Olio made in Italy: via libera all’etichettatura | Agrinews.info

Olio made in Italy: via libera all’etichettatura

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Varato dalla Conferenza Stato–Regioni il decreto che disciplina in Italia l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dell’olio d’oliva. Il provvedimento amministrativo (di cui al Regolamento (CE) n. 182 della Commissione del 6 marzo 2009 che modifica il Regolamento (CE) n. 1019/2002)definisce l’applicazione di norme già in vigore dal 1° luglio scorso sull’intero territorio comunitario e giunge a pochi giorni dall’apertura ufficiale della campagna  olearia, mentre in quasi tutta Italia sono già in corso le operazioni di raccolta delle olive.

Il decreto definisce le modalità degli imballaggi, le norme sulla designazione dell’origine del prodotto e stabilisce che le indicazioni riportate sulle etichette debbano combaciare con i documenti di accompagnamento.

In etichetta non solo ”100% Made in Italy”, ”Italiano” o ”Prodotto italiano”, ma dovrà esserci anche la presenza del simbolo di una bandiera italiana o di una fascia tricolore per garantire che quell’olio d’oliva è davvero tutto italiano.

Il decreto non prevede periodi per lo smaltimento delle vecchie etichette che restano quelli fissati dal regolamento Ue: possono essere smaltite senza termini e fino a esaurimento (si stima occorrano fra uno e due anni), le etichette che, come dimostrato dal numero di lotto, sono state realizzate entro il 30 giugno 2009.

Il testo ribadisce che le indicazioni da riportare sono quelle già disposte dal regolamento Ue e cioè si potrà scrivere, a seconda dei casi, che l’olio vergine ed extravergine contenuto è frutto di una “Miscela di oli d oliva comunitari”, oppure di una “Miscela di oli d’oliva non comunitari” o infine di una “Miscela di oli d’oliva comunitari e non comunitari”. Le procedure di iscrizione sono state definite da Agea e Icq in un apposito allegato al decreto.

Un allegato copioso che definisce caratteristiche dei registri e le regole per la loro tenuta. I registri, compilati a mano o mediante sistemi informatici, devono essere vidimati dall’ufficio dell’Icq o all’ufficio regionale competente dove ha sede lo stabilimento di produzione o di deposito. Nei registri è prevista fra l’altro una descrizione dettagliata per ogni entrata o uscita di olio, indicando data e numero dell’operazione, il quantitativo, il nome del fornitore o del destinatario, l’indicazione dei recipienti di stoccaggio e quella del lotto dei prodotti preconfezionati. Sui registri vanno inoltre annotati i quantitativi relativi all’autoconsumo o ai trasferimenti presso i punti vendita aziendali. Oltre ai dati sulla produzione e ai quantitativi di olive impiegate, le movimentazioni interne e la produzione di miscele.

Novità anche per le imprese di condizionamento, e cioè chi confeziona e imbottiglia il prodotto: dovranno essere registrate in un apposito registro presso il servizio informativo agricolo nazionale (SIAN). Quelle già riconosciute in base al precedente regolamento 1019/02 confluiscono automaticamente. All’iscrizione saranno assoggettati anche i frantoi. Mentre saranno esclusi solo i confezionatori che imbottigliano olio realizzato con olive degli uliveti di proprietà.

Il decreto, dopo la registrazione da parte della Corte dei Conti, entrerà in vigore il giorno successivo a quello della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

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