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L’accordo sulla Pac divide enti e associazioni

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Il raggiunto accordo sulla nuova Politica agricola comune per l’Europa ha suscitato pareri generalmente positivi, sebbene ci siano alcune realtà che abbiano sollevato diversi dubbi. Vediamo come hanno reagito enti e istituzioni principali del mondo dell’agricoltura.

Per Coldiretti “l’accordo sulla riforma della Pac premierà chi vive e lavora di agricoltura escludendo per la prima volta in un a black list i soggetti che non hanno nulla a che fare con l’agricoltura e soprattutto prevedendo la possibilità per l’Italia di destinare risorse ai soli agricoltori attivi”. Si tratta di una misura che, per il Presidente Sergio Marini, “valorizza infatti il ruolo dei veri imprenditori agricoli stabilendo che possano beneficiare del sostegni solo gli agricoltori attivi e come richiesto da Coldiretti saranno gli Stati membri a definire gli aventi diritto”. Importanti, per Coldiretti, anche le misure sull’inverdimento, “sia riguardo alle modalità finanziarie che a quelle applicative. In particolare è stato ampliato il menù di misure escludendo le colture permanenti e quelle sommerse , come il riso, dalle aree di interesse ecologico che riguarderanno le aziende con più di 15 ettari a seminativi. Sono quindi salvi, come richiesto da Coldiretti, oltre al riso, tutti i frutteti, i vigneti, gli uliveti”.

Positivo con qualche dubbio il parere di Agrinsieme, il coordinamento Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari, che a sua volta comprende Fedagri-Confcooperative, Legacoop agroalimentare e Agci-Agrital. “Sono stati migliorati tantissimi aspetti – dichiara il coordinatore Giuseppe Politi – di una riforma nata male e che nel disegno dell’Esecutivo comunitario risultava fortemente penalizzante per le nostre imprese”. Politi ricorda anche che “la complessità della materia impone un approfondimento su alcuni temi chiave, in particolare per quanto riguarda i diritti di impianto vitivinicoli, le misure di mercato e lo sviluppo rurale, mentre su tutto pesa l’incertezza del budget per l’agricoltura europea non ancora definito vista l’impasse del negoziato sulle prospettive finanziarie pluriennali 2014-2020”.

Anche Confai, Confederazione agromeccanici e agricoltori italiani, pur riconoscendo l’importanza dell’accordo “rileva che, seppur migliorata rispetto all’impianto iniziale, la Politica agricola comune che ci accompagnerà fino al 2020 sarà applicata con un anno di ritardo e, ad oggi, senza una definizione chiara del budget”.

Significativo la soddisfazione del Consorzio del Prosciutto di Parma: “si tratta di un traguardo importantissimo che ci permetterà di tutelare ulteriormente la nostra produzione – ha dichiarato Paolo Tanara, presidente del Consorzio. “Il Prosciutto di Parma rappresenta un importante comparto del settore agroalimentare italiano con un giro d’affari complessivo di 1,5 miliardi di Euro, 150 aziende produttrici, 4.500 allevamenti e oltre 30.000 addetti che lavorano in tutta la filiera produttiva. Per noi quindi avere la possibilità di gestire i volumi produttivi vuol dire disporre di uno strumento di sostegno per prevenire situazioni di crisi del mercato e un prerequisito fondamentale per assicurare uno sviluppo equilibrato del mercato stesso”.

Oltre alle voci di apprezzamento, da altre fonti sono arrivati anche commenti più critici. “La nuova Pac non ha centrato gli obiettivi che si era data, volti a orientare l’agricoltura europea in maniera più verde e più equa”, ha dichiarato Slow Food. “Tanto più sono state disattese le speranze della società civile, che aveva chiesto soldi pubblici per beni pubblici, cioè che le risorse comuni fossero destinate a obiettivi e beni comuni”. Slow Food giudica con freddezza gli accordi che lasciano troppa discrezionalità agli Stati membri su questioni fondamentali, come il supporto ai piccoli agricoltori, il tetto massimo e la riduzione dei pagamenti più ingenti in favore di chi riceve meno (l’80% degli agricoltori europei), lo spostamento di risorse dal pilastro riservato allo sviluppo rurale in favore di quello, già preponderante, legato ai pagamenti diretti. Viene contestato anche l’approccio al cosiddetto “greening”, le misure ecologiche da realizzare per ricevere il 30% dei pagamenti diretti. “È una misura di principio importante, ma che nei suoi regolamenti attuativi rischia di esentare il 60% delle terre coltivate in Europa”, spiega l’associazione.

Molto critico in generale il commento delle 14 Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica Aiab, Associazione per l’agricoltura biodinamica, Fai, Federbio – Upbio, Firab, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Slow Food, Touring Club Italiano, Pro Natura, Società Italiana Ecologia del Paesaggio, Wwf, per le quali la Riforma della Pac è “una falsa riforma che non avrà sostanziali ricadute positive sulla tutela dell’ambiente, sulla salute dei cittadini, sulla competitività e l’innovazione delle imprese agricole italiane ed europee”.

Vengono confermati “i sussidi all’agricoltura industriale ed i vecchi privilegi senza introdurre vere innovazioni per una maggiore competitività e sostenibilità ambientale ed economica delle nostre imprese agricole”, ha detto la portavoce del Tavolo Maria Grazia Mammuccini, illustrando i molti motivi per cui la riforma non avrà nella quotidiana gestione delle pratiche agricole delle effettive ricadute positive per la tutela della biodiversità, il contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile dell’acqua, il sostegno all’agricoltura biologica e multifunzionale.

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