'L'ecofondaco del vino': quale futuro per l'area produttiva del Prosecco Superiore? | Agrinews.info

‘L’ecofondaco del vino’: quale futuro per l’area produttiva del Prosecco Superiore?

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“Il segno architettonico nel paesaggio collinare. Il Fondaco del vino”, è il titolo del progetto di studio condotto dall’Università Iuav di Venezia presentato presso l’Auditorium Battistella Moccia di Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, nell’ambito della  rassegna “Paesagire” alla sua 6^ edizione e conclusasi venerdì 11 aprile. Durante l’evento di chiusura, dedicato al futuro dell’area produttiva del Prosecco Superiore, è stato presentato, per la prima volta al pubblico, da Roberta Albiero e Marco Gianni, architetti dell’Università Iuav di Venezia il progetto, tema centrale del dibattito cui hanno partecipato il sindaco di Pieve di Soligo, Fabio Sforza, il direttore del Consorzio di tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, Giancarlo Vettorello e Alberto Rasera, presidente di Altamarca Trevigiana.

Lo studio appena avviato intende analizzare l’area del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, individuando le potenzialità del territorio e le emergenze architettoniche in esso presenti. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Università Iuav, il Comune di Pieve di Soligo e l’Osservatorio per il paesaggio colline dell’Alta Marca Trevigiana, che hanno fatto tesoro di una precedente esperienza. L’obiettivo della ricerca è lo studio di un prototipo di ecofondaco dedicato alla cultura del vino e dei suoi indotti. Uno smart building, nel quale si integrano caratteri materiali e immateriali con l’apporto delle potenzialità delle nuove tecnologie multimediali e l’utilizzo di sistemi costruttivi sostenibili. L’ecofondaco, inteso come piattaforma, è un’entità complessa a servizio della realtà locale, l’Alta Marca, con attenzione particolare agli aspetti legati allo sviluppo del turismo sostenibile.

Punta ad essere anche il luogo dove si possano incontrare il pensiero materiale e immateriale, multiculturale, oltre i confini territoriali. Esso rimanda all’antico, ma sempre contemporaneo, concetto di “accoglienza”, ovvero a uno spazio fluido, attento al paesaggio e all’ambiente che lo ospita, flessibile, sicuro, economico in termini di gestione e realizzazione, ma che, altresì, tiene conto delle nuove tecnologie multimediali. È anche uno spazio culturale per l’esposizione sia fisica che virtuale dell’ambiente, dedicato alle realtà produttive locali, all’energia vitale della rigenerazione; un luogo che esplora i nuovi linguaggi della bioarchitettura dove materia e visioni convivono.

Come spiega il sindaco Fabio Sforza, “il progetto nacque tre anni fa, quando proponemmo allo Iuav di realizzare uno studio sulla possibile riqualificazione di un’area di Barbisano, un tempo florido centro per la lavorazione del giunco ed oggi in stato di abbandono. Allora la professoressa Albiero propose a 70 studenti dell’università di realizzare uno studio su quell’area, pensando ad una possibile riqualificazione degli edifici in forte stato di degrado. Il progetto riscosse un grandissimo successo. Da lì nacque l’idea di realizzare lo studio di area vasta che prevede un lavoro di analisi e confronto della durata di due anni”.

Alla serata hanno partecipato anche diversi rappresentanti delle amministrazioni comunali interessate dal progetto di studio, come in particolare il Comune di Conegliano, città d’arte a forte vocazione vitivinicola, con l’assessore alla Cultura Stefano Dugone, il quale ha affermato: “il paesaggio diviene oggetto di tutela dinamica nelle sue manifestazioni di maggiore interesse e bellezza, ma anche bene collettivo ricco di risorse, identità e valori. Questo pensiero avvicina gli obiettivi di elevato interesse culturale, alle analisi sul territorio e alle proposte progettuali che i piani urbanistici stanno sviluppando, considerando in questo senso fondamentale orientare le politiche di area vasta affinché le finalità di valorizzazione del paesaggio, assieme alle architetture della produzione viti-vinicola che lo compongono, possano concretizzarsi in piani, progetti e forme di gestione efficaci.”

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