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I dati completi del 6° censimento agricolo dell’Istat

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La fotografia di un decennio complesso per il comparto agricolo italiano, segnato dalla crisi economica, dalla volatilità dei prezzi delle commodity agricole, dai mutamenti nella Pac e dalle nuove sfide legate alla sostenibilità ambientale. È quanto contengono i dati definitivi e completi relativi del 6° Censimento Generale dell’Agricoltura dell’Istat, che sostanzialmente confermano quanto anticipato ma con più articolazione.

Le aziende agricole e zootecniche attive sono diminuite (1.620.844, pari a -32% rispetto al 2000) ma la dimensione media è in aumento (7,9 ettari di Superficie Agricola Utilizzata – Sau – +44,2).

La riduzione della quantità riguarda soprattutto le piccole e medie imprese, mentre le più grandi sono aumentate in numero e Sau. Particolarmente rilevante la crescita della dimensione delle aziende nelle Isole (+79,8%) e nel Centro (+51,1%).

Il modello di gestione delle aziende agricole continua a essere largamente la conduzione diretta dell’azienda da parte del conduttore e dei suoi familiari (95,4%), sebbene esso mostri notevoli segnali di cambiamento. In particolare diventa più flessibile la struttura fondiaria grazie al maggior ricorso a forme di possesso dei terreni diversificate e orientate sempre più all’uso di superfici in affitto o gestite a titolo gratuito: Sau in affitto a +50,3% e in uso gratuito a +110,8%, raggiungendo il 38,1% del totale (contro il 23,2% del 2000). Crescono anche gli investimenti nel settore da parte di società di persone o di capitali e di cooperative (le aziende societarie aumentano del 48,2%).

La forza-lavoro ̀è diminuita del 50,9% e si è spostata verso la manodopera salariata (dal 14,3% al 24,2%). Circa il 99% delle aziende fa ricorso a manodopera familiare, che tende a specializzarsi e professionalizzarsi. I lavoratori stranieri (233mila unità) rappresentano il 24,8% della manodopera aziendale non familiare e il 6,4% di quella complessiva.

Cresce anche il numero delle donne a capo delle aziende: il 30,7%, con un picco al Sud (34,7%). Ancora bassa l’istruzione dei capi d’azienda: il 71,5% ha un livello pari o inferiore alla terza media, e solo il 6,2% è laureato.

Il censimento rivela anche la crescita d’attenzione per le tematiche ambientali. Sono 44.455 le aziende biologiche in Italia (il 2,7% del totale nazionale), in particolare nel Mezzogiorno, che ne ospita il 63% del totale nazionale.

21.573 aziende agricole, prevalentemente di grandi dimensioni, impiega fonti energetiche rinnovabili, soprattutto al Nord (il 62% del totale nazionale). La tipologia di impianto più diffuso è quella solare (80%). Significativo anche il contributo di aziende che producono specie vegetali a fini energetici e non alimentari (1.382 aziende, principalmente al Nord).

Un ultimo dato rilevante è la crescita nelle aziende, in particolare nel triennio 2008-2010, di attività importanti per la tutela del territorio contro il dissesto idrogeologico: 273.923 imprese (16,9% del totale nazionale con superficie) hanno contribuito alla manutenzione del suolo realizzando siepi, filari di alberi e muretti.

Tutti i dati del censimento, organizzati in 2 temi di primo livello (dati riferiti al centro aziendale e dati riferiti al comune di localizzazione dei terreni/allevamenti) e 10 sotto-temi di secondo livello, sono disponibili visitando il datawarehouse specificamente dedicato da Istat, e andranno ad arricchirsi ulteriormente durante il corso del 2012.

V.R.

 

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