il capo dipartimento Mipaaf Mario Catania, il coordinatore della Commissione politiche agricole alla Conferenza delle Regioni Dario Stefano e il Direttore Inea Alberto Manelli.

Una Pac più equa, più verde, più efficiente e più efficace, diretta a una produzione alimentare redditizia, sicura e in quantità sufficiente ad un certo grado di approvvigionamento. Ma non solo. Indirizzata anche ad una gestione sostenibile delle risorse ambientali, particolarmente al clima; al mantenimento dell’equilibrio territoriale e della diversità delle aree rurali. Sono questi gli obiettivi che ribadiscono il carattere multifunzionale dell’agricoltura e la necessità di una strategia ambientale ben precisa e uno sviluppo territoriale integrato.” come si legge nel comunicato diffuso dall’Inea.

Aspetto nodale del seminario è stata la distribuzione dei pagamenti diretti tra Stati membri: la relazione del direttore generale dell’Inea, Alberto Manelli, ha messo in evidenza il ruolo ricoperto dai pagamenti diretti, quali parte dominante del sostegno comunitario, e, di conseguenza, la sfida della loro distribuzione tra Stati membri è centrale nella riforma.

“Il criterio di ripartizione della superficie è fortemente limitante perché non tiene conto della produzione e di altri fattori quali l’imprenditorialità, la qualità e la valorizzazione dei beni pubblici. Tale criterio penalizzerebbe fortemente l’Italia, che vedrebbe notevolmente ridursi il proprio massimale di spesa per un “avvicinamento” ad un valore di sostegno medio europeo. Al contrario, un criterio che tiene in maggior conto tali aspetti è quello della Produzione lorda vendibile o Plv. L’Italia, peraltro, contribuisce in modo significativo alla produzione agricola europea, ma il suo contributo in termini di pagamenti diretti è decisamente inferiore alla media comunitaria. Utilizzando la Plv, l’Italia si troverebbe ad essere compensata per ricevere un premio medio in linea con la media europea.”

Al termine dell’incontro sono stati individuati dei criteri oggettivi per la ripartizione dei massimali tra Stati membri: oltre alla superficie e alla Plv, la popolazione rurale (come indicatore di ruralità) e la superficie sotto “Natura 2000” (come indicatore ambientale). Attribuendo ai quattro indici pesi diversi, si valutano gli effetti redistributivi tra i Ventisette: il massimale italiano si mostra piuttosto stabile rispetto ai quattro parametri indicati, indipendentemente dal peso con cui essi entrano nella formazione del massimale stesso.

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