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Il CNL difende l’istruzione agraria

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L’assemblea del CNEL-Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, organismo di rilevanza costituzionale, su sollecitazione del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati ha approvato un documento di “Osservazioni e proposte” relativamente all’istruzione agraria e forestale secondaria superiore, con il quale si chiede al Governo di intervenire per correggere alcuni effetti negativi prodotti dalla recente riforma della scuola, in ordine ai percorsi professionalizzanti dei tecnici agricoli.

La riforma, infatti, nel definire con maggiore chiarezza le competenze dello Stato e quelle delle Regioni in materia di istruzione, trasferito alla competenza regionale alcuni percorsi professionalizzanti che precedentemente venivano svolti negli Istituti Agrari (e che li collegavano alle realtà produttive dei diversi territori), i quali hanno così perso questa specifica connotazione operativa, senza che nulla sia intervenuto a sostituirla, facendo in tal modo perdere professionalità ai nuovi diplomati.

Il CNEL, verificato che la riforma dell’istruzione contiene in sé gli strumenti per correggere queste anomalie, ha perciò ritenuto di dovere intervenire, sollecitando il governo ad attivare dei percorsi professionalizzanti sostitutivi di quelli trasferiti alla competenza regionale; tecnicamente questi percorsi sono denominati “articolazioni didattiche opzionali”.

Il CNEL chiede al Ministro dell’Istruzione che ne siano attivate almeno una per ciascuna grande macroarea che caratterizza il sistema agro-alimentare italiano, e precisamente:

1 – le produzioni animali;
2 – la forestazione e la conservazione dell’ambiente;
3 – il verde urbano e la floricoltura;
4 – la trasformazione agro-alimentare;
5 – le produzioni orto-frutticole e viticole;
6 – l’agriturismo;
7 – il paesaggio agrario, per realizzare quella flessibilità curricolare che sola può legare la formazione alla poliedrica realtà dei territori e dei distretti produttivi.

L’importanza di avere tecnici intermedi preparati è fondamentale per il sistema imprenditoriale italiano, che vanta una filiera del legno di assoluto rilievo ed un settore agro-alimentare che è secondo solo a quello meccanico, sopravanzando anche il tessile. Un recente studio di Confindustria ha evidenziato come le imprese italiane non riescono già ora a trovare un adeguato numero di diplomati tecnici; nel 2010, anno peraltro interessato da una grave crisi occupazionale, le imprese italiane hanno comunque richiesto 214.000 profili tecnici, trovandone però solo 138.000, con un tasso di scopertura del 36%.

Nel 2011 Confindustria prevede che questo gap rimarrà inalterato, mettendo a rischio la capacità competitiva del nostro sistema industriale, dove peraltro la carenza di tecnici diplomati interessa in maniera rilevante il settore agro-alimentare.

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