DECRETO LEGISLATIVO 4 agosto 2008, n. 148 - Attuazione della direttiva 2006/88/CE relativa alle condizioni di polizia sanitaria applicabili alle specie animali d'acquacoltura e ai relativi prodotti, nonche' alla prevenzione di talune malattie degli animali acquatici e alle misure di lotta contro tali malattie. (GU n. 225 del 25-9-2008 | Agrinews.info

DECRETO LEGISLATIVO 4 agosto 2008, n. 148 – Attuazione della direttiva 2006/88/CE relativa alle condizioni di polizia sanitaria applicabili alle specie animali d’acquacoltura e ai relativi prodotti, nonche’ alla prevenzione di talune malattie degli animali acquatici e alle misure di lotta contro tali malattie. (GU n. 225 del 25-9-2008

DECRETO LEGISLATIVO 4 agosto 2008, n. 148 - Attuazione della direttiva 2006/88/CE relativa alle condizioni di polizia sanitaria applicabili alle specie animali d'acquacoltura e ai relativi prodotti, nonche' alla prevenzione di talune malattie degli animali acquatici e alle misure di lotta contro tali malattie. (GU n. 225 del 25-9-2008 - Suppl. Ordinario n.225)

DECRETO LEGISLATIVO 4 agosto 2008 , n. 148

Attuazione della direttiva 2006/88/CE relativa alle condizioni di
polizia sanitaria applicabili alle specie animali d’acquacoltura e ai
relativi prodotti, nonche’ alla prevenzione di talune malattie degli
animali acquatici e alle misure di lotta contro tali malattie.

Capo IOggetto, campo di applicazione e definizioni

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma della Costituzione;
Vista la legge 25 febbraio 2008, n. 34, ed in particolare
l’articolo 1, commi 1 e 3, e l’allegato B;
Vista la direttiva 2006/88/CE del Consiglio, del 24 ottobre 2006,
relativa alle condizioni di polizia sanitaria applicabili alle specie
animali d’acquacoltura e ai relativi prodotti, nonche’ alla
prevenzione di talune malattie degli animali acquatici ed alle misure
di lotta contro tali malattie;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1992,
n. 555, recante regolamento concernente attuazione della direttiva
91/67/CEE che stabilisce norme di polizia sanitaria per i prodotti di
acquacoltura;
Visto Il decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 146, recante
attuazione della direttiva 98/58/CE relativa alla protezione degli
animali negli allevamenti;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 13 giugno 2008;
Acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera del
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione definitiva del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 1° agosto 2008;
Sulla proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro
del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con i
Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell’economia e delle
finanze, delle politiche agricole alimentari e forestali, dello
sviluppo economico e per i rapporti con le regioni;
E m a n a
il seguente decreto legislativo:
Art. 1.
Finalita’ ed ambito di applicazione
1. Le disposizioni del presente decreto legislativo stabiliscono:
a) le norme di polizia sanitaria che disciplinano l’immissione
sul mercato, l’importazione e il transito degli animali
d’acquacoltura e dei relativi prodotti;
b) le misure preventive minime intese ad accrescere il livello di
sensibilizzazione e di preparazione delle autorita’ sanitarie
competenti, dei responsabili delle imprese di acquacoltura e di altri
operatori del settore nei confronti delle malattie negli animali
d’acquacoltura;
c) le misure minime di lotta da applicarsi in caso di presenza
sospetta o conclamata di un focolaio di talune malattie degli animali
acquatici.
2. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
conserva la facolta’ di adottare misure piu’ rigorose nel settore
oggetto dell’articolo 14 e del capo V, purche’ tali misure non
inficino gli scambi commerciali con altri Stati membri.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e’ operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l’efficacia degli atti legislativi
qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (GUCE).
Note alle premesse:
– L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
– L’art. 87, quinto comma, della Costituzione
conferisce al Presidente della Repubblica il potere di
promulgare le leggi e di emanare i decreti aventi valore di
legge ed i regolamenti.
– Il testo dell’art. 1, commi 1 e 3, e dell’allegato B
della legge 25 febbraio 2008, n. 34, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale 6 marzo 2008, n. 56, supplemento
ordinario, e’ il seguente:
«Art. 1 (Delega al Governo per l’attuazione di
direttive comunitarie). – 1. Il Governo e’ delegato ad
adottare, entro la scadenza del termine di recepimento
fissato dalle singole direttive, i decreti legislativi
recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle
direttive comprese negli elenchi di cui agli Allegati A e
B. Per le direttive elencate negli Allegati A e B il cui
termine di recepimento sia gia’ scaduto ovvero scada nei
tre mesi successivi alla data di entrata in vigore della
presente legge, il Governo e’ delegato ad adottare i
decreti legislativi di attuazione entro e non oltre novanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge. Per le direttive elencate negli Allegati A e B che
non prevedono un termine di recepimento, il Governo e’
delegato ad adottare i decreti legislativi di attuazione
entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge.
2. (Omissis).
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive comprese nell’elenco di cui
all’Allegato B, nonche’, qualora sia previsto il ricorso a
sanzioni penali, quelli relativi all’attuazione delle
direttive elencate nell’Allegato A, sono trasmessi, dopo
l’acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge,
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica
perche’ su di essi sia espresso il parere dei competenti
organi parlamentari. Decorsi quaranta giorni dalla data di
trasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza del
parere. Qualora il termine per l’espressione del parere
parlamentare di cui al presente comma, ovvero i diversi
termini previsti dai commi 4 e 8, scadano nei trenta giorni
che precedono la scadenza dei termini previsti ai commi 1 o
5 o successivamente, questi ultimi sono prorogati di
sessanta giorni.».
«Allegato B
(Articolo 1, commi 1 e 3)
2006/22/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
15 marzo 2006, sulle norme minime per l’applicazione dei
regolamenti n. 3820/85/CEE e n. 3821/85/CEE del Consiglio
relativi a disposizioni in materia sociale nel settore dei
trasporti su strada e che abroga la direttiva 88/599/CEE
del Consiglio.
2006/43/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
17 maggio 2006, relativa alle revisioni legali dei conti
annuali e dei conti consolidati, che modifica le direttive
78/660/CEE e 83/349/CEE del Consiglio e abroga la direttiva
84/253/CEE del Consiglio.
2006/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
14 giugno 2006, che modifica le direttive del Consiglio
78/660/CEE, relativa ai conti annuali di taluni tipi di
societa’, 83/349/CEE, relativa ai conti consolidati,
86/635/CEE, relativa ai conti annuali e ai conti
consolidati delle banche e degli altri istituti finanziari,
e 91/674/CEE, relativa ai conti annuali e ai conti
consolidati delle imprese di assicurazione.
2006/66/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
6 settembre 2006, relativa a pile e accumulatori e ai
rifiuti di pile e accumulatori e che abroga la direttiva
91/157/CEE.
2006/68/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
6 settembre 2006, che modifica la direttiva 77/91/CEE del
Consiglio relativamente alla costituzione delle societa’
per azioni nonche’ alla salvaguardia e alle modificazioni
del loro capitale sociale.
2006/69/CE del Consiglio, del 24 luglio 2006, che
modifica la direttiva 77/388/CEE per quanto riguarda talune
misure aventi lo scopo di semplificare la riscossione
dell’imposta sul valore aggiunto e di contribuire a
contrastare la frode o l’evasione fiscale e che abroga
talune decisioni che autorizzano misure derogatorie.
2006/86/CE della Commissione, del 24 ottobre 2006, che
attua la direttiva 2004/23/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio per quanto riguarda le prescrizioni in tema di
rintracciabilita’, la notifica di reazioni ed eventi
avversi gravi e determinate prescrizioni tecniche per la
codifica, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e
la distribuzione di tessuti e cellule umani.
2006/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
12 dicembre 2006, che fissa i requisiti tecnici per le navi
della navigazione interna e che abroga la direttiva
82/714/CEE del Consiglio.
2006/88/CE del Consiglio, del 24 ottobre 2006, relativa
alle condizioni di polizia sanitaria applicabili alle
specie animali d’acquacoltura e ai relativi prodotti,
nonche’ alla prevenzione di talune malattie degli animali
acquatici e alle misure di lotta contro tali malattie.
2006/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
12 dicembre 2006, sulla disciplina dell’utilizzazione degli
aerei di cui all’allegato 16 della convenzione
sull’aviazione civile internazionale, volume 1, parte II,
capitolo 3, seconda edizione (1988) (versione codificata).
2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006,
relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto.
2006/117/EURATOM del Consiglio, del 20 novembre 2006,
relativa alla sorveglianza e al controllo delle spedizioni
di rifiuti radioattivi e di combustibile nucleare esaurito.
2006/118/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
12 dicembre 2006, sulla protezione delle acque sotterranee
dall’inquinamento e dal deterioramento.
2006/121/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del
18 dicembre 2006, che modifica la direttiva 67/548/CEE del
Consiglio concernente il ravvicinamento delle disposizioni
legislative, regolamentari ed amministrative relative alla
classificazione, all’imballaggio e all’etichettatura delle
sostanze pericolose per adattarla al regolamento (CE) n.
1907/2006 concernente la registrazione, la valutazione,
l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche
(REACH) e istituisce un’Agenzia europea per le sostanze
chimiche.
2007/16/CE della Commissione, del 19 marzo 2007,
recante modalita’ di esecuzione della direttiva 85/611/CEE
del Consiglio concernente il coordinamento delle
disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative
in materia di taluni organismi d’investimento collettivo in
valori mobiliari (OICVM) per quanto riguarda il chiarimento
di talune definizioni.».
– La direttiva 2006/88/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
del 24 novembre 2006, n. L 328.
– Il decreto del Presidente della Repubblica
30 dicembre 1992, n. 555, abrogato dal presente decreto, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 4 febbraio 1993, n. 28,
supplemento ordinario.
– Il decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 146, e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24 aprile 2001, n. 95.

Capo IOggetto, campo di applicazione e definizioni

Art. 2.
Campo di applicazione
1. Il presente decreto legislativo non si applica:
a) agli animali acquatici ornamentali allevati in acquari di tipo
non commerciale;
b) agli animali acquatici selvatici raccolti o catturati in vista
della loro introduzione immediata nella catena alimentare;
c) agli animali acquatici catturati per la produzione di farina
di pesce, mangimi per pesci, olio di pesce e prodotti similari.
2. Il capo II, il capo III, sezioni da I a IV, ed il capo VII non
si applicano agli animali acquatici ornamentali tenuti in negozi di
animali da compagnia, in vivai, in laghetti e vasche da giardino, in
acquari a scopi commerciali, o presso grossisti:
a) se non vi e’ contatto diretto con il sistema idrico
territoriale;
b) se questi sono dotati di un sistema di trattamento delle acque
reflue idoneo a ridurre ad un livello accettabile il rischio di
trasmissione delle malattie agli animali di acquacoltura e selvatici
presenti nello stesso bacino idrografico.
3. Le disposizioni del presente decreto legislativo fanno salve le
disposizioni in materia di conservazione delle specie o di
introduzione di specie allogene.

Capo IOggetto, campo di applicazione e definizioni

Art. 3.
Definizioni
1. Ai fini del presente decreto legislativo si intende per:
a) acquacoltura: l’allevamento o la coltura di organismi
acquatici mediante l’impiego di tecniche finalizzate ad aumentare, al
di la’ delle capacita’ naturali dell’ambiente, la resa degli
organismi in questione; questi ultimi rimangono di proprieta’ di una
o piu’ persone fisiche o giuridiche durante tutta la fase di
allevamento o di coltura, compresa la raccolta;
b) animali d’acquacoltura: animali acquatici in tutti gli stadi
di vita, compresi gameti: uova e sperma, allevati in un’azienda, in
una zona o in una zona destinata alla molluschicoltura, compresi
quelli di origine selvatica ad esse destinati;
c) impresa di acquacoltura: ogni impresa pubblica o privata, con
o senza fini di lucro, che esegue una o piu’ attivita’ connesse con
l’allevamento e la custodia degli animali d’acquacoltura;
d) responsabile dell’impresa di acquacoltura: ogni persona fisica
o giuridica tenuta a garantire il rispetto, nell’impresa di
acquacoltura sotto il suo controllo, delle prescrizioni del presente
decreto legislativo;
e) animali acquatici:
1) i pesci appartenenti alla superclasse Agnatha e alla
superclasse gnathostomata (classe Chondrichthyes e Osteichthyes);
2) i molluschi appartenenti al phylum Mollusca;
3) i crostacei appartenenti al subphylum Crustacea;
f) stabilimento di lavorazione autorizzato: ogni impresa di
lavorazione alimentare riconosciuta conformemente all’articolo 4 del
regolamento (CE) n. 853/2004, per l’attivita’ di lavorazione per il
consumo umano di animali d’acquacoltura, ed autorizzata ai sensi
degli articoli 4 e 6;
g) responsabile dello stabilimento di lavorazione autorizzato:
ogni persona fisica o giuridica tenuta a garantire il rispetto, nello
stabilimento di lavorazione autorizzato sotto il suo controllo, delle
prescrizioni del presente decreto legislativo;
h) azienda: ogni locale, ogni area delimitata o impianto gestiti
da un’impresa di acquacoltura per allevarvi animali d’acquacoltura in
attesa della loro commercializzazione, compresi i laghetti di pesca
sportiva direttamente connessi ai bacini idrici naturali; sono
escluse le aziende in cui sono tenuti temporaneamente, prima di
essere abbattuti, senza nutrirli, animali acquatici selvatici
raccolti o catturati ai fini del consumo umano;
i) allevamento: l’allevamento di animali d’acquacoltura in
un’azienda, in una zona, o in una zona destinata alla
molluschicoltura;
l) zona destinata a molluschicoltura: la zona di produzione o di
stabulazione in cui tutte le imprese di acquacoltura esercitano le
loro attivita’ nel quadro di un sistema di biosicurezza comune;
m) animali acquatici ornamentali: gli animali acquatici tenuti,
allevati o commercializzati a puri scopi ornamentali;
n) immissione sul mercato: la commercializzazione di animali di
acquacoltura, compresa l’offerta di vendita o ogni altra forma di
cessione, gratuita o a pagamento, nonche’ ogni altra forma di
movimentazione;
o) zone di produzione: aree di acqua dolce, di mare, di laguna,
di estuario o di litorale dove si trovano banchi naturali di
molluschi oppure luoghi utilizzati per la coltivazione di molluschi e
da cui questi sono raccolti;
p) laghetti di pesca sportiva: gli stagni o gli altri impianti,
in cui la popolazione e’ mantenuta a puri scopi di pesca ricreativa
mediante immissione di animali di acquacoltura, sempre che per le
caratteristiche dell’impianto sia escluso il rischio di propagazione
delle malattie ad altre popolazioni di animali acquatici in
conseguenza delle loro attivita’;
q) zona di stabulazione: area di acqua dolce, di mare, di
estuario o di laguna chiaramente delimitata e segnalata mediante boe,
paletti o qualsiasi altro strumento fisso e destinata esclusivamente
alla depurazione naturale dei molluschi vivi;
r) animali acquatici selvatici: gli animali acquatici non di
acquacoltura.
2. Ai fini del presente decreto legislativo si applicano anche le
definizioni di cui rispettivamente:
a) agli articoli 2 e 3 del regolamento (CE) n. 178/2002, che
stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione
alimentare, istituisce l’Autorita’ europea per la sicurezza
alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare;
b) all’articolo 2 del regolamento (CE) n. 852/2004;
c) all’articolo 2 del regolamento (CE) n. 853/2004;
d) all’articolo 2 del regolamento (CE) n. 882/2004.
3. Oltre alle definizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano anche
le definizioni tecniche di cui all’allegato I.

Note all’art. 3:
– Il regolamento CE n. 853/2004 e’ pubblicato nella
G.U.U.E. 30 aprile 2004, n. L 139. Il testo del regolamento
e’ stato sostituito in base alla rettifica pubblicata nella
G.U.U.E. 25 giugno 2004, n. L 226.
– Il regolamento CE n. 178/2002 e’ pubblicato nella
G.U.C.E. 1° febbraio 2002, n. L 31.
– Il regolamento CE n. 852/2004 e’ pubblicato nella
G.U.U.E. 30 aprile 2004, n. L 139.
– Il regolamento CE n. 882/2004 e’ pubblicato nella
G.U.U.E. 30 aprile 2004, n. L 165.

Capo IIImprese di acquacoltura e stabilimenti di lavorazione
autorizzati

Art. 4.
Autorizzazione delle imprese di acquacoltura e degli stabilimenti di
lavorazione
1. Ogni impresa di acquacoltura deve essere autorizzata dalle
regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano in
conformita’ all’articolo 6. L’autorizzazione puo’ interessare
eventualmente diverse imprese che allevano molluschi in una stessa
zona destinata a molluschicoltura. Tuttavia, ad ogni centro di
spedizione, centro di depurazione o bacino di depurazione naturale ed
ogni altra impresa analoga situata all’interno di una zona destinata
a molluschicoltura e’ rilasciata un’autorizzazione individuale.
2. Le imprese di acquacoltura e gli stabilimenti di lavorazione
devono avere ciascuno un proprio numero di autorizzazione.
3. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in
conformita’ all’articolo 6, individuano e autorizzano di volta in
volta lo stabilimento di lavorazione finalizzato all’abbattimento
degli animali d’acquacoltura per contrastare la malattia,
conformemente a quanto previsto all’articolo 32.
4. In deroga a quanto stabilito al comma 1, il servizio veterinario
regionale puo’ limitare alla sola registrazione:
a) gli impianti diversi dalle imprese di acquacoltura in cui gli
animali acquatici sono tenuti non a scopi di immissione sul mercato;
b) i laghetti di pesca sportiva non direttamente connessi al
sistema idrico territoriale;
c) le imprese di acquacoltura che commercializzano animali
d’acquacoltura soltanto per il consumo umano, conformemente
all’articolo 1, paragrafo 3, lettera c), del regolamento (CE) n.
853/2004.
5. Relativamente ai casi di cui al comma 4 le disposizioni del
presente decreto legislativo si applicano tenendo conto della natura,
delle caratteristiche e della situazione dell’impianto, del laghetto
di pesca sportiva o dell’impresa interessati nonche’ del rischio di
propagazione delle malattie ad altre popolazioni di animali acquatici
in conseguenza delle loro attivita’.
6. Nel caso in cui non siano soddisfatte le disposizioni del
presente decreto legislativo, il Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali adotta le misure previste all’articolo 54 del
regolamento (CE) n. 882/2004.

Note all’art. 4:
– Per il regolamento CE n. 853/2004 si vedano le note
all’art. 3.
– Per il regolamento CE n. 882/2004 si vedano le note
all’art. 3.

Capo IIImprese di acquacoltura e stabilimenti di lavorazione
autorizzati

Art. 5.
Anagrafe informatizzata delle imprese di acquacoltura
1. I Servizi veterinari delle Aziende sanitarie locali, competenti
per territorio registrano nella banca dati nazionale delle anagrafi
zootecniche del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali esistente presso l’Istituto zooprofilattico sperimentale
dell’Abruzzo e del Molise tutte le imprese di acquacoltura insistenti
sul territorio di competenza comprensive dei dati concernenti la
georeferenziazione.
2. Per quanto riguarda le imprese di acquacoltura che allevano o
detengono specie sensibili alle malattie di cui all’allegato IV,
parte II, dovranno essere inseriti obbligatoriamente nella banca dati
di cui al comma 1 anche i dati concernenti, lo stato sanitario di cui
all’allegato III, parte B, le movimentazioni degli animali da e verso
le suddette imprese e, ove previsto, il riferimento
all’autorizzazione di cui all’articolo 4.
3. Eventuali ulteriori modalita’ operative per l’applicazione di
quanto previsto ai precedenti commi 1 e 2 sono stabilite con decreto
del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali,
d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottarsi
entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto
legislativo.

Capo IIImprese di acquacoltura e stabilimenti di lavorazione
autorizzati

Art. 6.
Condizioni per l’ottenimento dell’autorizzazione
1. Le regioni e province autonome di Trento e di Bolzano provvedono
a rilasciare l’autorizzazione prevista dall’articolo 4, commi 1 e 2,
ai responsabili dell’impresa di acquacoltura o dello stabilimento di
lavorazione a condizione che:
a) soddisfino i requisiti di cui agli articoli 9, 10 e 11;
b) mettano in atto le procedure che consentano loro di dimostrare
al servizio veterinario dell’azienda sanitaria locale competente per
territorio il pieno rispetto di tali requisiti, secondo quanto
diramato dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali con proprio decreto ministeriale, da adottarsi entro 180
giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto
legislativo.
c) siano sottoposti al controllo del servizio veterinario
dell’Azienda sanitaria locale competente per territorio che svolge le
funzioni previste all’articolo 51, comma 1.
2. L’autorizzazione non viene rilasciata se l’attivita’ in
questione comporta un rischio inaccettabile di propagazione di
malattie ad aziende, zone, zone destinate a molluschicoltura o stock
selvatici di animali acquatici situati in prossimita’ dell’azienda,
della zona o della zona destinata a molluschicoltura. Prima di
decidere se rifiutare un’autorizzazione, il servizio veterinario
regionale tiene conto della possibilita’ di applicare misure di
attenuazione del rischio, inclusa la possibilita’ di spostare
l’attivita’ in questione.
3. I responsabili delle imprese di acquacoltura e degli
stabilimenti di lavorazione autorizzati devono presentare tutte le
informazioni utili affinche’ il servizio veterinario dell’Azienda
sanitaria locale competente per territorio possa verificare il
rispetto delle condizioni per l’autorizzazione, incluse le
informazioni indicate all’allegato II.
4. Le spese per l’ottenimento dell’autorizzazione sono a carico del
responsabile dell’impresa di acquacoltura o dello stabilimento di
lavorazione, solo nell’ipotesi in cui l’impresa sia privata, secondo
tariffe e modalita’ di versamento da stabilirsi con disposizioni
regionali, sulla base del costo effettivo del servizio.

Capo IIImprese di acquacoltura e stabilimenti di lavorazione
autorizzati

Art. 7.
Registro
1. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
aggiorna e rende disponibile al pubblico l’elenco delle imprese di
acquacoltura e degli stabilimenti di lavorazione autorizzati, in cui
siano presenti almeno le informazioni previste dall’allegato II.

Capo IIImprese di acquacoltura e stabilimenti di lavorazione
autorizzati

Art. 8.
Controlli ufficiali
1. In conformita’ all’articolo 3 del regolamento (CE) n. 882/2004,
i controlli ufficiali delle imprese di acquacoltura e degli
stabilimenti di trasformazione autorizzati sono eseguiti dal servizio
veterinario dell’Azienda sanitaria locale competente per territorio.
2. I controlli ufficiali di cui al comma 1 consistono in un numero
minimo di ispezioni, visite e audit periodici, nonche’ eventualmente
di campionamenti per ciascuna impresa di acquacoltura, tenendo contro
del rischio di contrarre e diffondere le malattie che le imprese di
acquacoltura e gli stabilimenti di trasformazione autorizzati
comportano. La frequenza raccomandata di tali controlli, in funzione
dello stato sanitario della zona o del compartimento in questione, e’
stabilita dall’allegato III, parte B.
3. Le spese relative ai controlli ufficiali sono a carico del
responsabile dell’impresa di acquacoltura, solo nell’ipotesi in cui
l’impresa sia privata, secondo tariffe e modalita’ di versamento da
stabilirsi con disposizioni regionali, sulla base del costo effettivo
del servizio.

Nota all’art. 8:
– Per il regolamento CE n. 882/2004 si vedano le note
all’art. 3.

Capo IIImprese di acquacoltura e stabilimenti di lavorazione
autorizzati

Art. 9.
Obblighi di registrazione e tracciabilita’
1. Le imprese di acquacoltura devono annotare in un registro:
a) tutti gli spostamenti degli animali d’acquacoltura e dei
relativi prodotti, in entrata e in uscita dall’azienda o dalla zona
destinata a molluschicoltura;
b) i casi di mortalita’ rilevati in ciascuna unita’
epidemiologica in relazione al tipo di produzione;
c) i risultati del programma di sorveglianza sanitaria, basato
sulla valutazione del rischio, di cui all’articolo 11.
2. Gli stabilimenti di lavorazione autorizzati devono annotare in
un apposito registro tutti gli spostamenti degli animali
d’acquacoltura e dei relativi prodotti, in entrata e in uscita da
tali stabilimenti.
3. I trasportatori di animali d’acquacoltura, prima dello scarico,
devono annotare in un registro:
a) i decessi intervenuti durante il trasporto, in funzione del
tipo di trasporto e delle specie trasportate;
b) le aziende, le zone destinate a molluschicoltura e gli
stabilimenti di lavorazione visitati dal mezzo di trasporto;
c) ogni eventuale ricambio d’acqua effettuato durante il
trasporto, precisando in particolare l’origine
dell’approvvigionamento e il luogo dello scolo delle acque reflue.
4. Fatte salve le disposizioni specifiche sulla tracciabilita’,
tutti gli spostamenti di animali annotati in un registro dai
responsabili delle imprese di acquacoltura secondo quanto previsto al
comma 1, lettera a), devono essere registrati in modo tale da
garantire il rintracciabilita’ del luogo di origine e di quello di
destinazione.
5. I dati relativi a tali spostamenti possono essere registrati
anche in formato elettronico nella banca dati nazionale delle
anagrafi zootecniche.

Capo IIImprese di acquacoltura e stabilimenti di lavorazione
autorizzati

Art. 10.
Buona prassi in materia di igiene
1. Le imprese di acquacoltura e gli stabilimenti di lavorazione
autorizzati devono attuare prassi igieniche appropriate all’attivita’
in questione, onde evitare l’introduzione e la propagazione di
malattie.

Capo IIImprese di acquacoltura e stabilimenti di lavorazione
autorizzati

Art. 11.
Programma di sorveglianza sanitaria
1. Tutte le aziende, le zone e le zone destinate a molluschicoltura
applicano, in funzione del tipo di produzione, un programma di
sorveglianza sanitaria basato sulla valutazione del rischio.
2. Detto programma di sorveglianza sanitaria intende rilevare:
a) un eventuale aumento del tasso di mortalita’ nelle aziende,
nelle zone e nelle zone destinate a molluschicoltura in funzione del
tipo di produzione;
b) la presenza delle malattie elencate nell’allegato IV, parte
II, in aziende, zone e zone destinate a molluschicoltura in cui siano
presenti specie animali sensibili a tali malattie.
3. La frequenza raccomandata di tali programmi di sorveglianza
sanitaria, in funzione dello stato sanitario della zona o del
compartimento in questione, e’ stabilita nell’allegato III, parte B.
Tale sorveglianza si applica fatti salvi il campionamento e la
sorveglianza effettuati in conformita’ al capo V o agli articoli 46,
comma 3, 47, comma 3, e 49.
4. Il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale competente
per territorio vigila affinche’ i suddetti programmi siano
rispettati.

Capo IIINorme di polizia sanitaria relative all’immissione
sul mercatodegli animali d’acquacoltura e dei relativi prodotti
Sezione I DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 12.
Campo di applicazione
1. Salvo diversamente disposto, il presente capo si applica
unicamente alle malattie elencate nell’allegato IV, parte II, ed alle
specie sensibili a tali malattie.
2. L’immissione sul mercato per scopi scientifici di animali
d’acquacoltura e relativi prodotti non conformi alle prescrizioni del
presente capo viene autorizzata dal Ministero del lavoro, della
salute e delle politiche sociali sotto stretta sorveglianza dal
servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale competente per
territorio. Lo stesso servizio provvede affinche’ le operazioni di
immissione sul mercato non compromettano lo stato sanitario degli
animali acquatici presenti nel luogo di destinazione o nei luoghi di
transito per quanto riguarda le malattie elencate nell’all. IV, parte
II.
3. Ogni spostamento di animali tra Stati membri ha luogo solo
previa informazione all’autorita’ competente dello Stato membro di
destinazione.

Capo IIINorme di polizia sanitaria relative all’immissione
sul mercatodegli animali d’acquacoltura e dei relativi prodotti
Sezione I DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 13.
Norme generali relative all’immissione sul mercato di animali di
acquacoltura
1. L’immissione sul mercato degli animali d’acquacoltura e dei
relativi prodotti non deve compromettere lo stato sanitario degli
animali acquatici del luogo di destinazione per quanto riguarda le
malattie elencate nell’allegato IV, parte II.

Capo IIINorme di polizia sanitaria relative all’immissione
sul mercatodegli animali d’acquacoltura e dei relativi prodotti
Sezione I DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 14.
Norme di prevenzione sanitaria nelle operazioni di trasporto
1. Il responsabile del trasporto provvede:
a) durante le operazioni di trasporto degli animali
d’acquacoltura vengano applicate le necessarie misure di profilassi
della malattia per non alterare lo stato sanitario degli animali
trasportati e a ridurre il rischio di propagazione delle malattie;
b) affinche’ il trasporto degli animali d’acquacoltura avvenga in
condizioni tali da non alterare il loro stato sanitario, ne’
compromettere lo stato sanitario del luogo di destinazione e, se del
caso, dei luoghi di transito.
2. Il comma 1 si applica anche alle malattie non elencate
nell’allegato IV, parte II ed alle specie ad esse sensibili.
3. Il responsabile del trasporto provvede affinche’ il ricambio
dell’acqua durante le fasi di trasporto sia effettuato in luoghi ed
in condizioni tali da non compromettere lo stato sanitario:
b) degli animali d’acquacoltura trasportati;
c) degli animali acquatici presenti nel luogo in cui avviene il
ricambio d’acqua;
d) degli animali acquatici presenti nel luogo di destinazione.
4. Il trasportatore e’ responsabile dell’applicazione delle misure
previste nel presente articolo ed il servizio veterinario della
Azienda sanitaria locale competente per territorio vigila affinche’
le suddette prescrizioni siano rispettate.

Capo IIINorme di polizia sanitaria relative all’immissione
sul mercatodegli animali d’acquacoltura e dei relativi prodotti
Sezione I DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 15.
Certificazione sanitaria
1. L’immissione sul mercato di animali d’acquacoltura deve essere
oggetto di certificazione sanitaria quando gli animali sono
introdotti in uno Stato membro, una zona o un compartimento
dichiarati indenni da malattia in conformita’ agli articoli 46 e 47 o
siano oggetto di un programma di sorveglianza o di eradicazione a
norma dell’articolo 41, commi 1 o 5, per:
a) fini di allevamento o ripopolamento;
b) successiva lavorazione prima del consumo umano, a meno che:
1) per quanto riguarda i pesci, essi non siano abbattuti ed
eviscerati prima della spedizione;
2) per quanto riguarda i molluschi ed i crostacei, essi non
siano inoltrati come prodotti non lavorati o lavorati.
2. L’immissione sul mercato di animali d’acquacoltura deve essere
soggetta a certificazione sanitaria quando e’ permesso che gli
animali siano spostati da una zona oggetto di disposizioni sanitarie
secondo quanto previsto al capo V, sezioni 3, 4, 5 e 6.
3. Il comma 2 si applica anche alle malattie non elencate
nell’allegato IV, parte II ed alle specie ad esse sensibili.
4. Sono subordinati a notifica tramite il sistema informatizzato di
cui all’articolo 9 del decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 28, le
seguenti movimentazioni:
a) spostamenti di animali di acquacoltura tra Stati membri, ove
sia richiesta la certificazione sanitaria in conformita’ ai commi 1 e
2;
b) ogni altra movimentazione di animali d’acquacoltura vivi ai
fini di allevamento o ripopolamento tra Stati membri, ove non sia
richiesta alcuna certificazione sanitaria a norma del presente
decreto legislativo.
5. Al fine di garantire la rintracciabilita’ degli spostamenti che
avvengono sul territorio nazionale, e’ fatto obbligo di registrare
nella Banca dati nazionale delle anagrafi zootecniche le
movimentazioni degli animali da e verso le imprese di acquacoltura
che allevano o detengono specie sensibili alle malattie di cui
all’allegato IV, parte II.

Nota all’art. 15:
– Il testo dell’art. 9 del decreto legislativo
30 gennaio 1993, n. 28, recante: «Attuazione delle
direttive 89/662/CEE e 90/425/CEE relative ai controlli
veterinari e zootecnici di taluni animali vivi e su
prodotti di origine animale applicabili negli scambi
intracomunitari» pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del
4 febbraio 1993, n. 28, supplemento ordinario, e’ il
seguente:
«Art. 9. – 1. Sono destinati agli scambi solo gli
animali e le produzioni di cui all’all. A, parte II, che
soddisfano i requisiti posti dai provvedimenti indicati
nell’allegato stesso; gli animali e i prodotti di cui
all’allegato B, parte II, devono rispettare le norme di
polizia sanitaria dello Stato membro destinatario.
2. Gli animali o le produzioni di cui all’allegato A,
parte II, devono inoltre soddisfare i seguenti requisiti:
a) provenire da un’azienda o da un centro o organismo
soggetti a regolari controlli veterinari ufficiali
conformemente al comma 4;
b) essere identificati e registrati in modo da
permettere di risalire all’azienda, al centro o
all’organismo d’origine o di passaggio; il Ministro della
sanita’ con proprio decreto approva il sistema nazionale di
identificazione e registrazione e lo notifica alla
Comunita’ europea in appresso denominata Commissione; dal
1° gennaio 1993 il sistema nazionale di identificazione e
registrazione si applica anche ai movimenti degli animali
all’interno del territorio nazionale;
c) essere accompagnati durante il trasporto dai
certificati sanitari e dagli altri documenti previsti dalle
disposizioni di cui all’allegato A e, per quanto riguarda
gli animali e i prodotti di cui all’allegato B della
documentazione richiesta dallo Stato membro destinatario,
tali certificati o documenti rilasciati dal veterinario
ufficiale responsabile dell’azienda, del centro o
dell’organismo d’origine devono accompagnare l’animale, gli
animali o i prodotti fino al destinatario;
d) se si tratta di animali ricettivi o di produzioni
di animali ricettivi, non essere originari:
1) da aziende, centri, organismi, zone o regioni
che formano oggetto di restrizioni comunitarie a causa del
sospetto, dell’insorgenza o dell’esistenza di una delle
malattie previste dall’allegato C o dell’applicazione di
misure di salvaguardia;
2) da un’azienda o da un centro, organismo, zona o
regione che forma oggetto di restrizioni ufficiali a causa
del sospetto, dell’insorgenza o dell’esistenza di malattie
diverse da quelle previste nell’allegato C o
all’applicazione di misure di salvaguardia;
3) da un’azienda, un centro o un organismo o da una
parte del territorio che non offra le garanzie addizionali
comunitarie, se destinati ad uno Stato membro o ad una
parte del suo territorio che fruisce di tali garanzie,
spetta all’autorita’ competente assicurarsi, prima di
rilasciare il certificato o documento di accompagnamento,
che le aziende, i centri o gli organismi rispondano ai
requisiti della stessa lettera d);
e) essere raggruppati se il trasporto riguarda piu’
luoghi di destinazione, animali in tante partite quanti
sono tali luoghi; ogni partita deve essere accompagnata dai
certificati e/o dalla documentazione di cui alla
lettera c);
f) se gli animali o le produzioni di cui all’allegato
A, parte II, soddisfano le disposizioni ivi indicate e sono
destinati ad essere esportati in un Paese terzo, il
trasporto, deve, salvo caso d’urgenza autorizzato
dall’autorita’ competente garantire il benessere degli
animali, rimanere sotto controllo doganale fino al luogo
d’uscita dal territorio comunitario;
g) per gli animali o le produzioni di cui
all’allegato A, parte II, che non soddisfano le
disposizioni ivi indicate, o se trattasi di animali o di
produzioni che figurano nell’allegato B, il transito puo’
essere effettuato solo se espressamente autorizzato
dall’autorita’ competente dello Stato membro di transito.
3. E’ vietato spedire nel territorio di un altro Stato
membro:
a) gli animali e le produzioni di cui all’allegato A,
parte II, che sono da eliminare nel quadro di un programma
nazionale di eradicazione di malattie non elencate
nell’allegato C;
b) gli animali e le produzioni di cui agli allegati A
parte II e B parte II se non possono essere
commercializzati nel territorio nazionale per motivi
sanitari o di polizia sanitaria giustificabili dall’art. 36
del Trattato di Roma.
4. Fatte salve le funzioni di controllo vigenti
l’autorita’ competente sottopone a controlli le aziende, i
mercati e i centri di raccolta autorizzati, i centri e gli
organismi allo scopo di accertarsi che gli animali o le
produzioni destinati agli scambi siano conformi ai
requisiti di cui al comma 1 e rispettino in particolare le
condizioni di cui al comma 2, lettere b) e c).
5. Se esiste un sospetto fondato che i requisiti non
sono rispettati, l’autorita’ competente procede alle
verifiche necessarie e, in caso di conferma del sospetto,
adotta le misure adeguate con eventuale sequestro
dell’azienda, del centro o dell’organismo in questione.».

Sezione IIANIMALI D’ACQUACOLTURA DESTINATI ALL’ALLEVAMENTO
E AL RIPOPOLAMENTO

Art. 16.
Norme generali relative all’immissione sul mercato di animali
d’acquacoltura da allevamento e ripopolamento
1. Fatte salve le disposizioni del capo V, gli animali
d’acquacoltura immessi sul mercato a scopo di allevamento devono:
a) essere clinicamente sani;
b) provenire da un’azienda, zona o una zona destinata a
molluschicoltura in cui non si registri un aumento inspiegabile del
tasso di mortalita’.
2. Il comma 1 si applica anche in relazione alle malattie non
elencate nell’allegato IV, parte II ed alle specie ad esse sensibili.
3. In deroga al comma 1, lettera b), il servizio veterinario
dell’Azienda sanitaria locale competente per territorio, su parere
del servizio veterinario regionale e previa comunicazione al
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, puo’
permettere tale immissione sul mercato in base ad una valutazione del
rischio purche’ gli animali provengano da una parte dell’azienda,
della zona o della zona destinata a molluschicoltura indipendente
dall’unita’ epidemiologica caratterizzata da una piu’ elevata
mortalita’.
4. Gli animali d’acquacoltura destinati alla distruzione o
all’abbattimento nel quadro delle misure di lotta contro le malattie
di cui al capo V non possono essere immessi sul mercato a scopo di
allevamento e ripopolamento.
5. I salmonidi e tutte le altre specie sensibili alla necrosi
ematopoietica infettiva e alla setticemia emorragica, di cui
all’allegato IV, parte II, possono essere immessi in liberta’ a scopo
di ripopolamento soltanto se provengono da una zona o compartimento
dichiarati indenni da malattia in conformita’ agli articoli 46 e 47.
Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali si
riserva di applicare il presente comma ai programmi stabiliti e
attuati in conformita’ all’articolo 40.
6. I salmonidi e tutte le altre specie sensibili alla necrosi
ematopoietica infettiva e alla setticemia emorragica, di cui
all’allegato IV, parte II, possono essere immessi in laghetti di
pesca sportiva direttamente connessi ai bacini idrici territoriali
unicamente se:
b) soddisfano i requisiti di cui al comma 1;
c) provengono da un’azienda o zona con stato sanitario, definito
nell’allegato III, parte A, almeno equivalente a quello delle acque
cui sono destinati.

Sezione IIANIMALI D’ACQUACOLTURA DESTINATI ALL’ALLEVAMENTO
E AL RIPOPOLAMENTO

Art. 17.
Introduzione di animali d’acquacoltura di specie sensibili a una
particolare malattia in zone dichiarate indenni da tale malattia
1. Per poter essere introdotti a scopo di allevamento o di
ripopolamento in una zona o compartimento dichiarati indenni da una
particolare malattia conformemente agli articoli 46 e 47, gli animali
d’acquacoltura di specie sensibili a detta malattia devono provenire
da uno Stato membro, da una zona o da un compartimento a loro volta
dichiarati indenni da tale malattia.
2. Il comma 1 non si applica agli stadi di sviluppo delle specie
sensibili a una determinata malattia, ove sia scientificamente
provato che detti stadi di sviluppo non la trasmettono.

Sezione IIANIMALI D’ACQUACOLTURA DESTINATI ALL’ALLEVAMENTO
E AL RIPOPOLAMENTO

Art. 18.
Introduzione di animali di acquacoltura vivi delle specie portatrici
in zone indenni da malattia
1. Qualora dati scientifici o la pratica acquisita comprovino che
specie diverse da quelle elencate nell’allegato IV, parte II, possano
essere causa della trasmissione di una determinata malattia in
qualita’ di specie portatrici, esse possono essere introdotte a fini
di allevamento o di ripopolamento in una zona o compartimento
dichiarati indenni da tale particolare malattia in conformita’ agli
articoli 46 o 47 unicamente se:
a) provengono da un altro Stato membro, zona o compartimento
dichiarati indenni da tale particolare malattia oppure;
b) sono mantenute in impianti di isolamento in acque indenni
dall’agente patogeno in questione per un periodo di tempo adeguato,
ove cio’ risulti sufficiente, alla luce dei dati scientifici o
dell’esperienza pratica acquisiti, a contenere il rischio di
trasmissione di tale malattia ad un livello accettabile.

Sezione IIIANIMALI D’ACQUACOLTURA E RELATIVI PRODOTTI
DESTINATI AL CONSUMO UMANO

Art. 19.
Animali d’acquacoltura e relativi prodotti immessi sul mercato per
essere lavorati prima del consumo umano
1. Gli animali d’acquacoltura delle specie sensibili a una o piu’
delle malattie non esotiche elencate nell’allegato IV, parte II e i
relativi prodotti possono essere immessi sul mercato per essere
successivamente lavorati in una zona o un compartimento dichiarati
indenni da tali malattie in conformita’ degli articoli 46 e 47,
qualora essi soddisfino una delle seguenti condizioni:
a) provengano da uno Stato membro, zona o compartimento
dichiarati indenni dalla malattia in questione;
b) siano lavorati in uno stabilimento di lavorazione autorizzato
in condizioni atte a prevenire la diffusione delle malattie;
c) per quanto riguarda i pesci, essi siano abbattuti ed
eviscerati prima della spedizione;
d) per quanto riguarda i molluschi ed i crostacei, essi siano
inoltrati come prodotti non lavorati o lavorati.
2. Gli animali d’acquacoltura vivi delle specie sensibili ad una o
piu’ malattie non esotiche elencate nell’allegato IV, parte II,
immessi sul mercato per essere successivamente lavorati in una zona o
compartimento, dichiarati indenni da tali malattie, in conformita’
degli articoli 46 o 47 possano essere temporaneamente stabulati nel
luogo di trasformazione qualora:
a) provengano da un altro Stato membro, zona o compartimento
dichiarati indenni dalla malattia in questione;
b) siano tenuti temporaneamente in centri di spedizione, bacini
di depurazione o impianti analoghi dotati di un sistema di
trattamento delle acque reflue che renda inattivi gli agenti patogeni
in causa o in cui le acque reflue siano sottoposte ad altri tipi di
trattamento per contenere, ad un livello accettabile, il rischio di
trasmissione delle malattie nel sistema idrico naturale.

Sezione IIIANIMALI D’ACQUACOLTURA E RELATIVI PRODOTTI
DESTINATI AL CONSUMO UMANO

Art. 20.
Animali di acquacoltura e relativi prodotti immessi sul mercato per
il consumo umano senza ulteriori trasformazioni
1. La presente sezione non si applica quando gli animali
d’acquacoltura delle specie sensibili a una o piu’ malattie elencate
nell’allegato IV parte II o i relativi prodotti sono immessi sul
mercato per il consumo umano senza ulteriori lavorazioni, purche’
essi siano confezionati in imballaggi atti alla vendita al dettaglio
conformi alle disposizioni in materia di imballaggio e di
etichettatura previste dal regolamento (CE) n. 853/2004.
2. Nel caso in cui i molluschi ed i crostacei vivi delle specie
sensibili ad una o piu’ delle malattie elencate nell’allegato IV,
parte II, sono stabulati temporaneamente in acque comunitarie o
introdotti in centri di spedizione, bacini di depurazione o impianti
analoghi, essi devono risultare conformi all’articolo 19, comma 2.

Nota all’art. 20:
– Per il regolamento CE n. 853/2004 si vedano le note
all’art. 3.

Sezione IVANIMALI ACQUATICI SELVATICI

Art. 21.
Rilascio di animali acquatici selvatici in zone o compartimenti
dichiarati indenni da malattia
1. Gli animali acquatici selvatici delle specie sensibili ad una o
piu’ malattie elencate nell’allegato IV, parte II, catturati in uno
Stato membro, in una zona o compartimento non dichiarati indenni da
malattia, in conformita’ agli articoli 46 e 47 sono posti in
isolamento sotto il controllo del servizio veterinario dell’Azienda
sanitaria locale competente per territorio in strutture idonee.
2. Gli animali acquatici selvatici di cui al comma 1 devono essere
stabulati in dette strutture per un periodo di tempo sufficiente a
contenere, ad un livello accettabile, il rischio di trasmissione
della malattia, prima di poter essere reimmessi in un’azienda o in
un’area, comprese quelle destinate a molluschicoltura, situata in una
zona o in un compartimento dichiarati indenni da tale malattia in
conformita’ degli articoli 46 o 47.
3. Il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale competente
per territorio autorizza l’attivita’ di acquacoltura lagunare
estensiva praticata tradizionalmente senza l’isolamento prevista al
comma 1, purche’ il rischio risultante dalla valutazione non sia
ritenuto superiore a quanto previsto dall’applicazione del comma 1.

Sezione VANIMALI ACQUATICI ORNAMENTALI

Art. 22.
Immissione sul mercato di animali acquatici ornamentali
1. L’immissione sul mercato di animali acquatici ornamentali non
deve compromettere lo stato sanitario degli animali acquatici per
quanto riguarda le malattie elencate nell’allegato IV, parte II.
2. Il presente articolo si applica anche in relazione alle malattie
non elencate nell’allegato IV, parte II.

Capo IVIntroduzione di animali d’acquacoltura e relativi
prodottiprovenienti da Paesi terzi

Art. 23.
Norme generali relative all’introduzione di animali d’acquacoltura e
relativi prodotti provenienti dai Paesi terzi
1. Gli animali d’acquacoltura e i relativi prodotti devono essere
introdotti unicamente da Paesi terzi o da parti di Paesi terzi che
figurano su un elenco stilato e aggiornato secondo la procedura
comunitaria prevista.

Capo IVIntroduzione di animali d’acquacoltura e relativi
prodottiprovenienti da Paesi terzi

Art. 24.
Documenti
1. Tutte le partite di animali d’acquacoltura e di relativi
prodotti sono accompagnate da un documento corredato di certificato
sanitario al loro ingresso nella Comunita’.
2. Il certificato sanitario attesta che la partita soddisfa:
a) i requisiti stabiliti per tali prodotti dal presente decreto
legislativo;
b) le condizioni specifiche di importazione stabilite in
conformita’ all’articolo 25.
3. I documenti possono includere dettagli richiesti ai sensi di
altre disposizioni legislative comunitarie in materia di salute
pubblica e animale.

Capo IVIntroduzione di animali d’acquacoltura e relativi
prodottiprovenienti da Paesi terzi

Art. 25.
Modalita’
1. Le modalita’ di applicazione del presente capo sono adottate,
per quanto necessario, secondo la procedura comunitaria prevista.

Capo VProcedura di denuncia e misure minime di lotta
contro le malattiedegli animali acquaticiSezione IDENUNCIA DELLA MALATTIA

Art. 26.
Denuncia della malattia
1. Allo scopo di permettere al Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali di ottemperare agli obblighi comunitari in
tempo debito, il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale
competente per territorio provvede a informare immediatamente il
Ministero medesimo e la regione qualora vi siano motivi di sospettare
la presenza di una delle malattie elencate nell’allegato IV, parte
II, o sia confermata la presenza di tale malattia negli animali
acquatici.
2. In caso di aumento del tasso di mortalita’ tra gli animali
d’acquacoltura, i casi di decesso devono essere immediatamente
denunciati al servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale
competente per territorio.
3. Sono obbligati alla denuncia:
a) il proprietario o qualsiasi persona incaricata della cura
degli animali acquatici;
b) la persona che accompagna gli animali d’acquacoltura durante
il trasporto;
c) i veterinari ed altri professionisti dei servizi sanitari;
d) i veterinari ufficiali, il personale dirigente di laboratori
veterinari o altri laboratori ufficiali o privati;
e) tutti coloro che si occupano sul piano professionale di
animali acquatici delle specie sensibili o relativi prodotti.

Capo VProcedura di denuncia e misure minime di lotta
contro le malattiedegli animali acquaticiSezione IDENUNCIA DELLA MALATTIA

Art. 27.
Informazione degli altri Stati membri, della Commissione e degli
Stati membri dell’EFTA
1. Entro ventiquattro ore, il Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali informa gli altri Stati membri, la
Commissione e i Paesi membri dell’EFTA in caso:
a) di una malattia esotica conclamata tra quelle elencate
nell’allegato IV, parte II;
b) di una malattia non esotica conclamata tra quelle elencate
nell’allegato IV, parte II, qualora l’intero territorio nazionale, la
zona o il compartimento interessati siano stati dichiarati indenni da
tale malattia.

Sezione IISOSPETTA PRESENZA DI UNA DELLE MALATTIE
COMPRESE NELL’ELENCO -INDAGINE EPIDEMIOLOGICA

Art. 28.
Prime misure di lotta
1. In caso di sospetta presenza di una delle malattie esotiche
elencate nell’allegato IV, parte II, o in caso di sospetta presenza
di una delle malattie non esotiche elencate nell’allegato IV parte
II, in una zona o compartimento che si trovi nello stato sanitario
della categoria I o III di cui all’allegato III, parte A, per tale
malattia, il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale
competente per territorio preleva i campioni necessari all’esame, da
inviare ad un Istituto zooprofilattico sperimentale in conformita’
all’articolo 53.
2. In attesa dei risultati degli esami di cui al comma 1:
a) l’azienda, la zona o la zona destinata alla molluschicoltura
in cui si sospetta la presenza della malattia sono poste sotto
controllo ufficiale e sono adottate misure di lotta idonee a
prevenire la diffusione della malattia ad altri animali acquatici;
b) e’ vietata la movimentazione in entrata e in uscita di animali
d’acquacoltura dall’azienda o dalla zona destinata a molluschicoltura
in cui si sospetta la presenza della malattia, senza l’autorizzazione
del servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale competente per
territorio;
c) e’ avviata l’indagine epidemiologica di cui all’articolo 29.

Sezione IISOSPETTA PRESENZA DI UNA DELLE MALATTIE
COMPRESE NELL’ELENCO -INDAGINE EPIDEMIOLOGICA

Art. 29.
Indagini epidemiologiche
1. Il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale competente
per territorio avvia l’indagine epidemiologica, gia’ avviata fin dal
sospetto, conformemente all’articolo 28, qualora l’esame di cui al
comma 1, rilevi la presenza di:
a) una delle malattie esotiche elencate nell’allegato IV, parte
II;
b) una delle malattie non esotiche elencate nell’allegato IV,
parte II, in una zona, compartimento o azienda che si trovi nello
stato sanitario di categoria I o III di cui all’allegato III, parte
A, per la malattia in questione.
2. L’indagine epidemiologica di cui al comma 1 e’ volta a:
a) determinare le possibili origini e vie di diffusione della
malattia;
b) accertare se animali di acquacoltura abbiano lasciato
l’azienda, la zona o la zona destinata a molluschicoltura nel periodo
precedente alla notifica del caso sospetto di cui all’articolo 26,
comma 1;
c) indagare se sono state infettate altre aziende, zone o zone
destinate a molluschicoltura.
3. Qualora l’indagine epidemiologica di cui al comma 1 riveli che
la malattia potrebbe essersi diffusa in una o piu’ aziende, zone,
zone destinate a molluschicoltura o corpi d’acqua aperti, il
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali provvede
a che le misure contemplate dall’articolo 28 siano applicate in tali
aziende, zone, zone destinate a molluschicoltura o corpi d’acqua
aperti.
4. Il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale competente
per territorio puo’ decidere di limitare l’applicazione
dell’articolo 28, per quanto riguarda i bacini imbriferi o le zone
costiere di grandi dimensioni, ad un area meno estesa in prossimita’
dell’azienda, zona o zona destinata a molluschicoltura sospetta di
infezione, se ritiene che tale area meno estesa offra garanzie
sufficienti ad evitare la diffusione della malattia, qualora il
Centro di referenza nazionale per l’ittiopatologia esprima parere
favorevole.
5. Se necessario, l’Autorita’ competente degli Stati membri o dei
Paesi terzi confinanti sono informati della sospetta presenza della
malattia.

Sezione IISOSPETTA PRESENZA DI UNA DELLE MALATTIE
COMPRESE NELL’ELENCO -INDAGINE EPIDEMIOLOGICA

Art. 30.
Revoca delle restrizioni
1. Il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale competente
per territorio revoca le restrizioni contemplate dall’articolo 28,
comma 2, qualora l’esame di cui allo stesso articolo, comma 1, non
dimostri la presenza della malattia.

Sezione IIIMISURE DI LOTTA MINIME IN CASO DI CONFERMA
DELLA PRESENZA DI MALATTIEESOTICHE NEGLI ANIMALI D’ACQUACOLTURA

Art. 31.
Misure di carattere generale
1. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali,
tramite il Centro nazionale di lotta ed emergenza contro le malattie
degli animali, di seguito denominato: «Centro nazionale», istituito
con decreto-legge 1° ottobre 2005, n. 202, convertito, con
modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244, d’intesa il
Centro nazionale di referenza per l’ittiopatologia e con le regioni e
le province autonome interessate, assicura il coordinamento di tutte
le misure ed attivita’ necessarie al controllo ed eradicazione di una
delle malattie esotiche elencate nell’allegato IV, parte II.
2. Il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale competente
per territorio, ove sia confermata la presenza negli animali
d’acquacoltura di una delle malattie esotiche elencate nell’allegato
IV, parte II, garantisce tempestivamente le seguenti misure:
a) dichiara l’azienda, zona o zona destinata a molluschicoltura
interessata ufficialmente infetta;
b) intorno all’azienda, zona o zona destinata a molluschicoltura
dichiarata infetta crea un’appropriata zona di protezione della
malattia in questione, che comprenda anche una zona destinata a
protezione e sorveglianza, su parere del Centro nazionale, d’intesa
con il Centro nazionale di referenza dell’ittiopatologia;
c) vigila affinche’ non venga praticato il ripopolamento e sia
vietato l’ingresso e l’uscita degli animali d’acquacoltura, nonche’ i
loro spostamenti all’interno della zona di protezione, senza
l’autorizzazione dello stesso servizio veterinario;
d) adotta eventuali misure addizionali ritenute necessarie per
prevenire l’ulteriore diffusione della malattia.

Nota all’art. 31:
– Il decreto-legge 1° ottobre 2005, n. 202, recante:
«Misure urgenti per la prevenzione dell’influenza aviaria»
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 1° ottobre 2005, n.
229 e’ stato convertito in legge, con modificazioni,
dall’art. 1, della legge 30 novembre 2005, n. 244,
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 novembre 2005,
n. 279.

Sezione IIIMISURE DI LOTTA MINIME IN CASO DI CONFERMA
DELLA PRESENZA DI MALATTIEESOTICHE NEGLI ANIMALI D’ACQUACOLTURA

Art. 32.
Raccolta e successiva lavorazione
1. Gli animali d’acquacoltura che hanno raggiunto la taglia
commerciale e non presentano manifestazioni cliniche di malattia
possono essere raccolti sotto il controllo del servizio veterinario
dell’azienda sanitaria locale e destinati al consumo umano o a
successiva lavorazione.
2. La raccolta degli animali d’acquacoltura, la loro introduzione
in centri di spedizione o bacini di depurazione, la successiva
lavorazione ed altre fasi di preparazione di tali animali per
inserirli nella catena alimentare sono effettuati in condizioni atte
ad evitare la diffusione dell’agente patogeno causa della malattia.
3. I centri di spedizione, i bacini di depurazione o impianti
analoghi sono dotati di un sistema di trattamento delle acque reflue
che rende inattivo l’agente patogeno causa della malattia, oppure le
acque reflue sono sottoposte ad altri tipi di trattamento per
contenere ad un livello accettabile il rischio di trasmissione delle
malattie nel sistema idrico naturale.
4. La successiva lavorazione e’ effettuata in stabilimenti di
lavorazione individuati dal servizio veterinario regionale.

Sezione IIIMISURE DI LOTTA MINIME IN CASO DI CONFERMA
DELLA PRESENZA DI MALATTIEESOTICHE NEGLI ANIMALI D’ACQUACOLTURA

Art. 33.
Rimozione ed eliminazione
1. I pesci ed i crostacei morti, nonche’ i pesci ed i crostacei
vivi che presentano manifestazioni cliniche della malattia sono
quanto prima rimossi ed eliminati sotto il controllo del servizio
veterinario dell’azienda sanitaria locale competente per territorio
in conformita’ al regolamento (CE) n. 1774/2002 secondo il programma
di intervento di cui all’articolo 44.
2. Gli animali d’acquacoltura che non hanno raggiunto la taglia
commerciale e che non presentano manifestazioni cliniche della
malattia sono rimossi ed eliminati, entro un idoneo periodo di tempo,
in relazione al tipo di produzione ed al rischio che tali animali
comportano in termini di ulteriore diffusione della malattia, sotto
il controllo dell’autorita’ competente in conformita’ del regolamento
(CE) n. 1774/2002 e secondo il programma di intervento di cui
all’articolo 44.

Note all’art. 33 e 37:
– Per il regolamento (CE) n. 1774/2002, si vedano le
note all’art. 3.

Sezione IIIMISURE DI LOTTA MINIME IN CASO DI CONFERMA
DELLA PRESENZA DI MALATTIEESOTICHE NEGLI ANIMALI D’ACQUACOLTURA

Art. 34.
Fermo dell’impianto
1. Ove possibile, un’azienda, zona o zona destinata a
molluschicoltura infette sono soggette ad un adeguato periodo di
fermo dell’impianto dopo essere state svuotate ed eventualmente
pulite e disinfettate.
2. Per le aziende, zone o zone destinate a molluschicoltura che
allevano animali d’acquacoltura delle specie non sensibili alla
malattia in questione, l’eventuale decisione di fermare l’impianto e’
presa dal servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale
competente per territorio sulla base della valutazione del rischio.

Sezione IIIMISURE DI LOTTA MINIME IN CASO DI CONFERMA
DELLA PRESENZA DI MALATTIEESOTICHE NEGLI ANIMALI D’ACQUACOLTURA

Art. 35.
Revoca delle misure
1. Le misure di cui alla presente sezione sono mantenute:
a) fino a quando non siano state attuate le misure di
eradicazione previste nella presente sezione;
b) fino a quando il prelievo di campioni e gli approfondimenti
diagnostici effettuati nella zona di protezione per la malattia in
questione non abbiano dato esito favorevole.

Sezione IVMISURE DI LOTTA MINIME IN CASO DI CONFERMA DI
MALATTIE NON ESOTICHENEGLI ANIMALI D’ACQUACOLTURA

Art. 36.
Disposizioni di carattere generale
1. In caso di confermata presenza di una delle malattie non
esotiche elencate nell’allegato IV, parte II, in una zona o
compartimento dichiarati indenni da tale malattia, il Ministero del
lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con la
regione interessata ed con il Centro di referenza nazionale per
l’ittiopatologia:
a) applica le misure contemplate dalla sezione 3 per riottenere
il riconoscimento di indennita’ da tale malattia; oppure
b) elabora un programma di eradicazione conformemente
all’articolo 41, comma 5.
2. In deroga all’articolo 33, comma 2, quando il Ministero del
lavoro, della salute e delle politiche sociali decide di applicare le
misure contemplate dalla sezione III, esso puo’ consentire che
animali clinicamente sani raggiungano la taglia commerciale prima
dell’abbattimento per il consumo umano o siano trasportati in
un’altra zona o compartimento infetti. In questo caso sono adottate
misure volte a ridurre e per quanto possibile evitare l’ulteriore
diffusione della malattia.
3. Qualora la zona o compartimento interessato non intenda
riottenere il riconoscimento di indennita’ da malattia, si applicano
le disposizioni di cui all’articolo 37.

Sezione IVMISURE DI LOTTA MINIME IN CASO DI CONFERMA DI
MALATTIE NON ESOTICHENEGLI ANIMALI D’ACQUACOLTURA

Art. 37.
Misure di contenimento
1. Il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale competente
per territorio, in caso di confermata presenza di una delle malattie
non esotiche elencate nell’allegato IV, parte II, in un’azienda, zona
o zona destinata a molluschicoltura non dichiarate indenni da tale
malattia, applica almeno le seguenti misure, atte a contenere la
diffusione della malattia:
a) dichiara l’azienda, zona o zona destinata a molluschicoltura
interessata ufficialmente infetta;
b) crea un’idonea zona di protezione della malattia in questione,
che comprenda una zona destinata a protezione e sorveglianza intorno
all’azienda, zona o alla zona destinata a molluschicoltura dichiarata
infetta;
c) limita la movimentazione degli animali d’acquacoltura dalla
zona di protezione; tali animali possono essere unicamente:
1) introdotti in aziende, zone o zone destinate a
molluschicoltura in conformita’ all’articolo 13;
2) raccolti e abbattuti per il consumo umano in conformita’
all’articolo 32, comma 1;
d) controlla che gli animali di acquacoltura morti siano rimossi
e smaltiti, entro un idoneo periodo di tempo, in conformita’ al
regolamento (CE) n. 1774/2002, in relazione al tipo di produzione e
al rischio di ulteriore diffusione della malattia.

Note all’art. 33 e 37:
– Per il regolamento (CE) n. 1774/2002, si vedano le
note all’art. 3.

Sezione VMISURE DI LOTTA MINIME IN CASO DI CONFERMATA
PRESENZA NEGLI ANIMALIACQUATICI SELVATICI DI UNA DELLE MALATTIE
ELENCATE NELL’ALLEGATO IV,PARTE II

Art. 38.
Lotta contro le malattie elencate nell’allegato IV parte II negli
animali acquatici selvatici
1. In caso di sospetta o conclamata infezione degli animali
acquatici selvatici da una delle malattie esotiche elencate
nell’allegato IV, parte II, il Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali, tramite il Centro nazionale e d’intesa con
il Centro nazionale di referenza per l’ittiopatologia, dispone un
monitoraggio ed adotta le misure volte a ridurre, e per quanto
possibile ad evitare, l’ulteriore diffusione della malattia
2. Anche in caso di sospetta o conclamata infezione degli animali
acquatici selvatici da una delle malattie non esotiche elencate
nell’allegato IV, parte II, in una zona o compartimento dichiarati
indenni da tale malattia, il Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali, tramite il Centro nazionale e d’intesa con
il Centro nazionale di referenza per l’ittiopatologia, dispone un
monitoraggio ed adotta le misure volte a ridurre, e per quanto
possibile ad evitare, l’ulteriore diffusione della malattia.
3. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
informa la Commissione e gli altri Stati membri delle misure adottate
in conformita’ ai commi 1 e 2.

Sezione VIMISURE DI LOTTA IN CASO DI MALATTIE EMERGENTI

Art. 39.
Malattie emergenti
1. Il Centro nazionale, d’intesa con il Centro nazionale di
referenza per l’ittiopatologia, adotta misure appropriate per
contrastare una malattia emergente ed evitarne la diffusione, laddove
la malattia in questione possa compromettere lo stato sanitario degli
animali acquatici.
2. In caso di malattia emergente, il Ministero del lavoro, della
salute e delle politiche sociali informa la Commissione, gli altri
Stati membri e gli Stati membri dell’EFTA, qualora i risultati
rivestano interesse dal punto di vista epidemiologico per un altro
Stato membro.

Sezione VIIMISURE ALTERNATIVE E DISPOSIZIONI NAZIONALI

Art. 40.
Disposizioni per limitare l’impatto delle malattie non elencate
nell’allegato IV, parte II
1. Qualora una malattia non elencata nell’allegato IV, parte II,
comporti un rischio significativo per la situazione sanitaria
dell’acquacoltura o degli animali acquatici selvatici, il Ministero
del lavoro, della salute e delle politiche sociali, tramite il Centro
nazionale e sentito il Centro nazionale di referenza per
l’ittiopatologia, puo’ adottare misure per prevenire la diffusione di
tale malattia o lottare contro di essa.
2. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
provvede affinche’ tali misure non eccedano quanto e’ adeguato e
necessario per prevenire la diffusione della malattia o lottare
contro di essa.
3. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
comunica alla Commissione le misure di cui al comma 1 che possono
influenzare gli scambi commerciali tra gli Stati membri. Tali misure
sono soggette ad approvazione secondo la procedura comunitaria
prevista.

Capo VIProgrammi di lotta e vaccinazioneSezione
I PROGRAMMI DI SORVEGLIANZA ED ERADICAZIONE

Art. 41.
Elaborazione e approvazione dei programmi di sorveglianza e di
eradicazione
1. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
sottopone all’approvazione della Commissione, secondo la procedura
comunitaria prevista, il programma di sorveglianza per il
conseguimento del riconoscimento di indennita’ da una o piu’ malattie
non esotiche elencate nell’allegato IV, parte II del territorio
nazionale non notoriamente infetto ma non dichiarato indenne
(categoria III di cui all’allegato IV, parte A), da una o piu’ di
tali malattie.
2. Secondo la procedura di cui al comma 1 e’ possibile altresi’
modificare o sospendere detto programma.
3. Le prescrizioni specifiche in materia di sorveglianza,
campionamento e diagnosi sono quelle previste all’articolo 46,
comma 3.
4. Tuttavia, laddove il programma previsto al presente
articolo interessi singoli compartimenti o zone di superficie
inferiori al 75 per cento del territorio nazionale e la zona o il
compartimento in questione consistano in un bacino imbrifero non
condiviso con un altro Stato membro o Paese terzo, la procedura di
cui all’articolo 47 si applica in caso di approvazione, modifica o
sospensione di tale programma.
5. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
sottopone all’approvazione della Commissione, secondo la procedura
comunitaria prevista, il programma di eradicazione per una o piu’
malattie non esotiche elencate nell’allegato IV, parte II, sul
territorio nazionale notoriamente infetto (categoria V di cui
all’allegato IV, parte A).
6. Secondo la stessa procedura e’ possibile altresi’ modificare o
sospendere detto programma.
7. A partire dalla data di approvazione del programma di cui al
presente articolo, le zone coperte dai programmi sono soggette alle
norme ed alle misure di cui all’articolo 15, al capo III, sezioni 2,
3, 4 e 5, al capo V, sezione 2, e all’articolo 36, comma 1, per
quanto concerne le zone dichiarate indenni da malattia.

Capo VIProgrammi di lotta e vaccinazioneSezione
I PROGRAMMI DI SORVEGLIANZA ED ERADICAZIONE

Art. 42.
Contenuto dei programmi
1. Per essere approvati, i programmi devono contenere almeno la
seguente documentazione:
a) una descrizione della situazione epidemiologica della malattia
prima della data di avvio del programma;
b) un’analisi dei costi prevedibili e una stima dei benefici
previsti dal programma;
c) la durata prevista del programma, nonche’ lo scopo da
raggiungere alla sua scadenza;
d) la descrizione e la delimitazione della zona geografica ed
amministrativa in cui sara’ applicato il programma.

Capo VIProgrammi di lotta e vaccinazioneSezione
I PROGRAMMI DI SORVEGLIANZA ED ERADICAZIONE

Art. 43.
Periodo di applicazione dei programmi
1. I programmi restano in applicazione fino a quando:
a) non siano soddisfatti i requisiti di cui all’allegato V e
l’intero territorio nazionale, la zona o il compartimento interessato
non siano dichiarati indenni da malattia; o
b) il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali oppure la Commissione non revochino il programma, ad esempio
se esso non corrisponde piu’ ai suoi obiettivi.
2. In caso di revoca del programma, come previsto al comma 1,
lettera b), il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali applica le misure di contenimento di cui all’articolo 37 a
partire dalla data di revoca del programma.

Sezione IIPROGRAMMA DI INTERVENTO PER MALATTIE EMERGENTI ED ESOTICHE

Art. 44.
Programma di intervento per malattie emergenti ed esotiche
1. Il Centro nazionale, d’intesa con il Centro nazionale di
referenza per l’ittiopatologia, elabora un programma di intervento
specificando le misure nazionali necessarie per garantire un elevato
livello di sensibilizzazione e di preparazione alla malattia, nonche’
di tutela dell’ambiente.
2. Le procedure di intervento prevedono le seguenti misure minime:
a) l’accesso del servizio veterinario dell’Azienda sanitaria
locale competente per territorio agli impianti interessati ed alle
relative attrezzature, con tutti i mezzi appropriati per una rapida
ed efficace eradicazione del focolaio;
b) l’eventuale coordinamento e la sinergia con gli Stati membri
limitrofi e la cooperazione con i Paesi terzi vicini;
c) precise indicazioni sui vaccini obbligatori e sulle condizioni
di vaccinazione ritenuti necessari in caso di vaccinazione di
emergenza.
3. Nell’elaborare i programmi di intervento, il Ministero del
lavoro, della salute e delle politiche sociali rispetta i criteri e i
requisiti enunciati nell’allegato VII.
4. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
sottopone ad approvazione i programmi di intervento secondo la
procedura comunitaria prevista.
5. Ogni cinque anni il Ministero del lavoro, della salute e delle
politiche sociali aggiorna il suo programma di intervento e sottopone
ad approvazione il programma aggiornato secondo la medesima
procedura.
6. Il programma di intervento e’ applicato in caso di insorgenza di
una delle malattie emergenti o delle malattie esotiche elencate
nell’allegato IV, parte II.

Sezione IIIVACCINAZIONE

Art. 45.
Vaccinazione
1. E’ proibita la vaccinazione contro le malattie esotiche elencate
nell’allegato IV, parte II, salvo approvazione di tale vaccinazione
in virtu’ degli articoli 39 o 44.
2. E’ proibita la vaccinazione contro le malattie non esotiche
elencate nell’allegato IV, parte II, nelle parti di territorio
dichiarate indenni dalle malattie in questione, conformemente agli
articoli 46 e 47, o coperte da un programma di sorveglianza approvato
ai sensi dell’articolo 41, comma 1.
3. Detta vaccinazione puo’ essere autorizzata in parti di
territorio non dichiarate indenni dalle malattie in questione o
qualora la vaccinazione rientri in un programma di eradicazione
approvato ai sensi dell’articolo 41, comma 2.
4. I vaccini utilizzati sono riconosciuti ai sensi del decreto
legislativo 6 aprile 2006, n. 193, e del regolamento (CE) n.
726/2004.
5. I commi 1 e 2 non si applicano alle ricerche scientifiche
finalizzate alla messa a punto ed al collaudo di vaccini in
condizioni controllate.
6. Nel corso di dette ricerche e’ assicurata l’adozione di misure
appropriate per proteggere altre specie di animali acquatici dagli
effetti negativi delle vaccinazioni realizzate nel quadro delle
ricerche.

Note all’art. 45:
– Il decreto legislativo 6 aprile 2006, n. 193,
recante: «Attuazione della direttiva 2004/28/CE recante
codice comunitario dei medicinali veterinari» e’ pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale del 26 maggio 2006, n. 121,
supplemento ordinario.
– Il regolamento CE n. 726/2004 e’ pubblicato nella
G.U.U.E. 30 aprile 2004, n. L 136.

Capo VIIRiconoscimento di indennita’ da malattia

Art. 46.
Territorio nazionale indenne da malattia
1. Il territorio nazionale e’ dichiarato indenne da una o piu’
malattie non esotiche elencate nell’allegato IV, parte II, secondo la
procedura comunitaria prevista, qualora siano rispettate le
condizioni di cui al comma 2, e:
a) nessuna delle specie sensibili alla malattia o alle malattie
in questione sia presente sul suo territorio;
b) ovvero sia noto che l’agente patogeno non e’ in grado di
sopravvivere nelle sue acque;
c) ovvero vengano rispettate le condizioni enunciate all’allegato
V, parte I.
2. Qualora Stati membri vicini o bacini imbriferi condivisi con
Stati membri confinanti non siano dichiarati indenni da malattia,
vengono istituite sul territorio nazionale appropriate zone
cuscinetto. La delimitazione di tali zone deve essere tale da
proteggere il territorio nazionale indenne dalla diffusione passiva
della malattia.
3. Le prescrizioni specifiche in materia di sorveglianza, zone
cuscinetto, campionamento e metodi diagnostici applicati per
attribuire lo status di indenne da malattia in conformita’ al
presente articolo, sono adottate secondo la procedura comunitaria
prevista.

Capo VIIRiconoscimento di indennita’ da malattia

Art. 47.
Zona o compartimento indenne da malattia
1. Su richiesta della regione o della provincia autonoma
interessata, una zona o compartimento sono dichiarati indenni da una
o piu’ malattie non esotiche elencate nell’allegato IV, parte II,
nell’ambito del territorio nazionale nei casi in cui:
a) nessuna delle specie sensibili alla malattia o alle malattie
e’ presente nella zona o nel compartimento ne’, eventualmente, nelle
sue acque;
b) e’ noto che l’agente patogeno non e’ in grado di sopravvivere
nella zona o nel compartimento ne’, eventualmente, nelle sue acque;
c) la zona o il compartimento rispettano le condizioni enunciate
nell’allegato V, parte II.
2. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
presenta la dichiarazione di cui al comma 1 al Comitato permanente
per la catena alimentare e la salute degli animali secondo la
procedura comunitaria prevista.
3. Se le zone o i compartimenti di cui al comma 1 occupano piu’ del
75 per cento del territorio nazionale o se la zona o il compartimento
consistono in un bacino imbrifero condiviso con un altro Stato membro
o un Paese terzo, la procedura di cui al comma 2 e’ sostituita dalla
procedura comunitaria prevista.
4. Le prescrizioni specifiche in materia di sorveglianza,
campionamento e metodi diagnostici applicati per ottenere il
riconoscimento di indennita’ da malattia in conformita’ al presente
articolo sono adottate secondo la procedura comunitaria prevista.

Capo VIIRiconoscimento di indennita’ da malattia

Art. 48.
Elenchi di zone, compartimenti e aziende indenni da malattia
1. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
aggiorna e rende disponibile al pubblico il gia’ esistente l’elenco
delle zone e dei compartimenti dichiarati indenni da malattia in
conformita’ all’articolo 47, comma 2.

Capo VIIRiconoscimento di indennita’ da malattia

Art. 49.
Mantenimento del riconoscimento di indennita’ da malattia
1. Qualora l’intero territorio nazionale sia dichiarato indenne da
una o piu’ malattie non esotiche elencate nell’allegato IV, parte II,
in conformita’ all’articolo 46, la sorveglianza mirata puo’ essere
sospesa e il riconoscimento di territorio indenne da malattia
conservato purche’ permangano le condizioni favorevoli alla
manifestazione clinica della malattia in questione e si attuino le
disposizioni pertinenti del presente decreto legislativo.
2. Tuttavia, per zone e compartimenti indenni da malattia su un
territorio non dichiarato indenne da malattia e nei casi in cui le
condizioni non siano favorevoli alla manifestazione clinica della
malattia in questione la sorveglianza mirata e’ mantenuta, secondo i
metodi previsti, a seconda dei casi, all’articolo 47, comma 3, o
all’articolo 47, comma 4, ma ad un livello commisurato al grado di
rischio.

Capo VIIRiconoscimento di indennita’ da malattia

Art. 50.
Sospensione e ripristino del riconoscimento di indennita’ da malattia
1. Qualora il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali abbia motivo di ritenere che sia stata violata una delle
condizioni per il mantenimento del riconoscimento di indennita’ da
malattia di territorio nazionale, zona o compartimento, sospende con
effetto immediato ogni scambio commerciale delle specie sensibili o
delle specie portatrici con altri Stati membri, zone o compartimenti
che abbiano uno stato sanitario migliore per la malattia in
questione, come previsto dall’allegato III, parte A, ed applica le
disposizioni di cui al capo V, sezioni 2 e 4.
2. Qualora dall’indagine epidemiologica di cui all’articolo 29,
comma 1, risulti che non ha avuto luogo la sospetta violazione, lo
status di indenne e’ ripristinato sul territorio nazionale, zona o
compartimento interessato.
3. Qualora dall’indagine epidemiologica risulti fortemente
probabile che l’infezione abbia avuto luogo, lo status di indenne da
malattia e’ revocato al territorio nazionale, zona o compartimento
interessato, secondo la procedura in base alla quale era stato
attribuito. Il ripristino dello status di indenne da malattia e’
subordinato al rispetto dei requisiti di cui all’allegato V.

Capo VIIIIspezioni, gestione elettronica ed autorita’
competenti e laboratori

Art. 51.
Obblighi generali
1. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali,
le regioni e le province autonome, il servizio veterinario
dell’Azienda sanitaria locale competente per territorio svolgono i
loro compiti e adempiono ai loro obblighi in conformita’ al
regolamento (CE) n. 882/2004.
2. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
provvede affinche’, tra le autorita’ competenti di cui al comma 1 e
le altre autorita’ nazionali responsabili della regolamentazione
dell’acquacoltura, degli animali acquatici e degli alimenti e mangimi
originati dall’acquacoltura, si instauri un’efficace cooperazione su
base permanente, basata sul libero scambio di informazioni attinenti
all’attuazione del presente decreto legislativo.
3. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
provvede affinche’ le autorita’ competenti abbiano accesso a servizi
di laboratorio adeguati ed a conoscenze aggiornate in materia di
analisi del rischio e di epidemiologia e si instauri un libero
scambio di informazioni attinenti all’attuazione del presente decreto
legislativo tra le autorita’ competenti e i laboratori.

Nota all’art. 51:
– Per il regolamento CE n. 882/2004 si vedano le note
all’art. 3.

Capo VIIIIspezioni, gestione elettronica ed autorita’
competenti e laboratori

Art. 52.
Laboratorio nazionale di referenza
1. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
designa, per ciascun laboratorio comunitario di riferimento
individuato tramite la procedura prevista, un laboratorio nazionale
di referenza.
2. Ai fini del presente decreto legislativo, il Ministero del
lavoro, della salute e delle politiche sociali designa quale
laboratorio di referenza il Centro nazionale di referenza per
l’ittiopatologia, con sede in Legnaro (Padova) presso l’Istituto
zooprofilattico sperimentale delle Venezie.
3. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali
comunica nome e indirizzo di ciascun laboratorio nazionale di
riferimento designato, con relativi aggiornamenti, alla Commissione,
al laboratorio di referenza comunitario interessato ed agli altri
Stati membri.
4. Il laboratorio nazionale di referenza assicura il collegamento
con il laboratorio comunitario di referenza interessato.
5. Onde assicurare un efficace servizio diagnostico sull’intero
territorio nazionale, in ottemperanza alle prescrizioni del presente
decreto legislativo, il laboratorio nazionale di referenza collabora
con gli Istituti zooprofilattici sperimentali situati sul territorio
nazionale.

Capo VIIIIspezioni, gestione elettronica ed autorita’
competenti e laboratori

Art. 53.
Servizi e metodi diagnostici
1. Gli esami di laboratorio ai fini del presente decreto
legislativo sono effettuati presso gli Istituti zooprofilattici
sperimentali.
2. I suddetti Istituti esercitano le competenze ed espletano i
compiti stabiliti nell’allegato VI, parte III.
3. Gli esami di laboratorio in caso di sospetta presenza di una
delle malattie elencate nell’allegato IV, parte II, devono essere
effettuati tramite i metodi diagnostici previsti dalla procedura
comunitaria.
4. In caso di riscontro di positivita’ di una delle malattie di cui
all’allegato IV, parte II, il campione e’ inviato per la conferma
diagnostica al Centro di referenza nazionale per l’ittiopatologia.

Capo VIIIIspezioni, gestione elettronica ed autorita’
competenti e laboratori

Art. 54.
Ispezioni e audit comunitari
1. Gli esperti della Commissione, in collaborazione con il
Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e le
altre autorita’ sanitarie competenti, ove richiesto ai fini
dell’applicazione uniforme del presente decreto legislativo, possono
effettuare ispezioni sul posto, compresi audit. Il Ministero del
lavoro, della salute e delle politiche sociali fornisce agli esperti
comunitari tutta l’assistenza necessaria per l’esecuzione delle loro
mansioni.
2. La Commissione informa il Ministero del lavoro, della salute e
delle politiche sociali dei risultati delle ispezioni e audit
effettuati.
3. Qualora nel corso di un’ispezione della Commissione sia
constatato un grave rischio per la salute degli animali, il Ministero
del lavoro, della salute e delle politiche sociali adotta
immediatamente tutte le misure di salvaguardia necessarie.
4. In caso di mancata adozione di dette misure o laddove queste
siano considerate insufficienti, le misure necessarie a salvaguardare
la salute degli animali sono adottate secondo la procedura
comunitaria prevista.

Capo IXSanzioni

Art. 55.
Gestione elettronica
1. Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali,
a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto
legislativo, provvede affinche’ siano in atto tutte le procedure e
formalita’ per la messa a disposizione per via elettronica delle
informazioni di cui agli articoli 7, 47, comma 2, 48, comma 1, e 52,
comma 3.

Capo IXSanzioni

Art. 56.
Sanzioni
1. Chiunque violi le disposizioni relative agli obblighi di
registrazione previsti dai commi 1, 2 e 3 dell’articolo 9, sono
puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 400 ad euro
2.000.
2. Chiunque violi le disposizioni relative agli obblighi di
rintracciabilita’ previsti dal comma 4 dell’articolo 9, e’ punito con
la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 800 ad euro 2.400.
3. Chiunque violi le disposizioni relative agli obblighi di
prevenzione sanitaria nelle operazioni di trasporto, previste dai
commi 1, 2 e 3 dell’articolo 14, e’ punito con la sanzione
amministrativa pecuniaria da Euro 1.600 a Euro 2.800.
4. Chiunque violi le norme in materia di immissione sul mercato di
animali d’acquacoltura da allevamento o ripopolamento previste
dall’articolo 16 e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria
da euro 2.000 ad euro 3.600.
5. Salvo che il fatto costituisca reato, i soggetti indicati
all’articolo 26 che non adempiono all’obbligo di denuncia di cui ai
commi 1 e 2 del medesimo articolo sono soggetti alla sanzione
amministrativa pecuniaria da euro 1500 ad euro 9000.
6. Ai fini dell’accertamento ed irrogazione delle sanzioni previste
dal presente decreto, si applicano le disposizioni della legge
24 novembre 1981, n. 689, in quanto compatibili.
7. Le autorita’ competenti ai fini dell’accertamento e
dell’irrogazione delle sanzioni sono le Aziende unita’ sanitarie
locali, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano
nell’ambito delle rispettive competenze.
8. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie per le
violazioni previste dal presente decreto sono devoluti alle regioni
ed alle province autonome e verranno destinate al finanziamento di
attivita’ eventuali ed ulteriori rispetto a quelle svolte dalla
normativa vigente, in materia di lotta contro le malattie animali e
al potenziamento dei servizi veterinari.

Nota all’art. 56:
– La legge 24 novembre 1981, n. 689, recante:
«Modifiche al sistema penale» e’ pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 30 novembre 1981, n. 329, supplemento ordinario.

Capo XDisposizioni transitorie e finali

Art. 57.
Abrogazioni
1. Alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo
sono abrogati:
a) il decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1992,
n. 555;
b) il decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1997, n.
263;
c) il decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n.
395.
2. I riferimenti ai provvedimenti abrogati si intendono fatti al
presente decreto legislativo.
3. La decisione 2004/453/CE continua ad applicarsi ai fini del
presente decreto legislativo, in attesa dell’adozione delle
disposizioni necessarie conformemente all’articolo 40, che sono
adottate entro e non oltre 3 anni dalla data di entrata in vigore del
decreto legislativo stesso.
4. Le modifiche di ordine tecnico relative agli allegati al
presente decreto possono essere disposte con decreto ministeriale.

Note all’art. 57:
– Per il decreto del Presidente della Repubblica
30 dicembre 1992, n. 555, si vedano le note alle premesse.
– Il decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio
1997, n. 263, abrogato dal presente decreto, recava:
«Regolamento di attuazione della direttiva 93/53/CEE
recante misure comunitarie minime di lotta contro talune
malattie dei pesci».
– Il decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre
1998, n. 395, abrogato dal presente decreto, recava:
«Regolamento recante norme di attuazione della direttiva
95/70/CE in materia di misure minime di lotta contro talune
malattie dei molluschi bivalvi».
– La decisione 2004/453/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
30 aprile 2004, n. L 156. Il testo della decisione e’ stato
sostituito dalla rettifica pubblicata nella G.U.U.E.
7 giugno 2004, n. L 202.

Capo XDisposizioni transitorie e finali

Art. 58.
Clausola di invarianza finanziaria
1. Dal presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri,
ne’ minori entrate, a carico della finanza pubblica.
2. Le amministrazioni interessate svolgono le attivita’ previste
dal presente decreto con le risorse umane, finanziarie e strumentali
disponibili a legislazione vigente.

Capo XDisposizioni transitorie e finali

Art. 59.
Clausola di cedevolezza
1. In relazione a quanto disposto dall’articolo 117, quinto comma,
della Costituzione e dall’articolo 16, comma 3, della legge
4 febbraio 2005, n. 11, le disposizioni del presente decreto
legislativo riguardanti ambiti di competenza legislativa delle
regioni e delle province autonome si applicano, nell’esercizio del
potere sostituivo dello Stato e con carattere di cedevolezza, a
decorrere dalla scadenza del termine stabilito per l’attuazione della
direttiva oggetto del presente decreto legislativo, nelle regioni e
nelle province autonome nelle quali non sia ancora stata adottata la
normativa di attuazione regionale o provinciale e perdono comunque
efficacia dalla data di entrata in vigore di quest’ultima, fermi
restando i principi fondamentali ai sensi dell’articolo 117,
comma terzo, della Costituzione.

Note all’art. 59:
– Il testo dell’art. 117, terzo e quinto comma, della
Costituzione della Repubblica italiana e’ il seguente:
«Sono materie di legislazione concorrente quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea
delle regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e con esclusione della istruzione e della
formazione professionale; professioni; ricerca scientifica
e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti
e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di
navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione,
trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali e promozione e organizzazione di attivita’
culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
agrario a carattere regionale. Nelle materie di
legislazione concorrente spetta alle Regioni la potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione dei principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.».
«Le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette alla formazione degli atti normativi
comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione
degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.».
– Il testo dell’art. 16, comma 3, della legge
4 febbraio 2005, n. 11, recante: «Norme generali sulla
partecipazione dell’Italia al processo normativo
dell’Unione europea e sulle procedure di esecuzione degli
obblighi comunitari» e’ pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
15 febbraio 2005, n. 37, e’ il seguente:
«3. Ai fini di cui all’art. 117, quinto comma, della
Costituzione, le disposizioni legislative adottate dallo
Stato per l’adempimento degli obblighi comunitari, nelle
materie di competenza legislativa delle regioni e delle
province autonome, si applicano, per le regioni e le
province autonome, alle condizioni e secondo la procedura
di cui all’art. 11, comma 8, secondo periodo.».

Capo XDisposizioni transitorie e finali

Art. 60.
Entrata in vigore
1. Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare
Dato a Roma, addi’ 4 agosto 2008
NAPOLITANO
Berlusconi, Presidente del Consiglio
dei Ministri
Ronchi, Ministro per le politiche
europee
Sacconi, Ministro del lavoro, della
salute e delle politiche sociali
Frattini, Ministro degli affari esteri
Alfano, Ministro della giustizia
Tremonti, Ministro del-l’economia e
delle finanze
Zaia, Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali
Scajola, Ministro dello sviluppo
economico
Fitto, Ministro per i rapporti con le
regioni
Visto, il Guardasigilli: Alfano

Capo XDisposizioni transitorie e finali

Allegato I
(previsto all’articolo 3, comma 3)
DEFINIZIONI
a) «compartimento»: una o piu’ aziende nell’ambito di un sistema
comune di biosicurezza in cui sia presente una popolazione di animali
acquatici con un distinto stato sanitario rispetto ad una determinata
malattia;
b) «sistema comune di biosicurezza»: applicazione delle stesse
misure relative alla sorveglianza sanitaria degli animali acquatici,
alla prevenzione delle malattie e alla lotta contro le stesse;
c) «zona di protezione»: zona circostante un’azienda o una zona
destinata a molluschicoltura infette in cui si applicano misure di
lotta allo scopo di prevenire la diffusione delle malattie;
d) «malattia»: infezione con manifestazioni cliniche o non
cliniche, determinata dalla presenza di uno o piu’ agenti eziologici
negli animali acquatici;
e) «zona o compartimento indenne da malattia»: zona o
compartimento dichiarato indenne da malattia in conformita’ agli
articoli 46 e 47;
f) «malattia emergente»: malattia individuata in tempi recenti
come malattia grave, la cui causa si e’ potuta o non si e’ potuta
ancora stabilire, in grado di diffondersi nella stessa popolazione di
animali o da una popolazione all’altra, ad esempio attraverso gli
scambi commerciali di animali acquatici e/o i relativi prodotti. Essa
puo’ significare inoltre una malattia, indicata nell’elenco,
individuata in una nuova specie ospite non ancora inclusa
nell’allegato III, parte II, come specie sensibile;
g) «unita’ epidemiologica»: gruppo di animali acquatici che hanno
in comune approssimativamente lo stesso rischio di esposizione ad un
agente patogeno in un luogo geograficamente delimitato. Il rischio
puo’ derivare dal fatto che essi vivono nello stesso ambiente
acquatico o da pratiche di allevamento tali da rendere possibile la
rapida diffusione di un agente patogeno da un gruppo di animali ad un
altro;
h) «fermo dell’impianto»: operazione che prevede l’allontanamento
dall’azienda degli animali acquatici delle specie sensibili alla
malattia in questione o in grado di diffonderne l’agente patogeno e,
per quanto possibile, lo svuotamento dell’acqua, allo scopo di
gestire la situazione epidemiologica;
i) «successiva lavorazione»: lavorazione degli animali
d’acquacoltura prima del consumo umano tramite misure e tecniche di
vario tipo agenti sull’integrita’ anatomica, quali il dissanguamento,
l’eviscerazione, la decapitazione, la lavorazione in tranci e la
filettatura, che producono rifiuti o sottoprodotti e possono dare
origine al rischio di diffusione di malattie;
l) «aumento del tasso di mortalita»: mortalita’ anomala in
quantita’ notevolmente superiore al livello ritenuto normale per
l’azienda o zona in questione, comprese quelle destinate alla
molluschicoltura, nelle normali condizioni. Il riconoscimento
dell’aumento del tasso di mortalita’ viene preso di comune accordo
dal proprietario dell’azienda e l’autorita’ sanitaria competente;
m) «infezione»: presenza di un agente patogeno che si moltiplica
o comunque si sviluppa, o e’ latente, sull’animale ospite o
all’interno dello stesso;
n) «zona o compartimento infetto»: zona o compartimento in cui e’
stata accertata la presenza dell’infezione;
o) «quarantena»: isolamento di un gruppo di animali acquatici,
senza contatti diretti o indiretti con altri animali acquatici, per
sottoporli ad osservazione per un tempo definito e, ove occorra, a
prove e trattamenti, ivi compreso il corretto trattamento delle acque
reflue;
p) «specie sensibili»: qualsiasi specie in cui sia stata
dimostrata l’infezione da parte di un agente patogeno per causa
naturale o mediante infezione sperimentale che imita le condizioni
naturali;
q) «vettore»: specie che non e’ sensibile ad una malattia, ma
capace di propagare l’infezione trasmettendo agenti patogeni da una
specie ospite all’altra;
r) «zona»: area geograficamente delimitata caratterizzata da un
sistema idrologico omogeneo comprendente una parte di un bacino
imbrifero compresa tra la sorgente e una barriera naturale o
artificiale che impedisca la migrazione a monte degli animali
acquatici dai tratti inferiori del bacino, o un intero bacino
idrografico dalla sorgente all’estuario, oppure piu’ di un bacino,
estuari inclusi, determinati dal collegamento che si stabilisce sul
piano epidemiologico tra i diversi bacini idrografici attraverso le
zone d’influenza del mare.

—-> Vedere da pag. 21 a pag. 34

DECRETO LEGISLATIVO 4 agosto 2008, n. 148 – Attuazione della direttiva 2006/88/CE relativa alle condizioni di polizia sanitaria applicabili alle specie animali d’acquacoltura e ai relativi prodotti, nonche’ alla prevenzione di talune malattie degli animali acquatici e alle misure di lotta contro tali malattie. (GU n. 225 del 25-9-2008

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