Agrotecnici-Periti agrari: fine di una "guerra" quarantennale? | Agrinews.info

Agrotecnici-Periti agrari: fine di una “guerra” quarantennale?

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Si esprime il parere nel senso di confermare la legittimità della disposizione del bando che permette l’accesso all’esame di abilitazione per la professione di agrotecnico a coloro i quali siano in possesso del diploma di perito agrario, equipollente a quello di agrotecnico”.

Con queste parole, contenute nel parere n. 4335/2012 pubblicato lo scorso 8 novembre, il Consiglio di Stato ha messo definitivamente fine alla querelle sul valore giuridico dell’equipollenza dei titoli di studio ai fini della iscrizione negli Albi professionali.

Nel parere il Consiglio di Stato esamina puntualmente e approfonditamente la questione, accogliendo interamente la tesi degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati, giudicando invece erronee quelle del Consiglio nazionale dei periti agrari e dello stesso ministero dell’Istruzione.

La vicenda – che contrappone l’albo professionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati, da un lato, e, dall’altro, l’albo dei periti agrari insieme al ministero dell’Istruzione – dura da quarantatré anni, da quando l’articolo 3 della legge n. 754/1969 stabilì l’equipollenza fra i titoli di studio dell’istruzione professionale con quelli dell’istruzione tecnica.

La questione, che riguardava tutti i diplomi rilasciati dal sistema formativo italiano, prese consistenza particolare nel settore agrario, l’unico dove, a partire dal 1986, si confrontano due albi professionali similari: l’albo degli agrotecnici e quello dei periti agrari, alimentati da due distinti titoli di studio.

L’albo degli agrotecnici – poi diventato, nel 2001, anche “degli agrotecnici laureati”, con l’ingresso di sette diverse classi di titoli universitari – fin dall’inizio decise di aprire le sue porte anche ai soggetti in possesso di titoli di studio equipollente – come quelli utili per l’iscrizione nell’albo dei periti agrari -, in chiave di concorrenza e modernità, interpretando letteralmente il contenuto della legge n. 754/1969.

Insorse quindi l’albo dei periti agrari, il quale sostenne che l’equipollenza aveva effetti limitati ai soli pubblici concorsi e di certo non poteva consentire l’iscrizione in un Albo professionale richiedente  diverso specifico titolo di studio.

A queste considerazioni l’albo degli agrotecnici replicò affermando che una cosa è l’equipollenza fra i titoli di studio – che consente solo il diritto a sostenere le prove per accedere alla professione – e altra cosa è l’esercizio della professione, dove la specificità professionale si acquisisce esclusivamente svolgendo il tirocinio e superando l’esame di Stato abilitante, unico filtro di adeguatezza.

Il ministero dell’Istruzione e dell’Università per molti anni rimase neutrale nella vicenda poi, nel luglio 2009, si schierò dalla parte di chi sosteneva l’insussistenza dell’equipollenza ai fini dell’accesso agli esami abilitanti alla professione, invitando l’albo degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati a non consentire più a soggetti con titoli solo equipollenti l’inizio del tirocinio professionale.

Ma l’albo non solo respinse quell’invito al mittente, giudicandolo erroneo e contraddittorio, ma decise anche di sottoporre la questione all’esame dell’Antitrust la quale, il 16 settembre 2009, emise il parere n. AS614, affermando che la negazione a soggetti con titoli “equipollenti” della possibilità di accedere all’esame abilitante alla professione di agrotecnico e di agrotecnico laureato veniva a costituire una “ingiustificata restrizione della concorrenza”.

Il ministero dell’Istruzione e dell’Università decise di allora di richiedere (il 15 dicembre 2010) un parere al Consiglio di Stato che lo ha reso nell’adunanza del 20 giugno 2012, numerato il 24 ottobre e pubblicato ieri (n. 4335/2012).

O.O.

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