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DECRETO LEGISLATIVO 18 settembre 2006, n.274

DECRETO LEGISLATIVO 18 settembre 2006, n.274 - Attuazione della direttiva 2003/85/CE relativa a misure comunitarie di lotta contro l'afta epizootica. (GU n. 258 del 6-11-2006- Suppl. Ordinario n.210)

DECRETO LEGISLATIVO 18 settembre 2006, n.274

Attuazione della direttiva 2003/85/CE relativa a misure comunitarie
di lotta contro l’afta epizootica.

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l’articolo 117 della Costituzione, come modificato dalla
legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante modifiche al
titolo V della parte seconda della Costituzione;
Vista la legge 18 aprile 2005, n. 62, ed in particolare
l’articolo 1, commi 1 e 3, e l’allegato B;
Vista la direttiva 2003/85/CE del Consiglio, del 29 settembre 2003,
relativa a misure comunitarie di lotta contro l’afta epizootica, che
abroga la direttiva 85/511/CE e le decisioni 89/531/CEE e 91/665/CEE
e recante modifica della direttiva 92/46/CEE;
Visto il testo unico delle leggi sanitarie, approvato con regio
decreto 27 luglio 1938, n. 1265;
Visto il regolamento di polizia veterinaria, approvato con decreto
del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320;
Vista la legge 23 dicembre 1978, n. 833;
Vista la legge 2 giugno 1988, n. 218;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 1° marzo 1992, n.
229;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1996, n.
317, e successive modificazioni;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 17 febbraio 2006;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
Considerato che le competenti Commissioni permanenti della Camera
dei deputati e del Senato della Repubblica non hanno espresso il
parere nel termine previsto dall’articolo 1, comma 3, della legge
18 aprile 2005, n. 62;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 28 luglio 2006;
Sulla proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro
della salute, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della
giustizia, dell’economia e delle finanze, delle politiche agricole e
forestali e per gli affari regionali e le autonomie locali;
E m a n a
il seguente decreto legislativo:
Art. 1.
Oggetto e campo d’applicazione
1. Il presente decreto stabilisce:
a) le misure minime di lotta da applicare in caso di insorgenza
dell’afta epizootica, a prescindere dal tipo di virus;
b) talune misure preventive destinate a migliorare le conoscenze
e la preparazione delle autorita’ competenti e degli allevatori in
materia di afta epizootica.
2. Il Ministero della salute, anche su richiesta del Centro
nazionale di lotta di cui all’articolo 69, puo’ disporre misure piu’
restrittive rispetto a quelle del presente decreto mediante
l’adozione di decreti di natura non regolamentare e, nei casi di
emergenza, di ordinanze contingibili e urgenti, che costituiscono
misure strumentali di profilassi internazionale, inderogabili dalle
regioni, province autonome e dagli altri enti territoriali, tenuti a
conformarvisi.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica
28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE).
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
– L’art. 117 della Costituzione, come modificato dalla
legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, cosi’ recita:
«Art. 117. – La potesta’ legislativa e’ esercitata
dallo Stato e dalle regioni nel rispetto della
Costituzione, nonche’ dei vincoli derivanti
dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi
internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti
materie:
a) politica estera e rapporti internazionali dello
Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non
appartenenti all’Unione europea;
b) immigrazione;
c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato;
armi, munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari;
tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema
tributario e contabile dello Stato; perequazione delle
risorse finanziarie;
f) organi dello Stato e relative leggi elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della
polizia amministrativa locale;
i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m) determinazione dei livelli essenziali delle
prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
n) norme generali sull’istruzione;
o) previdenza sociale;
p) legislazione elettorale, organi di governo e
funzioni fondamentali di comuni, province e citta’
metropolitane;
q) dogane, protezione dei confini nazionali e
profilassi internazionale;
r) pesi, misure e determinazione del tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere
dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni
culturali.
Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea
delle regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle regioni la potesta’ legislativa in
riferimento ad ogni materia non espressamente riservata
alla legislazione dello Stato.
Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potesta’ regolamentare spetta allo Stato nelle
materie di legislazione esclusiva, salva delega alle
regioni. La potesta’ regolamentare spetta alle regioni in
ogni altra materia. I comuni, le province e le citta’
metropolitane hanno potesta’ regolamentare in ordine alla
disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle
funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che
impedisce la piena parita’ degli uomini e delle donne nella
vita sociale, culturale ed economica e promuovono la
parita’ di accesso tra donne e uomini alle cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della regione con
altre regioni per il migliore esercizio delle proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la regione puo’
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni ad altro Stato, nei casi e con le forme
disciplinati da leggi dello Stato.».
– Si riporta il testo dell’art. 1, commi 1 e 3, e
l’allegato B della legge 18 aprile 2005, n. 62, recante
«Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti
dall’appartenenza dell’Italia alle Comunita’ europee. Legge
comunitaria 2004.
«Art. 1. (Delega al Governo per l’attuazione di
direttive comunitarie). – Il Governo e’ delegato ad
adottare, entro il termine di diciotto mesi alla data di
entrata in vigore della presente legge, i decreti gislativi
recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle
direttive comprese negli elenchi di cui agli allegati A e
B.
2. (Omissis).
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive comprese nell’elenco di cui
all’allegato B, nonche’, qualora sia previsto il ricorso a
sanzioni penali, quelli relativi all’attuazione delle
direttive elencate nell’allegato A, sono trasmessi, dopo
l’acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge,
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica
perche’ su di essi sia espresso il parere dei competenti
organi parlamentari. Decorsi quaranta giorni dalla data di
trasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza del
parere. Qualora il termine per l’espressione del parere
parlamentare di cui al presente comma, ovvero i diversi
termini previsti dai commi 4 e 8, scadano nei trenta giorni
che precedono la scadenza dei termini previsti ai commi 1 o
5 o successivamente, questi ultimi sono prorogati di’
novanta giorni.».
«Allegato B
(Articolo 1, commi 1 e 3)
2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di
determinati piani e programmi sull’ambiente.
2001/84/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
27 settembre 2001, relativa al diritto dell’autore di
un’opera d’arte sulle successive vendite dell’originale.
2002/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 marzo 2002, che istituisce un quadro generale
relativo all’informazione e alla consultazione del
lavoratori.
2002/15/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 marzo 2002, concernente l’organizzazione
dell’orario di lavoro delle persone che effettuano
operazioni mobili di autotrasporto.
2003/10/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
6 febbraio 2003, sulle prescrizioni minime di sicurezza e
di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi
derivanti dagli agenti fisici (rumore) (diciassettesima
direttiva particolare ai sensi dell’art. 16, paragrafo 1,
della direttiva 89/391/CEE).
2003/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
27 marzo 2003, che modifica la direttiva 83/477/CEE del
Consiglio sulla protezione del lavoratori contro i rischi
connessi con un’esposizione all’amianto durante il lavoro.
2003/20/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’8 aprile 2003, che modifica la direttiva 91/671/CEE
del Consiglio per il ravvicinamento delle legislazioni
degli Stati membri relative all’uso obbligatorio delle
cinture di sicurezza sugli autoveicoli di peso inferiore a
3,5 tonnellate.
2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
26 maggio 2003, che prevede la partecipazione del pubblico
nell’elaborazione di taluni piani e programmi in materia
ambientale e modifica le direttive del Consiglio 85/337/CEE
e 96/61/CE relativamente alla partecipazione del pubblico e
all’accesso alla giustizia.
2003/41/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
3 giugno 2003, relativa alle attivita’ e alla supervisione
degli enti pensionistici aziendali o professionali.
2003/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
13 giugno 2003, relativa alla segnalazione di taluni eventi
nel settore dell’aviazione civile.
2003/51/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
18 giugno 2003, che modifica le direttive 78/660/CEE,
83/349/CEE, 86/635/CEE e 91/674/CEE relative ai conti
annuali e ai conti consolidati di taluni tipi di societa’,
delle banche e altri istituti finanziari e delle imprese di
assicu-razione.
2003/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
26 giugno 2003, relativa a norme comuni per il mercato
interno dell’energia elettrica e che abroga la direttiva
96/92/CE.
2003/55/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
26 giugno 2003, relativa a norme comuni per il mercato
interno del gas naturale e che abroga la direttiva
98/30/CE.
2003/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
15 luglio 2003, che modifica la direttiva 68/151/CEE del
Consiglio per quanto riguarda i requisiti di pubblicita’ di
taluni tipi di societa’.
2003/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
15 luglio 2003, sulla qualificazione iniziale e formazione
periodica dei conducenti di taluni veicoli stradali adibiti
al trasporto di merci o passeggeri, che modifica il
regolamento (CEE) n. 3820/85 del Consiglio e la direttiva
91/439/CEE del Consiglio e che abroga la direttiva
76/914/CEE del Consiglio.
2003/72/CE del Consiglio, del 22 luglio 2003, che
completa lo statuto della societa’ cooperativa europea per
quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori.
2003/74/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
22 settembre 2003, che modifica la direttiva 96/22/CE del
Consiglio concernente il divieto di utilizzazione di talune
sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze
ß-agoniste nelle produzioni animali.
2003/85/CE del Consiglio, del 29 settembre 2003,
relativa a misure comunitarie di lotta contro l’afta
epizootica, che abroga la direttiva 85/511/CEE e le
decisioni 89/531/CEE e 91/665/CEE e recante modifica della
direttiva 92/46/CEE.
2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003,
relativa al diritto al ricongiungimento familiare.
2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
13 ottobre 2003, che istituisce un sistema per lo scambio
di quote di emissioni dei gas a effetto serra nella
Comunita’ e che modifica la direttiva 96/61/CE del
Consiglio
2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
4 novembre 2003, concernente taluni aspetti
dell’organizzazione dell’orario di lavoro.
2003/89/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
10 novembre 2003, che modifica la direttiva 2000/13/CE per
quanto riguarda l’indicazione degli ingredienti contenuti
nei prodotti alimentari.
2003/92/CE del Consiglio, del 7 ottobre 2003, che
modifica la direttiva 77/388/CEE relativamente alle norme
sul luogo di cessione di gas e di energia elettrica.
2003/96/CE del Consiglio, del 27 ottobre 2003, che
ristruttura il quadro comunitario per la tassazione dei
prodotti energetici e dell’elettricita’.
2003/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
17 novembre 2003, sulle misure di sorveglianza delle
zoonosi e degli agenti zoonotici, recante modifica della
decisione 90/424/CEE del Consiglio e che abroga la
direttiva 92/117/CEE del Consiglio.
2003/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
16 dicembre 2003, che modifica la direttiva 96/82/CE del
Consiglio sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti
connessi con determinate sostanze pericolose.
2003/109/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003,
relativa allo status dei cittadini dei paesi terzi che
siano soggiornanti di lungo periodo.
2003/110/CE del Consiglio, del 25 novembre 2003,
relativa all’assistenza durante il transito nell’ambito di
provvedimenti di espulsione per via aerea.
2004/8/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 febbraio 2004, sulla promozione della cogenerazione
basata su una domanda di calore utile nel mercato interno
dell’energia e che modifica la direttiva 92/42/CEE.
2004/12/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
dell’11 febbraio 2004, che modifica la direttiva 94/62/CE
sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.
2004/17/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
31 marzo 2004, che coordina le procedure di appalto degli
enti erogatori di acqua e di energia, degli enti che
forniscono servizi di trasporto e servizi postali.
2004/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di
aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di
forniture e di servizi.
2004/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
31 marzo 2004, relativa agli strumenti di misura.
2004/25/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 aprile 2004, concernente le offerte pubbliche di
acquisto.
2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 aprile 2004, sulla responsabilita’ ambientale in materia
di prevenzione e riparazione del danno ambientale.
2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
29 aprile 2004, relativa ai diritto dei cittadini
dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di
soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri,
che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed abroga le
direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE,
75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e 93/96/CEE.
2004/39/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
21 aprile 2004, relativa ai mercati degli strumenti
finanziari, che modifica le direttive 85/611/CEE e 93/6/CEE
del Consiglio e la direttiva 2000/12/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 93/22/CEE
del Consiglio.
2004/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
29 aprile 2004, sul rispetto dei diritti di proprieta’
intellettuale.
2004/67/CE del Consiglio, del 26 aprile 2004,
concernente misure volte a garantire la sicurezza
dell’approvvigionamento di gas naturale.
2004/101/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
27 ottobre 2004, recante modifica della direttiva
2003/87/CE che istituisce un sistema per lo scambio di
quote di emissioni dei gas a effetto serra nella Comunita’,
riguardo ai meccanismi di progetto del Protocollo di
Kyoto.».
– La direttiva 2003/85/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
n. L. 306 del 22 novembre 2003.
– La direttiva 85/511/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
n. L. 35 del 26 novembre 1985.
– La decisione 89/531/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
n. L. 279 del 28 settembre 1989.
– La decisone 91/665/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
n. L. 368 del 31 dicembre 1991.
– La direttiva 92/46/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
n. L. 268 del 14 settembre 1992.
– Il regio decreto 27 luglio 1938, n. 1265 reca:
«Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie».
– Il decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio
1954, n. 320, reca: «Regolamento di polizia veterinaria».
– La legge 23 dicembre 1978, n. 833, reca: «Istituzione
del servizio sanitario nazionale».
– La legge 2 giugno 1988, n. 218, reca: «Misure per la
lotta contro l’afta epizootica ed altre malattie
epizootiche degli animali».
– Il decreto del Presidente della Repubblica 1° marzo
1992, n. 229, abrogato dal presente decreto recava:
«Regolamento di attuazione della direttiva 85/511/CEE che
stabilisce misure di lotta contro l’afta epizootica, tenuto
conto delle modifiche apportate dalla direttiva
90/423/CEE».
– Il decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile
1996, n. 317, reca: «Regolamento recante norme per
l’attuazione della direttiva 92/102/CEE relativa
all’identificazione e alla registrazione degli animali».

Art. 2.
Definizioni
1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) animale delle specie sensibili: qualsiasi animale, domestico o
selvatico, dei sottordini Ruminantia, Suina e Tylopoda dell’ordine
Artiodactyla. Altri animali, quali quelli appartenenti agli ordini
Rodentia o Proboscidae, possono essere considerati sensibili all’afta
epizootica sulla base di dati scientifici ai fini dell’applicazione
di misure specifiche, in particolare di quelle cui e’ fatto
riferimento al comma 2 dell’articolo 1, all’articolo 15 nonche’
all’articolo 77, comma 2, lettera b);
b) azienda: l’azienda agricola o qualsiasi altra struttura,
compresi i circhi, situata nel territorio nazionale, in cui vengono
allevati o tenuti animali di specie sensibili, a titolo permanente o
provvisorio. Tuttavia, per i fini di cui all’articolo 10, comma 1,
questa definizione non include gli spazi riservati all’abitazione
umana all’interno di detti fabbricati, a meno che animali delle
specie sensibili, compresi quelli di cui all’articolo 77, comma 2,
lettera b), vi sono tenuti a titolo permanente o temporaneo, ne’ gli
stabilimenti di macellazione, i mezzi di trasporto e i posti
d’ispezione frontalieri, ne’ le zone recintate in cui vengono tenuti
e possono essere cacciati animali di specie sensibili, se tali zone
recintate sono di dimensioni tali da rendere inapplicabili le misure
di cui all’articolo 10;
c) mandria: qualsiasi animale o gruppo di animali tenuto in
un’azienda come unita’ epidemiologica; qualora un’azienda detenga
piu’ di una mandria, ciascuna delle mandrie costituisce un’unita’
distinta ma con la stessa qualifica sanitaria;
d) proprietario: qualsiasi persona, fisica o giuridica,
proprietaria di un animale di una specie sensibile o incaricata di
allevarlo dietro compenso o senza di esso;
e) autorita’ competente: il Ministero della salute, le regioni e
le province autonome;
f) veterinario ufficiale: il medico veterinario delle aziende
sanitarie locali;
g) autorizzazione: il provvedimento scritto rilasciato o da una
delle autorita’ competenti o dal veterinario ufficiale e le cui copie
devono essere conservate per le ispezioni successive sia dal soggetto
che l’ha rilasciata sia dal richiedente, per almeno tre anni;
h) periodo di incubazione: il periodo di tempo che intercorre tra
l’infezione e la comparsa dei segni clinici dell’afta epizootica,
stabilito, per i fini di cui al presente decreto, in quattordici
giorni per i bovini e i suini e ventuno giorni per gli ovini, i
caprini e gli altri animali delle specie sensibili;
i) animale sospetto di essere infetto: qualsiasi animale delle
specie sensibili, o la relativa carcassa, che presenta sintomi
clinici o lesioni post-mortem o reazioni a prove di laboratorio tali
da fare sospettare in modo fondato la presenza di afta epizootica;
l) animale sospetto di essere contaminato: qualsiasi animale
delle specie sensibili che, in base alle informazioni epidemiologiche
raccolte, puo’ essere stato esposto direttamente o indirettamente al
contatto con il virus dell’afta;
m) caso di afta epizootica o animale infetto da afta epizootica:
qualsiasi animale delle specie sensibili, o la relativa carcassa, su
cui la presenza della malattia e’ stata ufficialmente confermata,
tenuto conto delle definizioni di cui all’allegato I,
alternativamente in base:
1) ai sintomi clinici o alle lesioni post-mortem riferibili
all’afta epizootica ufficialmente confermati;
2) ad un esame di laboratorio effettuato conformemente alle
disposizioni dell’allegato XIII;
n) focolaio di afta epizootica: azienda in cui sono tenuti
animali delle specie sensibili e che corrisponde a uno o piu’ criteri
elencati nell’allegato I;
o) focolaio primario: il primo focolaio manifestatosi in una
provincia o un focolaio epidemiologicamente non collegato con un
altro focolaio manifestatosi precedentemente nella stessa provincia;
p) abbattimento: qualsiasi procedimento che produca la morte
dell’animale;
q) macellazione d’urgenza: la macellazione in situazioni
d’urgenza, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera g), del decreto
legislativo 1° settembre 1998, n. 333, di animali che, sulla base di
dati epidemiologici, di diagnosi cliniche o di risultati di analisi
di laboratorio, non sono considerati infetti o contaminati dal virus
dell’afta epizootica, compresa la macellazione effettuata per evitare
inutili sofferenze agli animali;
r) trasformazione: la classificazione, la trasformazione, il
trattamento delle carcasse e dei materiali interessati nei cui
confronti si applicano le disposizioni del regolamento (CE) n.
1774/2002, e le relative disposizioni applicative;
s) regionalizzazione: la delimitazione di una zona soggetta a
restrizioni ai movimenti o agli scambi di determinati animali o
prodotti di origine animale ai sensi dell’articolo 45 al fine di
prevenire la diffusione dell’afta epizootica nelle zone indenni dalla
malattia ossia in quelle in cui non si applicano le indicate
restrizioni;
t) regione: zona definita ai sensi dell’articolo 1, comma 2,
lettera q), del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 196;
u) sottoregione: zona specificata nell’allegato alla decisione
2005/176/CE della Commissione, del 10 marzo 2005, che stabilisce la
codificazione e i codici per la notifica delle malattie degli animali
ai sensi della direttiva 82/894/CEE, attuata con ordinanza del
Ministro della sanita’ in data 6 ottobre 1984, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 279 del 10 ottobre
1984;
v) banca comunitaria di antigene e di vaccini: locale appropriato
designato ai sensi del presente decreto per il magazzinaggio di
riserve comunitarie sia di antigene inattivato concentrato del virus
dell’afta epizootica per la produzione di vaccini anti-aftosi sia di
prodotti veterinari ad azione immunologica ricostituiti da tale
antigene e autorizzati ai sensi della normativa concernente i
medicinali veterinari;
z) vaccinazione d’emergenza: vaccinazione ai sensi
dell’articolo 50, comma 1;
aa) vaccinazione profilattica: vaccinazione d’emergenza praticata
in aziende di una determinata zona al fine di proteggere gli animali
delle specie sensibili di tale zona contro la diffusione del virus
dell’afta epizootica per via aerea o tramite qualunque altro vettore
meccanico o biologico, e dove e’ previsto che gli animali restino
vivi dopo la vaccinazione;
bb) vaccinazione soppressiva: vaccinazione d’emergenza usata
esclusivamente in combinazione con azioni di eradicazione nelle
aziende o nelle zone nelle quali vi sia urgente necessita’ di ridurre
la quantita’ di virus di afta epizootica circolante e il rischio di
diffusione del virus oltre il confine dell’azienda o della zona in
questione e dove e’ previsto che gli animali vengano eliminati dopo
la vaccinazione;
cc) animale selvatico: animale delle specie sensibili che vivono
al di fuori delle aziende di cui alla lettera b) o al di fuori dei
fabbricati di cui agli articoli 15 e 16;
dd) caso primario di afta epizootica negli animali selvatici:
qualsiasi caso di afta epizootica rilevato in un animale selvatico in
un’area in cui non sono state poste in essere misure ai sensi
dell’articolo 77, commi 3 e 4.

Note all’art. 2:
– Si riporta il testo dell’art. 2, comma 1, lettera g),
del decreto legislativo 1° settembre 1998, n. 333, recante:
«Attuazione della direttiva 93/119/CE relativa alla
protezione degli animali durante la macellazione o
l’abbattimento».
«Art. 2. – 1. Ai fini del presente decreto si intende
per:
a) – f) (omissis);
g) macellazione: l’uccisione dell’animale mediante
dissanguamento;».
– Il regolamento (CE) n. 1774/2002, e’ pubblicato nella
G.U.C.E. n. L. 273 del 10 ottobre 2002.
– Si riporta il testo dell’art. 1, comma 2, lettera c),
del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 196, recante:
«Attuazione della direttiva 97/12/CE che modifica e
aggiorna la direttiva 64/432/CEE relativa ai problemi di
polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di
animali delle specie bovina e suina.», pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 24 giugno 1999, n. 146, supplemento
ordinario.
«2. Inoltre si intende per:
a) – b) (omissis);
c) animale da allevamento o da produzione: un animale
della specie bovina comprese le specie Bison bison e
Bubalus bubalus, o della specie suina diverso da quelli di
cui alla lettera b) e, in particolare, destinato ad essere
allevato, destinato alla produzione di latte o di carne,
oppure al lavoro, a mostre e esposizioni, fatta eccezione
per gli animali che partecipano a manifestazioni culturali
e sportive;».
– La decisione n. 2005/176/CE e’ pubblicata nella
G.U.C.E. n. L. 59 del 5 marzo 2005.
– La direttiva 82/894/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
n. L. 378 del 31 dicembre 1982.
– L’ordinanza del Ministro della sanita’ del 6 ottobre
1984 e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica n. 279 del 10 ottobre 1984.

Art. 3.
Obbligo di denuncia
1. Ai sensi e per gli effetti del decreto del Presidente della
Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, e successive modifiche, il
sospetto o l’accertamento dell’afta epizootica deve essere denunciato
immediatamente.
2. Per i fini di cui al comma 1:
a) il proprietario o qualsiasi persona incaricata della cura di
animali, che li accompagna durante il trasporto o se ne occupa in
altro modo, sono obbligati a denunciare immediatamente al servizio
veterinario dell’azienda sanitaria competente per territorio la
presenza o la sospetta presenza di afta epizootica e devono tenere
gli animali infetti o sospetti di infezione lontani dai luoghi in cui
sono presenti altri animali di specie sensibili;
b) i veterinari, compresi i veterinari ufficiali, il personale
dirigente dei laboratori veterinari ufficiali o privati e qualsiasi
persona la cui attivita’ professionale e’ connessa con animali delle
specie sensibili o prodotti da essi derivati, sono obbligati a
denunciare immediatamente al sindaco, al Ministero della salute e
alla regione o provincia autonoma qualsiasi notizia o dato circa la
presenza, presunta o confermata, di afta epizootica di cui siano
comunque venuti a conoscenza prima di un intervento ufficiale ai
sensi del presente decreto.
3. Il servizio veterinario dell’azienda sanitaria competente per
territorio, che riceve la denuncia fatta dai soggetti di cui alla
lettera a) del comma 2, ne trasmette immediatamente copia al
Ministero della salute e alla regione o provincia autonoma.
4. Nel caso di conferma della presenza di un focolaio di afta
epizootica e ogni caso primario di afta epizootica negli animali
selvatici, i servizi veterinari delle aziende sanitarie, sono tenuti
a comunicare immediatamente al Ministero della salute e alle regioni
e province autonome tutte le informazioni di cui all’allegato II, per
consentire al Ministero di rispettare i termini indicati nel citato
allegato II; il Ministero della salute notifica agli organi
comunitari il focolaio di malattia e comunica alla Commissione
europea e agli altri Stati membri le informazioni ricevute e ogni
altra disponibile, fornendo altresi’ un’apposita relazione scritta.
Le regioni e province autonome assicurano la tempestiva trasmissione
al Ministero della salute dei dati relativi ai focolai della malattia
nonche’ di ogni altra informazione da esso richiesta in merito.

Nota all’art. 3:
– Per il decreto del Presidente della Repubblica
8 febbraio 1954, n. 320, vedi note alle premesse.

Art. 4.
Misure in caso di sospetto di malattia
1. Se in un’azienda sono presenti uno o piu’ animali sospetti di
essere infetti o contaminati dall’afta epizootica, il veterinario
ufficiale adotta tutti i mezzi d’indagine ufficiali atti a confermare
o ad escludere la presenza della malattia, disponendo, in
particolare, l’effettuazione dei prelievi di cui al comma 2,
lettera g), per l’esecuzione degli esami di laboratorio necessari a
confermare l’esistenza di un focolaio, conformemente alla definizione
di focolaio di cui all’allegato I.
2. Non appena riceve una denuncia di un caso sospetto d’infezione,
o ne ha altrimenti notizia, il veterinario ufficiale pone l’azienda
sotto controllo ufficiale e attua o verifica l’esecuzione delle
seguenti misure:
a) il censimento di tutte le categorie di animali presenti
nell’azienda, precisando per ciascuna categoria di animali delle
specie sensibili il numero di animali gia’ morti e il numero di
animali che si sospetta siano infetti o contaminati;
b) l’aggiornamento del medesimo censimento per tener conto degli
animali delle specie sensibili nati o morti durante il periodo di
sospetto. Il proprietario e’ tenuto a fornire tali informazioni su
richiesta del veterinario ufficiale che deve verificarle nel corso
delle ispezioni;
c) la registrazione di tutte le scorte di latte, prodotti
lattiero-caseari, carni, prodotti a base di carne, carcasse, pelli e
carnicci, lana, sperma, embrioni, ovuli, liquami, letame, nonche’ dei
mangimi e delle lettiere presenti nell’azienda, e la conservazione di
tali registrazioni;
d) il divieto di qualsiasi movimento, in provenienza dall’azienda
o a sua destinazione, di animali delle specie sensibili, tranne nel
caso di aziende costituite da diverse unita’ epidemiologiche di
produzione di cui all’articolo 18, e il blocco di tutti gli animali
delle specie sensibili dell’azienda nei loro locali di stabulazione o
in altri luoghi che ne permettono l’isolamento;
e) l’utilizzo di appropriati metodi di disinfezione alle entrate
e alle uscite dai fabbricati o dai locali di stabulazione degli
animali delle specie sensibili e dell’intera azienda;
f) un’indagine epidemiologica conformemente all’articolo 13;
g) il prelievo dei campioni necessari per le prove di laboratorio
conformemente al punto 2.1.1.1 dell’allegato III, al fine di
facilitare l’indagine epidemiologica.

Art. 5.
Divieti di entrata e uscita da un’azienda
oggetto di sospetto per malattia
1. Oltre alle misure di cui all’articolo 4, nei confronti
dell’azienda in cui si sospetti la presenza di un focolaio di afta
epizootica, il veterinario ufficiale verifica l’applicazione del
divieto, disposto su proposta del servizio veterinario dall’autorita’
sanitaria locale competente, di ogni movimento in provenienza e a
destinazione:
a) di carni o carcasse, prodotti a base di carne, latte o
prodotti lattiero-caseari, sperma, ovuli o embrioni di animali delle
specie sensibili, nonche’ di mangimi per animali, di utensili, di
oggetti o altre materie, quali lane, pelli, setole o rifiuti,
liquami, letame e di qualsiasi altra cosa in grado di trasmettere il
virus dell’afta epizootica;
b) di qualunque specie animale anche se non sensibile all’afta
epizootica;
c) di persone in provenienza o a destinazione dell’azienda;
d) di veicoli in provenienza o a destinazione dell’azienda.
2. In deroga al divieto di cui al comma 1, lettera a), la Regione,
in caso di difficolta’ ad immagazzinare il latte nell’azienda, puo’
autorizzarne un idoneo trattamento nell’azienda o il trasporto nello
stabilimento piu’ vicino ai fini della sua distruzione o
dell’esecuzione di un trattamento che assicuri la distruzione del
virus dell’afta epizootica; il trasporto del latte, che deve avvenire
sotto controllo veterinario e in veicoli appositamente predisposti
per evitare qualsiasi diffusione del virus della malattia, nonche’ la
relativa distruzione o il trattamento devono essere effettuati sotto
controllo ufficiale.
3. Su richiesta del veterinario ufficiale, la regione o la
provincia autonoma puo’ autorizzare, informandone il Ministero della
salute, deroghe ai divieti di cui al comma 1, lettere b), c) e d),
disponendo contestualmente ogni necessaria precauzione per evitare la
propagazione del virus dell’afta epizootica.
4. Le autorizzazioni in deroga ai divieti di cui ai commi 2 e 3,
rientrano nella definizione di cui all’articolo 2, comma 1,
lettera g).

Art. 6.
Estensione delle misure ad altre aziende
1. Il veterinario ufficiale verifica l’estensione delle misure di
cui agli articoli 4 e 5 ad ulteriori aziende se per l’ubicazione, la
costruzione e la disposizione o per i contatti con gli animali
dell’azienda di cui all’articolo 4 vi e’ il pericolo di una
contaminazione.
2. Il veterinario ufficiale applica almeno le misure di cui
all’articolo 4 e all’articolo 5, comma 1, alle installazioni o ai
mezzi di trasporto di cui all’articolo 16 se a causa della presenza
di animali di specie sensibili sussiste il pericolo di un’infezione o
contaminazione con il virus dell’afta epizootica.
3. Quando vi siano ulteriori aziende coinvolte nel pericolo di
contaminazione, il veterinario ufficiale informa immediatamente
l’autorita’ sanitaria locale interessata, che disporra’ l’estensione
delle misure di cui al seguente articolo. La medesima comunicazione
e’ inviata anche alla competente regione o provincia autonoma ed al
Ministero della salute.

Art. 7.
Zona di controllo temporaneo
1. Se la situazione epidemiologica lo richiede, e in particolare in
caso di elevata densita’ di animali di specie sensibili, frequenti
movimenti di animali o persone entrate in contatto con animali di
specie sensibili, ritardi nella notifica di casi sospetti o
insufficienti informazioni sulla possibile origine e sulle vie di
trasmissione del virus dell’afta epizootica, il Ministero della
salute, anche tramite il Centro nazionale di lotta di cui
all’articolo 69, previa comunicazione alle regioni e alle province
autonome interessate, puo’ disporre l’istituzione di una zona di
controllo temporaneo.
2. Con lo stesso provvedimento di cui al comma 1, le aziende
situate nella zona di controllo temporaneo che contengono animali di
specie sensibili sono assoggettate alle misure di cui all’articolo 4,
commi 1 e 2, lettere a), b) e d), e all’articolo 5, comma 1.
3. Il Ministero della salute, anche tramite il Centro nazionale di
lotta di cui all’articolo 69, puo’ completare le misure applicate
nella zona di controllo temporaneo disponendo il divieto temporaneo
dei movimenti di tutti gli animali in una zona piu’ ampia o
sull’intero territorio nazionale. Salvo che ricorrano circostanze
eccezionali, il divieto dei movimenti di animali di specie non
sensibili all’afta epizootica non deve superare le settantadue ore.
4. Le misure di cui al presente articolo sono eseguite dai
veterinari ufficiali.

Art. 8.
Programma preventivo di eradicazione
1. Se i dati epidemiologici o altri riscontri lo richiedono, il
Ministero della salute in accordo con i Servizi veterinari della
regione e delle province autonome interessate, anche tramite il
Centro nazionale di lotta di cui all’articolo 69, puo’ disporre un
programma preventivo di eradicazione, comprendente l’abbattimento
degli animali delle specie sensibili che rischiano di essere
contaminati e, ove necessario, degli animali provenienti da unita’ di
produzione o da aziende limitrofe che risultano collegate sotto il
profilo epidemiologico.
2. Nel caso di cui al comma 1, il prelievo di campioni e gli esami
clinici degli animali di specie sensibili devono essere attuati in
conformita’ al punto 2.1.1.1 dell’allegato III.
3. Il programma preventivo di eradicazione di cui al presente
articolo e’ eseguito sotto la supervisione e il controllo dei servizi
veterinari delle aziende sanitarie.
4. Il Ministero della salute informa preventivamente la Commissione
europea in merito all’applicazione delle misure di cui al presente
articolo.

Art. 9.
Mantenimento delle misure
1. Le misure di cui agli articoli 4, 5, 6 e 7 possono essere
revocate solo se il sospetto di afta epizootica e’ stato
ufficialmente escluso.

Art. 10.
Misure applicabili in caso di conferma
di un focolaio della malattia
1. Nel caso di conferma della presenza di un focolaio di afta
epizootica, il veterinario ufficiale fa eseguire e verifica,
nell’azienda interessata, oltre alle misure di cui agli articoli 4, 5
e 6, le seguenti misure, disposte, su proposta del servizio
veterinario, dall’autorita’ sanitaria locale competente:
a) l’abbattimento in loco di tutti gli animali delle specie
sensibili. In casi eccezionali, la regione o la provincia autonoma
puo’ disporre che l’abbattimento degli animali delle specie sensibili
avvenga nel luogo piu’ vicino all’azienda idoneo allo scopo,
adottando le opportune misure per evitare ogni rischio di diffusione
del virus dell’afta epizootica durante il trasporto e l’abbattimento
e informando il Ministero della salute circa i motivi che
giustificano tale modalita’ di abbattimento e riguardo alle misure
adottate per evitare il rischio di diffusione del virus; il Ministero
della salute notifica alla Commissione europea le informazioni
pervenutegli a riguardo dalle regioni o dalle province autonome.
L’abbattimento al di fuori dell’azienda deve comunque essere
effettuato sotto controllo ufficiale;
b) il prelievo di campioni adeguati per l’esecuzione dello studio
epidemiologico di cui all’articolo 13, prima o durante l’abbattimento
degli animali delle specie sensibili, in conformita’ al punto 2.1.1.1
dell’allegato III e in numero sufficiente. Il veterinario ufficiale
puo’ decidere, comunicandolo alla regione o alla provincia autonoma e
al Ministero della salute, di non applicare le disposizioni di cui al
all’articolo 4, comma 1, nel caso di comparsa di un focolaio
secondario epidemiologicamente collegato con un focolaio primario per
il quale siano gia’ stati effettuati i prelievi ai sensi del medesimo
articolo 4, comma 1, a condizione che i campioni prelevati per lo
studio epidemiologico di cui all’articolo 13 siano adeguati e in
numero sufficiente;
c) la trasformazione, nel piu’ breve tempo possibile e sotto
controllo, delle carcasse degli animali delle specie sensibili morti
nell’azienda nonche’ di quelle degli animali abbattuti ai sensi della
lettera a), in modo da evitare ogni rischio di diffusione del virus
della malattia. Se particolari circostanze richiedono l’interramento
o l’incenerimento delle carcasse, sia in loco sia altrove, tali
operazioni devono essere condotte in conformita’ alle istruzioni
elaborate nell’ambito dei piani di emergenza di cui all’articolo 69,
e sotto controllo ufficiale;
d) l’isolamento di tutti i prodotti e dei materiali di cui
all’articolo 4, comma 2, lettera c), sino a quando non si e’ esclusa
qualsiasi contaminazione, o non sono stati sottoposti a trattamento
in conformita’ alle istruzioni impartite dallo stesso veterinario
ufficiale in modo da assicurare la distruzione del virus aftoso
eventualmente presente o non sono stati trasformati.
2. Dopo l’abbattimento e la trasformazione degli animali delle
specie sensibili e l’esecuzione delle misure di cui al comma 1,
lettera d), il veterinario ufficiale verifica l’applicazione delle
seguenti misure, disposte, su proposta del servizio veterinario,
dall’autorita’ sanitaria locale competente:
a) la pulizia e la disinfezione, conformemente all’articolo 11,
dei fabbricati in cui alloggiavano gli animali delle specie
sensibili, dei loro dintorni nonche’ dei veicoli utilizzati per il
loro trasporto e di tutti i locali e attrezzature passibili di
contaminazione;
b) la disinfezione con mezzi adeguati anche della zona riservata
all’abitazione umana o della zona amministrativa dell’azienda se vi
e’ un pericolo di contaminazione con il virus dell’afta epizootica;
c) il ripopolamento degli allevamenti che deve essere attuato
secondo le disposizioni dell’allegato V.

Art. 11.
Pulizia e disinfezione
1. Le operazioni di pulizia e disinfezione devono:
a) essere adeguatamente documentate e condotte sotto il controllo
del veterinario ufficiale secondo le istruzioni da esso impartite,
utilizzando i disinfettanti e le concentrazioni di utilizzazione dei
medesimi ufficialmente autorizzati e registrati per l’immissione in
commercio come biocidi per l’igiene veterinaria ai sensi del decreto
legislativo 25 febbraio 2000, n. 174, al fine di garantire la
distruzione del virus dell’afta epizootica;
b) comprendere anche interventi adeguati contro gli insetti ed
essere effettuate in modo da ridurne gli effetti nocivi
sull’ambiente.
2. I disinfettanti utilizzati, oltre a disinfettare in maniera
efficace, devono avere il minimo impatto negativo sull’ambiente e
sulla salute pubblica e avvalersi della migliore tecnologia
disponibile.
3. Il veterinario ufficiale deve assicurare che le operazioni di
pulizia e disinfezione siano condotte in conformita’ all’allegato IV.

Nota all’art. 11:
– Il decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 174,
reca: «Attuazione della direttiva 98/8/CE in materia di
immissione sul mercato di biocidi».

Art. 12.
Rintraccio e trattamento di prodotti e materiali
provenienti da un focolaio di malattia
1. Il servizio veterinario dell’azienda sanitaria deve eseguire il
rintraccio e far effettuare la trasformazione dei prodotti e dei
materiali di cui all’articolo 4, comma 2, lettera c), provenienti da
animali di specie sensibili e raccolti nell’azienda in cui e’ stato
confermato un focolaio di afta epizootica, nonche’ dello sperma,
degli ovuli e degli embrioni raccolti da animali di specie sensibili
presenti in tale azienda nel periodo tra la probabile introduzione
della malattia e l’applicazione delle misure ufficiali; nel caso di
materiali diversi da sperma, ovuli ed embrioni, il servizio
veterinario dell’azienda sanitaria deve disporre e fare eseguire,
sotto controllo ufficiale, un trattamento che garantisce la
distruzione del virus dell’afta epizootica ed evita il rischio di una
sua ulteriore propagazione.

Art. 13.
Indagine epidemiologica
1. Nel caso di focolai di afta epizootica, le indagini
epidemiologiche sono effettuate dai veterinari ufficiali, dai
veterinari delle regioni e delle province autonome nonche’, nel caso
di cui all’articolo 16, dai veterinari ufficiali del posto
d’ispezione frontaliera, congiuntamente al personale medico
veterinario e tecnico degli Istituti zooprofilattici sperimentali
competenti per territorio, utilizzando i questionari preparati
nell’ambito dei piani di emergenza di cui all’articolo 69, nonche’
attenendosi al protocollo d’intervento predisposto, nell’ambito dei
medesimi piani di emergenza, dal Centro nazionale di referenza per le
malattie vescicolari, in modo da garantire la conduzione delle
indagini mediante procedure uniformi e in modo rapido e mirato.
2. Per svolgere le attivita’ di cui al comma 1, il personale deve
essere in possesso di una preparazione, ufficialmente attestata,
sulla materia oggetto del presente decreto.
3. Le indagini epidemiologiche devono verificare almeno:
a) la durata del periodo durante il quale l’afta epizootica puo’
essere stata presente nell’azienda prima del sospetto o della
notifica;
b) la possibile origine del virus della malattia nell’azienda e
l’identificazione delle altre aziende nelle quali si trovano animali
che si sospetta possano essere stati infettati o contaminati dalla
stessa fonte;
c) la possibile entita’ dell’infezione o contaminazione di
animali di specie sensibili diversi dai bovini e dai suini;
d) i movimenti di animali, persone, veicoli e materiali di cui
all’articolo 4, comma 2, lettera c), che possono avere portato il
virus aftoso fuori o dentro l’azienda interessata.
4. Le regioni, le province autonome e il Centro nazionale di
referenza per le malattie vescicolari devono informare costantemente
il Ministero della salute sulla conduzione e gli esiti delle indagini
epidemiologiche; il Ministero della salute aggiorna regolarmente la
Commissione europea e gli altri Stati membri in merito
all’epidemiologia e alla diffusione del virus della malattia.
5. In presenza di circostanze particolari, quali il numero dei
focolai, l’ampiezza dei territori in cui sono insorti o la
diversificazione dei stessi, la dimensione delle aziende interessate,
la quantita’ degli animali o la diversita’ delle specie interessate,
il Ministero della salute, anche tramite il Centro nazionale di lotta
di cui all’articolo 69, adotta ogni provvedimento ritenuto opportuno
per assicurare la tempestiva esecuzione delle indagini
epidemiologiche e delle misure di contenimento ed eradicazione della
malattia.

Art. 14.
Misure supplementari applicabili in caso di conferma di focolai
1. Per evitare ogni rischio di diffusione del virus dell’afta
epizootica, il Ministero della salute, in accordo con i Servizi
veterinari della regione e delle province autonome interessate, puo’
disporre e far eseguire l’abbattimento e la trasformazione, oltre che
degli animali delle specie sensibili, anche di quelli di specie non
sensibili all’afta presenti nelle aziende nelle quali e’ stato
confermato un focolaio di afta epizootica. Tale prescrizione non si
applica agli animali di specie non sensibili all’afta epizootica, in
particolare equidi e cani, che devono essere isolati, puliti e
disinfettati in maniera efficace, a condizione che possano essere
identificati singolarmente per consentire il controllo dei loro
spostamenti; gli equidi devono essere identificati in conformita’
alla normativa comunitaria.
2. Se i dati epidemiologici o altri riscontri evidenziano il
pericolo di una contaminazione di unita’ di produzione collegate
sotto il profilo epidemiologico o di aziende situate nelle immediate
vicinanze di quella nell’azienda in cui e’ stato confermato un
focolaio di afta epizootica, le regioni e le province autonome, in
conformita’ al parere del Centro nazionale di referenza per l’afta
epizootica, dispongono l’applicazione delle misure di cui
all’articolo 10, comma 1, lettera a), anche a tali luoghi,
informandone il Ministero della salute. Il Ministero della salute
notifica tale misura alla Commissione europea, se possibile prima
della sua effettiva applicazione. Nel caso considerato, le misure
relative al prelievo di campioni e all’esame clinico degli animali
devono essere attuate perlomeno in conformita’ del punto 2.1.1.1
dell’allegato III.
3. Non appena ricevuta conferma del primo focolaio di afta
epizootica, il Ministero della salute, in accordo con i Servizi
veterinari della regione e delle province autonome interessate, anche
tramite il Centro nazionale di lotta di cui all’articolo 69:
a) dispone immediatamente tutte le misure necessarie ai fini
della vaccinazione d’emergenza in una zona di dimensioni pari almeno
a quelle della zona di sorveglianza stabilita ai sensi
dell’articolo 21;
b) puo’ disporre l’applicazione delle misure di cui agli
articoli 7 e 8.
4. L’applicazione delle misure di cui al comma 3 e’ assicurata dai
veterinari ufficiali.

Art. 15.
Misure applicabili in caso di focolai insorti
in prossimita’ o all’interno di luoghi particolari
1. Il Ministero della salute, anche tramite il Centro nazionale di
lotta di cui all’articolo 69:
a) se un focolaio di afta epizootica minaccia di infettare
animali di specie sensibili in un laboratorio, un giardino zoologico,
un parco naturale, un’area recintata o in organismi, istituti o
centri riconosciuti di cui al decreto legislativo 12 novembre 1996,
n. 633, e successive modificazioni, in cui sono tenuti animali a
scopi scientifici o connessi con la protezione della specie o la
conservazione del patrimonio genetico di animali da azienda, adotta
con proprio provvedimento tutte le necessarie misure di bio-sicurezza
per proteggere tali animali dall’infezione, compresa la restrizione
dell’accesso a chiunque o l’imposizione di condizioni speciali per
tale accesso;
b) se la presenza di un focolaio di afta epizootica e’ stata
confermata in una delle installazioni di cui alla lettera a), puo’
derogare alle disposizioni di cui all’articolo 10, comma 1,
lettera a), purche’ non siano compromessi gli interessi fondamentali
della Comunita’ europea, segnatamente la qualifica zoo-sanitaria di
altri Stati membri, e purche’ vengano adottate tutte le misure
necessarie per evitare il rischio di propagazione del virus dell’afta
epizootica, notificando immediatamente alla Commissione europea la
decisione assunta.
2. Per la finalita’ di conservazione del patrimonio genetico di
animali da azienda, la notifica alla Commissione europea della
decisione di cui al comma 1, lettera b), deve contenere un
riferimento all’elenco dei fabbricati di cui all’articolo 74,
comma 1, lettera f), preventivamente identificati, a cura della
regione o provincia autonoma, come nuclei di allevamento di animali
delle specie sensibili indispensabili per la sopravvivenza di una
specie.

Nota all’art. 15:
– Il decreto legislativo 12 novembre 1996, n. 633,
reca: «Attuazione della direttiva 92/65/CEE che stabilisce
norme sanitarie per gli scambi e le importazioni nella
Comunita’ di animali, sperma, ovuli ed embrioni non
soggetti, per quanto riguarda le condizioni di polizia
sanitaria, alle normative comunitarie specifiche di cui
all’allegato A, sezione I, della direttiva 90/425/CEE.».

Art. 16.
Misure applicabili nei stabilimenti di macellazione
nei posti d’ispezione frontalieri e nei mezzi di trasporto
1. Se un caso di afta epizootica e’ confermato presso uno
stabilimento di macellazione, un posto d’ispezione frontaliero di cui
al decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 93, e successive
modificazioni, o su un mezzo di trasporto, il veterinario ufficiale,
compreso quello del posto d’ispezione frontaliero, dispone e fa
eseguire le seguenti misure nelle installazioni o nei mezzi di
trasporto interessati e ne verifica l’applicazione:
a) l’immediato abbattimento di tutti gli animali di specie
sensibili presenti in tali installazioni o sui mezzi di trasporto;
b) la trasformazione, sotto controllo ufficiale, delle carcasse
degli animali di cui alla lettera a), in modo da evitare ogni rischio
di diffusione del virus della malattia;
c) la trasformazione, sotto controllo ufficiale, degli altri
sottoprodotti di origine animale, incluse le frattaglie, provenienti
da animali infetti o che si teme siano stati infettati o contaminati,
in modo da evitare ogni rischio di diffusione del virus della
malattia;
d) la disinfezione dello stallatico, dei liquami e del letame che
devono essere rimossi soltanto a fini di trattamento in conformita’
al punto 5, sezione II, parte A, del capitolo III dell’allegato VIII
del regolamento (CE) n. 1774/2002;
e) la pulizia e la disinfezione dei fabbricati e delle
attrezzature, compresi veicoli e mezzi di trasporto, in conformita’
dell’articolo 11, sotto il suo controllo e secondo le sue istruzioni;
f) un’indagine epidemiologica conformemente all’articolo 13.
2. Ferme restando le misure di cui al comma 1, nelle aziende di cui
all’articolo 19, il servizio veterinario competente per territorio
dispone, fa eseguire e verifica l’applicazione delle misure di cui al
medesimo articolo.
3. I veterinari ufficiali di cui al comma 1, dispongono e
verificano l’applicazione del divieto di reintroduzione di qualsiasi
animale a fini di macellazione, ispezione o trasporto nelle
installazioni o nei mezzi di trasporto di cui al medesimo comma 1,
fino a quando non sono trascorse almeno ventiquattro ore dal
completamento delle operazioni di pulizia e disinfezione di cui alla
lettera e) del citato comma 1.
4. Se la situazione epidemiologica lo richiede, e in particolare se
si sospetta che sono stati contaminati animali di specie sensibili in
aziende adiacenti ai luoghi o ai mezzi di trasporto di cui al
comma 1, i veterinari di cui al medesimo comma 1 devono dichiarare,
in deroga all’articolo 2, comma 1, lettera b), secondo capoverso, la
presenza di un focolaio nei luoghi o sui mezzi di trasporto di cui al
comma 1, e applicare le misure di cui agli articoli 10 e 21,
unitamente al divieto di spostamento dei citati mezzi di trasporto.

Note all’art. 16:
– Il decreto legislativo 3 marzo 1993, n. 93, reca:
«Attuazione della direttiva 90/675/CEE e della direttiva
91/496/CEE relative all’organizzazione dei controlli
veterinari su prodotti e animali in provenienza da Paesi
terzi e introdotti nella Comunita’ europea.
– Per il regolamento (CE) n. 1774/2002, vedi note
all’art. 2.

Art. 17.
Esame delle misure
1. Sulla base delle indicazioni fornite dal Ministero della salute,
le regioni e le province autonome danno immediata applicazione alle
eventuali, ulteriori misure adottate dalla Commissione europea nei
casi di cui all’articolo 15, comprese quelle relative alla
regionalizzazione ai sensi dell’articolo 45 e alle vaccinazioni ai
sensi degli articoli 50, 51 e 52.

Art. 18.
Aziende composte da diverse unita’ epidemiologiche di produzione
1. Se un’azienda comprende due o piu’ unita’ di produzione
distinte, la regione o la provincia autonoma, d’intesa con il Centro
di cui all’articolo 69, puo’ autorizzare il veterinario ufficiale a
derogare, in via eccezionale e previa accurata valutazione dei
rischi, alla misura di cui all’articolo 10, comma 1, lettera a),
limitatamente alle unita’ di produzione non colpite dall’afta
epizootica, nel rispetto delle modalita’ stabilite ai sensi del
comma 4.
2. La deroga di cui al comma 1 puo’ essere concessa solo dopo che
il veterinario ufficiale ha confermato, nell’ambito delle indagini
ufficiali di cui all’articolo 4, comma 1, che prima dell’avvenuta
identificazione, nell’azienda, del focolaio di afta epizootica
sussistevano cumulativamente, almeno per due periodi d’incubazione, i
seguenti requisiti atti ad impedire la diffusione del virus aftoso
tra le varie unita’ di produzione di cui al comma 1:
a) la struttura, compresa l’amministrazione, e le dimensioni dei
fabbricati consentivano una netta separazione nella stabulazione e
nel governo di mandrie distinte di animali delle specie sensibili ed
erano idonee ad evitare una dispersione del virus aftoso nell’aria o
per qualsiasi altra via;
b) le operazioni riguardanti le varie unita’ di produzione, in
particolare la gestione delle stalle e dei pascoli, l’alimentazione
degli animali, la rimozione di stallatico o di letame, erano
effettuate in modo nettamente distinto e da personale diverso;
c) i macchinari, gli animali da lavoro di specie non sensibili
all’afta epizootica, le attrezzature, gli impianti, gli strumenti e i
dispositivi di disinfezione utilizzati nelle unita’ di produzione
erano nettamente separati.
3. La regione o la provincia autonoma puo’ autorizzare il
veterinario ufficiale a derogare all’articolo 10, comma 1,
lettera d), limitatamente al latte, nel caso di un’azienda di
produzione lattiera, a condizione che sussistano cumulativamente i
seguenti requisiti:
a) l’azienda risulta conforme al disposto del comma 2;
b) le operazioni di mungitura sono svolte separatamente in
ciascuna unita’;
c) il latte e’ sottoposto, in funzione dell’uso previsto, ad
almeno uno dei trattamenti descritti nella parte A o B dell’allegato
IX.
4. Fermi restando i requisiti di cui al comma 2, le modalita’ di
applicazione della deroga di cui al comma 1 sono stabilite
preventivamente dal Ministero della salute, anche tramite il Centro
nazionale di lotta di cui all’articolo 69, e comunicate alla
Commissione europea.

Art. 19.
Aziende che hanno avuto contatti
1. Sono identificate come aziende che hanno avuto contatti, quelle
nelle quali il veterinario ufficiale constata o ritiene, sulla base
di informazioni confermate, che il virus dell’afta epizootica puo’
esservi stato introdotto a seguito di movimenti di persone, animali,
prodotti di origine animale, veicoli o in qualsiasi altro modo, da
altre aziende in un’azienda di cui all’articolo 4, comma 1, o
all’articolo 10, comma 1, o da queste ultime in altre.
2. Alle aziende che hanno avuto contatti il veterinario ufficiale
applica le medesime misure di cui agli articoli 4, comma 2, e 5,
mantenendole fino all’avvenuta esclusione ufficiale del sospetto
circa la presenza del virus dell’afta epizootica che e’ dichiarata
dal veterinario ufficiale congiuntamente al personale medico
veterinario e tecnico degli Istituti zooprofilattici competenti per
territorio, conformemente alle raccomandazioni del gruppo di esperti
epidemiologici di cui all’articolo 75.
3. Il veterinario ufficiale dispone il divieto di allontanamento di
tutti gli animali dalle aziende che hanno avuto contatti durante un
periodo corrispondente ai periodi di incubazione di cui
all’articolo 2, comma 1, lettera h), in relazione alle specie
interessate. In deroga all’articolo 4, comma 2, lettera d), il
veterinario ufficiale puo’ autorizzare il trasporto di animali delle
specie sensibili direttamente allo stabilimento di macellazione piu’
vicino designato dal medesimo veterinario ufficiale, ai fini della
macellazione d’urgenza; il trasporto deve avvenire sotto controllo
ufficiale. Prima della concessione della deroga, il veterinario
ufficiale deve avere effettuato almeno gli esami clinici di cui al
punto 1 dell’allegato III.
4. Se la situazione epidemiologica lo consente, la regione o la
provincia autonoma puo’ limitare l’identificazione di azienda che ha
avuto contatti ai sensi del comma 1, solo ad una unita’
epidemiologica di produzione dell’azienda e agli animali che vi si
trovano se tale unita’ epidemiologica di produzione soddisfa i
requisiti dell’articolo 18.

Art. 20.
Misure aggiuntive all’interno di luoghi particolari
1. Se non puo’ escludersi una correlazione epidemiologica tra un
focolaio di afta epizootica e i luoghi o i mezzi di trasporto di cui,
rispettivamente, agli articoli 15 e 16, il Ministero della salute, in
accordo con i Servizi veterinari della regione e delle province
autonome interessate, anche tramite il Centro nazionale di lotta di
cui all’articolo 69, dispone riguardo a detti luoghi e mezzi di
trasporto l’applicazione delle misure stabilite all’articolo 4,
commi 1 e 2, e all’articolo 5, ed eventualmente di quelle di cui
all’articolo 8.

Art. 21.
Istituzione delle zone di protezione e di sorveglianza
1. Ferme restando le eventuali misure disposte ai sensi
dell’articolo 7, non appena la presenza di un focolaio di afta
epizootica e’ stata confermata:
a) il veterinario ufficiale verifica l’applicazione delle
seguenti misure, immediatamente disposte, su proposta del servizio
veterinario, dall’autorita’ sanitaria locale competente:
1) la delimitazione, intorno al focolaio della malattia, di una
zona di protezione del raggio minimo di 3 km ed una zona di
sorveglianza del raggio minimo di 10 km. La definizione geografica
delle zone tiene conto dei confini amministrativi, delle barriere
naturali, degli strumenti di controllo e dei progressi tecnologici
che consentono di prevedere l’eventuale dispersione del virus
dell’afta epizootica nell’aria o per qualsiasi altra via, e deve
essere riveduta, se necessario, tenendo conto di tali elementi;
2) la demarcazione delle zone di protezione e di sorveglianza
di cui alla lettera a) mediante cartelli di adeguate dimensioni posti
sulle relative strade di accesso;
b) il Ministero della salute e le regioni e le province autonome
attivano immediatamente, per quanto di rispettiva competenza, il
Centro nazionale e i Centri territoriali di lotta contro la malattia
di cui agli articoli 69 e 73, per garantire il coordinamento globale
di tutte le misure necessarie per eradicare l’afta epizootica nel
piu’ breve tempo possibile. Ai fini dell’esecuzione dell’indagine
epidemiologica di cui articolo 13, i predetti centri sono assistiti
da un gruppo di esperti di cui all’articolo 75, secondo modalita’
stabilite con provvedimento del Ministero della salute.
2. Oltre alle misure di cui al comma 1, lettera a), i servizi
veterinari delle aziende sanitarie devono procedere:
a) all’immediato rintraccio di tutti gli animali spediti dalla
zona in questione durante un periodo pari almeno a ventuno giorni
prima della data presunta della manifestazione del focolaio primario
dell’infezione in un’azienda nella zona di protezione, comunicando
per iscritto il risultato circa la ricostruzione dei movimenti degli
animali alla regione o alla provincia autonoma e al Ministero della
salute che provvede a trasmettere le informazioni pervenute alle
competenti autorita’ degli altri Stati membri e della Commissione
europea;
b) a localizzare le carni fresche, i prodotti a base di carne, il
latte crudo e i prodotti a base di latte crudo ottenuti da animali di
specie sensibili originari della zona di protezione e prodotti tra la
data della presunta introduzione del virus dell’afta epizootica e la
data di applicazione delle misure di cui al comma 1, lettera a),
numero 1). Le carni fresche, i prodotti a base di carne, il latte
crudo e i prodotti a base di latte crudo devono essere sottoposti,
sotto la vigilanza dei medesimi servizi veterinari, ai trattamenti di
cui, rispettivamente, agli articoli 25, 26 e 27, o essere tenuti in
vincolo sanitario fino all’esclusione ufficiale della presenza di una
possibile contaminazione con il virus dell’afta epizootica.

Art. 22.
Misure da applicare alle aziende presenti nella zona di protezione
1. Nella zona di protezione, i veterinari ufficiali provvedono a:
a) registrare immediatamente tutte le aziende in cui si trovano
animali delle specie sensibili, censire contestualmente tutti gli
animali presenti nelle stesse e aggiornare costantemente i dati
raccolti;
b) sottoporre a ispezioni veterinarie periodiche tutte le aziende
in cui sono presenti animali delle specie sensibili, eseguendole in
modo da evitare la propagazione del virus dell’afta epizootica
eventualmente presente. L’ispezione deve comprendere la verifica
della documentazione, in particolare quella relativa alle
registrazioni di cui alla lettera a), nonche’ delle misure applicate
per impedire l’introduzione o la diffusione del virus dell’afta
epizootica; in occasione dell’ispezione il veterinario ufficiale puo’
eseguire l’esame clinico descritto al punto 1 dell’allegato III e il
prelievo di campioni dagli animali delle specie sensibili
conformemente alle raccomandazioni del gruppo di esperti
epidemiologici di cui all’articolo 75;
c) disporre il divieto di entrata e di uscita degli animali delle
specie sensibili dall’azienda in cui si trovano.
2. La regione o la provincia autonoma puo’ autorizzare il
veterinario ufficiale a derogare al divieto di cui al comma 1,
lettera c), disponendo il trasporto diretto e sotto controllo
ufficiale degli animali di specie sensibili ad uno stabilimento di
macellazione situato all’interno della stessa zona di protezione per
procedere alla loro macellazione d’urgenza. Se nella zona considerata
non esistono stabilimenti di macellazione, la regione o la provincia
autonoma provvede a individuare uno stabilimento di macellazione
situato all’esterno di tale zona; in tal caso i mezzi di trasporto
utilizzati devono essere puliti e disinfettati sotto controllo
ufficiale dopo ciascun trasporto.
3. La regione o la provincia autonoma puo’ autorizzare la deroga di
cui al comma 2, solo dopo:
a) aver valutato gli esiti dell’esame clinico, conformemente al
punto 1 dell’allegato III, di cui il veterinario ufficiale deve
attestare l’avvenuta esecuzione su tutti gli animali delle specie
sensibili presenti nell’azienda;
b) aver accertato, in base alle circostanze dell’epidemia, che
non vi e’ motivo di ritenere presenti nell’azienda animali sospetti
di essere infetti o contaminati. Le carni di tali animali sono
soggette alle misure previste all’articolo 25.

Art. 23.
Spostamenti e trasporto di animali e prodotti
da essi derivati nella zona di protezione
1. Nella zona di protezione, l’autorita’ sanitaria che ha istituito
la zona di protezione deve disporre il divieto di:
a) spostamenti tra aziende e del trasporto di animali di specie
sensibili;
b) fiere, mercati, esposizioni e ogni altra manifestazione in cui
vi e’ l’assembramento di animali delle specie sensibili, compresi il
raduno e la dispersione;
c) la pratica della monta itinerante di animali di specie
sensibili;
d) l’inseminazione artificiale e la raccolta di ovuli ed embrioni
di animali di specie sensibili.

Art. 24.
Misure aggiuntive e deroghe
1. La regione o la provincia autonoma, puo’ disporre
l’estensione dei divieti di cui all’articolo 23:
a) agli spostamenti o al trasporto di animali di specie non
sensibili tra aziende situate all’interno o fuori dalla zona di
protezione;
b) al transito nella zona di protezione di animali di tutte le
specie;
c) alle manifestazioni nelle quali vi e’ l’assembramento di
persone che possono essere venute a contatto con animali di specie
sensibili, se sussiste il rischio di diffusione del virus dell’afta
epizootica;
d) all’inseminazione artificiale o alla raccolta di ovuli e
embrioni di animali di specie non sensibili all’afta epizootica;
e) agli spostamenti di mezzi adibiti al trasporto di animali;
f) alla macellazione nell’azienda di animali delle specie
sensibili per il consumo privato;
g) al trasporto delle merci di cui all’articolo 33 in aziende in
cui sono presenti animali di specie sensibili.
2. La regione o la provincia autonoma puo’ autorizzare:
a) il transito nella zona di protezione degli animali di tutte le
specie che deve essere effettuato esclusivamente sulle principali vie
di comunicazione stradale o ferroviaria;
b) il trasporto di animali delle specie sensibili per i quali il
veterinario ufficiale ha certificato che provengono da aziende
situate all’esterno delle zone di protezione e che devono essere
trasportati, su strade preventivamente individuate dalla stessa
regione o provincia autonoma, direttamente agli stabilimenti di
macellazione individuati dalla medesima regione o provincia autonoma
ai fini della loro immediata macellazione, a condizione che dopo la
consegna degli animali i mezzi di trasporto siano puliti e
disinfettati sotto controllo ufficiale nello stabilimento di
macellazione e che tale decontaminazione sia indicata nella
documentazione del mezzo di trasporto;
c) l’inseminazione artificiale di animali in un’azienda
effettuata da personale interno all’azienda, utilizzando sperma
proveniente da animali dell’azienda stessa o con sperma conservato
nell’azienda o consegnato da un centro di raccolta dello sperma entro
il perimetro esterno dell’azienda;
d) gli spostamenti e il trasporto di equidi, tenuto conto delle
condizioni stabilite all’allegato VI;
e) il trasporto, a condizioni predeterminate dalla stessa regione
o provincia autonoma, delle merci di cui all’articolo 33 in aziende
in cui sono presenti animali di specie sensibili.
3. Se i divieti o le autorizzazioni del presente articolo, in
particolare gli spostamenti e i transiti di animali e mezzi di
trasporto, coinvolgono una o piu’ regioni o province autonome, la
regione o la provincia autonoma che intende adottarli deve ottenere
il preventivo assenso scritto dalle altre regioni o province autonome
interessate.
4. I provvedimenti di cui al presente articolo, compresi gli
assensi di cui al comma 3, devono essere immediatamente comunicati al
Ministero della salute a cura della regione o della provincia
autonoma che li dispone.

Art. 25.
Misure applicabili alle carni fresche prodotte
nella zona di protezione
1. E’ vietato immettere sul mercato:
a) carni fresche, carni macinate e preparazioni di carni ottenute
da animali di specie sensibili provenienti dalla zona di protezione;
b) carni fresche, carni macinate e preparazioni di carni ottenute
da animali di specie sensibili prodotte in stabilimenti situati nella
zona di protezione.
2. I veterinari ufficiali provvedono alla bollatura delle carni
fresche, delle carni macinate e delle preparazioni di carni ottenute
da animali di specie sensibili provenienti dalla zona di protezione
in conformita’ al decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 117, e ne
dispongono il successivo trasporto in recipienti ermeticamente chiusi
in uno stabilimento designato dalla regione o dalla provincia
autonoma ai fini della trasformazione in prodotti a base di carne
trattati conformemente alle disposizioni di cui al punto 1, nella
parte A dell’allegato VII.
3. Il divieto di cui al comma 1, lettera a), non si applica alle
carni fresche, alle carni macinate e alle preparazioni di carni, se
sono state prodotte in data anteriore di almeno ventuno giorni alla
data presunta del primo focolaio manifestatosi in un’azienda situata
nella zona di protezione e se, dal momento della produzione, sono
state immagazzinate e trasportate in modo distinto dalle carni dello
stesso tipo prodotte dopo tale data.
4. I veterinari ufficiali provvedono a identificare le carni di cui
al comma 3, mediante l’apposizione di contrassegni chiari in modo da
renderle facilmente distinguibili da quelle che non possono essere
spedite fuori dalla zona di protezione; i contrassegni utilizzabili,
stabiliti in conformita’ alla legislazione comunitaria, sono
individuati dal Ministero della salute per l’intero territorio
nazionale.
5. Il divieto di cui al comma 1, lettera b), non si applica alle
carni fresche, alle carni macinate o alle preparazioni di carni
ottenute da stabilimenti situati all’interno della zona di
protezione, se:
a) lo stabilimento opera sotto controllo veterinario;
b) nello stabilimento vengono trasformate unicamente carni
fresche, carni macinate o preparazioni di carni di cui ai commi 3 e
4, o carni fresche, carni macinate o preparazioni di carni ottenute
da animali allevati e macellati al di fuori della zona di protezione
o da animali trasportati nello stabilimento e ivi macellati
conformemente alle disposizioni di cui all’articolo 24, comma 2,
lettera b);
c) tutte le carni fresche, le carni macinate e le preparazioni di
carni riportano la bollatura sanitaria o la marchiatura di
identificazione previste dal regolamento (CE) n. 853 del 2004;
d) durante il ciclo completo di produzione tutte le carni
fresche, le carni macinate o le preparazioni di carni sono
identificate, trasportate e immagazzinate in modo distinto dalle
carni fresche, dalle carni macinate e dalle preparazioni di carni non
ammissibili alla spedizione al di fuori della zona di protezione ai
sensi del presente decreto legislativo.
6. Negli stabilimenti situati all’interno della zona di protezione,
il veterinario ufficiale deve certificare il rispetto delle
prescrizioni di cui al comma 5, quando le carni fresche, le carni
macinate e le preparazioni di carni, sono destinate agli scambi
intracomunitari ed effettuare costanti verifiche sulla conformita’ di
detti prodotti alle prescrizioni stabilite. Le regioni e le province
autonome attuano, nell’ambito delle proprie attivita’ istituzionali,
verifiche sul controllo di conformita’ svolto dai servizi veterinari
delle aziende sanitarie e dai veterinari ufficiali e comunicano al
Ministero della salute l’elenco degli stabilimenti da esse
riconosciuti ai fini della predetta certificazione nonche’ ogni
successiva variazione; il Ministero della salute comunica agli altri
Stati membri e alla Commissione europea tale elenco e gli eventuali
aggiornamenti. Quando i prodotti di cui al comma 5, giungono in
Italia da altri Stati membri, i servizi veterinari delle aziende
sanitarie devono verificare, anche su indicazione degli uffici
veterinari per gli adempimenti comunitari di cui al decreto
legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, la presenza della certificazione
veterinaria di accompagnamento e la sua completezza rispetto alle
prescrizioni di cui al medesimo comma 5, applicando, in caso di non
conformita’, le procedure di cui al decreto legislativo 30 gennaio n.
28, e successive modificazioni.
7. Nel caso di deroghe al divieto di cui al comma 1, disposte in
sede comunitaria, la regione o la provincia autonoma puo’
autorizzarne l’applicazione sul proprio territorio adottando appositi
provvedimenti scritti e nel rispetto di ogni condizione e
prescrizione specifica eventualmente stabilita dagli stessi organi
comunitari, con riguardo, in particolare, alla bollatura sanitaria
delle carni ottenute da animali delle specie sensibili originari da
zone di protezione mantenute per piu’ di trenta giorni; tali
provvedimenti sono immediatamente comunicati al Ministero della
salute a cura della regione o della provincia autonoma interessata.

Note all’art. 25:
– Il decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 117, reca:
«Attuazione della direttiva 2002/99/CE che stabilisce norme
di polizia sanitaria per la produzione, la trasformazione,
la distribuzione e l’introduzione di prodotti di origine
animale destinati al consumo umano».
– Il regolamento (CE) n. 853 del 2004, e’ pubblicato
nella G.U.C.E. n. L. 139 del 30 aprile 2004.
– Il regolamento (CE) n. 853 del 2004 e’ pubblicato
nella G.U.C.E. n. L. 139 del 30 aprile 2004.
– Il decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, reca:
«Attuazione della direttiva 89/608/CEE relativa alla mutua
assistenza tra autorita’ amministrative per assicurare la
corretta applicazione della legislazione veterinaria e
zootecnica».
– Il decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 28, reca:
«Attuazione delle direttive 89/662/CEE e 90/425/CEE
relative ai controlli veterinari e zootecnici di taluni
animali vivi e su prodotti di origine animale applicabili
negli scambi intracomunitari».

Art. 26.
Misure applicabili ai prodotti a base
di carne prodotti nella zona di protezione
1. E’ vietato immettere sul mercato prodotti a base di carne
ottenuti da animali di specie sensibili originari della zona di
protezione.
2. Il divieto di cui al comma 1, non si applica ai prodotti a base
di carne sottoposti ad uno dei trattamenti di cui al punto 1 della
parte A dell’allegato VII oppure prodotti con le carni di cui
all’articolo 25, comma 3.

Art. 27.
Misure applicabili al latte e ai prodotti
lattiero-caseari prodotti nella zona di protezione
1. E’ vietato immettere sul mercato:
a) latte ottenuto da animali di specie sensibili originari della
zona di protezione e di prodotti lattiero-caseari ottenuti da tale
latte;
b) latte e prodotti lattiero-caseari di animali di specie
sensibili prodotti in uno stabilimento situato nella zona di
protezione.
2. Il divieto di cui al comma 1, lettera a), non si applica:
a) al latte e ai prodotti lattiero-caseari derivati da animali
delle specie sensibili originari della zona di protezione, se
prodotti in data anteriore di almeno ventuno giorni alla data
presunta del primo focolaio manifestatosi in un’azienda situata nella
zona di protezione e se, fin dalla produzione, sono stati
immagazzinati e trasportati separatamente dal latte e dai prodotti
lattiero-caseari prodotti dopo tale data;
b) al latte ottenuto da animali di specie sensibili originari
della zona di protezione e ai prodotti lattiero-caseari ottenuti da
tale latte, se sono stati sottoposti ad uno dei trattamenti di cui
alle parti A o B dell’allegato IX, a seconda della loro destinazione
finale, e il trattamento e’ effettuato in stabilimenti situati
all’interno della zona di protezione e in conformita’ alle
prescrizioni di cui al comma 4; se nella zona di protezione non vi
sono stabilimenti, il trattamento puo’ essere effettuato presso
stabilimenti situati al di fuori della zona di protezione purche’ in
conformita’ alle prescrizioni di cui al comma 6.
3. Il divieto di cui al comma 1, lettera b), non si applica al
latte e ai prodotti lattiero-caseari preparati in stabilimenti
situati all’interno della zona di protezione, se sono rispettate le
prescrizioni di cui al comma 4.
4. Per i fini di cui al comma 2, lettera b), e al comma 3:
a) lo stabilimento deve operare sotto controllo ufficiale
permanente;
b) tutto il latte utilizzato nello stabilimento deve essere
conforme al disposto di cui al comma 2, oppure il latte crudo deve
provenire da animali esterni alla zona di protezione;
c) durante l’intero processo di produzione il latte deve essere
chiaramente identificato ed essere trasportato ed immagazzinato
separatamente dal latte crudo e dai prodotti lattiero-caseari
derivati dal latte crudo non destinati ad essere spediti fuori della
zona di protezione;
d) il trasporto di latte crudo da aziende situate al di fuori
della zona di protezione verso gli stabilimenti deve essere
effettuato in veicoli che sono stati puliti e disinfettati
precedentemente alle operazioni di trasporto e che in seguito non
hanno avuto contatti con aziende della zona di protezione in cui sono
tenuti animali di specie sensibili.
5. Il veterinario ufficiale deve certificare il rispetto delle
prescrizioni di cui al comma 4, quando il latte e’ destinato agli
scambi intracomunitari. Le regioni e le province autonome attuano,
nell’ambito delle proprie attivita’ istituzionali, verifiche sul
controllo di conformita’ svolto dai servizi veterinari delle aziende
sanitarie e dai veterinari ufficiali e, in caso di scambi
intracomunitari, fornisce immediatamente al Ministero della salute un
elenco degli stabilimenti da essa riconosciuti ai fini della predetta
certificazione nonche’ ogni successiva variazione; il Ministero della
salute comunica agli altri Stati membri e alla Commissione europea
tale elenco e gli eventuali aggiornamenti. Quando il latte giunge in
Italia da altri Stati membri, i servizi veterinari delle aziende
sanitarie devono verificare, anche su indicazione degli Uffici
veterinari per gli adempimenti comunitari di cui al decreto
legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, la presenza della certificazione
veterinaria di accompagnamento e la sua completezza rispetto alle
prescrizioni di cui al comma 4, applicando, in caso di non
conformita’, le procedure di cui al decreto legislativo 30 gennaio
1993, n. 28, e successive modificazioni.
6. Il trasporto di latte crudo da aziende situate all’interno della
zona di protezione verso stabilimenti situati al di fuori di detta
zona e la trasformazione di detto latte devono essere effettuati nel
rispetto delle seguenti prescrizioni:
a) la trasformazione negli stabilimenti situati al di fuori della
zona di protezione di latte crudo prodotto da animali di specie
sensibili tenuti all’interno della zona di protezione deve essere
autorizzata dalla regione o dalla provincia autonoma che deve
altresi’ prestabilire l’itinerario per il trasporto verso lo
stabilimento, individuare espressamente lo stabilimento ed emanare
ogni altra opportuna istruzione;
b) il trasporto deve essere effettuato con veicoli che sono stati
puliti e disinfettati precedentemente alle operazioni di trasporto,
costruiti e mantenuti in modo da evitare perdite di latte durante il
trasporto e attrezzati in modo da evitare dispersioni sotto forma di
aerosol durante le operazioni di carico e scarico del latte;
c) prima di lasciare l’azienda presso la quale e’ stato raccolto
il latte di animali di specie sensibili, il veicolo, con particolare
attenzione ai tubi di raccordo, ai pneumatici, ai passaruote e alle
sue parti inferiori, deve essere pulito e disinfettato e, dopo
l’ultima disinfezione e prima di lasciare la zona di protezione, non
deve avere contatti successivi con aziende situate nella zona di
protezione in cui sono presenti animali di specie sensibili;
eventuali versamenti di latte durante tali operazioni vanno eliminati
e la zona sottoposta a disinfezione;
d) i mezzi di trasporto devono essere utilizzati nell’ambito
dell’area geografica o amministrativa predefinita, preventivamente
autorizzati dalle regioni o dalle province autonome, su indicazione
dei servizi veterinari delle aziende sanitarie, ed appositamente
contrassegnati; il loro spostamento verso un’altra area puo’ avvenire
solo previa pulizia e disinfezione effettuate sotto controllo
ufficiale.
7. E’ vietato raccogliere e trasportare campioni di latte crudo di
animali delle specie sensibili da aziende situate nella zona di
protezione verso laboratori diversi da quelli autorizzati dal
Ministero della salute, nonche’ procedere, in detti laboratori, alla
trasformazione del latte.

Nota all’art. 27:
– Per i decreti 30 gennaio 1993, nn. 27 e 28, vedi note
all’art. 25.

Art. 28.
Misure applicabili allo sperma, agli ovuli e agli embrioni
raccolti da animali di specie sensibili nella zona di protezione
1. E’ vietato immettere sul mercato sperma, ovuli ed embrioni
ottenuti da animali di specie sensibili originari della zona di
protezione.
2. Il divieto di cui al comma 1, non si applica allo sperma, agli
ovuli e agli embrioni congelati raccolti e immagazzinati almeno
ventuno giorni prima della data presunta del primo focolaio di afta
epizootica manifestatosi in un’azienda situata nella zona di
protezione.
3. Lo sperma congelato, raccolto in conformita’ della normativa
comunitaria successivamente alla data dell’infezione di cui al
comma 2, deve essere immagazzinato separatamente e puo’ essere
immesso sul mercato solo se sussistono cumulativamente le seguenti
condizioni:
a) tutte le misure relative al focolaio di afta epizootica sono
state revocate ai sensi dell’articolo 36;
b) tutti gli animali alloggiati nel centro di raccolta dello
sperma sono stati sottoposti a un esame clinico e i campioni
prelevati conformemente al punto 2.2 dell’allegato III sono stati
sottoposti ad un test sierologico volto a comprovare l’assenza di
infezione nel centro di raccolta dello sperma interessato;
c) l’animale donatore e’ stato sottoposto con esito negativo a un
test sierologico per l’individuazione di anticorpi del virus per
l’afta epizootica sulla base di un campione prelevato non prima di
ventotto giorni dopo la raccolta dello sperma.

Art. 29.
Trasporto e distribuzione di stallatico e letame di animali
di specie sensibili prodotti nella zona di protezione
1. All’interno della zona di protezione, e’ vietato il trasporto ed
ogni forma di scambio, di immissione sul mercato e di spandimento di
stallatico e di letame proveniente da aziende, nonche’ da
installazioni o mezzi di trasporto di cui all’articolo 16 situati
nella medesima zona in cui sono presenti animali delle specie
sensibili.
2. In deroga al divieto di cui al comma 1, la regione o la
provincia autonoma puo’ autorizzare la rimozione dello stallatico
proveniente da animali delle specie sensibili:
a) da un’azienda situata nella zona di protezione, ai fini del
suo trasporto verso un impianto designato dalla stessa regione o
provincia autonoma dove deve essere trattato conformemente al punto 5
della sezione II nella parte A del capitolo III dell’allegato VIII
del regolamento (CE) n. 1774/2002, o essere immagazzinato
temporaneamente;
b) da aziende situate nella zona di protezione e non soggette
alle misure di cui agli articoli 4 o 10, ai fini del suo spandimento
su aree prestabilite dalla stessa regione o provincia autonoma se
l’intero quantitativo dello stallatico e’ stato prodotto almeno
ventuno giorni prima della data presunta del primo focolaio
manifestatosi in un’azienda situata nella zona di protezione o il
letame deve essere sparso al livello del terreno e a sufficiente
distanza da aziende che detengono animali di specie sensibili ed
immediatamente interrato.
3. Nel caso di stallatico proveniente da animali delle specie
sensibili, la regione o la provincia autonoma puo’ autorizzare, in
alternativa alle prescrizioni di cui alla lettera b) del comma 2, la
rimozione dello stallatico da aziende situate nella zona di
protezione e non soggette alle misure di cui all’articolo 4 o
all’articolo 10, solo se:
a) il veterinario ufficiale attesta l’esecuzione di un esame su
tutti gli animali presenti nell’azienda il cui esito ha escluso la
presenza di animali sospetti di essere infettati dal virus dell’afta
epizootica;
b) l’intero quantitativo di stallatico e’ stato prodotto almeno
quattro giorni prima dell’esame di cui alla lettera a);
c) lo stallatico e’ interrato, sotto controllo ufficiale, in aree
prestabilite dalla stessa regione o provincia autonoma, prossime
all’azienda di origine e a sufficiente distanza da altre aziende che,
nella zona di protezione, hanno animali delle specie sensibili.
4. Nel caso di rilascio delle autorizzazioni di cui al presente
articolo, la regione o la provincia autonoma deve assoggettare le
operazioni di rimozione del letame o dello stallatico da una azienda
che detiene animali di specie sensibili a ogni necessaria e rigorosa
misura atta ad evitare la propagazione dell’epidemia di afta
epizootica, disponendo, in particolare, l’obbligo di verifica delle
operazioni di pulizia e disinfezione dei veicoli dopo ogni operazione
di carico e prima della partenza dall’azienda; i veicoli utilizzati
per tale trasporto devono essere a chiusura ermetica.
5. I provvedimenti di cui al presente articolo sono immediatamente
comunicati al Ministero della salute a cura della regione o della
provincia autonoma interessata.

Nota all’art. 29:
– Per il regolamento (CE) n. 1774/2002, vedi note
all’art. 16.

Art. 30.
Misure applicabili alle pelli di animali di specie
sensibili nella zona di protezione
1. E’ vietato immettere sul mercato pelli di animali delle specie
sensibili provenienti dalla zona di protezione.
2. Il divieto di cui al comma 1, non si applica alle pelli:
a) prelevate da un animale di specie sensibili almeno ventuno
giorni prima della data presunta di infezione nell’azienda di cui
all’articolo 10, comma 1, e immagazzinate in modo distinto dalle
pelli prelevate dopo quella data;
b) conformi, in alternativa alle prescrizioni di cui alla
lettera a), ai requisiti di cui al punto 2 nella parte A
dell’allegato VII.

Art. 31.
Misure applicabili alla lana di pecora, al pelo di ruminante
e alle setole di suidi prodotti nella zona di protezione
1. E’ vietato immettere sul mercato lana di pecora, pelo di
ruminante e setole di suidi prelevati da animali provenienti dalla
zona di protezione.
2. Il divieto di cui al comma 1, non si applica alla lana, al pelo
e alle setole non trattati:
a) prodotti almeno ventuno giorni prima della data presunta di
infezione nell’azienda di cui all’articolo 10, comma 1, e
immagazzinati in modo distinto dalla lana, dal pelo e dalle setole
prodotte dopo quella data;
b) conformi, in alternativa alle prescrizioni di cui alla
lettera a), ai requisiti stabiliti al punto 3 della parte A
dell’allegato VII.

Art. 32.
Misure applicabili ad altri prodotti di origine animale
prodotti nella zona di protezione
1. E’ vietato immettere sul mercato prodotti di origine animale
diversi da quelli di cui agli articoli 25, 26, 27, 28, 29, 30 e 31,
derivati da animali di specie sensibili provenienti dalla zona di
protezione.
2. Il divieto di cui al comma 1 non si applica ai prodotti di cui
al medesimo comma 1 ad una delle seguenti condizioni:
a) sono stati prodotti almeno ventuno giorni prima della data
presunta di infezione nell’azienda di cui all’articolo 10, comma 1, e
sono stati conservati e trasportati separatamente da prodotti
fabbricati dopo tale data;
b) sono stati sottoposti a trattamento in conformita’ al punto 4
nella parte A dell’allegato VII.
3. Il divieto di cui al comma 1 non si applica, altresi’, se:
a) i prodotti di cui ai punti 5, 6, 7, 8 e 9 della parte A
dell’allegato VII, sono conformi ai requisiti di cui ai medesimi
punti della parte A dell’allegato VII;
b) sono prodotti composti non sottoposti ad ulteriori trattamenti
che contengono prodotti di origine animale che sono stati sottoposti
a un trattamento che assicuri la distruzione del virus dell’afta
epizootica eventualmente presente o che sono stati ottenuti da
animali non soggetti alle restrizioni previste dal presente decreto;
c) i prodotti sono imballati e sono destinati ad essere
utilizzati per la diagnosi in vitro o come reagenti di laboratorio.

Art. 33.
Misure applicabili agli alimenti, ai foraggi, al fieno
e alla paglia prodotti nella zona di protezione
1. E’ vietato immettere sul mercato foraggi, fieno, paglia e altri
prodotti destinati all’alimentazione degli animali provenienti dalla
zona di protezione.
2. Il divieto di cui al comma 1, non si applica ai prodotti di cui
al medesimo comma 1 se ricorre una delle seguenti condizioni:
a) sono stati prodotti almeno ventuno giorni prima della data
presunta di infezione nelle aziende di cui all’articolo 10, comma 1,
e immagazzinati e trasportati in modo distinto dai mangimi, dai
foraggi, dal fieno e dalla paglia prodotti dopo quella data;
b) la regione o la provincia autonoma ha autorizzato
espressamente la possibilita’ della loro utilizzazione nella zona di
protezione e ne ha stabilito le modalita’;
c) sono stati prodotti in aziende in cui non erano presenti
animali di specie sensibili;
d) sono stati prodotti in stabilimenti in cui non erano presenti
animali di specie sensibili e le cui forniture di materie prime
provengono dalle aziende di cui alla lettera c), o da aziende situate
al di fuori della zona di protezione.
3. Il divieto non si applica ai foraggi e alla paglia trattati in
conformita’ ai requisiti di cui al punto 1 della parte B
dell’allegato VII, ancorche’ prodotti in aziende in cui sono presenti
animali delle specie sensibili.

Art. 34.
Deroghe e certificazioni supplementari
1. Le deroghe ai divieti di immissione sul mercato, contenute negli
articoli 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 32 e 33, rappresentano
deroghe alle misure di lotta ed eradicazione dell’afta epizootica e
sono autorizzate, preventivamente e con provvedimento scritto, dalla
regione o dalla provincia autonoma che, almeno ventiquattro ore prima
di comunicarlo all’interessato, lo trasmette, immediatamente e
integralmente, al Ministero della salute.
2. Prima del rilascio di qualunque provvedimento di autorizzazione
in deroga, la regione o la provincia autonoma deve accertare, anche
mediante ispezioni effettuate da proprio personale compreso quello
facente parte dei Centri territoriali di cui all’articolo 73, che
sono stati soddisfatti, per un periodo sufficiente prima che i
prodotti lascino la zona di protezione, tutti i requisiti, le
prescrizioni o le condizioni stabiliti negli articoli 24, 25, 26, 27,
28, 29, 30, 31, 32 e 33, o in quelli aggiuntivi eventualmente
stabiliti in sede comunitaria, nonche’ dal Ministero della salute,
anche tramite il Centro nazionale di lotta di cui all’articolo 69, e
che non sussistono rischi di diffusione del virus dell’afta
epizootica. Le previsioni del presente comma si applicano anche
all’ipotesi di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 22.
3. Se i prodotti oggetto di deroga da parte della regione o della
provincia autonome ai sensi del comma 1 sono destinati agli scambi
intracomunitari, la medesima regione o provincia autonoma assicura il
rilascio di una certificazione supplementare da parte dei veterinari
ufficiali in conformita’ alle disposizioni eventualmente adottate in
proposito in sede comunitaria o, in loro mancanza, secondo le
indicazioni stabilite di concerto tra la regione o provincia autonoma
interessata e il Ministero della salute, anche tramite il Centro
nazionale di lotta di cui all’articolo 69.
4. Se i prodotti di cui al comma 3 giungono in Italia da altri
Stati membri, i servizi veterinari delle aziende sanitarie devono
verificare, anche su indicazione degli Uffici veterinari per gli
adempimenti comunitari, si seguito UVAC, di cui al decreto
legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, la presenza della certificazione
supplementare di accompagnamento, interessando, in caso di sua
assenza o di dubbi circa la necessita’ della sua presenza, gli UVAC
che ne informano immediatamente il Ministero della salute e attivano
contestualmente le procedure di assistenza con le autorita’ degli
Stati membri speditori ai sensi del medesimo decreto legislativo n.
27 del 1993, disponendo, se del caso, l’applicazione di provvedimenti
e delle misure cautelari di cui al decreto legislativo 30 gennaio n.
28, e successive modificazioni.
5. Se il Ministero della salute, anche tramite il Centro nazionale
di lotta di cui all’articolo 69, ritiene, anche a seguito delle
eventuali verifiche ispettive eseguite dal personale da esso
incaricato, che le deroghe autorizzate dalla regione o provincia
autonoma ai sensi del comma 1 o le modalita’ di loro applicazione
possono compromettere la complessiva strategia nazionale di
controllo, lotta e eradicazione della malattia o risultano essere
state disposte senza aver rispettato l’obbligo di accertamento
prescritto dal comma 2, comunica immediatamente alla regione o alla
provincia autonoma interessata le misure correttive da adottare,
comprese l’eventuale revoca o modifica delle autorizzazioni in deroga
rilasciate; in caso di mancata applicazione delle misure indicate, il
Ministero della salute puo’ adottarle direttamente.

Nota all’art. 34:
– Per i decreti legislativi 30 gennaio 1993, nn. 27 e
28, vedi note all’art. 27.

Art. 35.
Misure supplementari nella zona di protezione
1. Ferme restando le misure da applicare nella zona di protezione
in conformita’ a quanto stabilito dal presente decreto, il Ministero
della salute, in accordo con i Servizi veterinari della regione e
delle province autonome interessate, anche tramite il Centro
nazionale di lotta di cui all’articolo 69, puo’ disporre ogni misura
supplementare ritenuta necessaria e adeguata per contrastare il virus
dell’afta epizootica, tenuto conto delle specifiche condizioni
epidemiologiche, zootecniche, commerciali e sociali esistenti nelle
aree considerate, informandone la Commissione europea e gli altri
Stati membri.
2. I servizi veterinari delle aziende sanitarie assicurano
l’applicazione delle misure di cui al comma 1.

Art. 36.
Revoca delle misure nella zona di protezione
1. I veterinari ufficiali comunicano alle regioni o province
autonome l’intenzione di revocare le misure disposte nella zona di
protezione quando:
a) sono trascorsi almeno quindici giorni dall’abbattimento e
dall’eliminazione in condizioni di sicurezza di tutti gli animali
delle specie sensibili dall’azienda di cui all’articolo 10, comma 1,
nonche’ dal completamento delle operazioni preliminari di pulizia e
disinfezione nella stessa azienda ai sensi dell’articolo 11;
b) e’ stata effettuata, con esito negativo, un’indagine in tutte
le aziende situate nella zona di protezione in cui si trovano animali
di specie sensibili.
2. Successivamente alla revoca delle misure specifiche adottate con
riguardo alla zona di protezione, i veterinari ufficiali mantengono
quelle di cui agli articoli 37, 38, 39, 40, 41 e 42 relative alla
zona di sorveglianza per almeno ulteriori quindici giorni, trascorsi
i quali anch’esse possono essere revocate ai sensi dell’articolo 44.
3. L’indagine di cui al comma 1, lettera b), deve comprovare
l’assenza di infezione ed essere eseguita almeno in conformita’ alle
disposizioni dell’allegato III, punto 1, comprendendovi le misure di
cui al punto 2.3 dell’allegato III, basate sui criteri dell’allegato
III, punti 2.1.1 e 2.1.3.
4. La revoca delle misure di cui al comma 1 puo’ essere disposta
solo previo assenso scritto della regione o della provincia autonoma
che ne da’ immediata comunicazione al Ministero della salute; la
presente disposizione, pur se non espressamente riprodotta nei
restanti articoli, si applica altresi’ in tutti i casi che prevedono
la revoca di misure da parte dei veterinari ufficiali o dei servizi
veterinari delle aziende sanitarie.

Art. 37.
Misure destinate alle aziende nella zona di sorveglianza
1. Nella zona di sorveglianza, i veterinari ufficiali dispongono
l’applicazione delle medesime misure di cui all’articolo 22, comma 1.
2. Se all’interno della zona di sorveglianza la capacita’ di
macellazione e’ insufficiente o nulla, la regione o la provincia
autonoma puo’ autorizzare il veterinario ufficiale a derogare al
divieto di cui all’articolo 22, comma 1, lettera c), disponendo il
trasporto diretto e sotto controllo ufficiale, ai fini della
macellazione, degli animali delle specie sensibili dalle aziende
situate nella zona di sorveglianza ad uno stabilimento di
macellazione situato al di fuori della zona di sorveglianza, nel
rispetto delle seguenti condizioni:
a) le registrazioni di cui all’articolo 22, comma 1, devono
essere state sottoposte a verifiche ufficiali e la situazione
epidemiologica dell’azienda non deve presentare possibilita’ di
sospetti di infezione o contaminazione da virus dell’afta epizootica;
b) tutti gli animali delle specie sensibili presenti nell’azienda
sono stati sottoposti ad un’ispezione da parte del veterinario
ufficiale con esito negativo;
c) il veterinario ufficiale deve attestare l’esecuzione, su un
numero rappresentativo di animali, tenuto conto dei parametri
statistici di cui al punto 2.2 dell’allegato III, di un approfondito
esame clinico che ha escluso la presenza o il sospetto di animali
infetti;
d) lo stabilimento di macellazione e’ stato preventivamente
designato dalla regione o dalla provincia autonoma e si trova il piu’
possibile vicino alla zona di sorveglianza;
e) le carni ottenute da tali animali devono essere sottoposte al
trattamento di cui all’articolo 39.

Art. 38.
Movimenti di animali di specie sensibili all’interno
della zona di sorveglianza
1. All’interno della zona di sorveglianza e’ vietato ogni
spostamento di animali delle specie sensibili dalle aziende.
2. Il divieto di cui al comma 1, non si applica ai movimenti di
animali che devono essere, alternativamente:
a) condotti a pascoli situati entro la zona di sorveglianza. Lo
spostamento deve essere effettuato impedendo qualsiasi contatto di
tali animali con quelli delle specie sensibili di altre aziende e non
puo’ comunque essere effettuato prima di quindici giorni
dall’avvenuta registrazione dell’ultimo focolaio nella zona di
protezione;
b) trasportati, direttamente e sotto controllo ufficiale ai fini
della macellazione, in uno stabilimento di macellazione situato
all’interno della stessa zona;
c) trasportati ai sensi dell’articolo 37, comma 2, nel rispetto
delle prescrizioni ivi stabilite;
d) trasportati ai sensi dell’articolo 24, comma 2, lettere a)
e b), nel rispetto delle prescrizioni ivi stabilite.
3. La regione o la provincia autonoma puo’ autorizzare i movimenti
di animali per i fini di cui:
a) al comma 2, lettera a), solo se il veterinario ufficiale ha
attestato, in base all’esame da lui effettuato su tutti gli animali
delle specie sensibili presenti nell’azienda, e comprensivo di test
su campioni prelevati conformemente al punto 2.2 dell’allegato III,
l’inesistenza di animali sospetti di essere infetti o contaminati;
b) al comma 2, lettera b), solo se il veterinario ufficiale ha
attestato l’esecuzione delle misure di cui all’articolo 37, comma 2,
lettere a) e b), con risultati favorevoli.
4. I servizi veterinari delle aziende sanitarie rintracciano
immediatamente gli animali delle specie sensibili spediti dalla zona
di sorveglianza durante almeno i ventuno giorni precedenti la data
presunta del primo focolaio di infezione manifestatosi in una azienda
situata nella zona di sorveglianza e ne informano immediatamente la
regione o la provincia autonoma e il Ministero della salute;
quest’ultimo trasmette agli altri Stati membri le informazioni
pervenutegli in merito.
5. Le autorizzazioni di cui al comma 3, devono essere
immediatamente comunicate al Ministero della salute a cura della
regione o provincia autonoma che le ha rilasciate.

Art. 39.
Misure applicabili alle carni fresche di animali di specie
sensibili provenienti dalla zona di sorveglianza
e ai prodotti ottenuti da tali carni
1. E’ vietato immettere sul mercato:
a) carni fresche, carni macinate e preparazioni di carni di
animali di specie sensibili provenienti dalla zona di sorveglianza e
di prodotti ottenuti da tali carni;
b) carni fresche, carni macinate, preparazioni di carni e
prodotti a base di carni di animali di specie sensibili prodotti in
stabilimenti situati nella zona di sorveglianza.
2. Il divieto di cui al comma 1, lettera a), non si applica alle
carni fresche, alle carni macinate e alle preparazioni di carni se
sono state prodotte in data anteriore di almeno ventuno giorni a
quella presunta del primo focolaio di infezione manifestatosi in
un’azienda situata nella zona di protezione corrispondente e se, dal
momento della produzione, sono state immagazzinate e trasportate
separatamente dalle carni prodotte dopo tale data. Il veterinario
ufficiale provvede ad identificare dette carni, mediante
l’apposizione dei contrassegni che le rendano facilmente
distinguibili da quelle che non possono essere spedite fuori dalla
zona di sorveglianza; il contrassegno utilizzabile e’ stabilito in
sede comunitaria.
3. Il divieto di cui al comma 1, lettera a), non si applica alle
carni fresche, alle carni macinate e alle preparazioni di carni
prodotte da animali trasportati allo stabilimento di macellazione nel
rispetto delle medesime prescrizioni di cui all’articolo 37, comma 2,
lettere a), b), c), d) ed e), e se dette carni sono state sottoposte
alle misure previste dal comma 4.
4. Il divieto di cui al comma 1, lettera b), non si applica alle
carni fresche, alle carni macinate e alle preparazioni di carni
ottenute in stabilimenti situati nella zona di sorveglianza se:
a) lo stabilimento opera sotto controllo veterinario;
b) nello stabilimento vengono trasformate unicamente carni
fresche, carni macinate o le preparazioni di carni di cui al comma 3,
e sottoposte alle prescrizioni aggiuntive di cui alla parte B
dell’allegato VIII, ovvero che sono ottenute da animali allevati e
macellati al di fuori della zona di sorveglianza o da animali
trasportati conformemente alle disposizioni di cui all’articolo 24,
comma 2, lettera b);
c) tutte le carni fresche, le carni macinate e le preparazioni di
carni riportano la bollatura sanitaria o la marchiatura di
identificazione previste dal regolamento (CE) n. 853 del 2004;
d) durante l’intero processo di produzione tutte le carni
fresche, le carni macinate o le preparazioni di carni sono state
chiaramente identificate, trasportate e immagazzinate in modo
distinto dalle carni fresche, dalle carni macinate e dalle
preparazioni di carni non ammissibili alla spedizione al di fuori
della zona di protezione ai sensi del presente decreto.
5. Il divieto di cui al comma 1, lettera a), non si applica ai
prodotti a base di carne ottenuti con carni fresche provenienti da
animali di specie sensibili originari della zona di sorveglianza che
recano il bollo sanitario di cui al decreto legislativo 27 maggio
2005, n. 117, e che sono trasportati, sotto controllo ufficiale, ad
uno stabilimento designato dalla regione o provincia autonoma per
essere sottoposti a un trattamento in conformita’ del punto 1 della
parte A dell’allegato VII.
6. Il divieto di cui al comma 1, lettera b), non si applica ai
prodotti a base di carne provenienti da stabilimenti situati nella
zona di sorveglianza e che sono conformi alle disposizioni di cui al
comma 5 o sono ottenuti da carni conformi alle prescrizioni di cui al
comma 4.
7. Il veterinario ufficiale certifica il rispetto delle
prescrizioni di cui ai commi 4 e 6, quando le carni fresche, le carni
macinate e le preparazioni di carni sono destinate agli scambi
intracomunitari ed effettua costanti verifiche sulla conformita’ di
detti prodotti alle prescrizioni stabilite. Le regioni e le province
autonome attuano, nell’ambito delle proprie attivita’ istituzionali,
verifiche sul controllo di conformita’ svolto dai servizi veterinari
delle aziende sanitarie e dai veterinari ufficiali e, ai fini degli
scambi intracomunitari, forniscono preventivamente al Ministero della
salute un elenco degli stabilimenti da esse riconosciuti ai fini
della predetta certificazione, nonche’ ogni successiva variazione; il
Ministero della salute comunica agli altri Stati membri e alla
Commissione europea l’elenco di tali stabilimenti e gli eventuali
aggiornamenti. Quando i prodotti in questione, giungono in Italia da
altri Stati membri, i servizi veterinari delle aziende sanitarie
devono verificare, anche su indicazione degli Uffici veterinari per
gli adempimenti comunitari di cui al decreto legislativo 30 gennaio
1993, n. 27, la presenza della certificazione veterinaria di
accompagnamento e la sua completezza rispetto alle prescrizioni di
cui ai commi 5 e 7, applicando, in caso di non conformita’, le
procedure di cui al decreto legislativo 30 gennaio n. 28, e
successive modificazioni.
8. Nel caso di deroghe al divieto di cui al comma 1, disposte in
sede comunitaria, la regione o la provincia autonoma puo’
autorizzarne l’applicazione sul proprio territorio adottando appositi
provvedimenti a condizione che siano rispettate tutte le prescrizioni
specifiche eventualmente stabilite dagli stessi organi comunitari,
con riguardo, in particolare, alla bollatura sanitaria delle carni
ottenute da animali delle specie sensibili originari da zone di
sorveglianza mantenute per piu’ di trenta giorni; tali provvedimenti
sono immediatamente comunicati al Ministero della salute a cura della
regione o della provincia autonoma interessata.

Note all’art. 39:
– Per il regolamento (CE) n. 853 del 2004, vedi note
all’art. 25.
– Per il decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 117,
vedi note all’art. 25.
– Per i decreti legislativi 30 gennaio 1993, nn. 27 e
28, vedi note all’art. 25.

Art. 40.
Misure applicabili al latte e ai prodotti lattiero-caseari
di animali di specie sensibili prodotti nella zona di sorveglianza
1. E’ vietato immettere sul mercato:
a) latte proveniente da animali di specie sensibili originari
della zona di sorveglianza e di prodotti lattiero-caseari ottenuti da
tale latte;
b) latte e prodotti lattiero-caseari di animali di specie
sensibili prodotti nella zona di sorveglianza.
2. Il divieto di cui al comma 1, lettera a), non si applica al
latte di animali di specie sensibili originari della zona di
sorveglianza e ai prodotti lattiero-caseari derivati da tale latte,
se sono stati prodotti almeno ventuno giorni prima della data
presunta del primo focolaio di infezione manifestatosi in una azienda
situata nella zona di protezione corrispondente e se dal momento
della produzione sono stati immagazzinati e trasportati separatamente
dal latte e dai prodotti lattiero-caseari prodotti dopo tale data.
3. Il divieto di cui al comma 1, lettera a), non si applica al
latte proveniente da animali di specie sensibili originari della zona
di sorveglianza e ai prodotti lattiero-caseari ottenuti da tale latte
se sono stati sottoposti ad uno dei trattamenti di cui alle parti A o
B dell’allegato IX, a seconda dell’uso cui sono destinati. Il
trattamento deve essere effettuato nel rispetto delle prescrizioni di
cui al comma 4, in stabilimenti situati all’interno della zona di
sorveglianza o, se nella zona di sorveglianza non vi sono
stabilimenti, presso stabilimenti designati dalla regione o dalla
provincia autonoma, situati all’esterno della zona di protezione e di
sorveglianza.
4. Il divieto di cui al comma 1, lettera b), non si applica al
latte e ai prodotti lattiero-caseari preparati negli stabilimenti di
cui al comma 3 se:
a) lo stabilimento opera sotto controllo veterinario;
b) tutto il latte utilizzato nello stabilimento e’ conforme al
disposto del comma 3 o e’ stato ottenuto da animali esterni alla zona
di sorveglianza e di protezione;
c) nel corso di tutto il processo produttivo il latte e’ stato
chiaramente identificato, trasportato ed immagazzinato separatamente
dal latte e dai prodotti lattiero-caseari non destinati ad essere
spediti fuori della zona di sorveglianza;
d) il trasporto di latte crudo da aziende situate al di fuori
della zona di protezione e di sorveglianza verso gli stabilimenti e’
stato effettuato con veicoli che sono stati puliti e disinfettati
precedentemente alle operazioni di trasporto e che in seguito non
hanno avuto contatti con aziende della zona di protezione e di
sorveglianza in cui sono tenuti animali di specie sensibili.
5. Negli stabilimenti di cui al comma 3, il veterinario ufficiale
deve certificare il rispetto delle prescrizioni di cui al comma 4,
quando il latte e’ destinato agli scambi intracomunitari ed
effettuare costanti verifiche sulla conformita’ di esso alle
prescrizioni stabilite. Le regioni e le province autonome attuano,
nell’ambito delle proprie attivita’ istituzionali, verifiche sul
controllo di conformita’ svolto dai servizi veterinari delle aziende
sanitarie e dai veterinari ufficiali e comunicano al Ministero della
salute un elenco degli stabilimenti da esse riconosciuti ai fini
della predetta certificazione nonche’ ogni successiva variazione; il
Ministero della salute comunica agli altri Stati membri e alla
Commissione europea tale elenco e gli eventuali aggiornamenti. Quando
il latte giunge in Italia da altri Stati membri, i servizi veterinari
delle aziende sanitarie verificano, anche su indicazione degli Uffici
veterinari per gli adempimenti comunitari di cui al decreto
legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, la presenza della certificazione
veterinaria di accompagnamento e la sua completezza rispetto alle
prescrizioni di cui al comma 6, applicando, in caso di non
conformita’, le procedure di cui al decreto legislativo 30 gennaio
1993, n. 28, e successive modificazioni.
6. Il trasporto di latte crudo da aziende situate nella zona di
sorveglianza a stabilimenti situati al di fuori delle zone di
protezione e di sorveglianza e la trasformazione di detto latte
devono essere effettuati nel rispetto delle seguenti prescrizioni:
a) la trasformazione negli stabilimenti situati al di fuori delle
zone di protezione e di sorveglianza di latte crudo proveniente da
animali di specie sensibili tenuti all’interno della zona di
sorveglianza deve essere autorizzata dalla regione o dalla provincia
autonoma che deve altresi’ prestabilire l’itinerario per il trasporto
verso lo stabilimento da essa stessa individuato ed emanare ogni
altra opportuna istruzione;
b) il trasporto deve essere effettuato con veicoli che sono stati
puliti e disinfettati precedentemente alle operazioni di trasporto,
costruiti e mantenuti in modo da evitare perdite di latte durante il
trasporto e attrezzati in modo da evitare una dispersione del virus
afoso nell’aria o per qualsiasi altra via durante le operazioni di
carico e scarico del latte;
c) prima di lasciare l’azienda in cui e’ stato raccolto il latte
di animali di specie sensibili i tubi di raccordo, i pneumatici, i
passaruote, le parti inferiori del veicolo e ogni versamento di latte
devono essere puliti e disinfettati e il veicolo, dopo l’ultima
disinfezione e prima di lasciare la zona di controllo, non deve avere
contatti successivi con aziende situate nelle zone di protezione e di
sorveglianza in cui sono presenti animali di specie sensibili;
d) i mezzi di trasporto devono essere utilizzati nell’ambito
dell’area geografica o amministrativa cui sono stati preventivamente
assegnati a cura dei servizi veterinari delle aziende sanitarie ed
essere appositamente contrassegnati; il loro spostamento verso
un’altra area puo’ avvenire solo previa pulizia e disinfezione
effettuate sotto controllo ufficiale.
7. E’ vietato raccogliere e trasportare campioni di latte crudo di
animali di specie sensibili da aziende situate nella zona di
sorveglianza verso laboratori diversi da quelli autorizzati dal
Ministero della salute nonche’ procedere, in detti laboratori, alla
trasformazione del latte. Il campionamento ed il trasporto dei
campioni di latte devono essere svolti sotto controllo ufficiale.

Nota all’art. 40:
– Per i decreti legislativi 30 gennaio 1993, nn. 27 e
28, vedi note all’art. 25.

Art. 41.
Trasporto, distribuzione e spargimento di stallatico
e letame di animali di specie sensibili prodotti
nella zona di sorveglianza
1. All’interno e all’esterno della zona di sorveglianza, e’ vietato
il trasporto ed ogni forma di scambio, di immissione sul mercato e di
spandimento di stallatico e di letame proveniente da aziende ed altre
installazioni, quali quelle di cui all’articolo 16, situate nella
medesima zona e in cui sono presenti animali delle specie sensibili.
2. In deroga al divieto di cui al comma 1, in casi eccezionali, la
regione o la provincia autonoma puo’ autorizzare, sentito il Centro
di cui all’articolo 69, mediante mezzi di trasporto accuratamente
puliti e disinfettati prima e dopo l’uso, il trasporto di stallatico
o letame da utilizzare in aree da essa prestabilite all’interno della
zona di sorveglianza, a sufficiente distanza dalle aziende in cui si
trovano animali delle specie sensibili, solo se e’ rispettata una
delle seguenti condizioni:
a) il veterinario ufficiale attesta l’esecuzione di un esame su
tutti gli animali delle specie sensibili presenti nell’azienda il cui
esito ha escluso la presenza di animali sospetti di essere infettati
dal virus dell’afta epizootica e se lo stallatico o il letame e’
sparso a livello del suolo, in modo da evitare una diffusione del
virus afoso nell’aria e, se il terreno viene immediatamente arato, in
modo da incorporarvi lo stallatico o il letame;
b) il veterinario ufficiale attesta l’esecuzione di un esame
clinico di tutti gli animali delle specie sensibili presenti
nell’azienda con esito negativo e se lo stallatico e’ interrato;
c) lo stallatico e’ assoggettato alle medesime disposizioni di
cui all’articolo 29, comma 2, lettera a).
3. I provvedimenti di cui al presente articolo sono immediatamente
comunicati al Ministero della salute a cura della regione o della
provincia autonoma interessata.

Art. 42.
Misure applicabili ad altri prodotti di origine
animale prodotti nella zona di sorveglianza
1. L’immissione sul mercato dei prodotti di origine animale diversi
da quelli di cui agli articoli 39, 40 e 41, e’ assoggettata alle
misure stabilite agli articoli 28, 30, 31 e 32.

Art. 43.
Misure supplementari applicate nella zona di sorveglianza
1. Ferme restando le misure di cui agli articoli 37, 38, 39, 40, 41
e 42, il Ministero della salute, in accordo con i Servizi veterinari
della regione e delle province autonome interessate, anche tramite il
Centro nazionale di lotta di cui all’articolo 69, puo’ disporre ogni
misura supplementare ritenuta necessaria per meglio contrastare il
virus dell’afta epizootica, tenuto conto delle specifiche condizioni
epidemiologiche, zootecniche, commerciali e sociali esistenti nelle
aree considerate; nel caso di misure specifiche per limitare il
movimento di equidi, si tiene conto di quelle previste all’allegato
VI.
2. I servizi veterinari delle aziende sanitarie assicurano
l’applicazione delle misure di cui al comma 1.

Art. 44.
Revoca delle misure nella zona di sorveglianza
1. L’autorita’ sanitaria territorialmente competente revoca le
misure disposte nella zona di sorveglianza solo se:
a) sono trascorsi almeno trenta giorni dall’abbattimento e
dall’eliminazione in condizioni di sicurezza di tutti gli animali
delle specie sensibili dall’azienda di cui all’articolo 10, comma 1,
nonche’ dal completamento delle operazioni preliminari di pulizia e
disinfezione nella stessa azienda ai sensi dell’articolo 11;
b) nella zona di protezione sono state soddisfatte le condizioni
di cui all’articolo 36, comma 1, lettere a) e b);
c) e’ stata effettuata, con esito negativo, un’indagine.
2. L’indagine di cui al comma 1, lettera c), deve comprovare
l’assenza di infezione nella zona di sorveglianza ed essere eseguita
in conformita’ alle disposizioni dell’allegato III, punto 1,
comprendendovi le misure di cui al punto 2.4 all’allegato III, basate
sui criteri di cui all’allegato III, punto 2.1.

Art. 45.
Regionalizzazione
1. Fatte salve le misure di cui al decreto legislativo 30 gennaio
1993, n. 28, e successive modificazioni, in particolare quelle
cautelari di salvaguardia, se nonostante le misure adottate ai sensi
del presente decreto vi e’ la possibilita’ di una diffusione del
virus dell’afta epizootica e l’epizoozia assume carattere estensivo,
o se e’ stata disposta la vaccinazione d’emergenza, il Ministero
della salute:
a) sentiti i Servizi veterinari delle regioni e delle province
autonome interessate, dispone, anche tramite il Centro nazionale di
lotta di cui all’articolo 69, la regionalizzazione del territorio
nazionale, distinguendo la zona o le zone soggette a restrizioni e
quelle indenni dalla malattia;
b) notifica alla Commissione europea i dati relativi alle misure
applicate nella zona soggetta a restrizioni ai fini del loro esame ed
approvazione, apportandovi le eventuali modifiche da essa richieste.
2. Fermo restando l’obbligo di provvedere in conformita’ al
comma 1, lettera a), il Ministero della salute adotta altresi’ ogni
ulteriore provvedimento per conformarsi a quanto eventualmente
disposto in sede comunitaria con riguardo alla regionalizzazione e
alle misure applicabili nelle zone soggette a restrizioni e ne
verifica la corretta applicazione da parte delle regioni e delle
province autonome.
3. Per consentire l’individuazione della zona da sottoporre a
restrizioni, il Centro nazionale di lotta di cui all’articolo 69 e il
gruppo di esperti di cui all’articolo 75, forniscono al Ministero
della salute un’approfondita valutazione congiunta della situazione
epidemiologica, con particolare riguardo al probabile momento e luogo
di introduzione del virus dell’afta epizootica, alla sua possibile
diffusione e al periodo di tempo richiesto per la sua eradicazione.
4. Nella delimitazione della zona soggetta a restrizioni, il
Ministero della salute tiene conto dei confini amministrativi e delle
barriere geografiche. Sulla base dei risultati dell’indagine
epidemiologica di cui all’articolo 13, il Ministero della salute,
anche tramite il Centro nazionale di lotta di cui all’articolo 69
puo’ ridurre la zona soggetta a restrizioni ad un’area di dimensioni
non inferiori ad una provincia e, se necessario, alle province
circostanti; in caso di propagazione del virus dell’afta epizootica,
il Ministero della salute dispone l’ampliamento della zona soggetta a
restrizioni, includendovi ulteriori regioni o province.

Nota all’art. 45:
– Per il decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 28,
vedi note all’art. 25.

Art. 46.
Misure applicate in una zona soggetta a restrizioni
1. Nel caso di regionalizzazione, i servizi veterinari delle
aziende sanitarie dispongono e verificano l’applicazione delle
seguenti misure:
a) all’interno della zona sottoposta a restrizioni, il controllo
del trasporto e dei movimenti di animali delle specie sensibili, dei
prodotti di origine animale, delle merci e dei mezzi di trasporto
considerati potenziali vettori del virus aftoso;
b) l’individuazione e il contrassegno, in conformita’ alla
normativa comunitaria, delle carni fresche e del latte crudo nonche’
delle scorte di altri prodotti non ammissibili alla spedizione al di
fuori della zona soggetta a restrizioni;
c) l’obbligo di certificazione specifica degli animali di specie
sensibili e dei prodotti derivati da tali animali nonche’ la
bollatura sanitaria, in conformita’ alla normativa comunitaria, dei
prodotti per il consumo umano destinati alla spedizione fuori dalla
zona soggetta a restrizioni e per i quali e’ consentita detta
spedizione.
2. Nel caso di regionalizzazione, oltre alle misure di cui al
comma 1, i servizi veterinari delle aziende sanitarie devono
individuare:
a) i movimenti degli animali di specie sensibili spediti dalla
zona soggetta a restrizioni verso altri Stati membri nel periodo
compreso tra la data presunta di introduzione del virus dell’afta
epizootica e la data di applicazione della regionalizzazione; tali
animali devono essere isolati sotto controllo veterinario fino
all’avvenuta esclusione ufficiale della presenza di una possibile
infezione o contaminazione;
b) le carni fresche, il latte crudo e i prodotti a base di latte
crudo ottenuti da animali di specie sensibili prodotti nella zona
soggetta a restrizioni tra la data presunta di introduzione del virus
dell’afta epizootica e la data di applicazione della
regionalizzazione. Le carni fresche devono essere sottoposte a
trattamento, sotto controllo ufficiale, ai sensi del punto 1 nella
parte A dell’allegato VII e il latte crudo e i prodotti a base di
latte crudo devono essere sottoposti a trattamento, sotto controllo
ufficiale, ai sensi della parte A o B dell’allegato IX a seconda del
loro utilizzo o tenuti presso il luogo in cui sono stati reperiti
fino all’avvenuta esclusione ufficiale della presenza di una
possibile contaminazione da virus dell’afta epizootica.
3. I servizi veterinari delle aziende sanitarie provvedono
all’individuazione degli animali e dei prodotti di cui al comma 2,
inviati in Italia in provenienza da zone di altri Stati membri
soggette a restrizioni, avvalendosi della collaborazione degli Uffici
veterinari per gli adempimenti comunitari di cui al decreto
legislativo n. 27 del 1993, adottando su detti animali e prodotti le
medesime misure di cui allo stesso comma 2. I servizi veterinari
delle aziende sanitarie comunicano immediatamente alla regione o alla
provincia autonoma e al Ministero della salute i risultati delle
indagini effettuate e i provvedimenti adottati sugli animali e i
prodotti ai sensi del presente comma e del comma 2.
4. Il Ministero della salute adotta i provvedimenti, necessari a
conformarsi alle misure specifiche eventualmente disposte in sede
comunitaria, ai sensi dell’articolo 4, comma 4, del decreto
legislativo 27 maggio 2005, n. 117, relativi, in particolare, alla
bollatura sanitaria di prodotti derivati da animali di specie
sensibili originari della zona soggetta a restrizioni e non destinati
ad essere immessi sul mercato al di fuori di detta zona e ne verifica
la corretta applicazione da parte delle regioni e delle province
autonome.

Note all’art. 46:
– Per il decreto legislativo n. 27 del 1993, vedi note
all’art. 25.
– L’art. 4, comma 4 del decreto legislativo 27 maggio
2005, n. 117 cosi’ recita:
«4. Le deroghe di cui al presente articolo sono
adottate con provvedimento del Ministero della salute,
d’intesa con la regione o le regioni interessate, nel
rispetto delle prescrizioni di cui agli allegati II e III,
numero 1, nonche’ ad ogni altra specifica disposizione,
anche modificativa, adottata in sede comunitaria.».

Art. 47.
Identificazione degli animali di specie sensibili
1. Fermo restando il rispetto della normativa sull’identificazione
di animali domestici delle specie bovina, ovina, caprina e suidi, in
caso di insorgenza sul territorio nazionale di un focolaio di afta
epizootica, i servizi veterinari delle aziende sanitarie e i
veterinari ufficiali consentono l’uscita degli animali delle specie
sensibili dall’azienda in cui si trovano solo dopo aver accertato che
gli stessi sono stati identificati mediante l’apposito contrassegno
supplementare individuato dal Ministero della salute, anche tramite
il Centro nazionale di lotta di cui all’articolo 69, nell’ambito del
Piano nazionale di emergenza di cui all’allegato XVII o con
successivi provvedimenti, e nel rispetto delle modalita’ stabilite
dallo stesso Ministero; il contrassegno deve essere permanente e
indelebile e permettere una rapida localizzazione dei movimenti degli
animali e la loro azienda di origine o qualsiasi altra azienda da cui
provengono.
2. Nei casi di cui agli articoli 15, comma 1, lettera a), e 16,
comma 1, il Ministero della salute, in accordo con i Servizi
veterinari della regione e delle province autonome interessate, anche
tramite il Centro nazionale di lotta di cui all’articolo 69, puo’, in
circostanze specifiche e tenuto conto della situazione sanitaria,
autorizzare modalita’ diverse da quelle di cui al comma 1, che
consentono la localizzazione rapida dei movimenti degli animali e
della loro azienda di origine o di qualsiasi altra azienda da cui
provengono.
3. Il Ministero della salute comunica alla Commissione europea le
modalita’ per l’identificazione degli animali o la determinazione
dell’azienda di origine, adottate ai sensi dei commi 1 e 2.
4. Nel caso di ricorso alle vaccinazioni di cui agli articoli 52 e
53, il Ministero della salute assicura l’adeguamento delle misure
nazionali adottate in conformita’ ai commi 1 e 2 alle eventuali
diverse disposizioni adottate in sede comunitaria.

Art. 48.
Controllo dei movimenti degli animali in caso
di focolaio di afta epizootica
1. In caso di focolaio di afta epizootica e al fine di assicurare
il controllo dei movimenti degli animali delle specie sensibili,
nella zona soggetta a restrizione ai sensi dell’articolo 45, su
richiesta dei servizi veterinari delle aziende sanitarie:
a) i proprietari devono fornire ogni utile informazione relativa
agli animali delle specie sensibili entrati o usciti dalla propria
azienda, o almeno i dati di cui all’articolo 12 del decreto
legislativo 22 maggio 1999, n. 196;
b) le persone addette al trasporto o alla commercializzazione di
animali di specie sensibili devono fornire ogni utile informazione
relativa ai movimenti degli animali da essi trasportati o
commercializzati, o almeno i dati di cui agli articoli 10, comma 2, e
11, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 22 maggio 1999, n.
196.
2. Il Ministero della salute, in accordo con i Servizi veterinari
della regione e delle province autonome interessate, anche tramite il
Centro nazionale di lotta di cui all’articolo 69, puo’ limitare
l’applicazione di talune o di tutte le misure di cui al comma 1, ad
una parte della zona soggetta a restrizione.

Note all’art. 48:
– Gli articoli 12, 10, comma 2, e 11, comma 2,
lettera c) del decreto legislativo 22 maggio 1999, cosi’
recitano:
«Art. 12. – 1. Presso il Ministero della sanita’, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e le
aziende unita’ sanitarie locali e’ istituita, nei limiti
della spesa autorizzata da appositi provvedimenti
legislativi, una banca dati informatizzata collegata in
rete che contiene almeno le informazioni di cui ai commi 2,
3 e 4; tali informazioni sono trasmesse dalle aziende
unita’ sanitarie locali, per via informatica, alle regioni,
alle province autonome e al Ministero della sanita’; il
Ministero per le politiche agricole e’ interconnesso,
attraverso il proprio sistema informativo, alla banca dati,
ai fini dell’espletamento delle funzioni di propria
competenza.
2. In relazione a ciascun animale della specie bovina
sono indicati:
a) il codice di identificazione;
b) la data di nascita;
c) il sesso;
d) la razza o il mantello;
e) il codice di identificazione della madre o, nel
caso di animale importato da un Paese terzo, il numero di
identificazione attribuito conformemente alle disposizioni
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile
1996, n. 317, e successive modifiche, nonche’ il numero di
identificazione di origine;
f) il numero di identificazione dell’azienda di
nascita;
g) i movimenti di ciascun animale a partire
dall’azienda di nascita e, per gli animali importati da
Paesi terzi, dall’azienda di importazione;
h) la data del decesso o della macellazione;
i) i numeri di identificazione di tutte le aziende in
cui l’animale e’ stato custodito e le date di ciascun
movimento.
3. In relazione agli animali della specie suina sono
indicati:
a) il numero di registrazione dell’azienda d’origine
o dell’allevamento d’origine, nonche’ il numero del
certificato sanitario, quando prescritto;
b) il numero di registrazione dell’ultima azienda o
dell’ultimo allevamento e, per gli animali importati da
Paesi terzi, dell’azienda di importazione.
4. In relazione a ciascuna azienda sono indicati:
a) il numero di identificazione che deve contenere,
oltre la sigla IT che individua lo Stato italiano, un
codice che non superi i dodici caratteri;
b) il nome e l’indirizzo del proprietario, della
persona fisica o giuridica responsabile.
4-bis. Le informazioni di cui al comma 4, limitatamente
agli animali della specie suina, sono fornite a decorrere
dal 31 dicembre 2000.
5. La banca dati di cui al comma 1 e’ aggiornata in
modo tale da fornire a chiunque vi abbia interesse ai sensi
della legge 7 agosto 1990, n. 241, le seguenti
informazioni:
a) il numero di identificazione degli animali della
specie bovina presenti in una azienda o, in caso di animali
della specie suina, le informazioni di cui al comma 3,
lettera a);
b) un elenco dei movimenti di ciascun animale della
specie bovina a partire dall’azienda di nascita o, per gli
animali importati da paesi terzi, dall’azienda di
importazione; per gli animali della specie suina le
informazioni di cui al comma 3, lettera b).
5-bis. Le informazioni di cui al comma 5, lettera b),
limitatamente agli animali della specie suina, sono
fornite:
a) per gli animali in partenza dall’azienda di
nascita, entro il 31 dicembre 2001;
b) per gli animali in partenza da tutte le altre
aziende, entro il 31 dicembre 2002.
6. Le informazioni di cui al comma 5 sono conservate
nella banca dati per almeno i tre anni successivi al
decesso dell’animale, se di specie bovina, o successivi
all’immissione delle informazioni nella banca dati nel caso
di animali della specie suina.
6-bis. Limitatamente alla movimentazione degli animali
della specie suina, la registrazione nella banca dati di
cui al comma 1 deve comprendere almeno: il numero dei suini
spostati, il numero di identificazione dell’azienda o
dell’allevamento di partenza, il numero di identificazione
dell’azienda o dell’allevamento di arrivo, la data di
partenza o la data di arrivo.».
«Art. 10 – 1. (Omissis).
2. Il trasportatore deve:
a) tenere e conservare per almeno tre anni, per
ciascun veicolo utilizzato per il trasporto degli animali,
un registro contenente le seguenti informazioni:
1) luogo, data, nome, o ragione sociale, delle
aziende o dei centri di raccolta dai quali gli animali sono
stati prelevati e relativo indirizzo;
2) luogo e data della consegna degli animali e
nome, o ragione sociale, e indirizzo dei destinatari di
essi;
3) specie e numero degli animali trasportati;
4) data e luogo delle operazioni di disinfezione;
5) dati relativi alla certificazione sanitaria di
accompagnamento degli animali;
b) provvedere affinche’ tra la partenza dall’azienda
o dal centro di raccolta d’origine e l’arrivo al luogo di
destinazione, gli animali non entrino in contatto con
animali di qualifica sanitaria inferiore.
«Art. 11. – 1. (Omissis).
2. Il commerciante deve:
a) – b) (omissis);
c) iscrivere in un registro, o su supporto
informatico, in base ai certificati sanitari di
accompagnamento degli animali oppure ai numeri o marchi di
identificazione degli stessi, conservandone i dati per
almeno tre anni:».

Art. 49.
Uso, fabbricazione, vendita e controllo dei vaccini
1. E’ vietato l’uso di vaccini anti-aftosi e la somministrazione di
sieri iper-immuni contro l’afta; in deroga al divieto, l’uso e la
somministrazione dei citati prodotti e’ consentita solo su espressa
disposizione adottata dal Ministero della salute nei casi stabiliti
dal presente decreto e nel rispetto delle prescrizioni dallo stesso
fissate.
2. Ferma restando l’applicazione delle vigenti modalita’ di
controllo, il Ministero della salute puo’ adottare misure di
controllo ulteriori:
a) per la produzione, il deposito, la fornitura, la distribuzione
e la vendita dei vaccini anti-aftosi sul territorio nazionale;
b) per la commercializzazione sul territorio nazionale di vaccini
anti-aftosi .
3. L’uso di vaccini anti-aftosi per scopi diversi dall’induzione
dell’immunita’ attiva negli animali di specie sensibili, in
particolare per le ricerche di laboratorio, le ricerche scientifiche
o i test di vaccini e’ soggetto ad autorizzazione del Ministero della
salute che ne stabilisce le relative condizioni e ne fissa, altresi’,
le condizioni di bio-sicurezza e le misure di controllo.
4. Le attivita’ di controllo di cui al presente articolo, sono
assicurate in via ordinaria dai servizi veterinari delle aziende
sanitarie.

Art. 50.
Vaccinazione d’emergenza
1. La vaccinazione d’emergenza e’ disposta con provvedimento del
Ministero della salute, anche tramite il Centro nazionale di lotta di
cui all’articolo 69, se ricorre una delle seguenti condizioni:
a) vi e’ stata la conferma di uno o piu’ focolai di afta
epizootica sul territorio nazionale e vi e’ la minaccia di diffusione
della malattia;
b) il territorio nazionale, o parte di esso, e’ a rischio a causa
della posizione geografica dei focolai di afta epizootica notificati
da un altro Stato membro o delle condizioni meteorologiche ivi
prevalenti;
c) il territorio nazionale, o parte di esso, e’ a rischio a causa
di contatti epidemiologicamente significativi tra aziende nazionali e
aziende che detengono animali di specie sensibili in uno Stato membro
in cui sono presenti focolai di afta epizootica;
d) il territorio nazionale, o parte di esso, e’ a rischio a causa
della posizione geografica o delle condizioni meteorologiche
prevalenti in un paese terzo limitrofo in cui sono presenti focolai
di afta epizootica.
2. Per i fini di cui al comma 1, il Ministero della salute tiene
conto delle misure di cui all’articolo 15 e dei criteri di cui
all’allegato X.
3. Prima di adottare il provvedimento di cui al comma 1, il
Ministero della salute chiede l’approvazione in sede comunitaria da
parte del Comitato permanente per la catena alimentare e la salute
degli animali.
4. In deroga al comma 3, il Ministero della salute puo’ adottare il
provvedimento di cui al comma 1, e disporre l’immediata applicazione
della vaccinazione d’emergenza in conformita’ al presente decreto,
notificando preliminarmente la sua decisione alla Commissione europea
unitamente ai dati di cui all’articolo 51.
5. Oltre ai casi di cui al comma 1, la vaccinazione di emergenza e’
disposta con provvedimento del Ministero della salute, anche su
richiesta della Commissione europea.
6. Il Ministero della salute assicura in ogni caso l’applicazione
delle misure riguardanti la vaccinazione d’emergenza adottate in sede
comunitaria, modifica, se necessario, il contenuto del provvedimento
di cui al comma 1 per tenerne conto, e verifica l’attuazione delle
misure riguardanti la vaccinazione d’emergenza da parte delle regioni
e delle province autonome.

Art. 51.
Condizioni per la vaccinazione d’emergenza
1. Il provvedimento di cui all’articolo 50, comma 1, indica almeno:
a) la delimitazione, ai sensi dell’articolo 45, della zona
geografica in cui si effettua la vaccinazione d’emergenza;
b) le specie e l’eta’ degli animali da vaccinare;
c) la durata della campagna di vaccinazione;
d) il divieto di spostamento degli animali vaccinati e di quelli
non vaccinati delle specie sensibili, nonche’ dei prodotti da essi
derivati;
e) le modalita’ d’identificazione supplementare e permanente, ai
sensi dell’articolo 47, comma 3, nonche’ quelle di specifica
registrazione degli animali vaccinati ;
f) ogni altro aspetto ritenuto necessario per fronteggiare la
situazione di emergenza.
2. La vaccinazione d’emergenza e’ effettuata applicando le
disposizioni dell’articolo 52, indipendentemente dal fatto che gli
animali restino in vita, o vengano macellati, ovvero siano
successivamente abbattuti ed eliminati.
3. Il Ministero della salute, le regioni e le province autonome
concordano ed attuano un programma d’informazione al pubblico sulla
sicurezza della carne, del latte e dei prodotti lattiero-caseari
provenienti dagli animali vaccinati che sono destinati al consumo
umano.

Art. 52.
Vaccinazione profilattica
1. La vaccinazione profilattica e’ disposta con provvedimento del
Ministero della salute, anche tramite il Centro nazionale di lotta di
cui all’articolo 69 che, contestualmente, stabilisce almeno:
a) la regionalizzazione della zona di vaccinazione in conformita’
alle disposizioni dell’articolo 45, effettuandola, se necessario, in
collaborazione con gli Stati membri limitrofi;
b) la sua rapida esecuzione, in conformita’ con le norme e i
principi di igiene e bio-sicurezza in modo da evitare la propagazione
del virus dell’afta epizootica;
c) la verifica, da parte dei servizi veterinari delle aziende
sanitarie e dei veterinari ufficiali, dell’avvenuta attuazione delle
misure applicabili nella zona di vaccinazione e del mantenimento di
quelle stabilite agli articoli 45, 46, 47 e 48.
2. Ferme restando le verifiche da attuare a seguito delle
disposizioni adottate ai sensi del comma 1, i servizi veterinari
delle aziende sanitarie, se la zona di vaccinazione include
totalmente o parzialmente la zona di protezione o di sorveglianza:
a) mantengono le misure stabilite dal presente decreto per la
zona di protezione o di sorveglianza nella parte della zona
interessata dalla vaccinazione fino all’avvenuta revoca delle prime
ai sensi degli articoli 36 o 44;
b) applicano, per la zona di vaccinazione, le disposizioni degli
articoli 54, 55, 56, 57 e 58 successivamente alla revoca delle
restrizioni relative alla zona di protezione e di sorveglianza.
3. A seguito dell’adozione del provvedimento di cui al comma 1,
intorno alla zona di vaccinazione, i servizi veterinari delle aziende
sanitarie delimitano, inoltre, una zona di sorveglianza, come
definita dall’Ufficio internazionale delle epizoozie, di profondita’
non inferiore a 10 km calcolata dal perimetro della medesima zona di
vaccinazione. In tale zona di sorveglianza, i servizi veterinari
delle aziende sanitarie:
a) dispongono il divieto di vaccinazione;
b) intensificano la sorveglianza;
c) sottopongono a controlli i movimenti degli animali delle
specie sensibili.
4. E’ mantenuta operativa la zona di sorveglianza di cui al
comma 3, fino all’avvenuto ripristino della qualifica di
ufficialmente indenne da afta epizootica e da infezione da afta
epizootica ai sensi dell’articolo 61.

Art. 53.
Vaccinazione soppressiva
1. La vaccinazione soppressiva e’ disposta con provvedimento del
Ministero della salute, in accordo con i Servizi veterinari della
regione e delle province autonome interessate, anche tramite il
Centro nazionale di lotta di cui all’articolo 69, che adotta,
contestualmente, ogni necessaria misura di controllo, includendovi
almeno quelle dell’articolo 21. Il Ministero della salute notifica
alla Commissione europea il proprio provvedimento e le misure di
controllo adottate.
2. La vaccinazione soppressiva e’ effettuata esclusivamente:
a) all’interno di una zona di protezione;
b) in aziende preventivamente identificate e nelle quali devono
essere applicate le misure di cui all’articolo 10, comma 1, ed in
particolare quelle indicate alla lettera a) dello stesso articolo 10.
Tuttavia, per ragioni logistiche, in deroga all’articolo 10, comma 1,
lettera a), i servizi veterinari delle aziende sanitarie possono
ritardare l’abbattimento degli animali in tali aziende per il tempo
necessario ad assicurare il rispetto del decreto legislativo
1° settembre 1998, n. 333, e successive modificazioni, e delle
prescrizioni dell’articolo 10, comma 1, lettera c).
3. Le regioni e le province autonome, nell’ambito delle proprie
attivita’ istituzionali, dispongono l’applicazione, da parte dei
servizi veterinari delle aziende sanitarie, delle misure del presente
articolo, di quelle di cui agli articoli 50, 51 e 52, nonche’ di ogni
altra misura disposta dal Ministero della salute e ne verificano
l’esecuzione.

Nota all’art. 53:
– Per il decreto legislativo 1° settmbre 1998, n. 333,
vedi note all’art. 2.

Art. 54.
Misure applicabili nella zona di vaccinazione
nel periodo compreso tra l’inizio della vaccinazione
d’emergenza e almeno 30 giorni dopo il suo completamento
1. Nel periodo compreso tra l’inizio della vaccinazione d’emergenza
e almeno trenta giorni dopo il suo completamento, cosiddetta «fase
1», nella zona di vaccinazione, su proposta del servizio veterinario,
l’autorita’ sanitaria locale competente:
a) dispone il divieto dei movimenti di animali vivi delle specie
sensibili tra aziende all’interno e all’esterno della zona di
vaccinazione. In deroga al divieto, la regione o la provincia
autonoma puo’ autorizzare, previa ispezione clinica degli animali in
questione e degli allevamenti d’origine o di spedizione, effettuata
da veterinari ufficiali, il trasporto diretto di animali vivi delle
specie sensibili, ai fini della loro immediata macellazione, in un
stabilimento di macellazione da essa designato, situato nella zona di
vaccinazione o, in casi eccezionali, in prossimita’ della medesima;
b) con riguardo alle carni fresche di animali vaccinati,
macellati durante il periodo compreso tra l’inizio della vaccinazione
d’emergenza e almeno trenta giorni dopo il suo completamento, dispone
e il veterinario ufficiale verifica:
1) l’obbligo di bollatura, in conformita’ a quanto stabilito dal
decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 117;
2) l’obbligo di immagazzinamento e di trasporto separati rispetto
alle carni sprovviste del bollo di cui al numero 1), nonche’ quello
di successivo trasporto in recipienti ermeticamente chiusi verso uno
stabilimento designato dalla regione o dalla provincia autonoma ai
fini del trattamento in conformita’ del punto 1 nella parte A
dell’allegato VII;
c) con riguardo al latte e ai prodotti lattiero-caseari ottenuti
da animali vaccinati, ne dispongono l’immissione sul mercato
all’interno o all’esterno della zona di vaccinazione solo se, in
funzione dell’utilizzo finale sia per il consumo umano che non, essi
sono stati sottoposti almeno ad uno dei trattamenti previsti
all’allegato IX, parti A e B. Il trattamento deve essere effettuato
nel rispetto delle prescrizioni di cui al comma 2, presso
stabilimenti situati nella zona di vaccinazione o, qualora non vi
sono stabilimenti in tale zona, presso stabilimenti situati al di
fuori della zona di vaccinazione verso i quali il latte crudo deve
essere trasportato nel rispetto delle prescrizioni di cui al comma 4.
2. Per i fini di cui alla lettera c) del comma 1:
a) lo stabilimento deve operare sotto controllo ufficiale
permanente;
b) tutto il latte utilizzato nello stabilimento deve essere
conforme a quanto disposto alla lettera c) del comma 1, oppure il
latte crudo deve provenire da animali esterni alla zona di
vaccinazione;
c) durante l’intero processo di produzione il latte deve essere
chiaramente identificato ed essere trasportato ed immagazzinato
separatamente dal latte crudo e dai prodotti lattiero-caseari
derivati dal latte crudo non destinati ad essere spediti fuori della
zona di vaccinazione;
d) il trasporto di latte crudo da aziende situate al di fuori
della zona di vaccinazione verso gli stabilimenti deve essere
effettuato in veicoli che sono stati puliti e disinfettati
precedentemente alle operazioni di trasporto e che in seguito non
hanno avuto contatti con aziende della zona soggetta a restrizioni in
cui sono tenuti animali di specie sensibili.
3. Il veterinario ufficiale certifica il rispetto delle
prescrizioni di cui al comma 1, lettera b), le carni fresche sono
destinate agli scambi intracomunitari. Le regioni e le province
autonome attuano, nell’ambito delle proprie attivita’ istituzionali,
verifiche sul controllo di conformita’ svolto dai servizi veterinari
delle aziende sanitarie e, ai fini degli scambi intracomunitari,
forniscono preventivamente al Ministero della salute un elenco degli
stabilimenti presso i quali e’ stato certificato il rispetto delle
predette prescrizioni nonche’ ogni successiva variazione; il
Ministero della salute comunica agli altri Stati membri e alla
Commissione europea l’elenco di tali stabilimenti e gli eventuali
aggiornamenti. Quando le carni fresche giungono in Italia in
provenienza da altri Stati membri, i servizi veterinari delle aziende
sanitarie devono verificare, anche su indicazione degli Uffici
veterinari per gli adempimenti comunitari di cui al decreto
legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, la presenza della certificazione
veterinaria di accompagnamento e la sua completezza rispetto alle
citate prescrizioni per esse stabilite, applicando, in caso di non
conformita’, le procedure di cui al decreto legislativo 30 gennaio n.
28, e successive modificazioni.
4. Il trasporto di latte crudo da aziende situate all’interno della
zona di vaccinazione verso stabilimenti situati al di fuori di detta
zona e la trasformazione di detto latte devono essere effettuati nel
rispetto delle seguenti prescrizioni:
a) la trasformazione negli stabilimenti situati al di fuori della
zona di vaccinazione di latte crudo prodotto da animali di specie
sensibili tenuti all’interno della zona di vaccinazione deve essere
autorizzata dalla regione o provincia autonoma che deve altresi’
prestabilire l’itinerario per il trasporto verso lo stabilimento,
individuare espressamente lo stabilimento ed emanare ogni altra
opportuna istruzione;
b) il trasporto deve essere effettuato con veicoli che sono stati
puliti e disinfettati precedentemente alle operazioni di trasporto,
costruiti e mantenuti in modo da evitare perdite di latte durante il
trasporto e attrezzati in modo da evitare dispersioni sotto forma di
aerosol durante le operazioni di carico e scarico del latte;
c) prima di lasciare l’azienda in cui e’ stato raccolto il latte
di animali di specie sensibili, i tubi di raccordo, i pneumatici, i
passaruote, le parti inferiori del veicolo e ogni versamento di latte
devono essere puliti e disinfettati e il veicolo, dopo l’ultima
disinfezione e prima di lasciare la zona di vaccinazione, non deve
avere contatti successivi con aziende situate nelle zone di
vaccinazione in cui sono presenti animali di specie sensibili;
d) i mezzi di trasporto devono essere utilizzati nell’ambito
dell’area geografica o amministrativa cui sono stati preventivamente
assegnati a cura dei servizi veterinari delle aziende sanitarie ed
essere appositamente contrassegnati; il loro spostamento verso
un’altra area puo’ avvenire solo previa pulizia e disinfezione
effettuate sotto controllo ufficiale.
5. Durante la fase 1:
a) sono vietati la raccolta e il trasporto di campioni di latte
crudo di animali di specie sensibili da aziende situate nella zona di
vaccinazione a laboratori diversi da quelli autorizzati dal Ministero
della salute per la diagnosi dell’afta epizootica nonche’ la
trasformazione del latte in detti laboratori;
b) e’ vietata la raccolta di ovuli e embrioni da animali
donatori;
c) su proposta del servizio veterinario, l’autorita’ sanitaria
locale competente dispone la sospensione della raccolta di sperma per
l’inseminazione artificiale da animali donatori delle specie
sensibili tenuti in centri di raccolta dello sperma situati
all’interno della zona di vaccinazione. In deroga al divieto, la
regione o la provincia autonoma puo’ autorizzare, la raccolta di
sperma per la produzione di sperma congelato presso centri di
raccolta all’interno della zona di vaccinazione, se sono rispettate
congiuntamente le seguenti prescrizioni:
1) lo sperma raccolto nella zona di vaccinazione durante il
periodo compreso tra l’inizio della vaccinazione d’emergenza e almeno
trenta giorni dopo il suo completamento, e’ stato immagazzinato
separatamente per almeno trenta giorni;
2) precedentemente alla spedizione dello sperma l’animale
donatore non e’ stato vaccinato e sono state applicate le condizioni
di cui all’articolo 28, comma 3, lettere b) e c), ovvero se, in
alternativa, sussistono congiuntamente le seguenti condizioni:
2.1) gli animali donatori sono stati sottoposti con esito
negativo ad un test per la ricerca di anticorpi del virus dell’afta
epizootica prima della vaccinazione;
2.2) e’ stato effettuato, con esito negativo, ad un test per
l’individuazione del virus o del genoma virale o ad un test approvato
per la ricerca di anticorpi delle proteine non strutturali,
effettuati al termine del periodo di quarantena su campioni di sperma
prelevato da tutti gli animali delle specie sensibili presenti nel
centro di raccolta nel periodo considerato;
2.3) lo sperma soddisfa i requisiti di cui al decreto
legislativo 27 maggio 2005, n. 132, ed in particolare quelli
dell’articolo 3;
2.4) l’immissione sul mercato di prodotti di origine animale
diversi da quelli di cui alle lettere 2.2) e 2.3) e’ assoggettata
alle medesime misure di cui agli articoli 30, 31, 32 e 41.

Note all’art. 54:
– Per il decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 117,
vedi note all’art. 25.
– Per i decreti legislativi 30 gennaio 1993, nn. 27 e
28, vedi note all’art. 25.
– Il decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 132, reca:
«Attuazione della direttiva 2003/43/CE relativa agli scambi
intracomunitari ed alle importazioni di sperma di animali
della specie bovina.».

Art. 55.
Misure applicabili nella zona di vaccinazione nel periodo
compreso tra la vaccinazione d’emergenza e il completamento
dell’indagine e della classificazione delle aziende
1. Nella zona di vaccinazione, nel periodo che ha inizio almeno
trenta giorni dopo il completamento della vaccinazione d’emergenza e
termina con il completamento delle misure di cui agli articoli 56 e
57, cosiddetta «fase 2», su proposta del servizio veterinario,
l’autorita’ sanitaria locale competente dispone il divieto dei
movimenti di animali delle specie sensibili tra aziende all’interno e
all’esterno della zona di vaccinazione e i servizi veterinari
effettuano controlli per assicurare il rispetto delle prescrizioni
del presente articolo.
2. In deroga al divieto di cui al comma 1, la regione o la
provincia autonoma puo’ autorizzare il trasporto diretto di animali
vivi delle specie sensibili dagli allevamenti in cui la presenza del
virus dell’afta epizootica e’ stata ufficialmente esclusa ai sensi
dell’articolo 56, ai fini della loro immediata macellazione in un
stabilimento di macellazione situato nella zona di vaccinazione o
all’esterno di essa se:
a) durante il trasporto e negli stabilimenti di macellazione
detti animali non entrano in contatto con altri animali di specie
sensibili;
b) gli animali sono accompagnati da un documento rilasciato dal
veterinario ufficiale che attesta che tutti gli animali di specie
sensibili presenti nell’azienda di origine o di spedizione sono stati
oggetto di un’indagine ai sensi dell’articolo 56, comma 1;
c) tutti i veicoli adibiti al trasporto sono puliti e
disinfettati prima del carico e dopo la consegna degli animali e la
procedura di disinfezione risulta, unitamente alla data e all’ora,
nel registro che accompagna il mezzo di trasporto;
d) gli animali sono stati sottoposti ad ispezione sanitaria
ante-mortem presso lo stabilimento di macellazione nelle ventiquattro
ore precedenti la macellazione, e, in particolare, a un esame per
l’individuazione dell’afta epizootica, il cui esito ha escluso la
presenza della malattia.
3. Durante la fase 2, le carni fresche, escluse le frattaglie,
ottenute da grossi e piccoli ruminanti vaccinati possono essere
immesse sul mercato all’interno e all’esterno della zona di
vaccinazione solo se:
a) lo stabilimento opera sotto controllo veterinario;
b) nello stabilimento vengono trasformate unicamente quelle
sottoposte al trattamento di cui ai punti 1, 3 e 4 nella parte A
dell’allegato VIII, o quelle ottenute da animali allevati e macellati
al di fuori della zona di vaccinazione;
c) riportano la bollatura sanitaria o la marchiatura di
identificazione previste dal regolamento (CE) n. 853 del 2004;
d) durante tutto il processo di produzione sono chiaramente
identificate, trasportate e immagazzinate separatamente dalle altre
carni .
4. Il veterinario ufficiale deve certificare il rispetto delle
prescrizioni di cui al comma 3, quando le carni fresche sono
destinate agli scambi intracomunitari. Le regioni e le province
autonome attuano, nell’ambito delle proprie attivita’ istituzionali,
verifiche sul controllo di conformita’ svolto dai servizi veterinari
delle aziende sanitarie e dai veterinari ufficiali e, ai fini degli
scambi intracomunitari, forniscono preventivamente al Ministero della
salute un elenco degli stabilimenti da esse riconosciuti ai fini
della predetta certificazione, nonche’ ogni successiva variazione; il
Ministero della salute comunica agli altri Stati membri e alla
Commissione europea l’elenco di tali stabilimenti e gli eventuali
aggiornamenti. Quando le carni fresche giungono in Italia da altri
Stati membri, i servizi veterinari delle aziende sanitarie devono
verificare, anche su indicazione degli UVAC di cui al decreto
legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, la presenza della certificazione
veterinaria di accompagnamento e la sua completezza rispetto alle
prescrizioni per esse stabilite, applicando, in caso di non
conformita’, le procedure di cui al decreto legislativo 30 gennaio
1993, n. 28, e successive modificazioni.
5. Durante la fase 2:
a) le carni fresche di suini vaccinati macellati, devono recare
il bollo sanitario previsto dal decreto legislativo 27 maggio 2005,
n. 117, essere immagazzinate e trasportate separatamente dalle carni
sprovviste del bollo suddetto e successivamente trasportate in
recipienti ermeticamente chiusi in uno stabilimento designato dalla
regione o dalla provincia autonoma ai fini del trattamento in
conformita’ del punto 1, nella parte A dell’allegato VII;
b) il latte e i prodotti lattiero-caseari ottenuti da animali
vaccinati possono essere immessi sul mercato all’interno o
all’esterno della zona di vaccinazione solo se sono stati sottoposti
ad almeno uno dei trattamenti previsti alle parti A e B dell’allegato
IX, a seconda della loro destinazione al consumo umano o meno. Tale
trattamento deve essere stato effettuato presso uno stabilimento
situato nella zona di vaccinazione, o al di fuori di essa,
conformemente alle disposizioni dell’articolo 54, commi 1,
lettera c), 2, 3, 4 e 5, lettera a);
c) la raccolta di sperma, ovuli e embrioni da animali delle
specie sensibili continua ad essere assoggettata alle misure di cui
all’articolo 54, comma 5, lettere b) e c);
d) l’immissione sul mercato di prodotti di origine animale
diversi da quelli di cui al comma 3, e alle lettere a), b) e c) del
presente comma, e’ assoggettata alle misure di cui agli articoli 30,
31, 32 e 41.

Note all’art. 55:
– Per il regolamento (CE) n. 853 del 2004, vedi note
all’art. 25.
– Per i decreti legislativi 30 gennaio 1993, nn. 27 e
28, e 27 maggio 2005, n. l17, vedi note all’art. 25.

Art. 56.
Indagine clinica e sierologica nella zona di vaccinazione
1. Nella zona di vaccinazione, nel periodo che ha inizio almeno
trenta giorni dopo il completamento della vaccinazione d’emergenza e
termina con il completamento di un’indagine clinica e sierologica,
cosiddetta «fase 2 A», i servizi veterinari delle aziende sanitarie
dispongono ed attuano una indagine finalizzata a individuare anche
gli allevamenti di animali di specie sensibili che hanno avuto
contatti con il virus dell’afta epizootica ma non presentano segni
clinici manifesti della malattia e che deve comprendere l’esame
clinico di tutti gli animali delle specie sensibili presenti in tutti
gli allevamenti della zona di vaccinazione, con l’esecuzione di esami
di laboratorio in conformita’ al comma 2.
2. Gli esami di laboratorio devono essere effettuati mediante test
conformi ai criteri per i test diagnostici di cui all’allegato XIII.
Inoltre, se si tratta di analisi:
a) per la ricerca dell’infezione da virus dell’afta epizootica,
effettuata mediante saggio per la ricerca di anticorpi delle proteine
non strutturali del virus dell’afta epizootica o altro metodo
riconosciuto, devono essere soddisfatti i criteri per il
campionamento nelle aziende di cui al punto 2.2 dell’allegato III. Se
le modalita’ di vaccinazione disposte dal Ministero della salute
prevedono anche l’uso di animali sentinella, occorre tenere altresi’
conto delle condizioni per il ripopolamento delle aziende infette di
cui all’allegato V;
b) per la ricerca di anticorpi delle proteine non strutturali del
virus dell’afta epizootica, le stesse devono essere condotte su
campioni prelevati da tutti gli animali vaccinati delle specie
sensibili e dai loro discendenti non vaccinati in tutti gli
allevamenti della zona di vaccinazione.

Art. 57.
Classificazione degli allevamenti nella zona di vaccinazione
1. I servizi veterinari delle aziende sanitarie effettuano la
classificazione delle aziende situate nella zona di vaccinazione in
cui si trovano animali di specie sensibili, in base all’esito
dell’indagine di cui all’articolo 56, comma 1, e ai criteri di cui
all’allegato I, cosiddetta fase «2 B».
2. Oltre a quanto stabilito al comma 1, nelle aziende situate nella
zona di vaccinazione, il veterinario ufficiale verifica le seguenti
misure, disposte su proposta del servizio veterinario dall’autorita’
sanitaria locale competente:
a) per quelle in cui e’ tenuto almeno un animale sospetto di
essere infetto e nelle quali la presenza del virus dell’afta
epizootica e’ stata confermata in conformita’ ai criteri di cui
all’allegato I, l’applicazione delle prescrizioni degli articoli 10 e
21;
b) per quelle in cui e’ tenuto almeno un animale delle specie
sensibili sospetto di essere stato infettato attraverso un precedente
contatto con il virus dell’afta epizootica ma prove ulteriori
effettuate su tutti gli animali di specie sensibili presenti
nell’azienda hanno confermato l’assenza di circolazione del virus:
1) l’abbattimento degli animali delle specie sensibili presenti
nell’azienda e la trasformazione delle relative carcasse;
2) la pulizia e la disinfezione delle aziende ai sensi
dell’articolo 11;
3) il ripopolamento dell’azienda in conformita’ all’allegato V.
3. Per le aziende di cui alla lettera b) del comma 2, i servizi
veterinari delle aziende sanitarie possono richiedere alla regione o
alla provincia autonoma l’autorizzazione a disporre misure
alternative all’abbattimento di tutti gli animali delle specie
sensibili presenti nell’azienda, consistenti nella loro
classificazione e ad effettuare:
a) la soppressione di quelli risultati positivi ad almeno uno dei
test approvati di cui all’articolo 56, comma 2, e la trasformazione
delle relative carcasse;
b) la macellazione di quelli non assoggettati alle misure di cui
alla lettera a), che deve essere effettuata in conformita’ alle
prescrizioni stabilite dalla stessa regione o provincia autonoma
contestualmente al rilascio della autorizzazione sopra citata.
4. La regione o la provincia autonoma trasmette immediatamente
l’autorizzazione di cui al comma 3 al Ministero della salute
unitamente alle prescrizioni da essa stabilite per la macellazione
degli animali ai sensi della lettera b) del medesimo comma 3.
5. Nel caso di prodotti ottenuti dagli animali di cui al comma 3,
lettera b), durante la fase 2 B, i servizi veterinari delle aziende
sanitarie dispongono e verificano l’applicazione:
a) delle disposizioni dell’articolo 55, commi 3 e 5, lettera a),
per le carni fresche ottenute, rispettivamente, da ruminanti e da
suidi;
b) di almeno uno dei trattamenti di cui alle parti A e B
dell’allegato IX, in funzione dell’utilizzo previsto, e delle
disposizioni di cui all’articolo 54, commi 1, lettera c), 2, 3, 4 e
5, lettera a), per il latte e i prodotti lattiero-caseari.
6. Nelle aziende che detengono animali di specie sensibili in cui
la presenza attuale o passata del virus dell’afta epizootica e’ stata
ufficialmente esclusa ai sensi dell’articolo 56, i servizi veterinari
delle aziende sanitarie verificano l’applicazione delle misure
stabilite all’articolo 58.

Art. 58.
Misure applicabili nella zona di vaccinazione nel periodo compreso
tra il completamento dell’indagine e della classificazione delle
aziende e il ripristino della qualifica di ufficialmente indenne
da afta epizootica e da infezione da afta epizootica
1. Nella zona di vaccinazione, successivamente al completamento
delle misure di cui all’articolo 57 e fino al ripristino della
qualifica di ufficialmente indenne da afta epizootica e da infezione
da afta epizootica ai sensi dell’articolo 59, cosiddetta «fase 3», su
proposta del servizio veterinario, l’autorita’ sanitaria locale
competente dispone:
a) il divieto dei movimenti degli animali delle specie sensibili
al di fuori della zona di vaccinazione;
b) i movimenti di animali delle specie sensibili tra le aziende
situate nella zona di vaccinazione, solo previa autorizzazione.
2. In deroga al divieto di cui al comma 1, lettera a), la regione o
la provincia autonoma puo’ autorizzare, disponendo l’applicazione di
quanto stabilito dall’articolo 55, comma 2, il trasporto diretto di
animali delle specie sensibili verso un stabilimento di macellazione
ove devono essere immediatamente macellati.
3. In deroga al divieto di cui al comma 1, lettera b), la regione o
la provincia autonoma puo’ autorizzare il trasporto di animali non
vaccinati delle specie sensibili tra aziende situate nella zona di
vaccinazione solo se vengono rispettate tutte le seguenti condizioni:
a) entro ventiquattro ore dal carico, tutti gli animali delle
specie sensibili presenti nell’azienda sono sottoposti ad esame
clinico e non sono stati riscontrati sintomi clinici dell’afta
epizootica;
b) gli animali hanno sostato nell’azienda di origine per un
periodo di almeno trenta giorni durante il quale nessun animale delle
specie sensibili e’ stato introdotto;
c) l’azienda di origine non e’ situata nella zona di protezione o
di sorveglianza;
d) gli animali destinati al trasporto sono stati individualmente
sottoposti, con esito negativo, ad un test per l’individuazione degli
anticorpi del virus dell’afta epizootica al termine del periodo di
isolamento, o ad un esame sierologico portato a termine nell’azienda
conformemente al punto 2.2 dell’allegato III a prescindere dalle
specie interessate;
e) gli animali non sono stati esposti ad alcuna sorgente di
infezione durante il trasporto dall’azienda di origine al luogo di
destinazione.
4. I controlli e le verifiche del rispetto delle condizioni di cui
al comma 3, sono effettuati dai servizi veterinari delle aziende
sanitarie.
5. Durante la fase 3, oltre alle misure di cui al comma 1, su
proposta dei servizi sanitari, l’autorita’ sanitaria competente
dispone il divieto di uscita dall’azienda d’origine degli animali non
vaccinati, nati da madri vaccinate. Il divieto non si applica nel
caso in cui i predetti animali sono trasportati:
a) ad un’azienda situata all’interno della zona di vaccinazione
che ha la stessa qualifica sanitaria dell’azienda di origine degli
animali;
b) ad uno stabilimento di macellazione ai fini dell’immediata
macellazione degli animali;
c) ad un’azienda individuata dalla regione o dalla provincia
autonoma, e dalla quale gli animali devono essere condotti
direttamente ad uno stabilimento di macellazione;
d) ad una qualsiasi azienda, se gli animali sono stati
sottoposti, con esito negativo, a un test sierologico per
l’individuazione di anticorpi del virus dell’afta epizootica eseguito
su un campione ematico prelevato prima della spedizione dall’azienda
di origine.
6. Durante la fase 3, le carni fresche ottenute da animali non
vaccinati di specie sensibili possono essere immesse sul mercato
all’interno e all’esterno della zona di vaccinazione solo se:
a) in tutta la zona di vaccinazione sono state attuate le misure
di cui all’articolo 57, commi 2, lettera b), e 3 o, in alternativa,
se gli animali sono trasportati allo stabilimento di macellazione
alle condizioni previste dal comma 2 o dal comma 3, lettera d);
b) lo stabilimento opera sotto controllo veterinario;
c) nello stabilimento vengono trasformate unicamente carni
fresche di animali di cui alla lettera a), o carni fresche di animali
allevati o macellati al di fuori della zona di vaccinazione, ovvero
carni fresche di cui al comma 8;
d) le carni indicate alla lettera c) recano il bollo di cui al
regolamento (CE) n. 853 del 2004;
e) durante tutto il processo di produzione le carni fresche sono
chiaramente identificate, trasportate e immagazzinate separatamente
dalle altre carni.
7. Le carni fresche ottenute da animali vaccinati di specie
sensibili o da animali non vaccinati dal virus dell’afta epizootica,
denominati sieropositivi, nati da madri vaccinate e macellate durante
la fase 3, devono essere contrassegnate con il bollo sanitario
previsto dal decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 117, essere
immagazzinate e trasportate separatamente dalle carni sprovviste di
detto bollo e successivamente trasportate in recipienti ermeticamente
chiusi in uno stabilimento designato dalla regione o dalla provincia
autonoma ai fini del trattamento in conformita’ del punto 1 della
parte A dell’allegato VII.
8. Durante la fase 3, in deroga al comma 7:
a) le carni fresche e le frattaglie ottenute da grossi e piccoli
ruminanti vaccinati o dai loro discendenti sieropositivi non
vaccinati possono essere immesse sul mercato all’interno e
all’esterno della zona di vaccinazione se:
1) lo stabilimento opera sotto controllo veterinario;
2) nello stabilimento vengono trasformate unicamente carni
fresche, escluse le frattaglie, sottoposte al trattamento di cui ai
punti 1, 3 e 4 della parte A dell’allegato VIII o le carni fresche di
cui al comma 6 ovvero quelle ottenute da animali allevati o macellati
al di fuori della zona di vaccinazione;
3) le carni indicate al numero 2) riportano la bollatura
sanitaria o la marchiatura di identificazione previste dal
regolamento (CE) n. 853/2004;
4) durante tutto il processo di produzione le carni fresche
devono essere chiaramente identificate, trasportate e immagazzinate
separatamente dalle altre carni;
b) le carni fresche ottenute da suidi vaccinati e dai loro
discendenti sieropositivi non vaccinati, prodotte nel periodo
compreso tra l’inizio dell’indagine fino all’attuazione delle misure
di cui all’articolo 57 in tutta la zona di vaccinazione e fino a che
siano trascorsi almeno tre mesi dall’ultimo focolaio registrato in
tale zona, possono essere immesse sul mercato dell’intero territorio
nazionale sia all’interno che all’esterno della zona di vaccinazione
se:
1) lo stabilimento opera sotto controllo veterinario;
2) nello stabilimento vengono trasformate unicamente le carni
fresche di animali provenienti da aziende che soddisfano le
condizioni di cui all’articolo 57, comma 6, o carni fresche ottenute
da animali allevati e macellati al di fuori della zona di
vaccinazione;
3) recano un bollo sanitario, individuato in sede comunitaria,
per assicurare le finalita’ di cui al decreto legislativo 27 maggio
2005, n. 117;
4) durante tutto il processo di produzione le carni fresche
devono essere chiaramente identificate, trasportate e immagazzinate
separatamente dalle altre carni.
9. La Commissione europea puo’ autorizzare, su richiesta di uno
Stato membro che vi ha interesse, l’immissione sul mercato delle
carni di cui alla lettera b) del comma 8, ottenute in Italia, nel
territorio di detto Stato, o in parte di esso, stabilendone le
condizioni. Se dette carni sono prodotte in uno Stato membro diverso
dall’Italia, la decisione in merito alla loro immissione sul
territorio nazionale, o in parte di esso, spetta, sentite le regioni
o le province autonome, al Ministero della salute che formula, se del
caso, la relativa domanda di autorizzazione comunitaria, partecipando
altresi’ alla definizione delle relative condizioni.
10. La spedizione dalla zona di vaccinazione di carni fresche di
suidi vaccinati prodotte dopo il periodo di cui al capoverso della
lettera b) del comma 8 fino al ripristino della qualifica di
ufficialmente indenne ai sensi dell’articolo 61, deve essere
effettuata nel rispetto delle norme stabilite in sede comunitaria e
secondo le modalita’ indicate, se necessario, dal Ministero della
salute anche tramite il Centro nazionale di lotta di cui
all’articolo 69; le regioni e le province autonome ne assicurano
l’applicazione tramite i servizi veterinari.
11. Il veterinario ufficiale certifica il rispetto delle
prescrizioni di cui ai commi 6 e 8, lettera a), nonche’, se ricorrono
i presupposti, quelle del comma 9, quando le carni fresche di cui ai
predetti commi sono destinate agli scambi intracomunitari ed
effettuare costanti verifiche sulla conformita’ di esse alle
prescrizioni stabilite. Le regioni e le province autonome attuano,
nell’ambito delle proprie attivita’ istituzionali, verifiche sul
controllo di conformita’ svolto dai servizi veterinari delle aziende
sanitarie e dai veterinari ufficiali e comunicano al Ministero della
salute l’elenco degli stabilimenti da esse riconosciuti ai fini della
predetta certificazione, nonche’ ogni successiva variazione; il
Ministero della salute comunica agli altri Stati membri e alla
Commissione europea tale elenco e gli eventuali aggiornamenti. Quando
le carni fresche giungono in Italia da altri Stati membri, i servizi
veterinari delle aziende sanitarie devono verificare, anche su
indicazione degli uffici veterinari per gli adempimenti comunitari di
cui al decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, la presenza della
certificazione veterinaria di accompagnamento e la sua completezza
rispetto alle prescrizioni per esse previste, applicando, in caso di
non conformita’, le procedure di cui al decreto legislativo 30
gennaio1993, n. 28, e successive modificazioni.
12. Se in sede comunitaria, riguardo alle carni fresche di
ruminanti non sottoposte al trattamento di cui all’Allegato VIII,
parte A, nonche’ alle carni macinate e alle preparazioni di carni
ottenute da tali carni, destinate ad essere immesse sul mercato in
una regione specifica dello Stato membro d’origine, e’ disposto
l’utilizzo di un bollo sanitario speciale, diverso da quelli previsti
al numero 3) delle lettere a) e b) del comma 8, i servizi veterinari
delle aziende sanitarie ne assicurano l’impiego, nel rispetto delle
modalita’ comunitarie eventualmente stabilite.
13. Durante la fase 3:
a) il latte e i prodotti lattiero-caseari ottenuti da animali
vaccinati possono essere immessi sul mercato all’interno e
all’esterno della zona di vaccinazione solo se sono stati sottoposti
ad almeno uno dei trattamenti previsti alle parti A e B dell’allegato
IX, a seconda che siano o meno destinati al consumo umano. Tale
trattamento deve essere stato effettuato, sotto controllo ufficiale,
presso uno stabilimento situato nella zona di vaccinazione e nel
rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 54, commi 1
lettera c), 2, 3 e 4;
b) la raccolta e il trasporto di campioni di latte crudo di
animali di specie sensibili da aziende situate nella zona di
vaccinazione a laboratori diversi da quelli autorizzati dal Ministero
della salute per la diagnosi dell’afta epizootica, nonche’ la
trasformazione del latte in detti laboratori, sono assoggettati ad
autorizzazione della regione o della provincia autonoma che devono
adottare, contestualmente, ogni misura necessaria ad evitare la
propagazione di un eventuale virus dell’afta epizootica;
c) l’immissione sul mercato di prodotti di origine animale
diversi da quelli di cui ai commi 6, 7, 8, 9, 10, 12, e alle
lettere a) e b), e’ assoggettata alle medesime misure stabilite agli
articoli 30, 31, 32 e 42.

Note all’art. 58:
– Per il regolamento (CE) n. 853/2004, vedi note
all’art. 25.
– Per il decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 117,
vedi note all’art. 25.
– Per i decreti legislativi 30 gennaio 1993, nn. 27 e
28, vedi note all’art. 25.

Art. 59.
Ripristino della qualifica di ufficialmente indenne
da afta epizootica e da infezione da afta epizootica
1. La Commissione europea, con propria decisione, effettua il
ripristino della qualifica di ufficialmente indenne da afta
epizootica e da infezione da afta epizootica dello Stato o di una
regione come definita all’articolo 2, comma 1, lettera t), tenuto
conto delle condizioni stabilite agli articoli 60 e 61, riguardanti,
rispettivamente, l’eradicazione della malattia nei territori
interessati senza effettuazione della vaccinazione ovvero facendovi
ricorso.
2. La richiesta per il ripristino della qualifica di cui al
comma 1, e’ formulata alla Commissione europea dal Ministero della
salute, su istanza delle regioni o delle province autonome
interessate; prima di formulare la richiesta, il Ministero della
salute, informandone le regioni e le province autonome interessate,
puo’ procedere ad ispezioni e verifiche per valutare la situazione e
la sussistenza o meno delle condizioni per il ripristino della
qualifica, avvalendosi di proprio personale e di quello del Centro
nazionale di lotta di cui all’articolo 69.

Art. 60.
Ripristino della qualifica a seguito dell’eradicazione
dell’afta epizootica senza vaccinazione d’emergenza
1. Nel caso di eradicazione di uno o piu’ focolai di afta
epizootica senza ricorso alla vaccinazione, il Ministero della salute
richiede il ripristino della qualifica di ufficialmente indenne di
cui all’articolo 59 se tutte le misure previste agli articoli 36 e 44
sono state completate e se:
a) sono soddisfatte le pertinenti raccomandazioni contenute nel
capitolo relativo all’afta epizootica del Codice zoosanitario
dell’Ufficio internazionale delle epizoozie (U.I.E.)., nella versione
vigente al momento della richiesta di ripristino della qualifica;
b) sono trascorsi almeno tre mesi dall’ultimo focolaio registrato
di afta epizootica e prove cliniche e di laboratorio svolte in
conformita’ dell’allegato III hanno confermato l’assenza di infezione
da virus dell’afta epizootica nello Stato o nella regione
interessata.

Art. 61.
Ripristino della qualifica a seguito dell’eradicazione
dell’afta epizootica con vaccinazione
1. Nel caso di eradicazione di uno o piu’ focolai di afta
epizootica per mezzo della vaccinazione, il Ministero della salute
richiede il ripristino della qualifica di ufficialmente indenne di
cui all’articolo 59 se tutte le misure previste agli articoli 36, 44,
54, 55, 56 e 57 sono state completate e se sussiste, inoltre, una
delle seguenti condizioni:
a) sono soddisfatte le pertinenti raccomandazioni contenute nel
capitolo relativo all’afta epizootica del Codice zoosanitario
dell’U.I.E., nella versione vigente al momento della richiesta di
ripristino della qualifica;
b) sono trascorsi almeno tre mesi dalla macellazione dell’ultimo
animale vaccinato ed e’ stata condotta una sorveglianza sierologica;
c) sono trascorsi almeno sei mesi dall’ultimo focolaio di afta
epizootica o dal completamento della vaccinazione d’emergenza, se
questa e’ stata effettuata piu’ tardi, e un’indagine sierologica
basata sul rilevamento di anticorpi delle proteine non strutturali
del virus dell’afta epizootica ha dimostrato l’assenza di infezione
negli animali vaccinati conformemente agli orientamenti stabiliti ai
sensi dell’articolo 67, comma 1, lettera b).
.

Art. 62.
Modifica delle misure volte al ripristino della qualifica
di ufficialmente indenne da afta epizootica e da infezione
da afta epizootica
1. Il Ministero della salute puo’ chiedere alla Commissione
europea, anche su istanza delle regioni e delle province autonome
interessate, di disporre la revoca delle restrizioni applicate ai
sensi del presente decreto:
a) nel caso in cui non sussistano le condizioni di cui
all’articolo 60, se risultano soddisfatti i requisiti di cui agli
articoli 36 e 44, e’ stata completata l’indagine clinica e
sierologica con esito soddisfacente ed e’ stata confermata l’assenza
dell’infezione da virus dell’afta epizootica;
b) nel caso in cui non sussistano le condizioni di cui
all’articolo 61, se sono state completate, con esito soddisfacente,
l’indagine clinica e sierologica di cui all’articolo 56, applicate le
misure di cui all’articolo 57 ed e’ stata confermata l’assenza
dell’infezione da virus dell’afta epizootica.
2. La Commissione europea, accordando la revoca ai sensi del
comma 1, puo’ disporre ulteriori limitazioni, secondo la decisione
1999/468/CE.
3. Nel caso venga disposta la revoca ai sensi del comma 1, resta
fermo il potere della Commissione europea di disporre:
a) limitazioni o divieti allo spostamento di animali delle specie
sensibili dal territorio o dalla regione dello Stato in cui si e’
manifestato il focolaio di afta epizootica verso un altro Stato
membro fino all’avvenuto ripristino della qualifica di ufficialmente
indenne da afta epizootica e da infezione da afta epizootica
conformemente alle condizioni del Codice zoosanitario dell’U.I.E. Le
predette limitazioni o divieti di spostamento verso altri Stati
membri non riguardano gli animali delle specie sensibili che non sono
stati vaccinati e vengono consegnati direttamente a un stabilimento
di macellazione ai fini della immediata macellazione o, in
alternativa, gli animali che sono stati isolati per almeno trenta
giorni immediatamente prima del carico e sono stati sottoposti con
esito negativo a prova sierologica per l’individuazione di anticorpi
delle proteine strutturali del virus dell’afta epizootica condotta su
campioni prelevati nei dieci giorni precedenti al carico;
b) la riduzione del raggio della zona di sorveglianza intorno
alla zona di vaccinazione di cui all’articolo 52, commi 3 e 4,
successivamente al completamento con esito soddisfacente delle misure
previste all’articolo 57 fino a quando la qualifica di ufficialmente
indenne da afta epizootica e da infezione da afta epizootica non sia
stata ripristinata secondo le condizioni del Codice zoosanitario
dell’U.I.E.
4. Nei casi previsti dal presente articolo, il Ministero della
salute, informandone le regioni e le province autonome interessate,
puo’ procedere ad ispezioni e verifiche per valutare la corretta
applicazione di quanto disposto in sede comunitaria, avvalendosi di
proprio personale e di quello del Centro nazionale di lotta di cui
all’articolo 69.

Nota all’art. 62:
– La decisione 1999/468/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
n. L. 184 del 17 luglio 1999.

Art. 63.
Certificazione degli animali di specie sensibili
e dei prodotti da essi derivati ai fini degli
scambi intraco-munitari
1. L’obbligo della certificazione supplementare richiesta dal
presente decreto per gli animali delle specie sensibili o i prodotti
da essi derivati destinati ad essere spediti dall’Italia ad altri
Stati membri, permane fino al ripristino della qualifica di
ufficialmente indenne da afta epizootica e da infezione da afta
epizootica ai sensi degli articoli 60 e 61 di tutto o parte del
territorio nazionale.
2. Le regioni o le province autonome, nell’ambito delle proprie
attivita’ istituzionali, verificano il rispetto dell’obbligo di cui
al comma 1 da parte dei servizi veterinari delle aziende sanitarie,
comunicando immediatamente al Ministero della salute le eventuali
irregolarita’ constatate.
3. Nel caso di animali delle specie sensibili o prodotti da essi
derivati introdotti in Italia in provenienza da Stati membri il cui
territorio e’ in tutto o in parte sede di focolai di afta epizootica,
i servizi veterinari delle aziende sanitarie devono verificare, anche
su indicazione degli uffici veterinari per gli adempimenti comunitari
di cui al decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 27, la presenza
della certificazione supplementare richiesta, applicando, in sua
assenza, le procedure di cui al decreto legislativo 30 gennaio 1993,
n. 28, e successive modificazioni; ogni irregolarita’ constatata deve
essere altresi’ comunicata immediatamente al Ministero della salute.
Le predette attivita’ di verifica devono essere effettuate fino a
quando non vi e’ stato ripristino della qualifica di ufficialmente
indenne da afta epizootica e da infezione da afta epizootica ai sensi
degli articoli 60 e 61 di tutto o parte del territorio dello Stato di
provenienza delle merci.

Nota all’art. 63:
– Per decreti legislativi 30 gennaio 1993, nn. 27 e 28,
vedi note all’art. 25.

Art. 64.
Movimenti di animali vaccinati di specie sensibili dopo il ripristino
della qualifica di ufficialmente indenne da afta epizootica e da
infezione da afta epizootica
1. Su proposta dei servizi sanitari, l’autorita’ sanitaria
competente dispone il divieto di spedizione degli animali delle
specie sensibili vaccinati contro l’afta epizootica dall’Italia verso
altri Stati membri.
2. I servizi veterinari delle aziende sanitarie possono derogare al
divieto di cui al comma 1, in presenza e nel rispetto di disposizioni
adottate in sede comunitaria limitatamente agli animali vaccinati
delle specie sensibili tenuti nei giardini zoologici ed inclusi in un
programma di conservazione della fauna selvatica o tenuti, a titolo
di risorse genetiche di animali da allevamento, in fabbricati che
risultano iscritti, da parte delle regioni e province autonome,
nell’elenco dei centri di allevamento di animali indispensabili alla
sopravvivenza della specie.

Art. 65.
Laboratori e stabilimenti che manipolano virus vivi
dell’afta epizootica e controlli
1. La manipolazione di virus vivi dell’afta epizootica e’
effettuata:
a) ai fini di ricerca e diagnostica, esclusivamente nei
laboratori riconosciuti, elencati nella parte A dell’allegato XI;
b) ai fini della fabbricazione di antigeni inattivati per la
produzione di vaccini o di vaccini e per la ricerca attinente,
esclusivamente negli stabilimenti e nei laboratori riconosciuti,
elencati nella parte B dell’allegato XI.
2. Il Ministero della salute:
a) sottopone a verifiche i laboratori e gli stabilimenti
nazionali di cui al comma 1, anche al fine di accertare che operino
in conformita’ alle norme di bio-sicurezza di cui all’allegato XII;
b) assicura la collaborazione agli esperti veterinari della
Commissione europea incaricati di effettuare controlli a sondaggio
per verificare se i sistemi di sicurezza applicati negli stabilimenti
e nei laboratori di cui alle parti A e B dell’allegato XI sono
conformi alle norme di bio-sicurezza definite nell’allegato XII;
c) trasmette alla Commissione europea le opportune informazioni
ai fini dell’aggiornamento dell’elenco degli stabilimenti e dei
laboratori di cui alle parti A e B dell’allegato XI.

Art. 66.
Laboratorio nazionale di riferimento
1. Le prove di laboratorio intese ad accertare la presenza
dell’afta epizootica sono effettuate dal competente laboratorio
nazionale di riferimento di cui alla parte A dell’allegato XI, che e’
tenuto ad eseguirle in conformita’ alle disposizioni
dell’articolo 68, e che e’ altresi’ responsabile del coordinamento di
norme e metodi diagnostici applicati.
2. Il Ministero della salute puo’ autorizzare il laboratorio
nazionale di cui al comma 1 a fungere da laboratorio di riferimento o
fornire ed espletare incarichi e servizi anche per altri Stati, su
loro richiesta. Detta cooperazione e’ ufficializzata mediante uno
specifico accordo concluso tra le autorita’ competenti degli Stati
richiedenti e il Ministero della salute, da notificare alla
Commissione europea.
3. Il laboratorio nazionale di cui al comma 1:
a) svolge le funzioni e i compiti previsti all’allegato XV;
b) garantisce il collegamento con il laboratorio comunitario di
riferimento e provvede ad inviare a quest’ultimo campioni adeguati;
c) finalizza le indagini di laboratorio previste dal presente
decreto alla conferma o all’esclusione della presenza di afta
epizootica o di altre malattie vescicolari;
d) procede, quando la presenza dell’afta epizootica e’ stata
confermata ed e’ stato identificato il sierotipo del virus, alla
caratterizzazione del virus a livello dell’antigene in relazione ai
ceppi del vaccino di riferimento, in collaborazione, se necessario,
con il laboratorio comunitario di riferimento;
e) assicura l’invio al laboratorio comunitario di riferimento,
per ulteriori accertamenti, dei campioni prelevati da animali
domestici recanti segni di malattie vescicolari ma risultati negativi
al virus della malattia e, ove del caso, al virus della malattia
vescicolare dei suini.
4. In particolari situazioni epidemiologiche il Ministero della
salute, sentito il Centro di referenza per le malattie vescicolare,
puo’ autorizzare altri laboratori per l’esecuzione di test
sierologici di screening o di conferma diagnostica, previa verifica
del possesso dei requisiti stabiliti dal presente decreto.

Art. 67.
Norme di sicurezza e orientamenti per la sorveglianza
1. Il Ministero della salute assicura la vigilanza e il controllo
sulla corretta applicazione, da parte degli stabilimenti e dei
laboratori di cui all’articolo 65, nonche’ di quelli di cui
all’articolo 66, delle disposizioni o indicazioni stabilite in sede
comunitaria che concernono:
a) le norme minime per i laboratori che manipolano virus
dell’afta epizootica in vivo e in vitro;
b) gli orientamenti per la sorveglianza richiesti per recuperare
la qualifica di ufficialmente indenne da afta epizootica e da
infezione;
c) le buone prassi per i sistemi di sicurezza applicati negli
stabilimenti e nei laboratori di cui alle parti A e B dell’allegato
XI.
2. Per i fini di cui al comma 1, le regioni e le province autonome
forniscono la propria collaborazione al Ministero della salute, in
particolare per quanto attiene la verifica e il controllo circa la
corretta applicazione degli orientamenti di cui al comma 1,
lettera b), da parte dei servizi veterinari delle aziende sanitarie.

Art. 68.
Test e norme per la diagnosi della malattia
e per la diagnosi differenziale di altre malattie vescicolari
1. Ai fini della diagnosi della malattia, il laboratorio nazionale
di cui all’articolo 66:
a) deve utilizzare i test e le norme specificati all’allegato
XIII;
b) assicura l’applicazione delle indicazioni eventualmente
stabilite in sede comunitaria circa la diagnosi dell’afta epizootica
e la diagnosi differenziale di malattie vescicolari diverse dalla
malattia vescicolare dei suini.
2. Il Ministero della salute assicura una conforme e tempestiva
applicazione delle eventuali disposizioni adottate in sede
comunitaria riguardanti l’acquisto, il magazzinaggio e la fornitura
ai laboratori nazionali di quantitativi sufficienti di reagenti
specifici o test diagnostici in caso di emergenza.

Art. 69.
Piani di emergenza
1. Il Ministero della salute, tramite il Centro nazionale di lotta
ed emergenza contro le malattie animali, istituito con decreto-legge
1° ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge
30 novembre 2005, n. 244, di seguito denominato Centro nazionale,
redige un piano di emergenza secondo i criteri e i requisiti definiti
nell’allegato XVII.
2. Il piano di emergenza, redatto avvalendosi del Centro nazionale
di referenza per le malattie vescicolari e del Centro nazionale per
l’epidemiologia, deve:
a) specificare le misure nazionali da applicare in caso di
comparsa di afta epizootica al fine di mantenere un elevato livello
di preparazione e capacita’ di far fronte alla malattia e un elevato
livello di protezione ambientale;
b) prevedere la disponibilita’ di strutture, apparecchiature,
addetti ed altri materiali appropriati necessari per una rapida ed
efficace eradicazione dei focolai di afta epizootica;
c) garantire il coordinamento con gli Stati membri limitrofi e
incoraggiare la cooperazione con i Paesi terzi limitrofi;
d) prevedere, nel caso indicato al punto 12 dell’allegato XVII,
le misure da attuare fornendo indicazioni precise riguardo:
1) ai quantitativi di vaccino necessari nel caso di una
vaccinazione di emergenza;
2) ai criteri in base ai quali procedere alle vaccinazioni,
tenuto conto della densita’ animale e di quanto stabilito
nell’allegato X;
e) indicare i criteri per decidere se interrare o incenerire in
loco le carcasse degli animali morti o abbattuti, al fine di impedire
ogni danno evitabile all’ambiente, assicurando nel contempo il
massimo livello di lotta contro la malattia.
3. Il Ministero della salute:
a) sottopone il piano di cui al comma 1 all’approvazione della
Commissione europea e lo modifica per tenere conto delle eventuali
osservazioni da essa formulate in tale fase;
b) successivamente all’avvenuta approvazione del piano, notifica
tempestivamente alla stessa Commissione eventuali modifiche
significative apportatevi;
c) aggiorna il piano di emergenza ogni cinque anni, in
particolare alla luce delle esercitazioni in tempo reale di cui
all’articolo 70, e lo presenta alla Commissione europea per la sua
approvazione.

Nota all’art. 69:
– Il decreto-legge 1° ottobre 2005, n. 202, convertito
con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244,
recante: «Conversione in legge, con modificazioni, del
decereto-legge 1° ottobre 2005, n. 202, recante misure
urgenti per la prevenzione dell’influenza aviaria.», e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 229 del 1° ottobre
2005.

Art. 70.
Esercitazioni e simulazioni di emergenza
1. Il Ministero della salute, tramite il Centro nazionale di lotta
di cui all’articolo 69, d’intesa con le regioni e le province
autonome interessate:
a) programma ed effettua esercitazioni e simulazione di emergenza
in conformita’ al rispettivo piano di emergenza approvato e a quanto
previsto all’allegato XVII, e, per quanto possibile, in stretta
collaborazione con le autorita’ competenti degli altri Stati membri o
dei Paesi terzi limitrofi. Le esercitazioni e le simulazioni sono
programmate ed effettuate avvalendosi del Centro nazionale di
referenza per le malattie vescicolari e in collaborazione con le
regioni e le province autonome;
b) comunica alla Commissione europea i risultati delle
esercitazioni e simulazioni di cui alla lettera a), trasmettendo una
relazione ai sensi dell’articolo 8, comma 2, del decreto legislativo
22 maggio 1999, n. 196.

Nota all’art. 70:
– L’art. 8, comma 2, del decreto legislativo 22 maggio
1999, n. 196, cosi’ recita:
«Art. 8. – 1. (Omissis).
2. Il Ministero della sanita’ comunica alla Commissione
europea, entro il 31 maggio di ogni anno, e per la prima
volta entro il 1999, informazioni dettagliate relative alla
presenza sul territorio nazionale, durante l’anno
precedente, delle malattie di cui all’allegato E, parte I,
o di qualsiasi malattia per la quale la normativa
comunitaria preveda garanzie supplementari, nonche’
informazioni dettagliate sui programmi di controllo e di
eradicazione delle malattie in corso, secondo i criteri
stabiliti in sede comunitaria.».

Art. 71.
Funzioni e compiti del Centro nazionale di lotta contro la malattia
1. In caso di insorgenza della malattia, il Centro nazionale di cui
all’articolo 69, assicura per l’intero territorio nazionale il
coordinamento di tutte le misure ed attivita’ necessarie al controllo
e l’eradicazione della malattia, provvedendo tra l’altro a:
a) pianificare le necessarie misure di controllo;
b) coordinare e verificare le attivita’ dei Centri territoriali
di cui all’articolo 73;
c) verificare la pronta ed efficace attuazione dei provvedimenti
adottati o delle disposizioni da esso impartite da parte dei Centri
locali di lotta contro la malattia;
d) nell’ambito delle risorse economiche e di personale
disponibili, mettere personale ed altre risorse a disposizione dei
Centri locali di lotta contro la malattia;
e) trasmettere informazioni alla Commissione, alle autorita’
competenti degli altri Stati membri e alle altre autorita’ nazionali,
incluse le autorita’ e gli organismi competenti in materia di
ambiente, nonche’ alle organizzazioni e agli enti veterinari,
agricoli e commerciali;
f) organizzare campagne di vaccinazione d’emergenza e la
definizione delle zone di vaccinazione;
g) assicurare il collegamento con i laboratori di diagnosi;
h) assicurare il collegamento con le autorita’ competenti in
materia di ambiente per coordinare gli interventi in termini di
sicurezza veterinaria e ambientale;
i) assicurare i contatti con gli organi di informazione;
l) assicurare il collegamento con le autorita’ di polizia ai fini
dell’adozione di specifici provvedimenti;
m) delegare, con provvedimento scritto e ove ritenuto utile,
alcuni compiti ai Centri territoriali.

Art. 72.
Requisiti tecnici del Centro nazionale di lotta contro la malattia
1. Per assicurare un’efficace gestione delle misure di lotta ed
eradicazione della malattia, il Centro nazionale di cui
all’articolo 69, nell’ambito dei finanziamenti previsti dal
decreto-legge 1° ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 novembre 2005, n. 244, deve avere la disponibilita’ di
personale, impianti e attrezzature, tra cui almeno:
a) un sistema di identificazione degli allevamenti e di
localizzazione degli animali, preferibilmente informatizzato;
b) opportuni mezzi di comunicazione, compresi telefoni, fax e, se
possibile, sistemi di comunicazione con gli organi di informazione;
c) un sistema di comunicazione, preferibilmente informatizzato,
che consenta lo scambio di informazioni con i centri locali di lotta
contro la malattia, i laboratori e gli altri organismi interessati;
d) le carte geografiche ed altre fonti di informazione
utilizzabili nell’orientamento delle misure di lotta;
e) un registro da aggiornare quotidianamente aggiornato in cui
annotare, in ordine cronologico, tutti gli eventi associati ad un
focolaio di afta epizootica e in modo da consentire di collegare e
coordinare le diverse attivita’;
f) un elenco aggiornato degli organismi e dei laboratori
nazionali e internazionali competenti, da contattare in caso di
insorgenza di un focolaio della malattia;
g) un elenco aggiornato del personale e degli altri collaboratori
che possono essere chiamati ad operare immediatamente nei centri
territoriali di lotta, coadiuvando il gruppo di esperti di cui
all’articolo 75 nel caso di insorgenza di un focolaio della malattia;
h) un elenco aggiornato delle autorita’ competenti in materia di
protezione ambientale e degli organismi da contattare in caso di
insorgenza di un focolaio della malattia;
i) le mappe che localizzino adeguate zone di trasformazione delle
carcasse degli animali morti o abbattuti;
l) un elenco delle imprese di trattamento e trasformazione
autorizzate a svolgere le operazioni di trattamento o trasformazione
delle carcasse animali e dei rifiuti di origine animale che
potrebbero essere commissionate in caso di insorgenza di un focolaio
della malattia, con indicazione della capacita’, dell’indirizzo e di
altre informazioni utili per contattarle;
m) un elenco di misure per la sorveglianza e il controllo dello
smaltimento dei disinfettanti e dei tessuti e dei fluidi corporei
nell’ambiente circostante a seguito del decomposizione delle
carcasse, segnatamente nelle acque superficiali e sotterranee.

Nota all’art. 72:
– Per il decreto-legge l° ottobre 2005, n. 202,
convertito con modificazioni dalla legge 30 novembre 2005,
n. 244, vedi note all’art. 69.

Art. 73.
Istituzione, funzioni e compiti dei Centri territoriali
di lotta contro la malattia
1. Le regioni e le province autonome, in caso di insorgenza di
focolai sul proprio territorio, nell’ambito delle risorse finanziarie
disponibili a legislazione vigente, devono essere in grado di
assicurare l’immediata operativita’ dei Centri territoriali di lotta
contro la malattia, di seguito denominati Centri territoriali, che
abbiano le seguenti caratteristiche:
a) siano dotati di quanto necessario a garantire la pronta
attuazione delle misure previste dal presente decreto in caso di
insorgenza di un focolaio della malattia, anche avuto riguardo alla
rapida attuazione delle misure riguardanti l’indagine epidemiologica,
la protezione ambientale, la trasformazione delle carcasse
provenienti dagli allevamenti infetti, la sorveglianza ufficiale
delle zone, la rintracciabilita’ degli animali e dei prodotti, gli
abbattimenti preventivi e la macellazione d’urgenza, la pulizia, la
disinfezione, le altre misure igieniche e la vaccinazione
d’emergenza;
b) provvedano a comunicare al Centro nazionale l’ubicazione dei
Centri territoriali nonche’, l’organizzazione, il personale, gli
impianti e le attrezzature, i sistemi di gestione, le linee di
comunicazione e i canali d’informazione di cui sono dotati, al fine
dell’inserimento dei relativi dati nei piani di emergenza nazionali;
c) assicurino uno stretto coordinamento e cooperazione dei Centri
territoriali di lotta con il Centro nazionale, garantendo, in
particolare, la pronta ed efficace attuazione dei provvedimenti
adottati o delle disposizioni da esso impartite.

Art. 74.
Requisiti tecnici dei Centri territoriali
1. Per i fini di cui all’articolo 73, comma 1, lettera a), le
regioni e le province autonome, nell’ambito delle risorse finanziarie
disponibili a legislazione vigente, garantiscono che i Centri
territoriali abbiano almeno la disponibilita’ di:
a) una linea telefonica riservata alle comunicazioni con il
Centro nazionale di lotta contro la malattia; linee telefoniche
accessibili, da cui gli allevatori ed altri residenti possono
ottenere informazioni aggiornate e accurate sulle misure prese;
b) collaboratori dotati degli strumenti necessari a garantire la
comunicazione e l’efficace gestione di tutti i dati pertinenti;
c) un sistema di raccolta di dati, preferibilmente
informatizzato, accessibile al Centro nazionale di lotta, ai
laboratori e agli altri organismi;
d) un registro da aggiornare quotidianamente in cui annotare, in
ordine cronologico, tutti gli eventi associati ai focolai di afta
epizootica e in modo da collegare e coordinare le diverse attivita’;
e) un elenco aggiornato, per ciascuna regione, delle persone e
degli organismi locali da contattare e da coinvolgere in caso di
insorgenza di un focolaio della malattia;
f) un elenco aggiornato delle aziende e dei veterinari privati, a
cui possano applicarsi le disposizioni dell’articolo 15 e
dell’articolo 18 in caso di insorgenza di un focolaio della malattia;
g) un elenco aggiornato delle possibili aree per l’incenerimento
o l’interramento degli animali abbattuti ai sensi del presente
decreto, aree che devono essere gestite conformemente alla normativa
comunitaria e nazionale sulla protezione dell’ambiente;
h) un elenco aggiornato, per ciascuna regione, delle autorita’
competenti in materia di ambiente e di altri organismi ambientali da
contattare e da coinvolgere in caso di insorgenza di un focolaio
della malattia;
i) mappe che localizzino aree adeguate per l’interramento delle
carcasse che non presentino rischi per l’ambiente, segnatamente per
le acque superficiali e sotterranee;
l) un elenco delle imprese di trattamento e smaltimento
autorizzate a svolgere le operazioni di trattamento o smaltimento
delle carcasse animali e dei rifiuti di origine animale;
m) un elenco delle misure per la sorveglianza e il controllo
dello smaltimento dei disinfettanti nonche’ dei tessuti e dei fluidi
corporei nell’ambiente circostante a seguito della decomposizione
delle carcasse, e, segnatamente, nelle acque superficiali e
sotterranee.

Art. 75.
Gruppo di esperti
1. Il Centro nazionale di lotta di cui all’articolo 69 si avvale di
un gruppo composto da esperti epidemiologi, scienziati veterinari e
virologi del Centro nazionale di referenza per le malattie
vescicolari, di seguito denominato gruppo di esperti, in possesso di
conoscenze specialistiche, che lo coadiuvano in caso di insorgenza di
un focolaio della malattia. Su richiesta, il Ministero della salute
puo’ concludere un accordo formale con altri Stati membri per
l’utilizzo di tali esperti.
2. In caso di sospetto di afta epizootica, il gruppo di esperti
procede quanto meno a:
a) effettuare una valutazione del quadro clinico e della
situazione epidemiologica;
b) fornire consulenza sulle procedure di campionamento e sulle
analisi necessarie per diagnosticare l’afta epizootica nonche’ sulle
ulteriori azioni e misure da adottare.
3. In caso di insorgenza di un focolaio di afta epizootica, il
gruppo di esperti procede quanto meno a:
a) effettuare, almeno nel primo caso segnalato, e se necessario
recandosi in loco, una valutazione del quadro clinico e un’analisi
dell’indagine epidemiologica al fine di raccogliere i dati necessari
per determinare:
1) l’origine dell’infezione;
2) la data di introduzione dell’agente patogeno;
3) la possibile diffusione della malattia;
b) riferire al Centro nazionale i dati di cui alla lettera a) e
le proprie valutazioni;
c) fornire consulenza sulle procedure di screening, di
campionamento e di test, sui metodi di lotta e sulle altre misure da
applicare, nonche’ sulla strategia da attuare, ivi compresa la
consulenza sulle misure di bio-sicurezza riguardanti le aziende e i
fabbricati di cui all’articolo 16 e in relazione alla vaccinazione di
emergenza;
d) seguire ed orientare l’indagine epidemiologica;
e) integrare i dati epidemiologici con informazioni geografiche,
meteorologiche e con qualsiasi altro elemento necessario;
f) analizzare le informazioni epidemiologiche ed eseguire
valutazioni periodiche dei rischi;
g) fornire assistenza nella trasformazione delle carcasse e dei
rifiuti di origine animale in modo da garantire i minori effetti
nocivi per l’ambiente.

Art. 76.
Banche nazionali di antigene e di vaccini
1. Se il piano di emergenza lo impone, il Ministero della salute,
nell’ambito delle risorse disponibili per le medesime finalita’,
puo’:
a) istituire o mantenere banche nazionali di antigene e di
vaccini per il magazzinaggio di riserve, destinate alla vaccinazione
d’emergenza, di antigeni o vaccini autorizzati ai sensi della
normativa nazionale di recepimento della direttiva 2001/82/CE;
b) designare gli stabilimenti per il confezionamento e
l’immagazzinamento di vaccini destinati alla vaccinazione
d’emergenza.
2. Il Ministero della salute assicura le necessarie verifiche sulla
conformita’ dell’antigene e dei vaccini conservati nelle banche
nazionali di cui al comma 1, lettera a), ai requisiti minimi
stabiliti per le riserve comunitarie di antigene e di vaccini in
materia di sicurezza, di sterilita’ e di contenuto di proteine non
strutturali.
3. Il Ministro della salute, in caso di istituzione delle banche
nazionali di cui al comma 1, lettera a), informa la Commissione
europea delle scorte di antigene e di vaccini in loro possesso. Tali
informazioni sono comunicate ogni dodici mesi ai sensi
dell’articolo 8, comma 2 del decreto legislativo 22 maggio 1999, n.
196. I dati relativi ai quantitativi e ai sottotipi di antigeni e di
vaccini autorizzati conservati nelle banche nazionali sono trattati
come informazioni riservate e non devono essere resi pubblici.
4. Il Ministero della salute, ove necessario, puo’ chiedere alla
Commissione europea di fornire al Centro nazionale di lotta di cui
all’articolo 69 antigeni e vaccini nella disponibilita’ della banca
comunitaria.

Note all’art. 76:
– La direttiva 2001/82/CE pubblicata nella G.U.C.E. n.
L. 311 del 28 novembre 2001.
– Per l’art. 8 comma 2, del decreto legislativo
22 maggio 1999, n. 196, vedi note all’art. 70.

Art. 77.
Misure complementari di prevenzione e di controllo dell’afta
epizootica
1. Fatti salvi il regolamento (CE) n. 1774/2002 e le relative
disposizione di applicazione, e’ vietato somministrare rifiuti
alimentari agli animali delle specie sensibili alla malattia, a
prescindere dall’uso cui sono destinati o dal luogo in cui vivono.
2. Il Ministero della salute, le regioni e le province autonome
assicurano l’applicazione:
a) delle misure di controllo eventualmente disposte in sede
comunitaria, riguardanti il divieto di cui al comma 1;
b) delle modalita’ di lotta contro l’afta epizootica
eventualmente disposte in sede comunitaria con riguardo ad altri
animali, quali quelli appartenenti agli ordini Rodentia o Proboscide,
se considerati sensibili alla malattia sulla base di dati
scientifici, come previsto all’articolo 2, comma 1, lettera a),
secondo capoverso.
3. Se si ha notizia del sospetto di insorgenza della malattia negli
animali selvatici, il Ministero della salute, tramite il Centro
nazionale di lotta di cui all’articolo 69, allerta le regioni e le
province autonome e:
a) dispone l’effettuazione di indagini, compresi gli esami di
laboratorio, su tutti gli animali selvatici di specie sensibili
uccisi o trovati morti, e quanto altro necessario a confermare o
escludere la presenza della malattia;
b) effettua un’idonea informazione del pubblico, con particolare
attenzione ai proprietari e detentori di animali di specie sensibili
e ai cacciatori in merito all’esistenza di un sospetto di infezione.
4. Se vi e’ conferma di un caso primario di afta epizootica negli
animali selvatici, il Ministero della salute, tramite il Centro
nazionale di lotta di cui all’articolo 69:
a) dispone l’immediata applicazione delle misure di cui
all’allegato XVIII, parte A, al fine di ridurre la diffusione
dell’epidemia ed elabora un piano per l’eradicazione dell’afta
epizootica in conformita’ delle disposizioni di cui all’allegato
XVIII, parte B;
b) effettua un’idonea informazione del pubblico, con particolare
attenzione ai proprietari e detentori di animali di specie sensibili
e ai cacciatori in merito alla conferma del caso.
5. Dall’applicazione del presente articolo non devono derivare
nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Nota all’art. 77:
– Per il regolamento (CE) n. 1774/2002, vedi note
all’art. 2.

Art. 78.
Adozione di misure epidemiologiche
1. Il Ministero della salute, anche tramite il Centro nazionale di
lotta di cui all’articolo 69, se le misure previste dal presente
decreto non sono adeguate alla situazione epidemiologica oppure se il
virus dell’afta epizootica rischia di diffondersi malgrado le misure
adottate, e’ autorizzato a chiedere alla Commissione europea
l’adozione di una decisione specifica per l’applicazione di misure
alternative, con effetto epidemiologico equivalente, per un limitato
periodo di tempo adeguato alla situazione epidemiologica in atto.

Art. 79.
Sanzioni
1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, i soggetti
indicati all’articolo 3, comma 2, lettere a) e b), che non adempiono
all’obbligo di denuncia di cui ai commi 1 e 2 del medesimo
articolo sono puniti con l’arresto fino a due anni e con l’ammenda da
5.000 euro a 30.000 euro.
2. Il titolare dell’azienda interessata che non adempie alle misure
disposte dal veterinario ufficiale ai sensi degli articoli 10, 11 e
16 o dal Ministero della salute ai sensi degli articoli 14, 15, 20,
35 e 43 ovvero dalle regioni e dalle province autonome ai sensi
dell’articolo 14 e’ punito con l’arresto sino a tre mesi o con
l’ammenda fino a 25.000 euro.
3. Chiunque violi il divieto di movimento imposto a norma degli
articoli 4, comma 2, lettera d), 5, 6, 7, commi 1 e 2, 19, comma 3,
22, comma 3, lettera c), 23, comma 1, lettera a), 24, comma 1,
lettere a) e b), 37, comma 1, 38, comma 1, 51, comma 1, lettera d),
54, comma 1, lettera a), 55, comma 1, 58, commi 1 e 5, e 64, comma 1,
e’ soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da
5.000 euro a 30.000 euro.
4. Chiunque viola i divieti imposti dalle regioni e dalle province
autonome ai sensi degli articoli 23, comma 1, lettere b), c) e d), e
24, comma 1, lettere c), d), e), f) e g), e’ soggetto al pagamento di
una sanzione amministrativa pecuniaria da 3.000 euro a 18.000 euro.
5. Chiunque viola i divieti imposti dagli articoli 25, comma 1, 26,
comma 1, 27, comma 1, 28, comma 1, 30, comma 1, 31, comma 1, 32,
comma 1, 33, comma 1, 39, comma 1, 40, comma 1, 55, commi 3 e 5,
lettera d), e 58, commi 6, 8 e 13, lettere a) e c), e’ soggetto al
pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000 euro
fino a 24.000 euro.
6. Il titolare dell’azienda od il trasportatore che non si attiene
alle prescrizioni indicate negli articoli 27, comma 6, e 40, comma 6,
o che non si attiene ai divieti di cui agli articoli 27, comma 7, 29,
comma 1, 40, comma 7, 41, comma 1, 54, comma 4, e 58, comma 10,
ovvero che raccoglie o trasporta campioni di latte crudo di animali
di specie sensibili senza l’autorizzazione prescritta
dall’articolo 58, comma 13, lettera b), e’ soggetto al pagamento di
una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 euro a 15.000 euro.
7. I proprietari e le persone addette al trasporto od alla
commercializzazione di animali di specie sensibili che a seguito
della richiesta dei servizi veterinari delle aziende sanitarie non
forniscono le informazioni indicate nell’articolo 48 sono soggetti al
pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a
3.000 euro.
8. Chiunque non ottempera al divieto di cui all’articolo 49,
comma 1, ovvero fa uso di vaccini anti-aftosi per scopi diversi
dall’induzione dell’immunita’ attiva negli animali di specie
sensibili senza l’autorizzazione prevista dall’articolo 49, comma 3,
e’ soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da
500 euro a 3.000 euro per ogni animale vaccinato. La stessa sanzione
si applica a chiunque manipola virus vivi dell’afta epizootica al di
fuori dei casi previsti dall’articolo 65, comma 1.
9. Chiunque non ottempera alle disposizioni impartite dai
veterinari delle aziende sanitarie ai sensi dell’articolo 54,
comma 1, lettera b), o non si attiene alle prescrizioni di cui agli
articoli 55, comma 5, lettere a), b) e c), e 58, comma 7, ovvero non
rispetta il divieto di cui all’articolo 54, comma 5, lettere a), b)
e c), e’ soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa
pecuniaria da 1.500 euro a 9.000 euro.
10. Chiunque viola il divieto di cui all’articolo 77, comma 1, e’
soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da
2.000 euro a 12.000 euro.
11. L’azienda unita’ sanitaria locale competente per territorio
procede all’applicazione delle sanzioni amministrative previste dal
presente articolo con le modalita’ di cui alla legge 24 novembre
1981, n. 689 e successive modificazioni, in quanto compatibili.
12. I proventi delle sanzioni irrogate a seguito dell’accertamento
di violazioni alle prescrizioni in materia di lotta contro le
malattie animali e nelle relative emergenze sono introitate dalle
regioni e dalle province autonome che le destinano ai Centri
territoriali per il finanziamento di attivita’ eventuali ed ulteriori
rispetto a quelle svolte dalla normativa vigente, in materia di lotta
contro le malattie animali e al potenziamento dei servizi veterinari
.

Art. 80.
Disposizioni transitorie e finali
1. Il Ministro della salute, con proprio decreto di natura non
regolamentare, assicura l’attuazione delle eventuali disposizioni
transitorie o applicative adottate in sede comunitaria in materia di
lotta contro le malattie animali nonche’ delle modifiche disposte
agli allegati dei provvedimenti nazionali emanati in attuazione della
normativa comunitaria in materia di lotta contro le malattie animali,
compresi quelli del presente decreto. Alle misure e alle attivita’ di
tale decreto i soggetti pubblici interessati provvedono con le
risorse umane e strumentali previste dalla legislazione vigente e
senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
2. I provvedimenti adottati e le disposizioni impartite dal
Ministero della salute, anche tramite il Centro nazionale di lotta
contro le malattie animali e le emergenze zoo-sanitarie di cui al
decreto-legge 1° ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni,
dalla legge 30 novembre 2005, n. 244, costituiscono misure
strumentali di profilassi internazionale, inderogabili dalle regioni
e province autonome e dagli altri enti territoriali, tenuti a
conformarvisi. I provvedimenti immediati, adottati dall’autorita’
sanitaria territorialmente competente ai sensi dell’articolo 6,
comma 3, del decreto legislativo 27 maggio 2005, n. 117, restano
fermi fino all’eventuale emanazione di quelli disposti dal Ministero
della salute, anche tramite il Centro nazionale. Il Ministero della
salute, tramite il Centro nazionale, effettua gli opportuni controlli
per verificare la corretta applicazione delle misure di lotta contro
le malattie animali sul territorio nazionale.
3. I proprietari e i detentori di animali, nonche’ i proprietari e
i responsabili di stabilimenti, impianti o aziende in cui sono
ottenuti o trattati prodotti e alimenti destinati al consumo umano o
animale, compreso il foraggio, la paglia e il fieno nonche’ qualsiasi
altro prodotto o alimento capace di veicolare o trasmettere malattie
animali, devono attenersi ai divieti, alle prescrizioni e alle
condizioni disposte dal Ministero della salute, anche tramite il
Centro nazionale, e di quelli immediati adottati dall’autorita’
sanitaria territorialmente competente, compresi quelli riguardanti le
limitazioni all’immissione sul mercato di prodotti e alimenti e alla
movimentazione degli animali. I predetti soggetti sono altresi’
tenuti a fornire i documenti e i dati richiesti dagli organi
incaricati di svolgere verifiche e controlli.
4. Alla violazione delle disposizioni adottate ai sensi del
comma 3, nonche’ nel caso di loro applicazione parziale o non
conforme consegue in ogni caso l’esclusione del proprietario e del
detentore di animali e del proprietario e del responsabile degli
stabilimenti, impianti o aziende che trattano prodotti e alimenti, da
qualsivoglia forma di rimborso, indennizzo o beneficio
economico-finanziario, nazionale, regionale o comunitario, comunque
denominati, e il recupero forzato di quelli eventualmente
corrisposti.

Note all’art. 80:
– Per il decreto-legge 1° ottobre 2005, n. 2002,
convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre
2005, n. 244, vedi note all’art. 69.
– L’art. 6, comma 3, del decreto legislativo 27 maggio
2005, n. 117, citato all’art. 25, cosi’ recita:
«Art. 6 (Controlli veterinari ufficiali). – 1. – 2.
(Omissis).
3. Se si constata un rischio per la sanita’ animale o
per la salute pubblica, fermi restando i provvedimenti
immediati adottati dall’autorita’ sanitaria
territorialmente competente, ogni provvedimento d’urgenza o
misura cautelare e’ adottato dallo Stato ai sensi dell’art.
117 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e
successive modificazioni, anche nel caso di provvedimenti
emanati dallo Stato in correlazione a misure di
salvaguardia adottate, in dette materie, in sede
comunitaria. Le competenti autorita’ assicurano una
conforme applicazione dei provvedimenti in questione nei
rispettivi territori.».

Art. 81.
Clausola di invarianza finanziaria
1. Alle misure ed alle attivita’ previste dal presente decreto i
soggetti pubblici interessati provvedono con le risorse umane e
strumentali previste dalla legislazione vigente e senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 82.
Abrogazione
1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto il decreto
del Presidente della Repubblica 1° marzo 1992, n. 229, e’ abrogato.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 18 settembre 2006.
NAPOLITANO
Prodi, Presidente del Consiglio dei
Ministri
Bonino, Ministro per le politiche
europee
Turco, Ministro della salute
D’Alema, Ministro degli affari esteri
Mastella, Ministro della giustizia
Padoa Schioppa, Ministro dell’economia
e delle finanze
De Castro, Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali
Lanzillotta, Ministro per gli affari
regionali e le autonomie locali
Visto, il Guardasigilli: Mastella

Allegato I
[Articolo 2, comma 1, lettera m)]

—-> Vedere allegato a pag. 39 in formato zip/pdf

Allegato II
(Articolo 3, comma 4)

—-> Vedere allegato alle pagg. 40-41 in formato zip/pdf

Allegato III
[Articolo 4, comma 2, lettera g)]

—-> Vedere allegato alle pagg. 42-43 in formato zip/pdf

Allegato IV
(Articolo 11, comma 3)

—-> Vedere allegato alle pagg. 44-45 in formato zip/pdf

Allegato V
[Articolo 10, comma 2, lettera c)]

—-> Vedere allegato alle pagg. 46-47 in formato zip/pdf

Allegato VI
[Articolo 24, comma 2, lettera d)]

—-> Vedere allegato alle pagg. 48-49 in formato zip/pdf

Allegato VII
(Articolo 25, comma 2)

—-> Vedere allegato a pag. 50 in formato zip/pdf

Allegato VIII
[Articolo 39, comma 4, lettera b)]

—-> Vedere allegato alle pagg. 51-52 in formato zip/pdf

Allegato IX
[Articolo 18, comma 3, lettera c)]

—-> Vedere allegato alle pagg. 53-54 in formato zip/pdf

Allegato X
(Articolo 50, comma 2)

—-> Vedere allegato alle pagg. 55-56 in formato zip/pdf

Allegato XI
(Articolo 3, comma 4)

—-> Vedere allegato alle pagg. 57-58 in formato zip/pdf

Allegato XII
[Articolo 65, comma 2, lettera a)]

—-> Vedere allegato a pag. 59 in formato zip/pdf

Allegato XIII
[Articolo 2, comma 1, lettera m), numero 21)]

—-> Vedere allegato alle pagg. 60-61-62 in formato zip/pdf

Allegato XIV

—-> Vedere allegato a pag. 63 in formato zip/pdf

Allegato XV
[Articolo 66, comma 3, lettera a)]

—-> Vedere allegato alle pagg. 64-65 in formato zip/pdf

Allegato XVI

—-> Vedere allegato alle pagg. 66-67 in formato zip/pdf

Allegato XVII
(Articolo 47, comma 1)

—-> Vedere allegato alle pagg. 68-69 in formato zip/pdf

Allegato XVIII
[Articolo 77, comma 4, lettera a)]

—-> Vedere allegato alle pagg. 70-71-72 in formato zip/pdf

DECRETO LEGISLATIVO 18 settembre 2006, n.274

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