Un’azienda agricola italiana paga 7200 euro all’anno per la burocrazia | Agrinews.info

Un’azienda agricola italiana paga 7200 euro all’anno per la burocrazia

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La burocrazia con i suoi ritardi e disservizi è ormai un fardello che ogni azienda deve portare con sé. Alti i costi in termini economici: due euro ogni ora di lavoro, 20 euro al giorno, 600 euro al mese, 7200 euro l’anno. E non solo: occorrono otto giorni al mese per il disbrigo dei documenti richiesti dalla Pubblica amministrazione centrale e locale. In pratica, cento giorni l’anno.

Questo è quello che un’azienda agricola italiana deve affrontare. Un compito che difficilmente l’imprenditore può assolvere da solo e, quindi, nel 58 per cento dei casi è costretto ad assumere una persona che svolge tale attività e per il restante 42 per cento si rivolge ad un professionista esterno, con costi facilmente immaginabili.

Questi sono i dati emersi  a Bruxelles nel corso della Conferenza, promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori, sulla semplificazione della Politica agricola comune (Pac), a quanto pare la burocrazia si mangia in media ogni mese uno stipendio. E questo nonostante negli ultimi anni ci siano state delle semplificazioni a livello amministrativo, unitamente all’avvento di Internet e della digitalizzazione.

Una situazione, quindi, allarmante che crea insormontabili problemi all’imprenditore. Sta di fatto che proprio nel settore agricolo si riscontrano palesi difficoltà per le aziende. Basti pensare che, secondo un sondaggio della Cia tra gli agricoltori, la “malaburocrazia”, subito dopo i costi produttivi e contributivi, è l’incubo maggiore (ha risposto in questo senso il 64 per cento degli intervistati).

 Secondo la Cia il 6 per cento degli imprenditori agricoli chiede una semplificazione amministrativa in quanto la ritiene fattore indispensabile per lo sviluppo. Sta di fatto che, proprio a causa di questa “zavorra”, il 34,3 per cento delle aziende agricole del nostro Paese ha rinunciato, nel 2008, ad assumere nuovo personale, il 25,5 per cento ha messo da parte progetti di ammodernamento, innovazione e ricerca, il 21,5 per cento non ha compiuto alcun tipo di investimento, il 18,7 per cento è stato costretto a ridurre le coltivazioni. Per le imprese, comunque, l’ammontare delle spese burocratiche è da addebitare per il 46 per cento a costi esterni e al restante 54 per cento a costi interni all’azienda. Oltre al costo economico, l’aspetto che più denunciano le imprese è costituito dalle lungaggini e dai tempi “scandalosi” richiesti per una semplice pratica di carattere amministrativo, per la quale sarebbero sufficienti solo poche ore, se non minuti.

 Ma le più grandi difficoltà le incontrano soprattutto i giovani imprenditori agricoli. Basta rilevare che per avviare un’azienda in Italia costa 18 volte in più rispetto alla media europea.  E poi bisogna espletare più di venti pratiche, aspettare mediamente circa 300 giorni (negli Stati Uniti ne bastano 60) e spendere il triplo rispetto ad un paese come la Spagna. Per pagare imposte e contributi, divisi in più di venti diversi versamenti nel corso dell’anno, il titolare di un’impresa agricola italiana perde complessivamente 360 ore, contro le 203 della media europea. Da rilevare ancora che l’impatto per gli adempimenti amministrativi è oscillato in media, nel 2008, tra il 22 e il 28 per cento sui costi sostenute dalle imprese agricole. Eppure basterebbero poche misure per garantire un effettivo risparmio economico.

Snellimento delle procedure, semplificazione amministrativa e la riduzione degli oneri burocratici rappresentano un’esigenza fondamentale per una società che deve crescere. Gli orientamenti dell’Europa vanno tutti in questa direzione, mentre l’Italia, purtroppo, è ancora di gran lunga indietro su tale particolare versante.

 Alla luce di tutto ciò, alla Conferenza di Bruxelles, la Cia ha elencato le sue priorità per la semplificazione: domanda unica per l’accesso ai benefici della Pac; il fascicolo aziendale digitale e l’unificazione dei registri gestionali; dichiarazione unica per l’accesso alle prestazioni sociali; lo sportello unico per le attività produttive e la sussidiarietà; le procedure in materia di lavoro; la legislazione sulla sicurezza alimentare; la razionalizzazione dei controlli; semplificazioni amministrative in materia ambientale.

I principali punti di criticità dell’attuale gestione burocratico-amministrativa sono, secondo la Cia, l'”ipertrofia normativa”, talvolta non giustificata o sproporzionata rispetto agli obiettivi dichiarati di politica agraria; la moltiplicazione delle date di intervento e conseguente duplicazione degli iter istruttori, anche per informazioni congruenti o correlate, con un incremento ingiustificato di costi sia per i produttori che per la pubblica amministrazione; la duplicazione degli iter istruttori comportano, inoltre, un incremento del rischio di errore amministrativo sia da parte del produttore che dell’amministrazione, con ulteriori perdite di tempo e di fiducia nel rapporto imprese-pubblica amministrazione.

 La “malaburocrazia” comporta, infine, il forte rischio di un utilizzo delle risorse comunitarie molto inferiore a quanto potenzialmente disponibile per l’agricoltura italiana. Per la Cia, pertanto, è assolutamente necessario non derogare dall’indicazione della domanda unica modulare e flessibile, che raccoglie con una sola data di presentazione tutte le richieste e le dichiarazioni dell’imprenditore. Per quando possibile la domanda deve essere semplificata e pluriennale con semplice conferma annuale, valorizzando appieno il fascicolo aziendale.

Accogliere tali proposte  comporterebbe, soprattutto una riduzione mediamente del 30 per cento (per alcune aziende anche molto di più) dei tempi impiegati dai produttori nella predisposizione delle diverse domande Pac. Altri importanti benefici riguardano una riduzione significativa dei costi di sistema da parte della pubblica amministrazione; un migliore utilizzo delle risorse comunitarie; una riduzione di vincoli alla libera iniziativa imprenditoriale; un miglioramento del clima relazionale tra imprese, pubblica amministrazione e decisori politici.

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