DECRETO LEGISLATIVO 29 dicembre 2011, n. 230 - Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, recante attuazione della direttiva 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, recante modifica delle direttive 97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE e che abroga la direttiva 97/5/CE. (12G0014) - (GU n. 31 del 7-2-2012 | Agrinews.info

DECRETO LEGISLATIVO 29 dicembre 2011, n. 230 – Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, recante attuazione della direttiva 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, recante modifica delle direttive 97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE e che abroga la direttiva 97/5/CE. (12G0014) – (GU n. 31 del 7-2-2012

DECRETO LEGISLATIVO 29 dicembre 2011, n. 230 - Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, recante attuazione della direttiva 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, recante modifica delle direttive 97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE e che abroga la direttiva 97/5/CE. (12G0014) - (GU n. 31 del 7-2-2012 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 22/02/2012

DECRETO LEGISLATIVO 29 dicembre 2011 , n. 230

Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n.
11, recante attuazione della direttiva 2007/64/CE relativa ai servizi
di pagamento nel mercato interno, recante modifica delle direttive
97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE e che abroga la direttiva
97/5/CE. (12G0014)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto il decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, recante
attuazione della direttiva 2007/64/CE, relativa ai servizi di
pagamento nel mercato interno, recante modifica delle direttive
97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE, e che abroga la
direttiva 97/5/CE;
Visto il decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, relativo
all’esercizio delle opzioni previste dall’articolo 5 del regolamento
CE n. 1606/2002 in materia di principi contabili internazionali;
Vista la legge 7 luglio 2009, n. 88, recante disposizioni per
l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia
alle Comunita’ europee, legge comunitaria 2008, ed in particolare
l’articolo 1;
Visto il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87, recante
attuazione della direttiva 86/635/CEE, relativa ai conti annuali ed
ai conti consolidati delle banche e degli altri istituti finanziari,
e della direttiva 89/117/CEE, relativa agli obblighi in materia di
pubblicita’ dei documenti contabili delle succursali, stabilite in
uno Stato membro, di enti creditizi ed istituti finanziari con sede
sociale fuori di tale Stato membro;
Visto il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia,
di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 22 settembre 2011;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati;
Considerato che la competente Commissione del Senato della
Repubblica non ha espresso il proprio parere nei termini prescritti;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 23 dicembre 2011;
Sulla proposta dei Ministri per gli affari europei e dell’economia
e delle finanze, di concerto con i Ministri degli affari esteri,
della giustizia, dello sviluppo economico, dell’interno e per la
pubblica amministrazione e la semplificazione;

E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Normativa contabile

1. All’articolo 114-terdecies del decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, cosi’ come modificato dal decreto legislativo 27
gennaio 2010, n. 11, dopo le parole: «4. Con riferimento al
patrimonio destinato l’istituto di pagamento tiene separatamente i
libri e le scritture contabili prescritti dagli articoli 2214, e
seguenti, del codice civile, nel rispetto dei principi contabili
internazionali.» sono aggiunte, in fine, le seguenti: «Gli
amministratori redigono un separato rendiconto per il patrimonio
destinato, da allegare al bilancio d’esercizio dell’istituto di
pagamento.».
2. All’articolo 1, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 27
gennaio 1992, n. 87, le parole: «di cui ai titoli V e V-bis» sono
sostituite dalle seguenti: «di cui ai titoli V, V-bis e V-ter».
3. Al decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 2, comma 1, lettera c), dopo le parole: «le
societa’ di intermediazione mobiliare di cui all’articolo 1, comma 1,
lettera e), del decreto legislativo n. 58 del 1998» sono inserite le
seguenti: «le capogruppo dei gruppi di SIM iscritti nell’albo di cui
all’articolo 11, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 58 del
1998;»;
b) all’articolo 2, comma 1, lettera c), dopo le parole: «gli
istituti di moneta elettronica di cui al titolo V-bis del decreto
legislativo n. 385 del 1993» sono aggiunte le seguenti: «; gli
istituti di pagamento di cui al titolo V-ter del decreto legislativo
n. 385 del 1993»;
c) all’articolo 4, dopo il comma 6 e’ inserito il seguente:
«6-bis. Le societa’ di cui ai commi 1, 2 e 3 per le quali,
successivamente alla redazione di un bilancio in conformita’ ai
principi contabili internazionali, vengono meno le condizioni per
l’applicazione obbligatoria di tali principi, hanno la facolta’ di
continuare a redigere il bilancio in conformita’ ai principi
contabili internazionali.»;
d) all’articolo 4, comma 7, le parole: «previste dai commi 4, 5 e
6» sono sostituite dalle seguenti: «previste dai commi 4, 5, 6 e
6-bis»;
e) all’articolo 8, dopo il comma 1 e’ aggiunto, in fine, il
seguente:
«1-bis. In deroga a quanto previsto dal comma 1, i rendiconti dei
patrimoni destinati costituiti ai sensi dell’articolo 114-novies,
comma 4, del decreto legislativo n. 385 del 1993 sono sempre redatti
in conformita’ ai principi contabili internazionali.»;
f) all’articolo 9, il comma 1 e’ sostituito dal seguente:
«1. I poteri della Banca d’Italia di cui agli articoli 5, comma 1,
e 45 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87, sono esercitati,
per i soggetti di cui alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 2,
per i patrimoni destinati di cui all’articolo 8, comma 1-bis, nonche’
per le societa’ finanziarie iscritte nell’albo di cui all’articolo
106 del decreto legislativo n. 385 del 1993 che abbiano esercitato le
facolta’ di cui agli articoli 3 e 4, nel rispetto dei principi
contabili internazionali.».

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
– L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
– Il decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11
(Attuazione della direttiva 2007/64/CE, relativa ai servizi
di pagamento nel mercato interno, recante modifica delle
direttive 97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE, e
che abroga la direttiva 97/5/CE), e’ pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 13 febbraio 2010, n. 36, S.O.
– Il decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 38
(Esercizio delle opzioni previste dall’art. 5 del
regolamento (CE) n. 1606/2002 in materia di principi
contabili internazionali), e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 21 marzo 2005, n. 66.
– La legge 7 luglio 2009, n. 88 (Disposizioni per
l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza
dell’Italia alle Comunita’ europee – Legge comunitaria
2008), e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 14 luglio
2009, n. 161, S.O.
– Si riporta il testo dell’art. 1 della citata legge n.
88 del 2009:
«Art. 1 (Delega al Governo per l’attuazione di
direttive comunitarie). – 1. Il Governo e’ delegato ad
adottare, entro la scadenza del termine di recepimento
fissato dalle singole direttive, i decreti legislativi
recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle
direttive comprese negli elenchi di cui agli allegati A e
B. Per le direttive elencate negli allegati A e B il cui
termine di recepimento sia gia’ scaduto ovvero scada nei
tre mesi successivi alla data di entrata in vigore della
presente legge, il Governo e’ delegato ad adottare i
decreti legislativi di attuazione entro tre mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge. Per le direttive
elencate negli allegati A e B che non prevedono un termine
di recepimento, il Governo e’ delegato ad adottare i
decreti legislativi entro dodici mesi dalla data di entrata
in vigore della presente legge.
2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto
dell’art. 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su
proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri o del
Ministro per le politiche europee e del Ministro con
competenza istituzionale prevalente per la materia, di
concerto con i Ministri degli affari esteri, della
giustizia, dell’economia e delle finanze e con gli altri
Ministri interessati in relazione all’oggetto della
direttiva.
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive comprese nell’elenco di cui
all’allegato B, nonche’, qualora sia previsto il ricorso a
sanzioni penali, quelli relativi all’attuazione delle
direttive comprese nell’elenco di cui all’allegato A, sono
trasmessi, dopo l’acquisizione degli altri pareri previsti
dalla legge, alla Camera dei deputati e al Senato della
Repubblica perche’ su di essi sia espresso il parere dei
competenti organi parlamentari. Decorsi quaranta giorni
dalla data di trasmissione, i decreti sono emanati anche in
mancanza del parere. Qualora il termine per l’espressione
del parere parlamentare di cui al presente comma ovvero i
diversi termini previsti dai commi 4 e 8 scadano nei trenta
giorni che precedono la scadenza dei termini previsti ai
commi 1 o 5 o successivamente, questi ultimi sono prorogati
di novanta giorni.
4. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive che comportino conseguenze
finanziarie sono corredati della relazione tecnica di cui
all’art. 11-ter, comma 2, della legge 5 agosto 1978, n.
468, e successive modificazioni. Su di essi e’ richiesto
anche il parere delle Commissioni parlamentari competenti
per i profili finanziari. Il Governo, ove non intenda
conformarsi alle condizioni formulate con riferimento
all’esigenza di garantire il rispetto dell’art. 81, quarto
comma, della Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi,
corredati dei necessari elementi integrativi
d’informazione, per i pareri definitivi delle Commissioni
parlamentari competenti per i profili finanziari, che
devono essere espressi entro venti giorni.
5. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in
vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma
1, nel rispetto dei principi e criteri direttivi fissati
dalla presente legge, il Governo puo’ adottare, con la
procedura indicata nei commi 2, 3 e 4, disposizioni
integrative e correttive dei decreti legislativi emanati ai
sensi del citato comma 1, fatto salvo quanto previsto dal
comma 6.
6. I decreti legislativi, relativi alle direttive di
cui agli allegati A e B, adottati, ai sensi dell’art. 117,
quinto comma, della Costituzione, nelle materie di
competenza legislativa delle regioni e delle province
autonome, si applicano alle condizioni e secondo le
procedure di cui all’art. 11, comma 8, della legge 4
febbraio 2005, n. 11.
7. Il Ministro per le politiche europee, nel caso in
cui una o piu’ deleghe di cui al comma 1 non risultino
esercitate alla scadenza del termine previsto, trasmette
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica una
relazione che da’ conto dei motivi addotti a
giustificazione del ritardo dai Ministri con competenza
istituzionale prevalente per la materia. Il Ministro per le
politiche europee ogni sei mesi informa altresi’ la Camera
dei deputati e il Senato della Repubblica sullo stato di
attuazione delle direttive da parte delle regioni e delle
province autonome nelle materie di loro competenza, secondo
modalita’ di individuazione delle stesse da definire con
accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano.
8. Il Governo, quando non intende conformarsi ai pareri
parlamentari di cui al comma 3, relativi a sanzioni penali
contenute negli schemi di decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive comprese negli elenchi di cui
agli allegati A e B, ritrasmette con le sue osservazioni e
con eventuali modificazioni i testi alla Camera dei
deputati e al Senato della Repubblica. Decorsi venti giorni
dalla data di ritrasmissione, i decreti sono emanati anche
in mancanza di nuovo parere.».
– Il decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87
(Attuazione della direttiva n. 86/635/CEE, relativa ai
conti annuali ed ai conti consolidati delle banche e degli
altri istituti finanziari, e della direttiva n. 89/117/CEE,
relativa agli obblighi in materia di pubblicita’ dei
documenti contabili delle succursali, stabilite in uno
Stato membro, di enti creditizi ed istituti finanziari con
sede sociale fuori di tale Stato membro) e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 14 febbraio 1992, n. 37, S.O.
– Il decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385
(Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia),
e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 settembre 1993,
n. 230, S.O.
Note all’art. 1:
– Si riporta il testo dell’art. 114-terdecies del
citato decreto legislativo n. 385 del 1993, come modificato
dall’art. 4, comma 7, del presente decreto:
«Art. 114-terdecies (Patrimonio destinato). – 1. Gli
istituti di pagamento che svolgano anche attivita’
imprenditoriali diverse dalla prestazione dei servizi di
pagamento, autorizzati ai sensi dell’art. 114-novies, comma
4, devono costituire un patrimonio destinato per la
prestazione dei servizi di pagamento e per le relative
attivita’ accessorie e strumentali. A tal fine essi
adottano apposita deliberazione contenente l’esatta
descrizione dei beni e dei rapporti giuridici destinati e
delle modalita’ con le quali e’ possibile disporre,
integrare e sostituire elementi del patrimonio destinato.
La deliberazione e’ depositata e iscritta a norma dell’art.
2436 del codice civile. Si applica il secondo comma
dell’art. 2447-quater del codice civile.
2. Decorso il termine di cui al secondo comma dell’art.
2447-quater del codice civile ovvero dopo l’iscrizione nel
registro delle imprese del provvedimento del tribunale ivi
previsto, i beni e i rapporti giuridici individuati sono
destinati esclusivamente al soddisfacimento dei diritti
degli utenti dei servizi di pagamento e di quanti vantino
diritti derivanti dall’esercizio delle attivita’ accessorie
e strumentali e costituiscono patrimonio separato a tutti
gli effetti da quello dell’istituto e dagli altri eventuali
patrimoni destinati. Fino al completo soddisfacimento dei
diritti dei soggetti a cui vantaggio la destinazione e’
effettuata, sul patrimonio destinato e sui frutti e
proventi da esso derivanti sono ammesse azioni soltanto a
tutela dei diritti dei predetti soggetti. Si applica l’art.
114-duodecies, comma 2.
3. In caso di incapienza del patrimonio destinato
l’istituto di pagamento risponde anche con il proprio
patrimonio delle obbligazioni nei confronti degli utenti
dei servizi di pagamento e di quanti vantino diritti
derivanti dall’esercizio delle attivita’ accessorie e
strumentali.
4. Con riferimento al patrimonio destinato l’istituto
di pagamento tiene separatamente i libri e le scritture
contabili prescritti dagli articoli 2214, e seguenti, del
codice civile, nel rispetto dei principi contabili
internazionali. Gli amministratori redigono un separato
rendiconto per il patrimonio destinato, da allegare al
bilancio d’esercizio dell’istituto di pagamento.
5. In caso di sottoposizione a procedura concorsuale
del soggetto autorizzato alla prestazione di servizi di
pagamento ai sensi dell’art. 114-novies, comma 4,
l’amministrazione del patrimonio destinato e’ attribuita
agli organi della procedura, che provvedono con gestione
separata alla liquidazione dello stesso secondo le regole
ordinarie. Gli ordini di pagamento e le attivita’
accessorie e strumentali a valere sul patrimonio destinato
che siano state avviate prima dell’avvio della procedura
continuano ad avere esecuzione e ad esso continuano ad
applicarsi le previsioni contenute nel presente articolo. A
decorrere dalla data di apertura della procedura non
possono essere accettati nuovi ordini di pagamento ne’
stipulati nuovi contratti. Gli organi della procedura
possono trasferire o affidare in gestione a banche o altri
intermediari autorizzati alla prestazione di servizi di
pagamento, i beni e i rapporti giuridici ricompresi nel
patrimonio destinato e le relative passivita’. Ai fini
della liquidazione del patrimonio destinato si applica
l’art. 91, commi 2 e 3, intendendosi equiparati gli utenti
dei servizi di pagamento ai clienti aventi diritto alla
restituzione di strumenti finanziari.
6. La Banca d’Italia puo’ nominare un liquidatore per
gli adempimenti di cui al comma 5, in luogo degli organi
della procedura, ove cio’ sia necessario per l’ordinata
liquidazione del patrimonio destinato.
7. Il tribunale competente per l’avvio della procedura
concorsuale del soggetto autorizzato alla prestazione di
servizi di pagamento informa la Banca d’Italia della
pendenza del procedimento.
7-bis. Ai patrimoni destinati costituiti ai sensi del
presente articolo si applicano esclusivamente le
disposizioni del codice civile espressamente richiamate.».
– Si riporta il testo dell’art. 1, comma 1, del citato
decreto legislativo n. 87 del 1992, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 1 (Ambito d’applicazione). – 1. Le disposizioni
del presente decreto si applicano:
a) alle banche;
b) alle societa’ di gestione previste dalla legge 23
marzo 1983, n. 77;
c) alle societa’ finanziarie capogruppo dei gruppi
bancari iscritti nell’albo;
d) alle societa’ previste dalla legge 2 gennaio 1991,
n. 1;
e) ai soggetti di cui ai titoli V, V-bis e V-ter del
testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia
emanato ai sensi dell’art. 25, comma 2, della legge 19
febbraio 1992, n. 142, nonche’ alle societa’ esercenti
altre attivita’ finanziarie indicate nell’art. 59, comma 1,
lettera b), dello stesso testo unico.».
– Si riporta il testo dell’art. 2, comma 1, del citato
decreto legislativo n. 38 del 2005, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 2 (Ambito di applicazione). – 1. Il presente
decreto si applica a:
a) le societa’ emittenti strumenti finanziari ammessi
alla negoziazione in mercati regolamentati di qualsiasi
Stato membro dell’Unione europea, diverse da quelle di cui
alla lettera d);
b) le societa’ aventi strumenti finanziari diffusi
tra il pubblico di cui all’art. 116 testo unico delle
disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di
cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e
successive modificazioni, diverse da quelle di cui alla
lettera d);
c) le banche italiane di cui all’art. 1 del testo
unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui
al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e
successive modificazioni; le societa’ finanziarie
capogruppo dei gruppi bancari iscritti nell’albo di cui
all’art. 64 del decreto legislativo n. 385 del 1993; le
societa’ di intermediazione mobiliare di cui all’art. 1,
comma 1, lettera e), del decreto legislativo n. 58 del
1998; le capogruppo dei gruppi di SIM iscritti nell’albo di
cui all’art. 11, comma 1-bis, del decreto legislativo n. 58
del 1998; le societa’ di gestione del risparmio di cui
all’art. 1, lettera o), del decreto legislativo n. 58 del
1998; le societa’ finanziarie iscritte nell’albo di cui
all’art. 107 del decreto legislativo n. 385 del 1993; gli
istituti di moneta elettronica di cui al titolo V-bis del
decreto legislativo n. 385 del 1993; gli istituti di
pagamento di cui al titolo V-ter del decreto legislativo n.
385 del 1993;
d) le societa’ che esercitano le imprese incluse
nell’ambito di applicazione dell’art. 88, commi 1 e 2, e
quelle di cui all’art. 95, comma 2, del codice delle
assicurazioni private;
e) le societa’ incluse, secondo i metodi di
consolidamento integrale, proporzionale e del patrimonio
netto, nel bilancio consolidato redatto dalle societa’
indicate alle lettere da a) a d), diverse da quelle che
possono redigere il bilancio in forma abbreviata, ai sensi
dell’art. 2435-bis del codice civile, e diverse da quelle
indicate alle lettere da a) a d);
f) le societa’ diverse da quelle indicate alle
lettere da a) ad e) e diverse da quelle che possono
redigere il bilancio in forma abbreviata, ai sensi
dell’art. 2435-bis del codice civile, che redigono il
bilancio consolidato;
g) le societa’ diverse da quelle indicate alle
lettere da a) ad f) e diverse da quelle che possono
redigere il bilancio in forma abbreviata, ai sensi
dell’art. 2435-bis del codice civile.».
– Si riporta il testo degli articoli 4, 8 e 9 del
citato decreto legislativo n. 38 del 2005, come modificati
dal presente decreto:
«Art. 4 (Bilancio di esercizio). – 1. Le societa’ di
cui alle lettere a), b) e c) dell’art. 2 redigono il
bilancio di esercizio in conformita’ ai principi contabili
internazionali, a partire dall’esercizio chiuso o in corso
al 31 dicembre 2006.
2. Le societa’ di cui alle lettere a), b) e c)
dell’art. 2 hanno la facolta’ di redigere il bilancio di
esercizio in conformita’ ai principi contabili
internazionali, per l’esercizio chiuso o in corso al 31
dicembre 2005.
3. Le societa’ di cui alla lettera d) dell’art. 2, che
emettono strumenti finanziari ammessi alla negoziazione in
mercati regolamentati di qualsiasi Stato membro dell’Unione
europea e che non redigono il bilancio consolidato,
redigono il bilancio di esercizio in conformita’ ai
principi contabili internazionali, a partire dall’esercizio
chiuso o in corso al 31 dicembre 2006.
4. Le societa’ di cui alla lettera e) dell’art. 2 hanno
la facolta’ di redigere il bilancio di esercizio in
conformita’ ai principi contabili internazionali, a partire
dall’esercizio chiuso o in corso al 31 dicembre 2005.
5. Le societa’ di cui alla lettera f) dell’art. 2 che
esercitano la facolta’ di cui all’art. 3, comma 2, e le
societa’ di cui alla lettera g) dell’art. 2 incluse,
secondo i metodi di consolidamento integrale, proporzionale
e del patrimonio netto, nel bilancio consolidato dalle
prime redatto hanno la facolta’ di redigere il bilancio di
esercizio in conformita’ ai principi contabili
internazionali, a partire dall’esercizio chiuso o in corso
al 31 dicembre 2005.
6. Le societa’ di cui alla lettera g) dell’art. 2,
diverse da quelle di cui al precedente comma, hanno la
facolta’ di redigere il bilancio di esercizio in
conformita’ ai principi contabili internazionali, a partire
dall’esercizio individuato con decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze e del Ministro della
giustizia.
6-bis. Le societa’ di cui ai commi 1, 2 e 3 per le
quali, successivamente alla redazione di un bilancio in
conformita’ ai principi contabili internazionali, vengono
meno le condizioni per l’applicazione obbligatoria di tali
principi, hanno la facolta’ di continuare a redigere il
bilancio in conformita’ ai principi contabili
internazionali.
7. La scelta effettuata in esercizio delle facolta’
previste dai commi 4, 5, 6 e 6-bis non e’ revocabile, salvo
che ricorrano circostanze eccezionali, adeguatamente
illustrate nella nota integrativa, unitamente
all’indicazione degli effetti sulla rappresentazione della
situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato
economico della societa’. In ogni caso, il bilancio
relativo all’esercizio nel corso del quale e’ deliberata la
revoca della scelta e’ redatto in conformita’ ai principi
contabili internazionali.
7-bis. I principi contabili internazionali, che sono
adottati con regolamenti UE entrati in vigore
successivamente al 31 dicembre 2010, si applicano nella
redazione dei bilanci d’esercizio con le modalita’
individuate a seguito della procedura prevista nel comma
7-ter.
7-ter. Con decreto del Ministro della giustizia,
emanato entro novanta giorni dalla data di entrata in
vigore dei regolamenti UE di cui al comma 7-bis, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,
acquisito il parere dell’Organismo italiano di contabilita’
e sentiti la Banca d’Italia, la CONSOB e l’ISVAP, sono
stabilite eventuali disposizioni applicative volte a
realizzare, ove compatibile, il coordinamento tra i
principi medesimi e la disciplina di cui al titolo V del
libro V del codice civile, con particolare riguardo alla
funzione del bilancio di esercizio.
7-quater. Il Ministro dell’economia e delle finanze
provvede, ove necessario, entro sessanta giorni dalla data
di entrata in vigore del decreto di cui al comma 7-ter, ad
emanare eventuali disposizioni di coordinamento per la
determinazione della base imponibile dell’IRES e dell’IRAP.
In caso di mancata emanazione del decreto di cui al comma
7-ter, le disposizioni di cui al periodo precedente sono
emanate entro centocinquanta giorni dalla data di entrata
in vigore del regolamento UE.».
«Art. 8 (Patrimoni destinati). – 1. Se il bilancio di
esercizio o il bilancio consolidato sono redatti, ai sensi
del presente decreto, in conformita’ ai principi contabili
internazionali, ad essi e’ allegato, per ciascun patrimonio
destinato costituito ai sensi dell’art. 2447-bis, primo
comma, lettera a), del codice civile, un separato
rendiconto redatto in conformita’ ai principi contabili
internazionali.
1-bis. In deroga a quanto previsto dal comma 1, i
rendiconti dei patrimoni destinati costituiti ai sensi
dell’art. 114-novies, comma 4, del decreto legislativo n.
385 del 1993 sono sempre redatti in conformita’ ai principi
contabili internazionali.».
«Art. 9 (Poteri delle autorita’). – 1. I poteri della
Banca d’Italia di cui agli articoli 5, comma 1, e 45 del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 87, sono
esercitati, per i soggetti di cui alla lettera c) del comma
1 dell’art. 2, per i patrimoni destinati di cui all’art. 8,
comma 1-bis, nonche’ per le societa’ finanziarie iscritte
nell’albo di cui all’art. 106 del decreto legislativo n.
385 del 1993 che abbiano esercitato le facolta’ di cui agli
articoli 3 e 4, nel rispetto dei principi contabili
internazionali.
2.
3. La Commissione nazionale per le societa’ e la borsa
predispone gli schemi di bilancio per le societa’ di cui
alle lettere a) e b) del comma 1 dell’art. 2, diverse da
quelle di cui alle lettere c) e d) del comma 1 dell’art.
2.».

Art. 2

Ulteriori modifiche al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11

1. All’articolo 114-decies del decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, cosi’ come modificato dal decreto legislativo 27
gennaio 2010, n. 11, dopo il comma 4 e’ inserito il seguente:
«4-bis. Gli istituti di pagamento comunitari, che ai sensi dei
commi 1 e 4 prestano servizi di pagamento in Italia, concedono
credito collegato all’emissione o alla gestione di carte di credito
nel rispetto delle condizioni stabilite dalla Banca d’Italia. Quando
queste ultime non ricorrono, l’esercizio di tale attivita’ e’
subordinato al rilascio dell’autorizzazione; si applica, in quanto
compatibile, l’articolo 114-novies.».
2. All’articolo 126-ter del decreto legislativo 1° settembre 1993,
n. 385, cosi’ come modificato dal decreto legislativo 27 gennaio
2010, n. 11, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, la parola: «addebitare» e’ sostituita dalla
seguente: «richiedere»;
b) il comma 2 e’ sostituito dal seguente:
«2. Il prestatore di servizi di pagamento e l’utilizzatore possono
concordare le spese relative a informazioni supplementari o piu’
frequenti, rispetto a quelle rese ai sensi di legge, ovvero quelle
relative alla trasmissione con strumenti di comunicazione diversi
rispetto a quelli previsti dal contratto quadro. Le spese sono
adeguate e conformi ai costi effettivi sostenuti dal prestatore dei
servizi di pagamento.».

Note all’art. 2:
– Si riporta il testo dell’art. 114-decies del citato
decreto legislativo n. 385 del 1993, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 114-decies (Operativita’ transfrontaliera). – 1.
Gli istituti di pagamento italiani possono stabilire
succursali nel territorio della Repubblica e degli altri
Stati comunitari nel rispetto delle procedure fissate dalla
Banca d’Italia.
2. Gli istituti di pagamento comunitari possono
stabilire succursali nel territorio della Repubblica. Il
primo insediamento e’ preceduto da una comunicazione alla
Banca d’Italia da parte dell’autorita’ competente dello
Stato di appartenenza.
3. Gli istituti di pagamento italiani possono prestare
i servizi di pagamento ammessi al mutuo riconoscimento in
uno Stato comunitario senza stabilirvi succursali, nel
rispetto delle procedure fissate dalla Banca d’Italia.
4. Gli istituti di pagamento comunitari possono
prestare i servizi di pagamento nel territorio della
Repubblica senza stabilirvi succursali dopo che la Banca
d’Italia sia stata informata dall’autorita’ competente
dello Stato di appartenenza.
4-bis. Gli istituti di pagamento comunitari, che ai
sensi dei commi 1 e 4 prestano servizi di pagamento in
Italia, concedono credito collegato all’emissione o alla
gestione di carte di credito nel rispetto delle condizioni
stabilite dalla Banca d’Italia. Quando queste ultime non
ricorrono, l’esercizio di tale attivita’ e’ subordinato al
rilascio dell’autorizzazione; si applica, in quanto
compatibile, l’art. 114-novies.
5. Gli istituti di pagamento italiani possono stabilire
succursali o prestare servizi di pagamento in uno Stato
extracomunitario senza stabilirvi succursali previa
autorizzazione della Banca d’Italia.
6. Il presente articolo si applica anche nel caso di
operativita’ transfrontaliera mediante l’impiego di
agenti.».
– Si riporta il testo dell’art. 126-ter del citato
decreto legislativo n. 385 del 1993, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 126-ter (Spese applicabili). – 1. Il prestatore
dei servizi di pagamento non puo’ richiedere
all’utilizzatore spese inerenti all’informativa resa ai
sensi di legge.
2. Il prestatore di servizi di pagamento e
l’utilizzatore possono concordare le spese relative a
informazioni supplementari o piu’ frequenti, rispetto a
quelle rese ai sensi di legge, ovvero quelle relative alla
trasmissione con strumenti di comunicazione diversi
rispetto a quelli previsti dal contratto quadro. Le spese
sono adeguate e conformi ai costi effettivi sostenuti dal
prestatore dei servizi di pagamento.».

Art. 3

Deroga alle disposizioni sull’identificazione dell’ordinante

1. Tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 3, comma 6,
lettera b), del regolamento (CE) n. 1781/2006 del Parlamento europeo
e del Consiglio del 15 novembre 2006, riguardante i dati informativi
relativi all’ordinante che accompagnano i trasferimenti di fondi, il
regolamento medesimo non trova applicazione nel caso di trasferimenti
di fondi effettuati in ambito nazionale sul conto di un beneficiario
che permette il pagamento della fornitura di beni o servizi qualora
ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:
a) il prestatore di servizi di pagamento del beneficiario sia
soggetto agli obblighi di cui al decreto legislativo 21 novembre
2007, n. 231, di attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la
prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di
riciclaggio dei proventi di attivita’ criminose e di finanziamento
del terrorismo nonche’ della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure
di esecuzione;
b) il prestatore di servizi di pagamento del beneficiario sia in
grado, mediante un numero unico d’identificazione, di risalire,
attraverso il medesimo beneficiario, al trasferimento di fondi
effettuato dalla persona fisica o giuridica che ha concluso un
accordo con il beneficiario per la fornitura di beni e servizi;
c) l’importo della transazione non superi 1000 euro.
2. Con le istruzioni di cui all’articolo 61, comma 3, del decreto
legislativo 21 novembre 2007, n. 231, possono essere identificate le
fattispecie di trasferimento di fondi rientranti nella deroga di cui
al comma 1.

Note all’art. 3:
– Si riporta il testo dell’art. 3, comma 6, del
Regolamento (CE) n. 1781/2006 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 15 novembre 2006, riguardante i dati
informativi relativi all’ordinante che accompagnano i
trasferimenti di fondi (Testo rilevante ai fini del SEE):
«6. Gli Stati membri possono decidere di non applicare
il presente regolamento a trasferimenti di fondi nel loro
territorio sul conto di un beneficiario che permette il
pagamento della fornitura di beni o servizi, qualora:
a) il prestatore di servizi di pagamento del
beneficiario sia soggetto agli obblighi di cui alla
direttiva 2005/60/CE;
b) il fornitore di servizi di pagamento del
beneficiario sia in grado, mediante un numero unico
d’identificazione, di risalire, attraverso il beneficiario,
al trasferimento di fondi effettuato dalla persona fisica o
giuridica che ha concluso un accordo con il beneficiario
per la fornitura di beni e servizi;
c) l’importo della transazione non superi 1000 EUR.
Gli Stati membri che si avvalgono di tale deroga ne
informano la Commissione.».
– Il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231
(Attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la
prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo
di riciclaggio dei proventi di attivita’ criminose e di
finanziamento del terrorismo nonche’ della direttiva
2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione), e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale 14 dicembre 2007, n. 290, S.O.
– Si riporta il testo dell’art. 61 del citato decreto
legislativo n. 231 del 2007:
«Art. 61 (Regolamento (CE) n. 1781/2006). – 1. Per i
trasferimenti di fondi di cui all’art. 2, numero 7), del
regolamento (CE) n. 1781/2006, restano fermi gli obblighi
di verifica della completezza dei dati informativi relativi
all’ordinante, nonche’ quelli relativi alla loro
registrazione e conservazione previsti dal medesimo
regolamento.
2. Al fine di assicurare un approccio adeguato al
rischio delle misure di prevenzione del riciclaggio dei
proventi da attivita’ illecite o del finanziamento del
terrorismo, i prestatori di servizi di pagamento di cui
all’art. 2, numero 5), del regolamento (CE) n. 1781/2006,
non sono tenuti ad adottare i provvedimenti di cui all’art.
9, paragrafo 2, del medesimo regolamento nei confronti dei
prestatori di servizi di pagamento dei Paesi che hanno
previsto una soglia di esenzione per gli obblighi di invio
dei dati informativi relativi all’ordinante, previsti dalla
raccomandazione speciale VII del Gruppo d’azione
finanziaria internazione (GAFI). La presente disposizione
non si applica nel caso di trasferimento di fondi superiore
a mille euro o mille USD.
3. La Banca d’Italia emana istruzioni per
l’applicazione del regolamento (CE) n. 1781/2006 nei
confronti dei prestatori di servizi di pagamento.».

Art. 4

Modifiche al titolo V-ter del decreto legislativo 1° settembre 1993,
n. 385

1. All’articolo 114-novies, comma 1, del decreto legislativo 1°
settembre 1993, n. 385, le lettere a), c) ed e) sono sostituite dalle
seguenti:
«a) sia adottata la forma di societa’ per azioni, di societa’ in
accomandita per azioni, di societa’ a responsabilita’ limitata o di
societa’ cooperativa;
c) il capitale versato sia di ammontare non inferiore a quello
determinato dalla Banca d’Italia;
e) i titolari di partecipazioni di cui all’articolo 19 e gli
esponenti aziendali possiedano, rispettivamente, i requisiti previsti
ai sensi degli articoli 25 e 26;».
2. All’articolo 114-novies, del decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, il comma 4 e’ sostituito dal seguente:
«4. La Banca d’Italia, autorizza alla prestazione di servizi di
pagamento soggetti che esercitino altre attivita’ imprenditoriali
quando:
a) ricorrano le condizioni indicate al comma 1, ad eccezione del
possesso dei requisiti di professionalita’ degli esponenti aziendali;
b) per la prestazione dei servizi di pagamento e per le relative
attivita’ accessorie e strumentali sia costituito un patrimonio
destinato con le modalita’ e agli effetti stabiliti dall’articolo
114-terdecies;
c) siano individuati uno o piu’ soggetti responsabili del
patrimonio di cui alla lettera b); ad essi si applica l’articolo 26,
limitatamente ai requisiti di onorabilita’ e professionalita’.».
3. L’articolo 114-novies del decreto legislativo 1° settembre 1993,
n. 385, il comma 5 e’ sostituito dal seguente:
«5. Se lo svolgimento delle altre attivita’ imprenditoriali rischia
di danneggiare la solidita’ finanziaria dell’istituto di pagamento o
l’esercizio effettivo della vigilanza, la Banca d’Italia puo’ imporre
la costituzione di una societa’ che svolga esclusivamente l’attivita’
di prestazione dei servizi di pagamento.».
4. All’articolo 114-novies del decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, dopo il comma 5 e’ aggiunto, in fine, il seguente:
«5-bis. La Banca d’Italia detta disposizioni attuative del presente
articolo.».
5. L’articolo 114-undecies del decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, e’ sostituito dal seguente:

«Art. 114-undecies

Rinvio

1. Agli istituti di pagamento si applicano, in quanto compatibili,
le disposizioni contenute negli articoli 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25,
26, 52, 139 e 140 nonche’ nel Titolo VI.
2. Agli istituti di pagamento che non esercitano attivita’
imprenditoriali diverse dalla prestazione dei servizi di pagamento ai
sensi dell’articolo 114-novies, comma 4, si applicano altresi’ gli
articoli 78, 79, 82, 113-bis e 113-ter, ad eccezione del comma 7.
3. La Banca d’Italia puo’ dettare disposizioni attuative ai fini
dell’applicazione delle norme di cui al presente articolo.».
6. L’articolo 114-duodecies del decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, e’ sostituito dal seguente:

«Art. 114-duodecies

Conti di pagamento e forme di tutela

1. Gli istituti di pagamento registrano per ciascun cliente in
poste del passivo, nel rispetto delle modalita’ stabilite dalla Banca
d’Italia, le somme di denaro della clientela in conti di pagamento
utilizzati esclusivamente per la prestazione dei servizi di
pagamento.
2. Le somme di denaro sono investite, nel rispetto delle modalita’
stabilite dalla Banca d’Italia, in attivita’ che costituiscono
patrimonio distinto a tutti gli effetti da quello dell’istituto di
pagamento. Su tale patrimonio distinto non sono ammesse azioni dei
creditori dell’istituto di pagamento o nell’interesse degli stessi,
ne’ quelle dei creditori dell’eventuale soggetto presso il quale le
somme sono depositate. Le azioni dei creditori dei singoli clienti
degli istituti di pagamento sono ammesse nel limite di quanto
registrato ai sensi del comma 1. Se le somme di denaro registrate nei
conti di pagamento sono depositate presso terzi non operano le
compensazioni legale e giudiziale e non puo’ essere pattuita la
compensazione convenzionale rispetto ai crediti vantati dal
depositario nei confronti dell’istituto di pagamento.
3. Ai fini dell’applicazione della disciplina della liquidazione
coatta amministrativa, i titolari di conti di pagamento sono
equiparati ai clienti aventi diritto alla restituzione di strumenti
finanziari.».
7. All’articolo 114-terdecies del decreto legislativo 1° settembre
1993, n. 385, dopo il comma 7, e’ aggiunto il seguente:
«7-bis. Ai patrimoni destinati costituiti ai sensi del presente
articolo si applicano esclusivamente le disposizioni del codice
civile espressamente richiamate.».
8. All’articolo 114-quaterdecies, comma 3, del decreto legislativo
1° settembre 1993, n. 385, la lettera d) e’ sostituita dalla
seguente:
«d) adottare per le materie indicate nel comma 2, ove la
situazione lo richieda, provvedimenti specifici nei confronti di
singoli istituti di pagamento, riguardanti anche la restrizione delle
attivita’ o della struttura territoriale, nonche’ il divieto di
effettuare determinate operazioni e di distribuire utili o altri
elementi del patrimonio nonche’, con riferimento a strumenti
finanziari computabili nel patrimonio a fini di vigilanza, il divieto
di pagare interessi.».
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
Dato a Roma, addi’ 29 dicembre 2011

NAPOLITANO

Monti, Presidente del Consiglio dei
Ministri e Ministro dell’economia e
delle finanze

Moavero Milanesi, Ministro per gli
affari europei

Terzi di Sant’Agata, Ministro degli
affari esteri

Severino, Ministro della giustizia

Passera, Ministro dello sviluppo
economico

Cancellieri, Ministro dell’interno

Patroni Griffi, Ministro per la
pubblica amministrazione e la
semplificazione

Visto, il Guardasigilli: Severino

Note all’art. 4:
– Si riporta il testo dell’art. 114-novies del citato
decreto legislativo n. 385 del 1993, come modificato dal
presente decreto:
«Art. 114-novies (Autorizzazione). – 1. La Banca
d’Italia autorizza gli istituti di pagamento quando
ricorrano le seguenti condizioni:
a) sia adottata la forma di societa’ per azioni, di
societa’ in accomandita per azioni, di societa’ a
responsabilita’ limitata o di societa’ cooperativa;
b) la sede legale e la direzione generale siano
situate nel territorio della Repubblica;
c) il capitale versato sia di ammontare non inferiore
a quello determinato dalla Banca d’Italia;
d) venga presentato un programma concernente
l’attivita’ iniziale e la struttura organizzativa,
unitamente all’atto costitutivo e allo statuto;
e) i titolari di partecipazioni di cui all’art. 19 e
gli esponenti aziendali possiedano, rispettivamente, i
requisiti previsti ai sensi degli articoli 25 e 26;
f) non sussistano, tra gli istituti di pagamento o i
soggetti del gruppo di appartenenza e altri soggetti,
stretti legami che ostacolino l’effettivo esercizio delle
funzioni di vigilanza.
2. La Banca d’Italia nega l’autorizzazione quando dalla
verifica delle condizioni indicate nel comma 1 non risulti
garantita la sana e prudente gestione ovvero il regolare
funzionamento del sistema dei pagamenti.
3. La Banca d’Italia disciplina la procedura di
autorizzazione, i casi di revoca e le ipotesi di decadenza
quando l’istituto autorizzato non abbia iniziato
l’esercizio dell’attivita’.
4. La Banca d’Italia, autorizza alla prestazione di
servizi di pagamento soggetti che esercitino altre
attivita’ imprenditoriali quando:
a) ricorrano le condizioni indicate al comma 1, ad
eccezione del possesso dei requisiti di professionalita’
degli esponenti aziendali;
b) per la prestazione dei servizi di pagamento e per
le relative attivita’ accessorie e strumentali sia
costituito un patrimonio destinato con le modalita’ e agli
effetti stabiliti dall’art. 114-terdecies;
c) siano individuati uno o piu’ soggetti responsabili
del patrimonio di cui alla lettera b); ad essi si applica
l’art. 26, limitatamente ai requisiti di onorabilita’ e
professionalita’.
5. Se lo svolgimento delle altre attivita’
imprenditoriali rischia di danneggiare la solidita’
finanziaria dell’istituto di pagamento o l’esercizio
effettivo della vigilanza, la Banca d’Italia puo’ imporre
la costituzione di una societa’ che svolga esclusivamente
l’attivita’ di prestazione dei servizi di pagamento.
5-bis. La Banca d’Italia detta disposizioni attuative
del presente articolo.».
– Per il testo aggiornato dell’art. 114-terdecies del
citato decreto legislativo n. 385 del 1993, si veda nelle
note all’art. 1.
– Si riporta il testo dell’art. 114-quaterdecies, comma
3, del citato decreto legislativo n. 385 del 1993, come
modificato dal presente decreto:
«3. La Banca d’Italia puo’:
a) convocare gli amministratori, i sindaci e i
dirigenti degli istituti di pagamento per esaminare la
situazione degli stessi;
b) ordinare la convocazione degli organi collegiali
degli istituti di pagamento, fissandone l’ordine del
giorno, e proporre l’assunzione di determinate decisioni;
c) procedere direttamente alla convocazione degli
organi collegiali degli istituti di pagamento quando gli
organi competenti non abbiano ottemperato a quanto previsto
dalla lettera b);
d) adottare per le materie indicate nel comma 2, ove
la situazione lo richieda, provvedimenti specifici nei
confronti di singoli istituti di pagamento, riguardanti
anche la restrizione delle attivita’ o della struttura
territoriale, nonche’ il divieto di effettuare determinate
operazioni e di distribuire utili o altri elementi del
patrimonio nonche’, con riferimento a strumenti finanziari
computabili nel patrimonio a fini di vigilanza, il divieto
di pagare interessi.».

DECRETO LEGISLATIVO 29 dicembre 2011, n. 230 – Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, recante attuazione della direttiva 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, recante modifica delle direttive 97/7/CE, 2002/65/CE, 2005/60/CE, 2006/48/CE e che abroga la direttiva 97/5/CE. (12G0014) – (GU n. 31 del 7-2-2012

Agrinews.info