A quasi un anno dalla delusione di Copenaghen sul riscaldamento globale, la decima conferenza della Convezione Onu sulla biodiversità (Cop10) di Nagoya produce un accordo senza precedenti sulla tutela ambientale, con la protezione di biodiversità - intesa come diversità genetica, di specie ed ecosistemi - e la condivisione più equa dei benefici tra Paesi avanzati e in via di sviluppo.
I dodici giorni di confronti e trattative hanno dunque portato i risultati sperati, raggiungendo tutti e tre gli obiettivi che il mondo attendeva: l’adozione di un nuovo Piano Strategico decennale che guidi gli sforzi nazionali e internazionali verso gli obiettivi della Convenzione entro il 2020; una strategia di mobilitazione delle risorse che offra la via da seguire per un aumento sostanziale degli attuali livelli di aiuto pubblico nei confronti della biodiversità; un nuovo protocollo internazionale di accesso e condivisione dei vantaggi derivanti dall’uso delle risorse genetiche del pianeta (Abs Protocols).
I 193 delegati che hanno preso parte all'appuntamento hanno concordato di lavorare alla protezione di almeno il 17% delle aree di terra e il 10% degli oceani per il 2020. Traguardi meno ambiziosi rispetto alle ipotesi circolate alla vigilia della conferenza giapponese - 25% per la terra e 15% per i mari e oceani -, ma che rappresentano un ottimo punto di partenza per il vertice di Cancun che tra un mese circa sarà chiamato a discutere lo schema post-Kyoto.
Gli Stati hanno dunque concordato i contenuti del protocollo sulla ripartizione dei vantaggi derivanti dal patrimonio genetico (Abs), legati all'utilizzo delle risorse genetiche di animali, piante e microrganismi, che era uno dei punti più controversi in esame e che potrebbe far affluire miliardi di dollari alle nazioni in via di sviluppo. Con tutte le possibili applicazioni da parte delle industrie farmaceutiche e della cosmesi, questa intesa è stata fondamentale per andare avanti nelle complesse trattative che vedono i Paesi in via di sviluppo reclamare da anni una netta inversione di tendenza. Sul tema, il Brasile, che concentra nel bacino amazzonico il 10% delle specie conosciute al mondo, ha posto la condizione prioritaria di un accordo equo sulle risorse, in termini di accesso e condivisione.
di O.O.