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Filiera ovi-caprino: l'analisi di Ismea

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I risultati dello studio sono stati presentati a dicembre a Nuoro, in occasione dell’Assemblea sul settore organizzata dalla Cia.

Dal 2003 al 2007 sono oltre 3.200 le aziende con ovini che hanno chiuso i battenti in Italia, circa il 4% dei 78.591 allevamenti che operavano sul territorio nazionale nel 2003. Una contrazione strutturale imputabile essenzialmente alla realtà produttiva sarda, che detiene il maggior numero di aziende (il 17%) e concentra da sola il 42% del patrimonio ovino e che deriva da una progressiva erosione dei margini di redditività del comparto. 

A calare è stata anche la consistenza del bestiame di razza ovina.

Il valore della produzione a prezzi di base del settore ovi-caprino è diminuito dal 2001 al 2009 del 3%, riducendo dal 5,7% al 5,2% il suo peso rispetto al totale del comparto zootecnico e dall’1,8% all’1,7% l’incidenza sul totale agricoltura. A calare: latte, carne, la produzione di Pecorino romano Dop arrivata a registrare una contrazione del 24%, dando una stangata a un circuito produttivo numericamente importante.

A gravare sui bilanci degli allevamenti sono state prevalentemente le spese per l’approvvigionamento energetico (+29% nel periodo in esame), quelle relative ai salari (+29%) e ai mangimi (+14%).

Dati che delineano una tendenza del mercato cedente, dovuta in gran parte alla grave crisi della realtà produttiva sarda. Una situazione aggravatasi nel 2004, in un settore che ha dovuto far fronte a crisi di redditività ed elevate difficoltà nel mercato di esportazione.

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