Tossinfezioni alimentari in un asilo: chi è responsabile? | Agrinews.info

Tossinfezioni alimentari in un asilo: chi è responsabile?

Una sentenza conferma la responsabilità dei vertici aziendali per la distribuzione di alimenti nocivi

salmonellosi
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Capita sempre più spesso di leggere nelle cronache locali vincende di bambini che hanno contratto una infezione gastro interinale mangiando alle mense di asili o delle scuole materne. In termini legali, chi è da ritenere responsabile di questi fatti e a cosa va incontro?

Nel volume “Codice di Sicurezza Alimentare” (Wolters Kluwer, 2015), Raffaele Guariniello parte da un esempio: Dopo esposti e segnalazione da parte di genitori di bambini che frequentavano asili, scuole materne ed elementari di tre comuni perché avevano contratto un’infezione da salmonelle, ASL e NAS hanno eseguito verifiche in un centro cotture che forniva le mense di suddetti istituti. Durante i controlli igienico-sanitari erano rinvenuti escrementi di roditori vicino alle celle frigorifere destinate alla conservazione degli alimenti e carcasse d’insetti e ancora escrementi di roditori nei depositi per i piatti e bicchieri rilevando gravi carenze igieniche in questo tipo di ambienti. Si è poi verificato che si trattava della salmonella enterìdis del medesimo ceppo e, perciò, riconducibile e da attribuire con certezza a un’unica fonte di somministrazione alimentare comune a tutti i bambini.

I vertici dell’azienda, ossia il presidente del consiglio di amministrazione e il consigliere all’amministrazione, e, inoltre, il consigliere delegato alla sicurezza e igiene di prodotti alimentari e il responsabile del piano HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points, ossia Analisi dei Pericoli e dei Punti Critici di Controllo) furono condannati alla pena di due mesi di reclusione e 600,00 € di multa ciascuno per il reato di commercio colposo di sostanze alimentari nocive (artt. 444 e 452, Codice Penale), nonché alla pena di un mese di reclusione ciascuno per il reato di lesioni personali colpose (art. 590, Codice Penale).

Il presidente del consiglio di amministrazione e il consigliere delegato all’amministrazione dell’azienda hanno fatto presente che non potevano essere tenuti responsabili del fatto, poiché nell’azienda la vigilanza sul corretto funzionamento era delegata al delegato alla sicurezza e igiene dei prodotti e al responsabile del piano HACCP  e, pertanto,  essi non erano nella “posizione sul fronte del pericolo”.

Ma dalle esperienze giudiziarie degli ultimi anni è emersa l’esigenza di individuare gli effettivi soggetti penalmente responsabili in caso di violazioni alimentari. E, pertanto, al vertice dell’impresa si colloca il soggetto provvisto dei massimi poteri decisionali e di spesa e titolare di tutti gli obblighi di tutela della salute e, pur di fronte a una delega corretta ed efficace, i vertici dell’impresa dovrebbero essere ritenuti responsabili di fronte a frodi o attentati alla salute che attengano a scelte di carattere generale di politica aziendale.

Infatti,  con la sentenza n. 3457 del 26 gennaio 2015 la Corte di Cassazione penale ha confermato la responsabilità civile (per intervenuta prescrizione dei reati) anche dei vertici aziendali “dato che non può essere esclusa per quanto riguarda malfunzionamenti conseguenti a difetti strutturali o a deficienze inerenti all’ordinario buon funzionamento della struttura aziendale tra le quali va inquadrato le lesioni derivanti la distribuzione di alimenti nocivi da parte di un impresa incaricata della ristorazione presso asili e scuole”.

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