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N. 440 ORDINANZA (Atto di promovimento) 27 maggio 2002: Ordinanza emessa il 27 maggio 2002

N. 440 ORDINANZA (Atto di promovimento) 27 maggio 2002: Ordinanza emessa il 27 maggio 2002 dal collegio arbitrale nell'arbitrato in corso tra Costruire S.p.a. e Presidente della giunta regionale della Campania, commissario liquidatore della gestione fuori bilancio Arbitrato - Controversie relative all'esecuzione di opere pubbliche comprese in programmi di ricostruzione di territori colpiti da calamita' naturali - Divieto di devoluzione a collegi arbitrali - Possibilita' di transazione limitata

N. 440 ORDINANZA (Atto di promovimento) 27 maggio 2002.

Ordinanza emessa il 27 maggio 2002 dal collegio arbitrale
nell’arbitrato in corso tra Costruire S.p.a. e Presidente della
giunta regionale della Campania, commissario liquidatore della
gestione fuori bilancio

Arbitrato – Controversie relative all’esecuzione di opere pubbliche
comprese in programmi di ricostruzione di territori colpiti da
calamita’ naturali – Divieto di devoluzione a collegi arbitrali –
Possibilita’ di transazione limitata ai giudizi arbitrali in corso
e alle istanze di accessi arbitrali notificate prima dell’entrata
in vigore del d.l. n. 180/1998 – Incidenza sul principio del
giudice naturale.
– Decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con
modificazioni, nella legge 3 agosto 1998, n. 267, art. 3, comma 2.
– Costituzione, art. 25

(GU n. 40 del 9-10-2002)
IL COLLEGIO ARBITRALE

Costituito per la risoluzione della controversia insorta tra
l’impresa Costruire S.p.a. (gia’ ing. Salvatore Fiore S.p.a.), con
sede in Napoli, al vico II S. Nicola alla Dogana n. 9, in persona del
legale rappresentante pro tempore il dott. ing. Elio Catullo,
amministratore unico, rappresentata e difesa, giusta procura in calce
all’atto di accesso arbitrale degli avvocati Paolo Minervini e Gina
Orlando con i quali elettivamente domiciliata in Napoli presso lo
studio del primo, alla via Riviera di Chiaia n. 33, e il Presidente
della giunta regionale della Campania, commissario liquidatore della
gestione ex art. 11, comma 8, legge n. 887/1984, in persona del
Presidente pro tempore Antonio Bassolino, con sede in Napoli, ope
legis rappresentato e difeso dall’Avvocatura dello Stato di Napoli e
presso quest’ultima domiciliato in Napoli alla via Diaz n. 11, in
relazione alla convenzione rogata in forma pubblica amministrativa il
18 dicembre 1986, rep. n. 279 e dell’atto aggiuntivo rep. n. 13 del
7 ottobre 1991.
Sciogliendo la riserva fatta in chiusura di lodo parziale,

P r e m e t t e

Con atto notificato nei giorni 17, 18 e 19 aprile 2001 la
Costruire S.p.a. ha introdotto controversia contro il Presidente
della giunta regionale della Campania, commissario liquidatore della
gestione ex art. 11, comma 18, legge n. 887/1984.
La controversia ha ad oggetto l’esecuzione del rapporto
convenzionale costituito tra le parti relativo alla progettazione e
realizzazione delle opere di adeguamento del sistema di trasporto
intermodale nella zona flegrea, interessata dal fenomeno del
bradisismo.
Il convenuto ha eccepito l’incompetenza arbitrale in ragione
dell’applicabilita’ al giudizio dell’art. 3 del d.l. n. 180/1998,
convertito in legge 3 agosto 1998, n. 267, il quale recita: “Le
controversie relative all’esecuzione di opere pubbliche comprese in
programmi di ricostruzione di territori colpiti da calamita’ naturali
non possono essere devolute a collegi arbitrali. Sono fatti salvi i
lodi gia’ emessi e le controversie per le quali sia stata gia’
notificata la domanda di arbitrato alla data di entrata in vigore del
presente decreto.”.
L’attrice ha sollevato la questione di costituzionalita’ della
norma innanzi citata assumendone il contrasto con l’art. 25 della
Costituzione.
Essa assume che con la disciplina dell’arbitrato rituale dettato
dal nostro codice civile la scelta del giudice naturale e’ dalla
legge demandata alla parte, la quale la esercita con la
sottoscrizione della clausola compromissoria. Una volta effettuata
tale scelta con la previsione di accesso all’arbitrato – prosegue
l’attrice – la norma successivamente emanata che proibisca detto
accesso lede il principio tutelato dall’art. 25 della Costituzione e
si pone in contrasto a questo.
Richiama a conforto della sua tesi sentenze di cassazione e di
Corte costituzionale le quali giustificano modifica di norma sulla
competenza sulla base di potere discrezionale legittimamente
esercitato il che non e’ a dirsi per il caso di specie.
Ricorda, ancora, la limitazione nel tempo alla sua operativita’
portata nella stessa norma e rinviene in essa un riconoscimento
implicito della illegittimita’ del divieto, nonche’ un tentativo non
riuscito di eliminarla.

R i l e v a

Alla luce dell’evoluzione normativa nonche’ dei piu’ recenti
orientamenti sia della dottrina che della giurisprudenza anche della
Corte costituzionale, sussiste una sempre piu’ marcata assimilazione,
come organo giudicante, del collegio arbitrale – specie quando, come
nel caso di specie, si tratti di arbitrato rituale – all’autorita’
giurisprudenziale ordinaria con una sostanziale equiparazione del
lodo alla sentenza giudiziale: per cui questo collegio ritiene
sussista la propria legittimazione a sollevare questioni di
legittimita’ costituzionale laddove ne ravvisi l’esistenza nel
giudizio sottoposto alla sua decisione.
La prima prospettazione che emerge dalla difesa e dal
provvedimento innanzi riportati – non a caso diffusamente – e che il
“giudice naturale precostituito per legge” possa essere individuato
da questa direttamente (come avviene nella generalita’ dei casi) ma
anche indirettamente e cioe’ attraverso privati, autorizzati a farlo
pur sempre dalla legge nonche’ nei modi dalla medesima stabiliti.
Questo collegio la condivide in quanto la rinviene consona ad
insegnamento del giudice di costituzionalita’ espresso dalla massime:
“la nozione di giudice naturale non si cristallizza nella
determinazione legislativa di una competenza generale, ma si forma
anche di tutte quelle disposizioni le quali derogano a tali
disposizioni sulla base di criteri che ragionevolmente valutino i
disparati interessi in gioco nel processo” (18 luglio 1989, n. 135).
Avviso confermativo di precedenti e conformi sentenze: n. 130 del
1963; n. 1 del 1965; n. 15 del 1970; n. 139 del 1971; n. 117 del
1974; n. 274 del 1974.
Quella ulteriore e’ rivolta al momento della individuazione, la
cui importanza e’ determinata dalle circostanze di fatto della
presente controversia: clausola compromissoria sottoscritta prima
della norma che proibisce l’accesso arbitrale, data di quest’ultimo
successiva alla norma predetta.
Argomento utile alla soluzione non e’ dato dalla salvezza operata
dalla norma predetta ad arbitrati in corso. Non si rinviene in essa
l’implicito riconoscimento di illegittimita’ adottato dalla societa’
Costruire, neppure la stessa depone in senso contrario; in quanto non
e’ l’operativita’ della norma nel tempo ad essere in discussione, ma
e’ proprio il riconoscimento di questa a porre il quesito se abbia
violato l’art. 25 togliendo competenza al collegio che gia’ la aveva
– per tale motivo – giudice naturale.
Neppure e’ opportuna l’adesione alla costruzione dommatica
dell’altro collegio in quanto dedotta dagli effetti della clausola
compromissoria quale atto del procedimento arbitrale. Essa – come si
vede – propone una questione da sempre e tuttora dibattuta la cui
soluzione in questa sede non sarebbe aggevole ne’ appropriata e che,
comunque, non e’ necessaria.
La competenza arbitrale rispetto ad una controversia per la quale
e’ prevista in forza della sottoscrizione della clausola
compromissoria, ma ancora non insorta (non importa se lo fara’ con
l’atto di accesso o con la costituzione del collegio) non si pone
diversamente da quella di giudice togato riguardo a causa ancora non
proposta.
Anche se in questo secondo caso l’attribuzione della competenza e
con essa l’individuazione del giudice naturale si ha con l’emanazione
della norma che lo riporta, mentre nel primo di essi con
l’avversamento di quant’altro dalla stessa indicato. Vale a dire: con
l’emanazione della norma per i giudizi ordinari; con la disciplina
dell’arbitrato rituale data dal codice di procedura civile e con la
clausola compromissoria per quella arbitrale.

P. Q. M.
1. Dichiara rilevante e non manifestamente infondata la questione
di legittimita’ costituzionale sollevata nei confronti dell’art. 3,
comma 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito con
modificazioni nella legge 3 agosto 1998, n. 267, in relazione
all’art. 25 della Costituzione;
2. Dispone la notificazione della presente ordinanza alle parti,
al Presidente del Consiglio dei ministri e la comunicazione ai
Presidente dei due rami del Parlamento;
3. Dispone la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale.
Napoli, addi’ 27 maggio 2002
Il Presidende: Marra
02C0919

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