Pesca: divieto di commercializzazione di specie sotto la taglia minima | Agrinews.info

Pesca: divieto di commercializzazione di specie sotto la taglia minima

Confermata dalla Cassazione la responsabilità di chi detiene, sbarca, trasborda, trasporta e commercializza esemplari di specie ittiche di taglia inferiore alla taglia minima consentita o specie di cui sia vietata la cattura in qualunque stadio di crescita

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di Raffaele Guariniello

Nel caso esaminato, il legale rappresentante di un supermercato è stato condannato per avere detenuto per la vendita sei confezioni di octopus vulgaris, cioè di polpo comune, ciascuna contenente tre esemplari di cefalopode di peso inferiore al minimo previsto.

Nella sua difesa deduceva che, essendo egli rivenditore al minuto, il suo obbligo di diligenza era soddisfatto attraverso l’esame delle confezioni di pesce da lui messe in vendita, sulle quali si indicava il peso di 500 gr e pertanto eventuale illecito sarebbe stato da ascrivere al produttore e non al rivenditore.

La Sez. III della Corte di Cassazione (Cassazione penale sez. III, 25 novembre 2014, n. 48969, Presidente Teresi – Estensore Gentili – P.M. (Diff.) Spinaci – non è d’accordo: “L’art. 15, comma 1, lett. c), legge n. 963/1965 prescrive il divieto, fra l’altro, di commerciare il novellame di qualunque specie vivente marina; la trasgressione di tale divieto è, a sua volta, sanzionata dal successivo art. 24 della medesima legge tramite la comminatoria della pena da un mese ad un anno di arresto o con l’ammenda da euro 516 ad euro 3098. La nozione di novellame, per quanto concerne il polpo comune, è desumibile dalla normativa comunitaria, la quale, col regolamento n. 41 del 2007, vieta la pesca a fini commerciali, allo scopo di evitare l’impoverimento dei mari e delle sue specie viventi, del polpo che abbia, una volta eviscerato, un peso inferiore a 450 grammi.

Tanto premesso, considerato che tra i soggetti responsabili del reato di commercializzazione di novellame rientra anche il direttore della filiale di supermercato che detenga e commercializzi il pescato sotto misura, non può valere come elemento atto ad escludere la consapevolezza in capo all’imputato della incommerciabilità delle confezioni rinvenute nel suo supermercato e contenenti i cefalopodi in questione, il fatto che dette confezioni, avendo ciascuna il peso di 500 gr, potevano far legittimamente ritenere la idoneità alla vendita della merce in essi contenuta. Ad escludere siffatta impostazione è infatti la circostanza, pacifica, che ogni confezione conteneva tre esemplari di polpo, per cui era evidente la loro incommerciabilità, avendo ciascuno di essi o, in linea teorica, certamente almeno due di essi, dimensioni inferiori a quelle minime previste dalla legge”.

Successivamente anche il D.Lgs. 9 gennaio 2012, n. 4, che ha abrogato la Legge n. 963/1965, ha sul punto confermato la responsabilità di coloro che detengono, sbarcano, trasbordano, trasportano e commercializzano esemplari di specie ittiche di taglia inferiore alla taglia minima consentita o specie di cui sia vietata la cattura in qualunque stadio di crescita.

L’articolo è tratto rielaborato da R. Guariniello, Codice della sicurezza degli alimenti commentato con la giurisprudenza, Wolters Kluwer, 2015. Per acquistare il volume, visita il link di seguito.

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