Rinnovabili nelle aziende agricole: come si tassa l’energia prodotta? | Agrinews.info

Rinnovabili nelle aziende agricole: come si tassa l’energia prodotta?

L’ Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti sulla tassazione del reddito per le società agricole che producono energia elettrica da fonti rinnovabili

energia rinnovabile e società agricola
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Con la risoluzione n. 98/E del 27 ottobre 2016 (scarica gratis il testo), l’Agenzia delle entrate ha fornito chiarimenti in merito all’esercizio dell’opzione per la tassazione su base catastale da parte di società agricole che producono energia fotovoltaica.

Il caso è quello di una società agricola che nell’ambito della propria attività gestisce un impianto fotovoltaico producendo energia elettrica. Tale attività, fino al 2015, generava un volume d’affari superiore a quello proveniente da quella agricola; pertanto, la stessa società non la considerava “connessa” sulla base dei parametri individuati dal Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali.

Ebbene, a decorrere dal 2016, la società istante ha affermato che il volume d’affari derivante dalla produzione di energia risulterà inferiore rispetto a quello dell’attività agricola principale e, pertanto, ricorrerà il requisito di cui sub b).

Conseguentemente, la società istante ha chiesto di sapere se, ai fini dell’esercizio dell’opzione per la tassazione del reddito su base catastale, si possa considerare tale produzione di energia elettrica un’attività agricola connessa fin dall’inizio del periodo d’imposta, ovverosia fin dal 1° gennaio 2016.

L’Agenzia delle Entrate ha espresso parere favorevole alla soluzione proposta dalla società istante.

In primo luogo, l’Agenzia ha richiamato la disposizione normativa di cui all’art. 1, comma 423, della Legge n. 266/2005 e conseguentemente ha confermato che la produzione di energia fotovoltaica da parte di imprenditori agricoli è considerata attività agricola “connessa”.

In secondo luogo, ai fini dell’esercizio del diritto di opzione per l’imposizione dei redditi applicando le tariffe di reddito agrario, l’Agenzia ha verificato che la società istante si qualifichi quale società agricola, in quanto giuridicamente, dal 1° gennaio 2016, esercizio per il quale si intende optare, la società istante possiede nella propria denominazione sociale l’indicazione di “società agricola”. Inoltre, dal 1° gennaio 2016 la società istante svolge un’attività agricola, e ciò – precisa l’Agenzia – “indipendentemente dai limiti entro i quali tale attività è ritenuta agricola ai fini fiscali e dalle modalità di determinazione del reddito da utilizzare”.

Da quanto sopra consegue che, ai fini dell’esercizio dell’opzione per l’imposizione dei redditi applicando le tariffe di reddito agrario, i requisiti di “connessione” stabiliti dal Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali possono essere conseguiti anche nel corso del periodo d’imposta.

Al contrario, i requisiti di qualificazione “oggettivo” e “soggettivo” della società quale società agricola devono sussistere sin dal 1° gennaio.

Di conseguenza, nel caso esaminato la società istante potrà assoggettare a tassazione catastale il reddito derivante dall’attività agricola, incluso quello relativo alla produzione di energia fotovoltaica, nel limite di 260 mila kWh annui e determinare il reddito forfetariamente, applicando il coefficiente del 25%, per la produzione di energia fotovoltaica eccedente il predetto limite. Ciò, nel presupposto che il volume d’affari proveniente dallo svolgimento dell’attività agricola principale risulti superiore a quello derivante dalla produzione di energia fotovoltaica eccedente i suddetti limiti (c.d. requisiti di connessione).

In conclusione, ai fini dell’opzione per stabilire se una società è agricola, occorre verificare che:

  • dal 1° gennaio dell’esercizio per il quale si intende optare, abbia nella ragione o denominazione sociale l’indicazione di “società agricola”; e
  • svolga un’attività agricola, indipendentemente dai limiti entro i quali tali attività sono ritenute agricole ai fini fiscali e dalle modalità di determinazione del reddito da utilizzare.

È evidente che la fase congiunturale di debolezza del prezzo del petrolio, che trascina con sé verso il basso il prezzo dell’energia, rende più probabile che, in presenza di un’attività agricola “tradizionale” significativa, siano rispettati i requisiti di connessione. Sotto questo profilo, la scelta legislativa di escludere dal computo gli incentivi in conto esercizio, eventualmente (e frequentemente) spettanti, svolge un ruolo decisivo.

Entrando più nei dettagli applicativi, la risoluzione in commento è in qualche misura un’occasione persa per ulteriormente contestualizzare l’agevolazione, considerato l’effetto devastante di un eventuale disconoscimento a posteriori del regime agevolativo, in particolare per le società agricole a responsabilità limitata per le quali il mancato rispetto dei limiti quantitativi fa venir meno il requisito dell’esercizio esclusivo di attività agricola e, conseguentemente, comporta la determinazione di tutto il reddito di impresa (non solo i proventi della vendita dell’energia, ma anche gli incentivi e l’attività agricola vera e propria) secondo l’ordinaria contrapposizione costi-ricavi.

A ben vedere, la norma non prevede alcun rapporto ad anno di tali limiti oggettivi; sarebbe stato quindi auspicabile che il quesito avesse indotto l’Agenzia a pronunciarsi anche sull’irrilevanza di una eventuale differenza di parametri temporali (ad esempio, nel caso in cui l’attività agricola tradizionale sia esercitata per l’intero periodo di imposta, a fronte di un’attività di produzione di energia solo per parte di esso). In questo senso è un’occasione persa; ciò che resta è il senso di una norma che mantiene intatta la sua valenza agevolativa, riflesso del merito riconosciuto non solo dal legislatore, ma anche dalla prassi dell’Agenzia delle entrate, al settore primario anche quando l’esercizio di attività di impresa (seppur agricola) è fuor di discussione.

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