La mafia in agricoltura fa affari per 50 miliardi l'anno | Agrinews.info

La mafia in agricoltura fa affari per 50 miliardi l’anno

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Le infiltrazioni mafiose nel settore agricolo producono un “reddito” pari a oltre 50 miliardi di euro l’anno, una cifra di poco inferiore a un terzo dell’economia illegale dell’intero Paese (fatturato stimato in 169,4 miliardi complessivi). Lo denuncia la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) nel rapporto “Criminalità in agricoltura, presentato nei giorni scorsi.

Un inquietante panorama da 240 reati al giorno, 8 all’ora, per oltre 350mila agricoltori (un terzo del totale) che hanno subito o subiscono gli effetti della criminalità organizzata. La casistica delle azioni è la più disparata: furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, racket, abigeato, estorsioni, il cosiddetto “pizzo”, discariche abusive, macellazioni clandestine, danneggiamento e incendi alle colture, aggressioni, truffe nei confronti dell’Ue, “caporalato”, abusivismo edilizio, saccheggio del patrimonio boschivo, agropirateria, controllo delle filiere agroalimentari, dalla produzione alla distribuzione.

Secondo il rapporto, la mafia si concentra sull’agricoltura perché è un terreno fertile nel quale si può sviluppare un “business” di dimensioni rilevanti, un delicato segmento produttivo che fornisce in maniera diretta al fabbisogno primario di milioni di persone per garantire loro la sopravvivenza, specie in tempi di crisi alimentare. Da qui l’interesse ad investire, riciclare e mantenere una schiera di “sudditi” per il lavoro di manovalanza. Attraverso le campagne è, infatti, possibile esercitare il controllo del territorio per utilizzarlo non solo come base per nascondigli, ma soprattutto come punto di partenza per ulteriori sviluppi imprenditoriali.

La ramificazione nel settore da parte dei clan avviene attraverso l’accaparramento dei terreni agricoli, l’intermediazione dei prodotti, il trasporto e lo stoccaggio fino all’acquisto e all’investimento in centri commerciali. Tutti i passaggi utili alla creazione del valore vengono presidiati. Naturalmente questa presenza capillare “strozza” il mercato, distrugge la concorrenza e instaura un monopolio oppure un oligopolio basato sulla paura e la coercizione.

Il rapporto passa poi in rassegna i dati riguardanti le specifiche azioni criminali, dalla scomparsa annuale di 150mila bovini al boom del furto di rame e della macellazione clandestina, fino ad arrivare alla parte finale della filiera, con l’aumento dell’agropirateria (nel 2011 14mila sequestri per 1,2 miliardi di euro di fatturato).

V.R.

 Scarica l’approfondimento “I numeri della criminalità”

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